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Scanners (1981): Un film da far esplodere la testa!

“Ora
misuriamo i nostri poteri”. Lo dice Revok a Darryl nel
finale ma, allo stesso modo, “Scanners” è il film con cui il mondo ha messo alla
prova i poteri di David Cronenberg, scoprendo che non si scherza con… Il mio
secondo Canadese preferito!

Film speciale quindi oggi, giornata speciale, questo venerdì
Cronenberghiano si gioca anche il sempre gradito contributo del Zinefilo e di IPMP con la locandina italiana dell’epoca!

Cameron Vale (Steven
Lack) è un povero spiantato in fuga da alcuni agenti che gli danno la caccia,
sedato e legato al suo risveglio fa la conoscenza del dottor Paul Ruth (il
mitico Patrick McGoohan, quello della serie “Il Prigioniero”), che gli rivela
il perché degli enormi poteri telepatici di cui il ragazzo è dotato, Cameron è
uno Scanners, anzi pardon uno “SCHEnners” stando alla buffa pronuncia del
doppiaggio italiano del film.

Gli Scanners sono
individui nati con poteri ESP e la capacità di leggere la mente, la
multinazionale farmaceutica ConSec è l’unica a sapere della loro esistenza, al
mondo esistono solo 256 Scanners, molti dei quali sono stati arruolati in
una potente organizzazione rivale guidata da Darryl Revok (il grande Michael
Ironside), un potente e incazzatissimo Scanners sfuggito dalle grinfie della
ConSec.
L’idea del dottor
Ruth è quella di contrastare Revok utilizzando Cameron, Scanner di paragonabile
potenza da far infiltrare tra le fila dei ribelli per distruggerli
dall’interno, unico vantaggio un farmaco, l’Ephemerol capace di prevenire il
flusso della telepatia, seguono rivelazioni, casini e teste che esplodono… E
non è tanto per dire!



“I am not a number, I am a free man!” (cit.)

Cronenberg ha
fatto parlare di sé con i controversi Il demone sotto la pelle e Rabid,
con Brood ha attirato le attenzioni
dei critici dimostrando di poter dirigere attori famosi, ma con “Scanners” il
Canadese fa il salto di qualità, gli vengono affidati un cast di tutto rispetto
e quattro milioni di ex presidenti defunti stampati su carta verde di cui
disporre, per quello che è a tutti gli effetti il suo primo film commerciale
ed è chiaro fin dal fatto che, a differenza dei precedenti film di Cronenberg,
il sesso è quasi totalmente assente dalla pellicola e “Scanners” ha davvero
tutto per essere il primo capitolo di un franchise, in effetti, ha
generato con ben quattro seguiti, anche se tutti apocrifi e nessuno diretto da
Davide Birra, li volete sapere? Ve li elenco? Eccoli: “Scanners 2” (1991), “Scanners
3” (1992), “Scanner Cop” (1994) e “Scanner Cop II” (1995).

La prima bozza
del film era già pronta nel 1976 con il titolo “Telepathy 2000”, conteneva già
quasi tutto, la multinazionale senza scrupoli chiamata Cytodyne che allevava
Scanners malvagi, il governo americano che si opponeva arruolandone di buoni
e anche una scena in cui uno dei cattivi violentava una donna in metropolitana
usando solo i suoi poteri mentali, una cosa che accade ancora oggi, solo
che si chiamano “Stalker” e non quelli di Tarkovskij.



Uso la telepatia per inviarvi le musiche di Howard Shore sui titoli di testa.

A dirla tutta,
c’era anche un’altra società di telepati malvagi pronti a conquistare il mondo,
chiamati “Senders”, in uno dei capitoli del romanzo “Il pasto nudo” (1959) di
William S. Burroughs, che poi è da dove Cronenberg ha pescato l’idea per questo
film, ma se non altro il Canadese ha ripagato il suo debito intellettuale, nel
1991, dirigendo proprio l’adattamento cinematografico de “Il pasto nudo”,
prossimamente su questi schermi.

Dirigere
“Scanners”, però non è certo stato tutto pesche e crema per il nostro David, lui
stesso è arrivato a definire la produzione di questo film come “Un incubo”, la
più complicata della sua vita. Bocciata la prima bozza di sceneggiatura, le
riprese del film iniziano senza un copione completo, in compenso, per facilitare
il compito a Cronenberg, la data di uscita del film è stata più volte
anticipata, costringendo David a dirigere le scene appena scritte nello stesso
giorno, una follia, insomma.



David non sposta i suoi occhialoni dalla bella Jennifer O’Neill.

