In diretta dal
divano di casa mia, un po’ di pareri volanti sui film visti in streaming
nell’ultimo periodo, cominciamo!
Glass Onion – Knives
Out (2022)
Dove lo trovate: Netflix
Mi piace essere
brutalmente onesto, questo seguito ero ben deciso ad ignorarlo, considerando che
sono stato tra i pochi bipedi su questo gnocco minerale che ruota attorno al
sole a considerare il primo capitolo un film di rara stupidità. Oh! Sono solo
io e pochi altri ribelli, quindi non lamentatevi, a molti di voi Cena con delitto ha fatto impazzire, lo avete incensato, tanto che Netflix vi ha
fatti contenti con un bel (bel?) seguito, ovvero “Glass Onion”.
Rian Johnson ci
regala una nuova indagine per il suo detective Benoit Blanc (le facce e le
faccette di Daniel Craig), invitato ad una cena con delitto dal facente
funzione di Elon Musk, che qui per comodità di chiama Miles Bron ed è
interpretato dal redivivo Edward Norton.
divano di casa mia, un po’ di pareri volanti sui film visti in streaming
nell’ultimo periodo, cominciamo!
Out (2022)
Dove lo trovate: Netflix
brutalmente onesto, questo seguito ero ben deciso ad ignorarlo, considerando che
sono stato tra i pochi bipedi su questo gnocco minerale che ruota attorno al
sole a considerare il primo capitolo un film di rara stupidità. Oh! Sono solo
io e pochi altri ribelli, quindi non lamentatevi, a molti di voi Cena con delitto ha fatto impazzire, lo avete incensato, tanto che Netflix vi ha
fatti contenti con un bel (bel?) seguito, ovvero “Glass Onion”.
regala una nuova indagine per il suo detective Benoit Blanc (le facce e le
faccette di Daniel Craig), invitato ad una cena con delitto dal facente
funzione di Elon Musk, che qui per comodità di chiama Miles Bron ed è
interpretato dal redivivo Edward Norton.
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| «Cosa vuol dire che hanno già comprato Twitter?» |
ricconi Elon Miles Bron Musk ha costruito la sua cipolla di vetro, una villa
futuristica tutta alimentata con l’energia pulita del domani, ancora tutta da
sperimentare sul campo ma in grado di alimentare il maniero. Per il fine settimana
il riccone ha raduto la vecchia banda di amici più il detective, finito dentro
apparentemente per caso, ed ora io ve lo dico, per qualche minuto “Glass Onion”
ha rischiato di stupirmi.
del film è molto più rilassato rispetto al primo capitolo, inoltre Rian Johnson
si è fatto questa fama (a mio avviso molto sopravvalutata) di essere uno in
grado di demolire le aspettative del pubblico, anche se da quello che ha
mandato in vacca il soggetto sicuro di “Looper” io ho smesso di aspettarmi
alcunché dal 2012. Sta di fatto che la cena con delitto di Elon Miles Bron Musk
invece che durare tutto il film, dura una manciata di minuti perché Benoit
Blanc è troppo bravo nel suo mestiere, peccato che non lo sia altrettanto Rian
Johnson. Anche se i suoi estimatori diranno cose tipo “Decostruisce la struttura
classica del Giallo” in realtà un bel paio di balle, perché il buon ritmo di “Glass
Onion” si schianta presto di faccia contro una lunghezza infinitamente
esagerata (140 minuti e qualcuno si lamenta di Avatar 2?) in cui il titolo
giusto del film sarebbe dovuto essere: “Spiegone – The Movie”
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| Piangeva per essere pagato nei panni di 007 e poi fa ‘sta roba, gli schiaffi che gli darei. |
insopportabile Daniel Craig ormai perso in quel suo accento esagerato – qualcuno
gli dica di darci un taglio – però mi rendo conto che comunque insieme ad
Edoardo Anti-Virus è anche l’unico componente del nutrito cast che almeno
s’impegna con questo film. Kathryn Hahn, Jessica Henwick, Madelyn Cline, Kate
Hudson e Dave Bautista coprono tutta la gamma che sta tra le voci “macchietta”
e “sfilata di moda”. Menzione speciale per Leslie Odom Junior, ho passato tre
quarti di “Spiegone – The Movie” a chiedermi se fosse il figlio di Denzel
Washington, ovviamente non per come recita (magari!) ma per il fatto che
somiglia a Denzel di faccia molto più del vero figlio biologico dell’attore. Io
chiederei un test del DNA. Ed ora qualche parere sparso che metto sotto la voce
SPOILER per non rovinare la visione a nessuno, leggete i prossimi due paragrafi
a vostro rischio e pericolo, anche se resterò sul vago.
