Completiamo l’opera, oggi tocca all’ultimo capitolo delle indagini del più tosto sbirro del grande schermo, Harry Callaghan.
Carmel-by-the-Sea, anche nota semplicemente come Carmel, una piccola cittadina nella penisola di Monterey in California, nota per la sua posizione sull’oceano, una ricca storia artistica locale e per le elezioni dell’aprile del 1986, quelle in cui come indipendente si presentò un tale di nome di Clint Eastwood. Non era un omonimo, era proprio lui in persona, eletto sindaco con il 72% di preferenze, ed è qui che proporrei un minuto di silenzio per i neuroni di quel 28% rimanente.
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| La storia era un po’ più lunga di così, ma il risultato è sempre lo stesso: alla fine Clint vince. |
Per due anni Carmel-by-the-Sea, anche nota semplicemente come Carmel, è stata la cittadina più sicura del mondo, anche perché ammettiamolo, chi avrebbe mai avuto il fegato, anche solo di buttare una cartaccia a terra quando il sindaco in carica era Harry Callaghan? Infatti nel corso del suo incarico, durato fino al gennaio del 1988, prima di declinare l’offerta di ricandidarsi, Eastwood aveva da gestire lo 0% di criminalità, tanto da poter dirigere “Gunny” (1986), “Bird” (1988) e una volta riconsegnata l’ideale stella di sceriffo, che fare? Facile, tornare ad indossare la giacca di tweed di Dirty Harry. Ah, tutto questo, storia vera!
Anche per i ritmi di lavoro di Eastwood, uno che non chiama il ciak urlando perché si dice, spaventasse i cavalli sui set dei Western e che gira al massimo un paio di riprese, per non far perdere la spontaneità agli attori, il quinto ed ultimo film su “Harry la carogna” è stato quasi un titolo istantaneo: riprese iniziate a gennaio e finite a febbraio, infatti era già nelle sale americane il 13 luglio del 1988.
Perché tanta velocità? Perché Clint come Coach Pat Riley alla partita porta dodici giocatori, ne schiera in campo cinque, ma si fida di tre. Uno di questo per l’ex sindaco di Carmel, era sicuramente Buddy Van Horn, che sembra uno di quei nomi palesemente inventati di quando ti ferma la stradale, in realtà era un cascatore nei film di Eastwood, un attore, sempre nei film di Eastwood, prima di esordire come regista nel 1980 con il seguito di Filo da torcere ovvero “Fai come ti pare”, protagonista? Clint Eastwood. Beh si, anche Clyde l’orango.
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| «Ok Cassidy, è già abbastanza imbarazzante così» |
Buddy è un Muppet, Eastwood il braccio che lo anima e credetemi, non volete sapere come. A chiunque sarebbe preso un colpo davanti all’impresa di dirigere un altro film di Dirty Harry, Buddy no, perché tanto non può lamentarsi, quindi si ritrova a dirigere una sceneggiatura scritta da… Chissenefrega, perché tanto la storia è un insieme di situazioni ad un passo dalla parodia, molto più importante sottolineare un dettaglio chiave: l’assenza di Albert Popwell.
Rapinatore nel primo Dirty Harry, pappone nel secondo, militante nel terzo e nei panni di Horace King nel quarto capitolo. Non poté tuttavia interpretare il quinto personaggio differente in cinque film perché era impegnato sul set del musicarello di Madonna, “Who’s that girl? (1987).
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| In ogni caso, sempre sotto l’egida della Warner. |
Non ho il minimo dubbio sul fatto che “The Dead Pool”, qui da noi adattato nel creativo “Scommessa con la morte” – non chilometrico come i suoi predecessori, ma anche privo di ogni riferimento al suo protagonista, insomma piattissima – sia il più anonimo, meno riuscito e in generale il capitolo meno amato della cinquina, eppure con le facce che lo popolano e Clint in circolazione, che di far scendere il film sotto il “par” (per rubare un termine al golf) proprio non è capace, alla fine si guarda, non aggiunge nulla e risulta perfetto per infinite repliche su Rete 4, perché tanto la gloria e le controversie passate del personaggio, hanno fatto così tanto storia (del cinema), che si può campare di rendita anche con una cosina ad un passo dalla parodia.
Si inizia con la giornalista Samantha Walker, la bionda di turno facente funzione di Sondra Locke, qui interpretata da Patricia Clarkson, 50% aria da casalinga, 50% aria da dominatrice, qui 100% interesse amoroso e damigella in pericolo del film, prima maltrattata alla moda di Dirty Harry, che frantuma la telecamera del suo operatore, però poi la invita a cena, memore delle immortali parole di Ferradini: prendi una donna, tratta male il suo operatore e stai sicuro che t’amerà.