Il risultato
finale, però, esce in tempo e sbanca i botteghini, diventando il primo vero
successo commerciale del regista, ma se fosse solo questo non sarebbe niente,
scusate la metafora anche banale, ma “Scanners” apre letteralmente in due la
mente del pubblico, al netto di una trama stringata, colpisce il pubblico con
la potenza con cui Revok attacca le sue vittime. La vera forza di “Scanners” è
stata quella di anticipare i tempi e i gusti del pubblico come solo i grandi
filmaker sanno fanno e d’imporsi come nuovo standard per quanto riguarda i
poteri mentali al cinema. Vi giuro che conosco padri di famiglia che mai a poi
mai guarderebbero un film Horror nemmeno sotto tortura, che ancora si ricordano
della scena dell’esplosione della testa (storia vera), giusto per dirvi di
quanto sia entrata nell’immaginario culturale.

Ad una prima
occhiata distratta, “Scanners” può sembrare un filmetto dalla trama minimale e
con il gusto per lo splatter, ma i contenuti espressi qui hanno
avuto una portata enorme, nel tempo abbiamo visto tanti registi calare le
braghe in cambio di visibilità affrontando la prova del loro primo film
commerciale, Cronenberg, invece, ha sfruttato i mezzi messi a suo disposizione
per spargere il suo virus, la sua idea di cinema al mondo, persino Revok
avrebbe applaudito un piano di conquista così ben realizzato.



Quando sei uno Scanners, non hai proprio bisogno di un accendino.

Con “Scanners”
Cronenberg anticipa lo strapotere e gli scandali della case farmaceutiche e,
allo stesso tempo, le teorie (vere o presunte) sui poteri ESP e le cospirazioni
governative che avrebbero proliferato solo a fine millennio, su cui Chris
Carter con il suo X-Files ha fondato una
carriera, forse mi sto facendo influenzare dal tema del film, ma pare davvero
che Cronenberg abbia intravisto uno spiraglio di futuro di lì a venire.

Nel corso dei
suoi primi quattro film Cronenberg ha seguito un’evoluzione inesorabile,
“Scanners” a confronto de Il demone sottola pelle sembra quasi patinato, anche se, a ben guardarlo, è diretto in un
rugginoso 35mm e, complici anche i brevissimi tempi di produzione, con davvero
pochi movimenti di macchina da presa. Se in Brood
il corpo di Nola dava forma fisica alla rabbia della donna, qui Cronenberg
cerca di mostrare quello che non è possibile vedere, ovvero il flusso dei
pensieri e la potenza della mente, nel farlo si affida ai primi piani su suoi
attori e, di fatto, codifica la telepatia e i poteri ESP al cinema, anche Xavier e i suoi Uomini-pareggio hanno
pescato a piene mani da qui.



“Tutta questa roba in un solo film? Che mal di testa…”.

L’idea di
Cronenberg è quella di portare il suo pubblico all’interno della mente dei
personaggi, obbiettivo che ottiene quasi a livello subliminale, cospargendo il
film di soluzioni visive che servono proprio a sottolineare questo concetto, Benjamin
Pierce, lo Scanners artista che si rifiuta di collaborare con Revok, che nel
film è interpretato da Robert Silverman (visto anche in Brood), decide di
parlare con Cameron solo dopo aver preso comodamente posto all’interno di una
delle sue creazioni, una grossa statua a forma di testa umana gigante.

Feed your head, feed your head (Cit.)

Anche il modo che
Cronenberg decide di utilizzare per mostrare al pubblico gli effetti dei poteri
mentali è volutamente esagerato, oggetti che prendono fuoco, bulbi oculari che
diventano improvvisamente bianchi, vene che si gonfiano fino a dimensioni
grottesche, puro body Horror al suo meglio, il corpo che si piega alle
flessioni della mente, per la prima volta, anche un protagonista che perde se
stesso e vede il suo corpo mutato inseguendo la sua ossessione, come vedremo
ancora in “Videodrome” e “La Mosca”.

Efficace anche il
video registrato di Revok che il dottor Paul Routh mostra al protagonista,
l’ostile Scanners ha cercato di alleviare la pressione nella sua mente,
facendosi un buco in mezzo agli occhi e disegnandosi un terzo occhio sul
cerottone che copre il buco, tante piccole soluzioni che suggeriscono allo
spettatore un concetto, al resto ci pensa il grande Michael Ironside che ho
iniziato a mitizzare per i suoi ruoli partendo proprio da questo film.



Michael Ironside ci fa l’occhiolino alla sua maniera.