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| Dai tatuaggi di Dave Bautista in poi SPOILER (moderati) |
spreco di Ethan Hawke, che ritira l’assegno, dice una battuta e va a casa, il
film non è un Giallo perché spiattella tutto, inoltre credo che la trovata del
gemello sia stata dichiarata illegale nel genere più o meno dai tempi di
S.S. Van Dine. Detto questo poi, non sentite puzza di algoritmo Netflix anche
voi nello svolgimento di questa trametta? Il maschilista muore per primo, tutto
resta sulle spalle della ragazza di colore, sostenuta dal maschietto
omosessuale di turno, così possiamo staccare un assegno anche a Hugh Grant per
un’apparizione di un secondo di durata nei panni del compagno di Benoit Blanc. Inoltre, oltre a
quell’aria da Elon Musk, ovvero il bianco ricco e cattivone, sul serio il
finale a voi è sembrato anche solo credibile?
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| «Vedi è lui il figlio di Denzil, non sono io» |
vita in pandemia mi hanno cambiato, ma viviamo in un mondo dove le persone non
si sono convinte nemmeno a tirarsi la mascherina fin sopra il naso e tu, Rian
Johnson, ti giochi una trama dove associare la distruzione di quel MacGuffin lì,
basta per incriminare il cattivo? In un mondo almeno vicino alla realtà,
incasserebbe i soldi dell’assicurazione, farebbe ricadere le colpe sulle bufale
di internet e ne uscirebbe ancora più ricco e potente. Ma se dobbiamo credere
alla trametta generata dall’algoritmo in cui il maschio bianco cattivo alla
fine paga per le sue colpe, vi lascio tranquillamente questo seguito, tanto a
me non è piaciuto nemmeno il primo film, però ve lo dico: sceglieteli meglio i film da glorificare, oppure non corrucciate il volto quando vi ascoltano e vi sfornano seguiti meno avvincenti di una replica di “Colombo”.
Dove lo trovate: Netflix
convinto che Don DeLillo, se non sei David Cronenberg è meglio lasciarlo perdere
e Noah Baumbach, di sicuro non è il mio secondo canadese preferito.
dirlo, il suo adattamento di “Rumore bianco” è abbastanza fedele alla prosa
corposa, che richiede di “masticare” le parole due o tre volte, come ti diceva
ti fare tua nonna con il boccone della cena cucinato da DeLillo. Il problema sta forse
nel fatto che proprio il buon vecchio Don scriveva suggerendo immagini già
cinematografiche di suo, quindi un adattamento, una rielaborazione (come quella
apportata da Cronenberg) è necessaria, mentre Baumbach deve aver pensato che se
era riuscito a conquistarmi con i muri di parole del suo Storia di un matrimonio, poteva replicare il miracolo anche qui. Mi spiace Noah è colpa
mia non tua. No forse è colpa tua. Senti facciamo 50 e 50, ok?
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| Segni particolari: bellissimo |
BELLISSIMO anche con la panza, qui nei panni del professor Jack Gladney, esperto di Hitlerologia
anche senza parlare una parola di tedesco, offre l’ennesima prova convincente,
forse più della sua compagna nel film Greta Gerwig, nei panni della moglie
Babette.
bentornato a Don Cheadle che si guadagna il suo spazio nei panni Gladney, esperto
di Elvissologia che inizia in una scena una sorta di duello verbale con il
collega, mettendo in chiaro il senso di quello che voleva raccontare DeLillo,
ovvero che il tanto blaterale, certi atteggiamenti intellettuali, la costante
pressione determinata dalla vita e dal proprio ruolo e in estrema sintesi
(perché a riassumere DeLillo non ci provo nemmeno!) tutto questo messo insieme, andavano a generare quel
rumore bianco che è diventata la seconda scelta per il titolo del romanzo. Una
nube tossica è il METAFORONE, il MacGuffin che fa saltare il banco e che Noah
Baumbach affronta facendo cambiare direzione al suo film, ma forse non nel modo
giusto.
