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Saw X (2023): si chiama “X” perché è un grosso pareggio

Pronunciato all’italiana “Saw X” viene fuori una roba che suona più o meno come “Sox” che in inglese curiosamente vuol dire calzino, pronunciato “all’ammmerigana” invece sembra la confessione di un amico che deve dirti qualcosa sulla tua ex fidanzata, per non parlare del fatto che è il secondo capitolo X uscito quest’anno, insomma potrei stare qui a pontificare sul titolo ore, ma mi sa che voi siete qui per sapere qualcosa di “Saw X”, non per sentirmi snocciolare giochi di parole idioti, però se volete prima potrei dirvi con voce cavernosa alla JIgsaw: «Voglio fare un gioco di parole con te». Ok dai la smetto!

Voglio molto bene alla saga di Saw, per assurdo l’unico capitolo che mi sono perso al cinema fu proprio il primo, ancora il migliore, perché arrivato proprio nel momento giusto. Era il 2004, James Wan (in amicizia Pupazzo UAN) non era ancora l’idolo delle folle in fissa con film sul travestitismo che è oggi, ma insieme al compare Leigh Whannell erano davvero riusciti ad azzeccare tutto, un horror truculento (o almeno, percepito come tale) che però aveva tutto per conquistare le folle, a partire dall’affidare al volto affilato di Tobin Bell – attore che avevamo già visto ovunque ma a cui in pochi nel 2004 sapevano dare un nome – il ruolo di Jigsaw, John Kramer, l’assassino con una sua perversa morale e il talento per creare trappole particolarmente arzigogolate per ammazzare le sue vittime.

Vaghi echi da Seven nelle sue motivazioni, un movente dettato dalla sua malattia e trovate estetiche una più azzeccata dell’altra, la frase «Voglio fare un gioco con te», il pupazzo in bicicletta scippato a Dario Argento, il tema musicale fighissimo, la scritta “PLAY ME” sul nastro adesivo incollata sopra il registratore, tutta roba azzeccatissima. Inoltre tutte quelle morti violente e auto-inflitte da vittime che forse, non erano poi davvero tali, perché più che il gusto di vedere qualcuno in una situazione di cacca, scoprire che non è uno stinco di santo, quindi sottilmente, patteggiare per il carnefice Jigsaw, era un equilibrio sottile ma efficace. Ma forse l’arma segreta di “Saw” era quella svolta stile “Non l’ho nemmeno visto arrivare”, traducendo letteralmente a braccio dall’espressione Yankee – visto che ho iniziato il post così continuo – ovvero il colpo di scena, perché più di trippe, frattaglie, emoglobina e budella, il successo di “Saw” sta nell’aver “fregato” il pubblico e il pubblico, ama essere sorpreso, stupito e appunto, fregato da una svolta.

Dopo dieci film a cigolare non è più il triciclo ma le ginocchia del pupazzo.

Inoltre non sottovalutiamo il fattore ematico, in coppia con “Hostel” di Eli Roth arrivato l’anno dopo, “Saw” ha riportato i morti ammazzati (male) nel cinema horror quello che usciva in sala, quindi per tutti, arrivavamo da quasi un decennio di morti fuori scena e sangue bandito, ma se Roth puntava sul “Torture porn”, Jigsaw dalla sua aveva anche la carta “Non l’ho nemmeno visto arrivare”, che con il passare dei capitoli si è trasformata spesso in notevoli salti dello squalo, però finché ha tenuto botta, andare al cinema a vedere il nuovo “Saw” era il mio appuntamento fisso di ottobre.

Il gioco è finito con il settimo capitolo, “Saw 3D – Il capitolo finale” nel 2010 dove appunto si sono giocati tutto, anche la moda (di allora) della terza dimensione, i rilanci? Peggio che andar di notte: Saw Legacy doveva essere il nuovo grande capitolo, quello del ritorno e invece resta un film bignami che beccami gallina se ogni volta, non mi scappa via dalla memoria, in compenso sempre meglio del disastroso Spiral, anche noto come “Palle in canna” con le torture al posto delle risate.

