
Ci siamo preparati all’uscita di questo nuovo, sesto capitolo di “Scary Movie”, nella rubrica a tema abbiamo ricordato l’origine, i bei tempi e il triste finale di una saga diventata mitica e molto amata dal pubblico.
In tema con la natura horror della saga, i Wayans non hanno avuto timore di sfidare la scaramanzia, tredici anni dopo l’ultimo capitolo, ecco tornare “Scary Movie”, così, senza più numeri romani o arabi, seguendo l’esempio di uno dei film preso di mira, uno (anzi, una trilogia) che ammettiamolo, si prestava molto bene allo sberleffo, ovvero Halloween di David Gordon Green, da anni si vocifera di Sua Maestà Jamie Lee nei panni della signora in giallo, solo sulla base di un meme nato da quella trilogia, giusto per farvi capire quanto avevamo bisogno di un nuovo “Scary Movie”.

Non poteva essere più chiaro di ora quello che dico ogni settimana, l’Horror è il genere che gode di più salute di tutti, i film dell’orrore incassano più dei film di Star Wars in questo momento storico, film come Masters of the Universe e questo “Scary Movie”, intrisi di malinconia, escono nello stesso fine settimana e con un peso extra sulle loro spalle.
La campagna promozionale di questo sesto capitolo (senza numeri) è stata massiccia, spassosa e molto riuscita, di norma un bruttissimo segnale, infatti se sulla carta, il momento per tornare con “Scary Movie” era il migliore possibile, visto che il bacino di Horror da spernacchiare si sono accumulati per tredici anni, il risultato purtroppo non è così brillante. Ma più che la bella campagna promozionale, mi hanno fatto preoccupare i discorsi dei Wayans sul fatto che questo film avrebbe “demolito” il politicamente corretto alla grappa, un’affermazione furba, in linea con l’aria che tira in questo momento che alla Casa Bianca c’è un presidente più imbarazzante e idiota di quello impersonato da Leslie Nielsen, che però non trova concreto riscontro nel film, perché provando ad offendere tutti, non si offende nessuno, ma come direbbe Anders Celsius, andiamo per gradi.
Diretto da Michael Tiddes, regista già da tempo nel radar dei Wayans, qui nuovamente attori e autori della sceneggiatura, il film rimette insieme la banda, da dove i fratellini avevano lasciato, ovvero il secondo capitolo, mitico, ma già con il fiato corto rispetto alla gestione Wayans della saga.

Il cast è composto da quasi tutte le vecchie glorie: Cindy Campbell (il ritorno di Anna Faris) è una donna di mezza età con un difficile rapporto con le sue figlie Sara (Olivia Rose Keegan) e Martedì (Savannah Lee Nassif), personaggio infilato a forza per sfruttare un’altra proprietà intellettuale alla moda. Quando la facente funzione di Jenna Ortega viene aggredita dal facente funzione di Ghostface, è chiaro che come in Scream (il primo senza Wes Craven) siamo in un “Requel” un po’ nuovo capitolo, un po’ rilancio, moda imperante anche nel genere Horror che però i Wayans rievocano, più che sbeffeggiare come sperato. Che poi il Ghostface di questo film, a tratti sia più sensato di quello di Scream 7, beh, questo è un altro discorso, anzi, proprio da uno degli ultimi Scream, arriva anche la presa per i fondelli del prologo, che vede come da tradizione, anche qui una “bionda”, solo che questa volta è Teyana Taylor che scherza lei stessa sul suo non-Oscar, anche se io non la farei arrabbiare.
Per rispondere alla minaccia del serial killer, si torna a chiedere il supporto dei vecchi soci, Brenda (Regina Hall), Shorty (Marlon Wayans), Ray (Shawn Wayans) e Doofy (Dave Sheridan) conditi da alcuni compagni di scuola delle ragazze, per ripetere lo schema di vecchie glorie e nuove leve, tutti insieme nella mischia a prendersi battutacce sulle ossessioni della Gen Z per i pronomi e i Millennials, ormai considerati alla stregua dei Boomers, anche se bisogna dirlo, il cast è uno delle ragioni per cui questo sesto “Scary Movie” resta per lo meno in piedi.