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| «Parlami ancora di Hitler», «Solo se tu mi parli un altro po’ di Elvis» |
“Rumore bianco” ci mette di fronte ad un film estremamente parlato – scelta
filologicamente corrette – quando arriva la nube tossica che costringe i
protagonisti alla fuga, per qualche ragione sembra di guardare “National
Lampoon’s Vacation” (1983) con Adamo Guidatore al posto di Chevy Chase. Va bene
il tentativo di cavalcare la recente pandemia globale (potreste averne sentito
parlare) e ancora meglio chiudere quella porzione della storia di colpo, con una
sola scena al supermercato. Ma la sensazione è che Noah Baumbach sia stato
fagocitato da un romanzo più grande di lui e invece di adattarlo, si sia
limitato a provare e replicarlo, ottenendo così il risultato di mescolarsi a
quel rumore bianco di cui scriveva DeLillo. Noah, 50 e 50 e chiudiamola qui.
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| «Chevy Chase non ci sei mai quando abbiamo bisogno di te!» |
Dove lo trovate: Netflix
Tjahjanto, sul serio, solo amore. Però questa roba cosa sarebbe esattamente?
Sul serio parliamo del pazzarello indonesiano che ci ha regalato La notte su di noi
(sempre Netflix) ma anche Headshot, oltre ad essere sempre nella zona
delle operazioni quando si tratta di firmare i migliori segmenti
dell’antologico V/H/S.
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| Sembro io che mi getto su un film di Timo Tjahjanto spuntato su Netflix. |
quando è ora di esagerare con i movimenti di macchina da presa e di darci
dentro con la violenza, fa sempre la figura del primo della classe, o almeno
del più matto. Questa svolta comica mi ha abbastanza spiazzato, non solo perché
il suo “The big 4” non fa mai ridere per davvero, ma soprattutto perché è
l’ennesimo film troppo lungo per la storia che ha da raccontare (ribadisco, il
problema poi sarebbe “Avatar 2”? Bah!), dove con il passare dei minuti la
credibilità finisce giù per lo scarico, che mi starebbe benissimo se in cambio l’azione
fosse tanta, grossa e mattisisma. Ovvio che qui non manca, ma sembra una
parentesi rosso (sangue) in un mare di lungaggini imposta da chi? Netflix che
vuole tenere incollato il pubblico allo schermo più tempo possibile?
La trama di base
sembra il piano di Timo Tjahjanto di fare il suo 6 Underground (sempre
Netflix, ma meglio), quattro assassini specializzati, liberano un bimbo da un
orfanotrofio da incubo, ovviamente lo fanno lasciando un sacco di morti
ammazzati a terra, fino qui tutto bene. Poi si sparano la classica camminata a
rallentatore con l’esposione e i titoli di testa del film alle spalle e loro
padre, allenatore, mentore e autista, gli guarda dicendo: «Cose quella
camminata lenta?» ed io vi giuro che questa trovata da niente è anche l’unica
battuta un minimo simpatica in un film abbastanza schizofrenico nell’andamento,
ma non come mi sarei aspettato dal buon Timo.
sembra il piano di Timo Tjahjanto di fare il suo 6 Underground (sempre
Netflix, ma meglio), quattro assassini specializzati, liberano un bimbo da un
orfanotrofio da incubo, ovviamente lo fanno lasciando un sacco di morti
ammazzati a terra, fino qui tutto bene. Poi si sparano la classica camminata a
rallentatore con l’esposione e i titoli di testa del film alle spalle e loro
padre, allenatore, mentore e autista, gli guarda dicendo: «Cose quella
camminata lenta?» ed io vi giuro che questa trovata da niente è anche l’unica
battuta un minimo simpatica in un film abbastanza schizofrenico nell’andamento,
ma non come mi sarei aspettato dal buon Timo.
