
Ci avviciniamo camminando a lunghe falcate, al giorno in cui uscirà il nuov… Ma perché si dice falcate? I falchi mica camminano? Vabbè insomma, altro giro, altro ripasso per la saga di “Scary Movie” il che vuol dire… Beeeellaaaa!

Squadra che vince si cambia? Mai nella vita. Fa un po’ specie pensare che sono passati “solo” vent’anni da questo capitolo, due decadi, quattro lustri perché la tradizione della parodia americana passasse dall’avere David Zucker ancora in attività a beh, nulla, nada, zip!
Il quarto capitolo di “Scary Movie” non raggiunge i fasti del suo predecessore, ma l’ho sempre trovato comunque molto divertente, a mani basse migliore dell’altro capitolo pari della saga, anche perché la formula resta la stessa, così come il livello di follia con cui una delle “Z” di ZAZ e i suoi sceneggiatori di fiducia, Craig Mazin e Pat Proft ritrovando anche la “A” di ZAZ, ovvero Jim Abrahams, che qui collabora al copione, insomma un terzo di rimpatriata.
Come gli Horror che prende per i fondelli, il prologo è fondamentale, quello di “Scary Movie 4” è uno dei più matti di tutta la saga, il bersaglio è ovviamente Saw, solo che le due vittime sono due personalità molto note negli Stati Uniti il dottor Phil McGraw e Shaquille O’Neal, con una divisa che ha i colori della sua squadra dell’epoca, i Miami Heat, ma senza i loghi, anche se considerando che Shaq scambia la voce minacciosa dell’enigmista per quella di Kobe (Bryant), è chiaro che siamo tornati idealmente al periodo in cui i due “fratelloni” erano in piena faida, inevitabile che la prova da superare preveda la bestia nera di Shaq, i tiri liberi, anche se il finale con il taglio del piede (…l’altro!) resta spassosissimo.

Ci mette un bel po’ “Scary Movie 4” a contestualizzare questo prologo, perché il vocione da narratore di James Earl Jones (se guardate il film doppiato invece sentirete… Saruman?) ci introduce alla nuova invasione aliena, ma prima, forse per obblighi contrattuali, bisogna fare l’appello: Cindy Campbell è ancora con noi ed è ancora bionda, i capelli di Anna Faris ringraziano (la sua parrucchiera molto meno), Charlie Sheen torna solo per salutare con un’ultima gag del cazzo, e non è una volgarità gratuita mia, è proprio così la gag. In compenso diventa chiaro che i protagonisti maschili del terzo film, i due fratelli Logan, purtroppo non sono più della partita, ma l’urlo prolungato di Cindy, che deve rompere la quarta parete e spostarsi per restare davanti alla macchina da presa, ci ricorda che per lo meno David Zucker è ancora con noi, con tutto il suo carico di trovate.
Se il materiale di base per il capitolo precedente era stato fornito da “Signs” (2002), qui si pesca da un’altra invasione aliena, quella diretta da Spielberg con il suo La guerra dei mondi, il facente funzione di Tom Cruise qui è Tom Ryan, interprpetato da un divertente Craig Bierko, ma a mio avviso non spassoso come i fratelli Ryan, anche se lo vediamo liberare involontariamente delle SIMMIE da un container nella sua entrata in scena e ne vediamo anche una alla guida di un muletto. Solo sulla base di questa scena, lo scimmiologo DOC in me considera questo film già un successo!

Tom Ryan segue tutta la trama del film di Spielberg, con moglie separata, figli fotocopia e solenoidi, tanti solenoidi, perché beh, portano fortuna o al massimo, possono essere lanciati. L’appello dei personaggi però si completa solo con Mahalik (Anthony Anderson) e CJ (Kevin Hart) che qui fanno un po’ una gara solitaria, sempre un po’ troppo paralleli alla trama principale, ma protagonisti della parodia di “Brokeback mountain” che questa saga non poteva proprio ignorare, la tentazione di sbertucciare anche Ang Lee era veramente troppa!
Cosa andava come il pane nel 2006? Ovviamente il J-Horror, ancora di più la versione americana dei J-Horror, quindi Cindy questa volta cambia lavoro un’altra volta, da giornalista ad… Agente immobiliare? Badante? Non è chiaro, va detto che la prima visita nella casa maledetta, tra capelli fluttuanti e bambini malefici nella vasca da bagno è uno spasso.