Il suo Revok è
l’angelo caduto, il suo piano di utilizzare i suoi sconfinati poteri mentali
per sottomettere i deboli umani, lo fa sembrare Magneto, o qualunque degli altri super cattivi da fumetto che oggi
sono la normalità al cinema, ma nel 1981 un po’ meno (segnate anche questa tra
le trovate anticipate da Cronenberg). Michael Ironside è perfetto, perché ha
una faccia da bastardo che levati, ma levati proprio, inoltre, il suo linguaggio
del corpo è rabbioso, sembra sempre che debba piantare i denti nel collo del
suo interlocutore, quando non è impegnato a fargli esplodere il cranio con la
telepatia.

Una delle più grandi facce da schiaffi cattivo della storia del cinema.

Già, la scena
della testa che esplode, la più sanguinosamente famosa e spettacolare di tutto
il film, i produttori la volevano come scena d’apertura della pellicola,
Cronenberg ha preteso di spostarla qualche minuto avanti, perché consapevole
della sua efficacia, non voleva che i ritardatari cronici arrivati in sala a
spettacolo iniziato se la perdessero (storia vera).

Un effetto
speciale efficacissimo realizzato con trucchi di orgogliosa vecchia scuola, una
finta testa di latex, appoggiata sulla vera testa dell’attore, riempita di
sangue finto, cibo per cani, avanzi della cena della sera prima e fegatini di
coniglio, fatta saltare per aria da dietro, usando un colpo di fucile calibro
12 (storia vera!) non avrei voluto essere il poveretto che ha dovuto ripulire
il set, mutande dell’attore comprese.



Quando pensate di avere un brutto mal di testa, ricordatevi di lui!

Gli Scanners rappresentano
anche la prima incarnazione di alcune idee che metteranno le radici nei
successivi film di Davide Birra, Cameron utilizzando i suoi poteri e un
normalissimo telefono, può connettersi alle reti informatiche mandando in tilt
i computer, questo fa di lui un uomo computer, capace di connettersi alla
faccia del nostro Wi-Fi che prende poco!

In questo senso, i
personaggi hanno qualcosa che li accomuna a quelli della letteratura e dei film Cyberpunk, l’uomo/macchina Cronenberghiano parte da qui per diventare tema
corrente nei film del Canadese e, a proposito di temi che tornano, anche quello
del “Mad Doctor”, che abbiamo già incontrato de Il Demone sotto la pelle, e in Rabid,
qui torna in un’altra sua incarnazione, più che la sua persona fisica, vediamo
gli effetti della sua folle scienza sperimentati sui suoi figli e su una nuova
generazione di Scanners pronta a nascere.



“No! Il rumore del modem 56k che fastidio!”.

Cameron e Revok,
in questo senso, sono due archetipi classici: l’eroe e l’anti-eroe opposti che
si completano e si annullano, fino a raggiungere insieme la fine del loro arco
narrativo. Il modo in cui si devastano fisicamente nello scontro finale, mi fa
sempre pensare a Tetsuo e Kaneda di “Akira” (1988), in senso più ampio sembrano
Caino e Abele, l’etereo Steven Lack, anche se ben poco
carismatico, è perfetto in contrapposizione al diabolico Michael Ironside, ma
se proprio devo dirla tutta tutta, sono due fratelli… Inseparabili, occhiolino,
occhiolino.

L’ambiguo ed
apocalittico scontro finale tra i due è un tripudio di Body Horror, pelle
strappata, fuoco, fiamme, vene che esplodono, il tutto sottolineato dal
fighissimo ed incalzante tema musicale del solito Howard Shore, che richiama anche il Dies Irae di Mozart in certi passaggi, sono trascorsi
tanti anni, ma io ancora aspetto di vederlo in film in cui lo scontro finale
ha un esito apparentemente scontato, ma in realtà così impossibile da
prevedere, aggiungete anche questo tra i primati che Cronenberg ha saputo
imporre con “Scanners”.



“…Kanedaaaaaaaaaaaaa!” (Ciao Sergio).

Se nei film
precedenti del Canadese era chiara l’influenza di George A. Romero, con “Scanners”
Cronenberg si smarca completamente dal papà degli Zombie portando, però, quello
stesso gusto per la sperimentazione e, perché no, anche la provocazione. Con
questo film il virus Cronenberghiano diventa una malattia infettiva su larga
scala e il nome di Davide Birra, uno dei più caldi tra i registi del New
Horror degli anni ’80, mica male per un film su commissione.

Passo successivo
se sei un virus infettivo impossibile da arginare? Facile! Diventare virale e
arrivare in ogni casa per infettare quante più persone possibile e il modo
migliore per farlo è attraverso il tubo catodico. Tra sette giorni, togliere
le pile al telecomando non servirà…
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