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| Ok abbiamo capito, gli eroi camminano in parata, un classico. |
che i quattro fratelli scoprano di colpo di avere una sorella, che non si sa
perché, non è stata addestrata alle arti della guerra e che in una disparità
di trattamento paterno, ignorava del tutto la loro esistenza ma comunque, non
si pone nessun problema ad accettarli nella sua vita. Vabbè, diciamo che è il
grande tema della FAMIGLIA che azzoppa molti film contemporanei se non lo sai
usare, però alla lunga i cambi di comportamento dei personaggi sono
inspiegabili. Il capo della banda passa da serio e compassato a pazzo totale in un amen,
il risultato quindi è meno della somma delle fascinazioni che lo compongono.
sperato in, che so, l’A-Team di Timo, ma per una buona porzione di film ho sperato
che “The big 4” fosse almeno la sua versione di “The Losers” (2010), film a cui
comunque ad Hannibal Smith e soci deve moltissimo. In realtà il film
di Tjahjanto non allaccia nemmeno le scarpe a quel cine fumetto e mi dispiace
molto, perché non avrei mai pensato di annoiarmi con un film dove Timo è stato
lasciato libero di fare quasi tutto quello che voleva, a tratti ho stentato a
riconoscerlo, ma non nelle coreografie di lotta e dei momenti d’azione, lì è
per fortuna sempre lui.
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| I 4 figli di Timo Tjahjanto. |
perché tutte le storie che somigliano a “I 4 figli di Katie Elder” (1965) mi
trovano sempre ben disposto, ma qui Timo sembrava più interessato alla commedia poco brillante che ad altro.
I delitti di West Point (2022)
Dove lo trovate: Netflix
un nuovo film di Scott Cooper mi mordo le nocche perché non ho mai scritto
nulla di quello che è ancora il suo lavoro migliore, l’ottimo “Hostiles” (2017), con cui torna a far coppia con il regista proprio il protagonista, il preferito
di molti sabaudi, Christian Bale.
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| Ciau Bale. |
di Louis Bayard “The Pale Blue Eye”, il film parla dell’indagine portata avanti dall’investigatore
veterano August Landor (il porro sul naso e il volto scavato di Bale), ancora
affranto per la scomparsa di sua figlia Mathilde, scappata di casa qualche anno
prima. Alla famosa accademia militare di West Point un cadavere è stato
ritrovato impiccato ad un albero e con il cuore asportato dal petto, uno cadetto
particolarmente brillante in questo tipo di materia verrà affiancato a Landor
per supportarlo, un ragazzo di nome Edgar Allan Poe. BOOM!
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| Pinocchi e fatine non legge però, lui adora soltanto i racconti di Poe (cit.) |
interessante usare ancora una volta Poe come personaggio in una storia, oppure affidarlo al lanciatissimo Harry Melling, sta di fatto che questa
stramba accoppiata sulla falsa riga di “Magico Vento”, da vecchio lettore di Poe
mi ha preso subito, peccato che “The Pale Blue Eye” non sia tutto pesche e crema.
Iniziamo dai pregi del film però.
di Landor, come l’ambientazione, come la perfetta fotografia di Masanobu
Takayanagi. La messa in scena e i protagonisti sono davvero tirati a lucido, il
problema è che una storia immaginaria non può permettersi il lusso di avere
delle coincidenze, la vita può, l’arte deve esserne immune, pena l’essere
tacciata di faciloneria. Le coincidenze in “The Pale Blue Eye” ci sono e
trovano una loro spiegazione negli ultimi venti minuti finali, quando il film
sembra terminato e la barra di Netflix ti dice che i titoli di coda sono ancora
distanti ma tu in fondo, un sospetto ancora lo hai, proprio per via di quelle
coincidenze.