Per intrecciare Tom e Cindy, il cui amore scatta tra palle (da baseball) prese in faccia e descrizioni di pustole, ci vogliono due elementi apparentemente secondari ma importanti, trovo gustosissimo che entrambi passino da due attori simbolo, non di ZAZ, ma dell’altro grande genio della parodia americana, ovvero Mel Brooks.
La prima è la signora Emma Norris, alle prese con le beh, spugnature di Cindy, ad impersonarla è la leggendaria Cloris Leachman, non serve nemmeno dire chi sia, la conoscono anche i cavalli. L’altro legame al cinema di Mad Mel arriva dal personaggio di Bill “Stella solitaria” Pullman che è la seconda occasione per David Zucker di sbertucciare M. Night Shyamalan, che avrebbe quasi potuto chiedere una percentuale sugli incassi dopo due parodie di fila.

Personalmente vado pazzo per il modo in cui Zucker smonta alcuni cliché, per far entrare in scena il villaggio, che è una parodia di quell’altro villaggio famoso, vediamo Cindy e Brenda (Regina Hall) prendere un fracco di botte da due ragazze a cui vorrebbero rubare i vestiti d’epoca, un modo brillante per fare a pezzi i canoni cinematografici, ma in generale tra le mura del villaggio, viene fatto a pezzi tutto.
Non vi sfugga che Ezekiel è impersonato da Chris Elliott, che torna in questa saga dalla porta di servizio, e se vi sembra una battutaccia, vi ricordo che qui Carmel Electra fa il verso alla non vedente BRUCE Dallas Howard, in un momento più che scatologico, perché va detto, in certi momenti, anche quest’altro capitolo pari della saga scivola sulla buccia di banana di alcune gag scoreggione (… letteralmente!), ma continua il suo fuoco di fila di trovate pazze, molte delle quali legate al ritorno del presidente degli Stati Uniti Harris.

Leslie Nielsen anche lui, si ritrova impegnato in momenti di comicità non propriamente brillante, come il macchinario che fa sparire i vestiti (e vabbè!) anche se va detto che il suo impresentabile discorso alle Nazioni Unite, riascoltato oggi, vent’anni dopo, risulta comunque meno ignorante e razzista di molti discorsi a reti unificate di presidenti Yankee in carica, Zucker è stato ancora un signore.
Anche quando punta il dito su quello che allora era considerato il peggior presidente di sempre, rivedere Leslie Nielsen preso bene dalla storia della papera, mentre il Paese è sotto attacco, è tra le più riuscite prese per il culo a George Dabliù, anche se i momenti che trovo più spassosi di “Scary Movie 4” sono altri.
Ad esempio l’iPod che diventa in Tripod, oppure il dialogo in giapponese tra Cindy e lo spettrale ragazzino (…«Jiu Jitsu!») ogni volta mi fa rotolare dal ridere, così come il momento di pura follia, quello che Zucker-Abrahams-Senza-L’ultimo-Zucker utilizza per fare da collante tra tre diversi filoni di parodia, apparentemente disgiunti senza il trauma della protagonista, che passa tutto dai colli spezzati e dai quintali di orecchie mozzate della scena di boxe, perché non vuoi trovare il tempo anche di far ridere sul film che ha fatto piangere mezzo mondo, ovvero Milion Dollar Baby? ZAZ quasi al completo può permettersi anche questo.

Sarà anche vero che Detroit e Detroit dopo l’attacco alieno hanno ben poca differenza, ma tra un Michael Jackson e un Michael Madsen, questo rimbalzare tra un film all’altro come se stessimo “spolliciando” alla tv con il telecomando, ci si diverte. Trova una sua folle logica quando anche il prologo alla Saw viene integrato nella trama, ci sono parecchie passaggi che potremmo criticare a questo quarto capitolo, ad esempio non ho mai capito come mai Brenda Meeks sia diventata di colpo così, come dire, ormonale, ma di sicuro resta un capitolo con una vitalità e una capacità di irridere tutto e tutti manifesta, tanto che lo sfottò continua dopo i titoli di coda, con Tom Ryan che prende per i fondelli il santo più pericoloso della carriera di Tom Cruise, quello che gli ha quasi stroncato la carriera, il salto sul divano di un certo Talk Show molto famoso.

Nella lotta dei capitoli pari della saga, “Scary Movie 4” vince ma va sotto quelli dispari, inarrivabili per creatività e popolarità, la settimana prossima, concludiamo la rubrichetta di ripasso, però passiamo all’utilizzo dei numeri romani, non mancate, anche se non siete antichi romani.


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