Ma visto che del Jigsaw non si butta via niente, questa volta la Lionsgate ci riprova, con un capitolo che non nega nulla del suo passato, nemmeno Spiral, pur di mettere quella “X” che fa tanto figo nel titolo, risultato? Beh un pareggio, questo forse spiega perché si chiama “Saw X”. Cacchio! Devo smetterla di pensare al titolo del film!

La reazione di Bariste e Baristi se non la finisco con le mie caSSate.

Come al solito non ho visto nemmeno mezzo trailer, malgrado questo sapevo anche io che “Saw X” avrebbe visto il ritorno di Tobin Bell nel ruolo con cui tutti ora sanno dargli un nome, ruolo attivo intendo, non spezzoni, apparizioni, evocazioni come nei capitoli dal quattro al Legacy, anche perché dò per scontato che più o meno sappiate tutti l’andazzo della saga e le sue svolte principali no? Ormai sono di pubblico dominio, nel caso io faccio finta di nulla e per le parti davvero “Spoilerose” di “Saw X” vi avviserò per tempo, quindi leggete pure senza patemi d’animo.

“Saw X” è montato e diretto da Kevin Greutert, già regista dei capitoli “Saw VI” (2009) e “Saw 3D – Il capitolo finale” (2010) oltre che montatore di beh, praticamente tutti i film della saga, quindi rappresenta la continuità con il passato insieme a Tobino Campana. Il trucco per riportare l’attore a bordo è semplice, questo sarà anche il decimo capitolo in ordine di uscita, ma di fatto è una sorta di “Saw 1,5” perché si posiziona cronologicamente tra gli eventi di “Saw – L’enigmista” (2004) e “Saw II – La soluzione dell’enigma” (2005), infatti per mettere in chiaro che Jigsaw non è cambiato e per stringere saldamente le mani su quella “X” per cui tutti vanno molto fieri, il film inizia con la tortura che vedete in locandina, i tubi negli occhi incrociati però oh! ‘Sta storia di metterci la “X” nel titolo per tutti sembra rappresentare un traguardo importante e poi “Saw – Signora ho fatto 1,5 che faccio lascio?” non sarebbe stato un titolo altrettanto accattivante, forse. Nel dubbio, nel prossimo paragrafo… SPOILER!

Lui è l’unico autorizzato a non aver visto la scritta SPOILER!

John Kramer è ancora tra noi perché siamo ancora lontani dagli eventi di “Saw III – L’enigma senza fine” (2006), in cerca di una cura per il suo cancro, l’ingegnere moralizzatore incappa in una cura sperimentale norvegese, tenuta segreta dai tipi di “Big Pharma” per non perdere il loro grosso mercato e fa la conoscenza della dottoressa Cecilia Pederson (Synnøve Macody Lund), che in cambio di tanti fogli verdi con sopra facce di ex presidenti spirati, fa sbarcare Kramer in Messico per un’operazione altamente avanzata che gli asporterà quella morte certa che si porta nel cranio.

Al risveglio però il nostro enigmista, si ritrova in un fosso senza un rene con sullo specchio la scritta fatta con il rossetto benvenuto nell’AIDS gabbato, non solo ha ancora il suo tumore ma scopre di essere stato vittima di un articolato raggiro per alleggerirlo dei suoi soldoni, una truffa già operata (ah-ah) ai danni di parecchie altre persone speranzose con una sola differenza: loro non erano Jigsaw. Inoltre sul fatto che Kramer creda immediatamente al complotto di “Big Parma” sarebbe anche un tema interessante, ma il film lo sfrutta giusto come spunto e procede con l’avanti veloce.

Con il supporto di una versione più giovane della sua Robin (la Robin di Tobin… Perdonatemi, oggi va così) ovvero Amanda (Shawnee Smith) il nostro Jigsaw tornerà a fare quello che sa fare meglio, torturare poveri bastardi in cui la parola chiave è bastardi. Insomma il suo moralizzare questa volta è tutto sbilanciato in favore di Jigsaw e qui sta la differenza tra “Saw X” e tutti gli altri capitoli della saga… Fine della porzione con SPOILER!