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| «Che fai?», «Niente mi porto avanti sulla prossima ricerca di Lucius» |
Ecco perché “The
Pale Blue Eye” è un film per gente paziente che però le prova proprio tutte per
spazientirti e spesso ci riesce, per inciso, siamo scivolati nella sezione
difetti del film: possibile che con un’indagine, dei morti ammazzati (anche
male) dei libri falsi (Lucius, ti toccherà vederlo!) e un cast esagerato, il
film riesca a menare il can per l’aia in questo modo? Con venti minuti se non
mezz’ora in meno sarebbe stato davvero ottimo, invece in 128 minuti di
durata, hai tutto il tempo per notare i vistosi difetti.
Pale Blue Eye” è un film per gente paziente che però le prova proprio tutte per
spazientirti e spesso ci riesce, per inciso, siamo scivolati nella sezione
difetti del film: possibile che con un’indagine, dei morti ammazzati (anche
male) dei libri falsi (Lucius, ti toccherà vederlo!) e un cast esagerato, il
film riesca a menare il can per l’aia in questo modo? Con venti minuti se non
mezz’ora in meno sarebbe stato davvero ottimo, invece in 128 minuti di
durata, hai tutto il tempo per notare i vistosi difetti.
Come ad esempio il nutrito
cast lasciato all’abbandono, con Charlotte Gainsbourg che compare per un attimo
così come Toby Jones, Timothy Spall e Robert Duvall gettati nel mucchio. Da cui
purtroppo devo dirlo, emerge Gillian Anderson che però pare presa in prestito
da un altro film, visto che recita due spanne di troppo sopra le righe (anche
per il suo stile sempre misurato), tanto da farti pensare che qualcosa nella
direzione di questo vasto cast non abbia funzionato.
cast lasciato all’abbandono, con Charlotte Gainsbourg che compare per un attimo
così come Toby Jones, Timothy Spall e Robert Duvall gettati nel mucchio. Da cui
purtroppo devo dirlo, emerge Gillian Anderson che però pare presa in prestito
da un altro film, visto che recita due spanne di troppo sopra le righe (anche
per il suo stile sempre misurato), tanto da farti pensare che qualcosa nella
direzione di questo vasto cast non abbia funzionato.
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| Gillian vi voglio bene, ma così sarebbe troppo anche per Sex Education. |
Ora, io credo alle
etichette di Netflix come alle promesse dei politici, perché parliamo di una piattaforma
che categorizza i film sotto la voce “Irriverente” o altre amenità di questo
tipo, però
questo thriller, Horror, giallo, poliziesco, tieni i piedi in troppe scarpe ed è
un peccato, perché Cooper ha ampiamente dimostrato di saperlo davvero fare il genere Horror, ma qui pare cercare di infilare del sangue a forza nella
storia.
etichette di Netflix come alle promesse dei politici, perché parliamo di una piattaforma
che categorizza i film sotto la voce “Irriverente” o altre amenità di questo
tipo, però
questo thriller, Horror, giallo, poliziesco, tieni i piedi in troppe scarpe ed è
un peccato, perché Cooper ha ampiamente dimostrato di saperlo davvero fare il genere Horror, ma qui pare cercare di infilare del sangue a forza nella
storia.
Quindi a costo di
passare per ripetitivo, abbiamo un altro film che se fosse durato 90 minuti avrebbe
scaldato i cuori, perché Ciau Bale è perfetto per la parte così come Harry
Melling, perché quei venti minuti finale ti tolgono i dubbi e fanno svoltare il
film al meglio, ma quel secondo atto indeciso, bolso e con un via vai di
attori, azzoppato l’opera, peccato davvero. Nel dubbio, mi siedo sulla mia Bara e aspetto o il prossimo film di Cooper o quello su Poe di zio Sly, vediamo chi arriva prima.
passare per ripetitivo, abbiamo un altro film che se fosse durato 90 minuti avrebbe
scaldato i cuori, perché Ciau Bale è perfetto per la parte così come Harry
Melling, perché quei venti minuti finale ti tolgono i dubbi e fanno svoltare il
film al meglio, ma quel secondo atto indeciso, bolso e con un via vai di
attori, azzoppato l’opera, peccato davvero. Nel dubbio, mi siedo sulla mia Bara e aspetto o il prossimo film di Cooper o quello su Poe di zio Sly, vediamo chi arriva prima.
















