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Scary Movie V (2013): la fine dell’era della parodia americana

Al fin giungemmo! Ultimo capitolo della rubrichetta di ripasso, siamo ad un passo dall’uscita del sesto capitolo della saga di “Scary Movie”, ma prima, completiamo l’opera con il capitolo V, bentornati a… Beeeellaaaa!

“Scary Movie V”, oltre ad essere quello che prova a darsi un tono con i numeri romani nel titolo, resta il capitolo più moscio di tutti, inutile nascondersi dietro ad un dito, abusa di battute volgari, perché sembra che non abbia altre frecce in faretra come faceva il secondo capitolo, ma non si è impresso nella memoria del pubblico, anche per motivi anagrafici, e qui tocca fare un passo indietro.

Il quinto capitolo è uscito nel 2013, quando ormai la saga era ben oltre la svalutazione, diciamo proprio che risultava inflazionata, anche perché fin dal primo capitolo, i tentativi di copia a basso costo sono arrivati immediatamente, a partire dall’indifendibile “Shriek – Hai impegni per venerdì 17?” (2000), inoltre, nel periodo in cui sono mancati nuovi “Scary Movie” in sala, sono arrivate altre parodie imbarazzanti come “3ciento – Chi l’ha duro… la vince” (2008) e anche l’unico film che ha provato a cambiare il bersaglio della parodia, risultando il meno peggio del lotto degli imitatori, ovvero “Super Hero movie” (2008), che riciclava parecchi nomi del cast ed essendo scritto e diretto da Craig Mazin, era una sorta di cugino di “Scary Movie” che ha sbagliato il tempismo, nel 2008 era davvero troppo presto per prendere per i fondelli le super tutine, il pubblico aveva ancora troppo gli occhi a forma di cuore per il genere.

Nella versione “Unrated” del film, guardate un po’ chi compare? Anche se è difficile notarlo in questa foto.

Quando poi un nuovo “Scary Movie”, il quinto, anzi il V, è uscito per davvero in sala, era ormai troppo tardi per agganciare ancora i fan storici, troppo presto per essersene fatti altri e in generale, la prova che la grande tradizione della parodia cinematografica americana era ormai un ricordo. Mettiamola così, visto che abbiamo un sacco di politici, che in teoria dovrebbero fare altro, ma sono in fissa con il male generato da quelli di seconda generazione, potrei scherzarci su dicendo che questo è un film di ZAZ di seconda generazione, ed è anche la prova che il genio di Zucker-Abrahams-Zucker non è qualcosa di realmente replicabile.

Il soggetto di “Scary Movie V” è del solito Craig Mazin, la sceneggiatura invece è firmata dallo stesso David Zucker e dal sodale Pat Proft, l’idea è sempre quella di mescolare più parodie di titoli in voga – forse anche un po’ troppi – ma l’amalgama tra titoli opposti che aveva funzionato benissimo nel terzo capitolo e un meno bene nel quarto, qui a tratti scricchiola e mi viene naturale imputarlo al regista scelto, uno che arrivava da commedia “nere” che non strappavano una risata nemmeno per sbaglio e che mi è sempre sembrato la versione educata dai Fratelli Wayans, non è un caso se poi Malcolm D. Lee sia finito a dirigere altre porcherie su commissione.

Vale per far felice lo Scimmiologo DOC che è in me.

Peccato perché il prologo era per lo meno frizzantino, Lindsay Lohan e Charlie Sheen giocano a prendere per i fondelli “Paranormal Activity” nell’unico modo sensato, quello che abbiamo pensato, quando in quel film (quello dove se il demonologo va in vacanza e la famiglia si rassegna a fottersi e morire, dettaglio indimenticato) il marito mette una macchina da presa in camera, abbiamo pensato tutti la stessa cosa. Se il marito qui, è uno con i trascorsi di Charlie Sheen, passato da idolo a nemico pubblico numero uno o giù di lì, proprio come l’ex Diva dei film Disney Lonsday Lohan, il gioco è fatto, l’inizio è spassoso oltre che capace di mantenere la tradizione, quella di Sheen che muore male nel prologo.

Penso che nel 2013, due soggetti più autoironici e mal visti ad Hollywood di loro due fosse impossibile trovarli.