Tutto ok signor Kramer, da qui in poi gli Spoiler sono terminati.

L’equilibrio sottile di una saga che non è mai andata per il sottile come quella di “Saw”, era tutto basato sull’empatia per i poveretti incastrati nelle trappole di Jigsaw evocavano nel pubblico, costretti ad affettarsi parti del corpo, a farsi saltare occhi usando cucchiai e altre diavolerie del genere, una sensazione tutta giocata su quel sentimento che potremmo riassumere: ed io cosa farei se capitasse a me? Che va detto, negli horror ha sempre il suo bel peso specifico, vitaminizzato da un altro fattore chiave, ovvero quel sottile piacere di vedere un grandissimo pezzo di merda passarsela proprio male male male, torturato da Jigsaw.

Sadismo? No onestà intellettuale, lo avrete incontrato qualcuno nella vostra vita che secondo voi, si sarebbe meritato una visita di Jigsaw no? Ecco, come sosteneva il Maestro Wes Craven l’horror ha anche questo grande merito, farci consumare al sicuro, sul grande schermo, istinti che fuori, sarebbero penali.

Lo so che tante volte avete invocato il suo intervento, vi conosco mascherine.

Quindi il dubbio che ho riguardo a “Saw X” è tutto qui, questa volta sembra di assistere ad una dinamica da “Rape & Revenge” (o meglio da “Truffa & Revenge”) che toglie molta ambiguità sia a John Kramer che alle sue vittime di turno, farci patteggiare per Jigsaw in questo modo fa un po’ saltare il banco, perché in questo caso specifico è davvero impossibile non tifare per Kramer, anche se non dubita mai della storiella che gli viene propinata, non è chiaro se perché è una persona disperata o un complottista, ma tanto il film non se ne cura, va avanti veloce su uno spunto iniziale che serve a scatenare la parte “Revenge” della storia e sotto con le torture! Tanto il pubblico è qui per questo no? 

Dall’equazione togliete anche tutto quel “Non l’ho nemmeno visto arrivare”, che aveva fatto le fortune del primo capitolo e che, in un modo o nell’altro, tutti i capitoli cercavano in qualche modo di replicare, perdendo di volta di potenza e sempre più diluiti ok, ma comunque presenti. Qui zero, si gioca talmente a carte scoperte da chiedersi se gli sceneggiatori Josh Stolberg e Peter Goldfinger abbiano davvero capito i punti di forza di questa saga.

Tobin che fa finta che sia ancora il 2004, vantaggi di chi sembrava vecchio fin da giovane (l’imbarazzo qui è palese per tutti)

Risultato finale? “Saw X” pareggia, perché riesce a realizzare un capitolo 1,5 che potrebbe quasi essere visto da solo o per lo meno, senza bisogno di aver visto tutti i nove film precedenti (bastano i primi due, forse tre), ma rende anche tutto molto piatto, senza dubbi etici e morali, siamo contenti di rivedere Tobin Bell nel ruolo e quindi si patteggia per lui, con tanto di camminata verso il sole finale, che puzza un po’ troppo di lieto fine per le abitudine di questa saga e di un capitolo che resta comunque all’ombra degli eventi del terzo.

Da parte mia, sono sempre felice di andare a vedere un nuovo “Saw” ad ottobre, ma in generale credo che sia veramente ora di chiudere, ormai siamo ai capitoli di mezzo spacciati per nuovi quindi non so bene quali fossero gli intenti reali di questo capitolo, forse i più semplici, sfoggiare una bella “X” nel titolo tipo trofeo, perché le saghe horror in dieci parti sono pochine e la doppia cifra (non in numeri romani) fa blasone in automatico, altre spiegazioni non ne ho.

Sepolto in precedenza lunedì 30 ottobre 2023

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