Se chiedete a me, è sempre tempo di Horror, ma l’estate è sicuramente tempo per Notte Horror, l’iniziativa a blog condivisi a cui partecipo con grande gioia per il secondo anno di film!
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| Eccoli qui, la nostra coppia di armi letali. |
Fin dal suo titolo originale, “Dead Heat” (gioco di parole, letteralmente sarebbe vittoria a pari merito, molto adatto considerando il finale) che fa pensare subito ad un poliziesco in stile “Miami Vice”, infatti s’inizia come da tradizione subito forte, con una coppia di sbirri agli antipodi: Roger Mortis e Doug Bigelow. Il primo ha la faccia del grande Treat Williams, uno che in carriera è stato diretto da tutti i più grandi registi della storia, ma che probabilmente ricorderete per la seconda metà della sua carriera, quella più, diciamo di genere, in titoli come “Deep Rising” (1998), ad esempio.
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| La gallina Il Doug Bigelow non è un animale intelligente, si vede da come guarda la gente (quasi-cit.) |
Non parlo del bullo dal cuore d’oro alla Rocky, siamo più dalle parti del buzzurro trucido, ma leale alla Jack Burton. Doug è uno capace di esclamare cose tipo “Questa è la biblioteca cittadina? Non ne ho mai vista una all’interno”, ma anche raffinati colpi di classe come “Sei stato sott’acqua cinque minuti interi senza respirare. Spieghi alla mia ragazza come si fa?”, insomma uno raffinato, quasi un Dandy, ecco.
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| «Quei bastardi ci sparano addosso!» , «Hanno anche una buona mira per essere morti e vestiti da Zorro» |
Come fanno due cadaveri ad alzarsi, prendere un mitra e decidere di rapinare una gioielleria? E’ proprio quello che dovranno scoprire Roger e Doug, il raro composto chimico sui cadaveri porta i due piedipiatti nella sede della Dante Pharmaceuticals, azienda che ufficialmente produce dal deodorante ai rasoi, ma che fa anche sperimentazione su animali, tanto che nel giretto turistico dell’azienda, la bionda Randi James (Lindsay Frost) mostra loro la camera a tenuta stagna, dove togliendo l’ossigeno viene data una morte lieve (senza ossigeno lieve? Vabbè) agli animali. Quale multinazionale non ne ha una e la mostra con questa disinvoltura, no? Ecco, Doug non la nota poi molto perché è impegnato a fare il cascamorto con la bionda, ma i due soci si riprendono quando vengono aggrediti da una specie di orrido biker zombie con la panza e una tripla faccia (“Cos’è questo coso?”, “Qualcosa di brutto!”) realizzato con effetti speciali di gloriosa vecchia scuola.
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| «Ma che schifo! Ma cos’è quella roba?! No no non voglio saperlo!» (Cit.) |
Doug si libera del ciccio mostro con fatica, ma non riesce ad aiutare Roger che finisce nella camera di decompressione prima e morto malamente dopo. Ancora sconvolto Doug scopre la vera attrazione della Dante Pharma: un macchinario in grado di rianimare i tessuti morti anche se per poco e a patto che non siano deceduti da troppo tempo, quindi senza colpo ferie riporta in vita Roger che sta subito benone, se non fosse che non ha più battito cardiaco, un corpo in lenta, ma costante putrefazione e solo dodici ore per risolvere il mistero, prima di ritrovarsi ad essere un mucchietto di carne senza vita.
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| Sembra il lettino abbronzante più scomodo del mondo, ma resuscita i morti (letteralmente!). |
Ho visto “Sbirri oltre la vita” da bambino in tv la prima volta un’era geologica fa e mi conquistò subito, grazie anche ad un paio di scene con effetti speciali vecchia maniera, che per il me stesso bambino con lo spiccato gusto per l’orrido di allora erano irresistibili, tipo la scena dello specchio (un classico degli Horror) in cui Roger si specchia, oppure quella totalmente folle della macelleria Cinese. Anche se il ricordo maggiore era quello dell’unica faccia a me nota anche da bambino, quella di Vincent Price (se avete un cappello è il momento di toglierlo) che compare in una piccola parte ma sufficiente ad esaltarmi.
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| Cassidy se scrivi “Da perdere la testa” apriamo il fuoco. |
Ero pronto a rivedermi il film e trovarmi davanti una clamorosa puttanata che campava giusto dei miei ricordi d’infanzia, invece niente, che vi devo dire? Mi sono divertito come il cretino che sono, sì, certo il film ha dei buchi di sceneggiatura in alcuni passaggi che sembrano crateri lunari, non è difficile capire perché quando uscì in patria ai tempi, al netto di un budget di cinque milioni di ex presidenti stampati su carta verde, portò a casa noccioline e risate. Eppure, ha un ottimo ritmo, dei dialoghi micidiali che filano via lisci ed è abbastanza matto da sembrare la versione cinematografica di un vecchio fumetto della EC Comics, anche solo per il gusto di portare in scena trovate al limite del disgustoso.