La parodia a Quella casa nel bosco si milita ad una riga di dialogo e ad un paio di fattoni, tra cui Snoop Dog che parla di yacht e squali, che troveranno un’utilità solo nel finale, senza però amalgamarsi mai davvero troppo bene con il resto.

Più che altro la parte più corposa del canovaccio è presa di peso da “La madre” (2013) con Ashley Tisdale con parrucca e tatuaggi finti – presto sacrificati in una divertente scena – che mantiene la tradizione della bionda/mora, sostituendo in maniera per lo meno competente Anna Faris che però, aveva tutto un altro passo per la parodia. Per nostra fortuna ritroviamo Simon Rex, ancora una volta fratello di Charlie Sheen, anche se alle prese con un personaggio del tutto diverso rispetto al terzo film e anche con risultato molto meno efficaci.

Gran coppia che avrebbe meritato di più, anche il gufo è allibito.

Per me la mancanza di mordente di tutto questo quinto capitolo possiamo riassumerla così, nella prova di Simon Rex, che non risulta esplosivo come in precedenza perché deve recitare materiale che non ha la stessa forza. Ok, la battuta sulle SIMMIE in cui si arrampica sugli specchi con il suo responsabile Terry Crews, ma vederlo suonare il batocchio meh! Non ha la stessa efficacia delle gag micidiali del terzo film, anche perché come detto, per riempire i minuti questo quinto capitolo si gioca più che altro battutine e battutacce a doppio senso, tante, troppe, nessuna davvero divertente e sapete che non sono un moralista, la battuta sulle SIMMIE che si tirano ancora la cacca, ma almeno ora segnano i punti mi fa sempre ridere, ma per troppi minuti con questo film non si ride, si ridacchia al massimo.

Per fortuna la versione diluita di ZAZ ha avuto l’ottima intuizione di aggrapparsi anche “Il cigno nero” (2010), film che offre molti agganci e sostegni, perdendosi poi in troppe battute sul coreografo francese o sulla sessualità esplicita di Kendra (Erica Ash) anche se va detto che la parodia delle infinite inquadrature sulla nuca di Natalie Portman del film originale (quelle che io chiamo NUCam) sono davvero uno spasso, esattamente come la scena di sesso che fa il verso a quella tra Portman e Kunis, che è uno dei momenti più divertenti di questo quinto capitolo.

Eppure io Natalie Portman e Winona Ryder le ricordavo un po’ diverse.

Tutto il secondo atto di “Scary Movie V” non brilla anche perché lascia spazio a tutto, tranne che alla parodia di L’alba del pianeta delle scimmie che avrebbe potuto offrire ben più materiale di così, la svolta arriva poco prima dell’ultimo atto, la scena di Jody e Kendra che si spostano su una macchinina radiocomandata rossa, più che “Stuart Little” mi ha ricordato un po’ l’umorismo non-sense di ZAZ dei tempi d’oro, ma il momento più riuscito resta la parodia al remake di Evil Dead, con le parole maledette che pronunciate, sembrano non avere effetto, anche se ne hanno e anche devastanti, solo non sulle protagoniste, quanto più che altro suoi bravi ragazzi (che raccolgono fiori a mazzi) quello, è la gag sulla tuba («Smettila! Ci sono nata in quella tuba!») sono momenti che mi fanno rotolare dal ridere ogni volta, purtroppo arrivano dopo un infinito e piattissimo secondo atto dove non si ride nemmeno per sbaglio.

A mani basse la scena migliore del film.

La prova che la formula di Zucker-Abrahams-Zucker è chiara, ma non replicabile se non sono tutti e tre ad applicarla, più diluisci il trio originale di ZAZ (e i loro storici collaboratori) più ti allontani dal risultato desiderato, l’ultima volta che il drago della grande parodia cinematografica americana ha provato a muovere la coda, ma quell’epoca ormai era completamente finita.

Sarà un caso che nell’abbondante decennio intercorso, impuniti, hanno potuto dilagare i peggiori venditori di fuffa in circolazione? Al sicuro dallo sbertucciamento dei propri colleghi hanno proliferato, finché qualcuno non è andato a vedere il loro bluff. Vada come vada, già l’idea che ci sia un nuovo “Scary Movie” bilancia un po’ la situazione, staremo a vedere come sarà il ritorno dei Fratelli Wayans, fino ad allora… Beeeellaaaa!

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