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| Io ti ricordo solo le valigie sullo zerbino che ha trovato un giorno Sondra Locke tornando a casa. |
Anche perché il nostro Callaghan ha i suoi bei casini, tipo la terza auto civetta distrutta in un mese per liberarsi degli uomini del Boss mafioso che lo vuole morto, il tutto mentre si ritrova i soliti burocrati sul collo, tutti da prendere a male parole («Tenente lei ha figli?», «No», «Molto meglio così») su fino alla “Frase maschia” simbolo del film: «I pareri sono come i coglioni, ognuno ha i suoi», quante volte nella mia vita l’ho usata e vi assicuro, risulta ancora meno volgare della orribile “De gustibus” che mi provoca reazioni stile Harry la carogna.
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| «Coraggio… Prova a dire De gustibus» |
A proposito di facce note, nei panni del regista di film Horror Peter Swan, troviamo l’Irlandese da combattimento Liam Neeson con il codino da Fiorello ai tempi dei Karaoke, che gli permette di sfoggiare uno stile ancora più anni ’80 di quando faceva il terrorista dell’IRA in Miami Vice.
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| Liam aveva il codino da Padawan, non era ancora diventato un Maestro. |
Qui facciamo la sua conoscenza, ma soprattutto dei meravigliosi poster dei film (finti) da lui diretti, anche se la regia in cui lo vediamo impegnato è quella del videoclip di “Welcome to the jungle”, un mezzo furto, anche se Swan sostiene sia un omaggio, a L’esorcista, in cui a cantare è Axl Rose… Ehm no, in realtà nei panni dello stereotipo della Rockstar fattona, troviamo un semi esordiente di nome James Carrey, un ragazzo talentuoso che ha messo su una carriera interessante, ma solo quando ha iniziato a farsi chiamare Jim.
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| Immagini che potete sentire (e volendo cantare) |
James… Jim… Carrey ha avuto la parte perché ha fatto morire dal ridere Eastwood al provino, imitando Elvis. Strano visto che una delle imitazioni più riuscite di sempre del comico è proprio quella del buon Clint. Sta di fatto che proprio nei panni di un imitatore di Elvis è tornano anche in “Pink Cadillac” (1989) film di Eastwood e in quanto tale diretto da pensate chi? Buddy Van Horn, il Muppet.
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| Fa anche più paura di Linda Blair! |
Carrey qui è la classica Rockstar fattona, che muore pieno di overdose (cit.) in realtà ucciso dall’assassino psicopatico di turno, quello che mette in modo la “The Dead Pool” del titolo, quel giochino molto yankee per cui, come sostiene il nuovo socio di Dirty Harry (tra poco ci arriviamo), le celebrità muoiono sempre a tre alla volta. Questo fa cominciare il giochino che nel doppiaggio del film chiamano “Bingo del morto”, quindi in un mondo ideale, la traduzione giusta (nel suo essere sbagliata) del titolo di questo film avrebbe dovuto essere “Se fai Bingo spara, ispettore Callaghan!”.
Tra i “VIP” che potrebbero entrare nella lista, lo stesso Dirty Harry, super sbirro di San Francisco intento ad indagare, anche se il gioco sta nello scoprire chi potrebbe essere l’assassino, anche se il film è talmente bizzarro e impegnato a far sospettare di tutti, che poi quando il cattivone di turno si rivela, lo fa tardi, risultando solo una brutta copia di Scorpio, ma non abbastanza matto o carismatico per reggere il confronto diretto.
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| Con la spalla orientale si chiude il cerchio, come dice Lucius, in caso di “Dirty Harry VI”, ci vorrebbe la spalla di genere fluido. |
Infatti “Scommessa con la morte” si ricorda per tutto, tranne che per il cattivo o per la trama in generale, che risulta una gran accozzaglia di trovate, a partire dalla marchetta. Si perché non solo si sente un paio di volte nel corso del film “Welcome to the jungle”, ma appesi all’arpione di Cechov (ricordate la teoria del bazooka di Cechov del terzo film? Uguale, ma questa volta con un arpione gigante) troviamo Slash e il resto dei Guns N’ Roses, che hanno preso parte al film solo perché dovevano far pubblicità al loro primo disco, “Appetite for destruction”. Anche se dalla facce è chiaro che stiano facendo un marchettone, ma poi mi chiedo: essere la band il cui cantante James… Jim… Carrey, muore per overdose al sesto minuto del film sarebbe tutta ‘sta gran pubblicità? Ma con un disco come “Appetite” avrebbero potuto prendere parte anche ad una replica di Colombo e avrebbero venduto milioni di copie lo stesso, perché resta una bomba.