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| Doug impegnato a molestare broccolare la bella Randi James. |
Quel genietto di Shane Black all’età di 26 anni, aveva sganciato sul mondo un capolavoro del Buddy Movie poliziesco solamente un anno prima, quindi ci può stare che lo sceneggiatore di “Sbirri oltre la vita”, Terry Black si sia ispir… Time Out Cassidy!
Le cose sono due: o il buon Terry ha chiesto consulenza al fratellino per i dialoghi, oppure la capacità di scrivere scambi di battute, “Frasi maschie” e freddure è davvero un talento di famiglia, perché “Dead Heat” sarà pure un B-Movie ma ha dei dialoghi di prima classe e considerando che Terry nel resto della carriera si è dedicato principalmente a scrivere videogiochi è anche iscritto al Mensa (storia vera), mi vien da pensare che mamma e papà Black abbiano passato ai figlioli dei geni mica male, anche se, come natura insegna, non distribuiti in maniera uguale tra i due fratelli, citofonare a casa Knopfler (Mark e David sono un ottimo esempio) per conferma.
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| Shane Black in una piccola comparsata con occhiali e casco. |
A dirigere questa gustosa follia è Mark Goldblatt, uno con un’esperienza come montatore che levati, ma levati proprio, storico collaboratore di James Cameron (suo il montaggio di Terminator, tutti e due), ma anche di un sacco di altri titoli, vecchi e nuovi, qualcuno recentissimo e altri veri pezzi di cuore. “Sbirri oltre la vita” è stato l’esordio alla regia di Goldblatt che forse, però, è più “famoso” (virgolette d’obbligo) per aver diretto il primissimo film in assoluto sul Punitore della Marvel, quello interpretato da Dolph Lundgren.
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| Ci sono anche due miti come Keye Luke e Professor Tanaka! |
Se non sapete chi è Vincent Price mi spiace di cuore per voi, per me è semplicemente una delle ragioni per cui amo i film Horror, insieme a Christopher Lee e Peter Cushing il motivo per cui ho sempre amato i vecchi classici del terrore. Qui anche se molto smagrito e parecchio in là lungo il viale del tramonto, Price ci regala un altro abominevole dottor Phibes, con un piano di utilizzo della macchina per la rianimazione che forse sarebbe interessato molto ad uno come Bernardo Caprotti, non vi aggiungo altro per non rovinarvi la sorpresa.
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| Ogni volta che lo vedo è come se fosse Natale, oppure Halloween fate voi. |
A proposito di brividi, ho sempre considerato la scena del ristorante cinese una delle cose più folli mai viste sullo schermo, ora se siete tra quelli che hanno qualche pregiudizio nel cenare nei ristoranti cinesi, lo dico per voi: evitate di vedere questo film, perché a fine scene arriverete a citare Doug dicendo “Da questo momento divento vegetariano!”. Vista da bambino era una scena assurda, rivista con occhi adulti uno spasso assoluto! Una macchina che riporta in vita i cadaveri attivata in una specie di macelleria si trasforma in un tripudio di polli spennati senza testa che zompettano in giro, maiali defunti che tornano in vita, ogni genere di trippe, budella ed interiora che si animano a ritmo nemmeno fossero i mobili di casa di George Harrison nel video di “I got my mind set on you”, l’apice è un quarto di bue che memore di quando era vivo cerca di incornare Doug. Il tutto animato con effetti speciali animatronici vecchia scuola che hanno retto bene la prova del tempo. No, sul serio, se non vi strappa un brivido di disgusto e allo stesso tempo una risata questa roba, vuol dire che siete morti e nemmeno la macchina per la rianimazione potrà aiutarvi!
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| Roger mettiamola così, Rocky affrontava i quarti di bue con un po’ più stile di così. |
Insomma, “Sbirri oltre la vita” è un orgogliosissimo B-Movie pieno di difetti ok, ma con tutte le facce giuste, dei dialoghi migliori di quelli che avete sentito negli ultimi dieci film che avete visto e il giusto equilibrio tra Horror, cialtroneria e amicizia virile. Per altro, il doppiaggio italiano rende piuttosto bene, utilizzando un vocabolario che nei film moderni non sentirete mai più (tipo il capitano che chiama “patacche” di distintivi dei due poliziotti) e in una battuta molto azzeccata per tempi (“Ciao Doug benvenuto a Zombieland”) anticipa di quasi vent’anni il divertente film di Ruben Fleischer con Woody Harrelson.
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| Fermati o sei mort… Vabbè lascia perdere. |
Nel giro di un’ora e venti con titoli di coda e canzone a tema compresi (“Dead Heat” cantata da Phil Settle) ci troverete due amici, due esempi di Bromance fatto come si deve pronti ad abbracciare la morte e andare appunto, oltre la vita, per il proprio compare. Il tutto facendosi della grasse risate e con una frase di uscita che, per quanto mi riguarda, sta lassù nell’empireo delle frasi ignoranti più divertenti mai sentite al cinema, ovvero quando parlando di possibile reincarnazione Doug fa venire giù il tetto dicendo: «Personalmente sceglierei di essere il sellino di una bici da donna». Boom baby!

