Rivedere quella vecchia banda di fessi tutti fumati a cui abbiamo voluto molto bene, inutile dirlo, fa piacere, il film lo sa e gioca sull’effetto malinconia quando può (cioè spesso), tipo Anna Faris che urla al cielo contro l’assassino, in mezzo alla strada, con gli altri personaggi che la guardano godendosi la riedizione di un classico, proprio come noi spettatori, tutto molto manicheo, tutto molto sensato.
Arriviamo alla parte dove “Scary Movie” dovrebbe mordere, la tanto strombazzata demolizione del politicamente corretto (alla grappa) mordicchia più che mordere, anche perché alla lunga molte battute girano intorno al culo e alla merda, certo, la saga non ha mai puntato all’umorismo “alto”, aggiungo io grazie al cielo, però tutte le battute sulla comunità LGBTQIA+ (e tutte le altre lettere che ho dimenticato, nel dubbio… Compro una vocale) ci sono ma non spostano più di tanto, considerano che ci sono di mezzo i fratelli Wayans, un po’ più sentita la critica al razzismo strisciante negli Stati Uniti e al Trumpismo, lo dico? Doofy in versione Uomo-Bisonte durante l’attacco al Capidoglio mi ha fatto ridere più del dovuto, anche perché Doofy rappresenta perfettamente l’elettore medio MAGA.

Questo “Scary Movie” non ha mai la battuta che ti sdraia, quella che ti fa cadere dalla poltroncina del cinema in preda ad una crisi di risate isterica, il fuoco di fila di battute è sempre alto, non tutte sono riuscite anche se i momenti in cui si ridacchia ci sono, forse il problema è una certa mancanza di concentrazione, come se dopo tredici anni senza uno “Scary Movie”, si fossero accumulati fin troppi titoli che pensavano di essersi salvati dallo sbertucciamento. In tal senso anche la gestione di David Zucker modificava (anche sostanzialmente) il copione in corsa, pur di aggiungere gag prese da film sempre più freschi nella memoria del pubblico, ma il risultato era molto più riuscito a livello di occhi sul bersaglio, come direbbero i nostri amici Yankee.
Invece di concentrarsi sue due o tre film da usare come impalcatura della parodia, “Scary Movie” si fa prendere dall’ansia citazionista e getta nel mucchio di tutto e ancora di più, per fare ironia del razzismo strisciante negli Stati Uniti, i Wayans pescano da Get Out, da Candyman e ancora meglio da I peccatori, in una scena che ho trovato molto buffa, più delle battute sul Covid-19.

Ma non mancano ovviamente Weapons, Smile, Megan o i vari Jason Voorhees e Leatherface, sono riusciti ad infilare dentro anche Heart Eyes, per farvi capire che l’ansia di sbertucciare TUTTI senza lasciare indietro nessuno era davvero tanta.
Mi ha fatto molto piacere ritrovare Felissa Rose nuovamente alle prese con la versione locale di Art il clown nella parodia di Terrifier 3, mi ha deluso un po’ dover aspettare tutto quel tempo per vedere anche la parodia di Longlegs con il mitico Hanson, ma devo ammetterlo, il modo di interpretare la sostanza di The Substance dei Wayans (loro che di sostanze hanno una certa esperienza) mi ha fatto ridacchiare di gusto, anche perché mi ha ricordato il film “incubo”, quello che mi facevano vedere e rivedere a ripetizione i miei amici, se avete letto tutta la rubrica sulla saga di Scary Movie, già sapete, ma il problema resta il come, non tanto il cosa.

Questo bombardamento di scene e scenette, fanno di “Scary Movie” una sorta di boh… Film da Tik Tok? Come scorrere i reel sui Social-cosi, vieni bombardato di scene che iniziano e finiscono senza troppa soluzione di continuità, in cui è ovviamente divertente giocare a riconoscerle tutte, ma alcune durano anche troppo, raggiungono il momento della battuta e invece di terminare, proseguono, a volte anche qualche minuto di troppo.
In questa ansia bulimica di citare tutto, finisce nel calderone di tutto, anche “KPop Demon Hunters”, perché anche lui molto in voga in questo momento, ci sta perché la saga si è sempre alimentata di pubblicità e nomi alla moda, il risultato parcheggia questo film sotto i primi tre capitoli, divertente, ma il politicamente corretto alla grappa non ne uscirà intaccato, e purtroppo, non sarà, come prevedibile, il grande ritorno della parodia americana. Spero solo che consumati questi tredici anni ad accumulare titoli da spernacchiare, il prossimo “Scary Movie” non si faccia attendere di nuovo così a lungo e sia un po’ più a fuoco.
Per ora è stato divertente rivedere la vecchia banda, ma non facciamo che ci si perde di vista per anni ed anni come al solito durante la vita adulta eh? Che qui siamo sempre pronti a berne o fumarne un paio, guardando Horror, a volte anche per riderci su… Beeeellaaaa!



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