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| Per altro, ho sempre pensato che fosse il tentativo di Slash di rovinare e anticipare il finale al pubblico. |
Un’altra caratteristica chiave di “Scommessa con la morte” è il nuovo socio di Callaghan, un “oriundo cinese”, cortocircuito di stereotipi, tra tatuaggi porta fortuna e mosse marziali (molte delle quali anche a caso), serve più che altro a fare da spalla comica al protagonista, quando il nostro guarda le poppe alla bionda nella palestra del distretto, per poi seguire il destino di tutte le “spalle” di Dirty Harry, una degenza in ospedale e via! Grazie per averci provato.
Anche se parliamoci chiaro, “The Dead Pool” si ricorda per una scena che io non ho idea come abbiano fatto gli sceneggiatori a proporre a Eastwood, senza finire defenestrati intendo. Capisco che già di base il film si barrichi dietro ad una nemmeno velata critica, che suona più o meno come: è tutta colpa dei film horror e della musica Rock! Roba davvero progressista insomma.
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| La storia della mia vita. |
Dopo l’approccio conservatore, se non proprio di destra (alla faccia di Tarantino e delle teorie di quel suo libercolo dalla copertina arancione), lamentarsi dei film e della musica alta, mette in chiaro che lo spirito sia altrove, oppure semplicemente a Eastwood bastava tornare nei panni di Dirty Harry, per un film dove tutto è esagerato, ad un passo dalla parodia, non so quanto consapevole, altrimenti tirerei in ballo l’esempio (assolutamente positivo) di Fuga da Los Angeles: il socio orientale simpaticone, la minaccia esagerata quasi interna al mondo dei film (siamo sul finire degli anni ’80, quando gli horror erano ben più popolari dei polizieschi della vecchia scuola) fino alle due scene madri, l’inseguimento in auto e la sparatoria finale.
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| Un grazie a Nonna Cassidy, che aveva i gusti giusti, ora vi spiego perché. |
Parliamo di sequenze entrambe al limite della parodia, infatti l’inseguimento in auto è cazzutissimo, una corsa “Sulle strade di San Francisco” (come il telefilm preferito di Nonna Cassidy, storia vera) solo che un’auto è il macchinone di Callaghan, mentre l’altra è una macchinina radiocomandata, armata di cariche esplosive e che fila a 120 km all’ora. Chissà che batterie del radiocomando utilizza?
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| Quando una micro-machine incontra un’auto in scala 1:1, la micro-machine è spacciata, vero? |
Se non vi sembra una parodia questa, non so cosa possa esserlo, quindi a tenere botta è davvero solo la faccia di granito di Clint Eastwood, che fisicamente impedisce al film di sbragare, malgrado fosse prossimo ai sessanta, ancora cazzutissimo e come al solito, donatore sano di carisma, tanto da potersi caricare in spalle anche la sparatoria finale.
Dopo essere diventato un personaggio reso iconico anche dalla sua sovradimensionata arma da fuoco, Dirty Harry nella sua onorata carriera (cinematografica) ha sparato con versioni sempre più grosse della sua 44 Magnum, infatti lo abbiamo visto usare un Bazooka e poi una versione automatica del suo revolver. Per la sua ultima apparizione Harry la carogna cosa fa? Si congeda sparando con un gigantesco arpione, prima di abbracciare la bionda e congedarsi, con la solita inquadratura ad allontanarsi sui titoli di coda che è una costante in tutta la serie. Se mai ci fosse stato un “Dirty Harry VI”, come minimo il cattivo sarebbe stato colpito con un missile nucleare.
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| Con Dirty Harry al posto di Achab, “Moby Dick” sarebbe stato un libretto di trenta pagine. |
“Scommessa con la morte” è stato il film della serie che ha incassato meno di tutti, però è costato abbastanza poco da risultare una conclusione a toni bassi ma decente per i palinsesti di Rete 4, anche perché come detto, la storia del cinema, Dirty Harry l’aveva già fatta.
Forse il vero lascito del film è stato un altro: quando Rob Liefield creò la sua parodia del Deathstroke della Distinta Concorrenza, si ricordò di questo film è chiamò il personaggio togliendo l’articolo («È più pulito» cit.), quindi ora sapete che il più improbabile figlio di Harry Callaghan è proprio Deadpool (storia vera).
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| Abbiamo trovato la spalla di genere fluido per “Dirty Harry VI”. |


















