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Scontro di titani (1981): liberate il Ray Harryhausen!

Che cosa è il cinema per voi? Cosa dovrebbe sempre essere? Lo so, la tocco pianissimo oggi, però qui la faccenda è seria e la mia risposta sta nelle parole di un uomo, un Maestro che sognavo di portare a bordo di questa Bara fin dal primo giorno del suo volo inaugurale, nessuno ha messo in fila parole che descrivano cosa mi piace del cinema, meglio di così.

«Il cinema è fatto per esprimere la fantasia piuttosto che raccontare storie normali, banali». L’autore di questa massima di vita è una divinità anzi molto di più, questa frase arriva dritta dai contenuti speciali del DVD del film di oggi, una magia firmata dal Maestro Ray Harryhausen. Se siete seduti alzatevi, se avete un cappello in testa toglietelo, se non ne avete uno correte a comprarlo solo per togliervelo, oggi siamo al cospetto di una delle massime autorità della settima arte.

Ray Harryhausen, l‘ultimo Titano.

Per sua ammissione Ray Harryhausen è cresciuto ammirando i dipinti di Gustave Doré, formandosi alla scuola di Willis O’Brien, Maestro indiscusso dell’animazione a passo uno, ma in carriera il Maestro Harryhausen per decenni, prima dei computer, degli schermi verdi e della CGI era l’unico in grado di portare la magia e la meraviglia al cinema, un baluardo umanoide contro la banalità delle storie ambientate in un tinello. In carriera Harryhausen ci ha mostrato un dinosauro impegnato a distruggere New York (“Il risveglio del dinosauro” del 1953), una piovra gigante devastare il Golden Gate (“Il mostro dei mari” del 1955), ci ha portati tutti “A 30 milioni di km. dalla Terra” (1957) è a zonzo con “Il settimo viaggio di Sinbad” (1958), senza dimenticare di essere stato il primo a mostrarci una battaglia contro un esercito di scheletri armati di spade e scudi (“Gli argonauti” del 1963).

Il tutto piegato al tavolo di lavoro, animando un fotogramma alla volta le sue incredibili creature modellate con cura e dedizione, un lavoro di artigianato lungo, infinitamente lungo, che richiedeva la pazienza di un amanuense e dosi abbondanti di talento, anche se capisco come mai i The Hoosiers dicevano di essere preoccupati per lui.

Ditemi quello che volete, per me questa è la vera magia.

Ray Harryhausen si è sempre dichiarato più interessato al passato e alle storie della mitologia, piuttosto che al futuro che anche per essere rappresentato al cinema, richiedeva forme più minimali, stilizzate e pulite, come quelle delle astronavi. Per certi versi un’affermazione in linea con il suo lavoro di animatore, un mestiere quasi antico che andava sotto braccio con un soggetto come quello di “Scontro di titani”, la sceneggiatura scritta da Beverley Cross piacque subito a tutti, a partire dal Maestro Harryhausen, impegnato oltre che per gli effetti speciali, anche come produttore del film, che prima di arrivare a vedere il buio della sala, venne scartato da varie case di produzione, la Columbia Pictures lo reputò troppo costoso, quindi l’altro produttore del film, Charles H. Schneer, cercò di coinvolgere la Orion Pictures, perché il piano originale sarebbe stato affidare il ruolo di Perseo ai muscoli di Arnold Schwarzenegger, che però rifiutò, troppe battute per il suo inglese, meglio puntare sui grugniti e le frasi lapidarie del Cimmero (storia vera).

L’uomo che odia la tabellina del sei (questa caSSata la capirete più avanti nel corso del post)

Dopo un paio di tagli su qualche ammazzamento particolarmente cruento e una scena di nudo sforbiciata, la Metro-Goldwyn-Mayer decise di finanziare il progetto con quindici milioni di fogli verdi con sopra facce di Dei Greci ex presidenti defunti, tutti ben ripagati visto che “Scontro di titani” sarebbe diventato uno dei migliori incassi del 1981, piazzandosi undicesimo negli Stati Uniti con i suoi 42 milioni di bigliettoni portati a casa.

Con la regia affidata a Desmond Davis, il film venne girato in lungo e in largo, tra la Cornovaglia (la produzione dovette attendere una giornata di mare particolarmente grosso, per girare la prima scena, quella della Bara non volante, ma gettata nell’oceano) e il deserto Spagnolo, scelto perché Schneer e Harryhausen volevano qualcosa di più esotico della solita sabbia del Nevada dove erano già stati girati tanti Western. Proprio per questo la produzione sbarcó anche in uno strambo Paese a forma di scarpa, diverse aree del Cilento, il tratto costiero di Palinuro e le rovine dei templi di Paestum, fanno da sfondo alla trama e soprattutto alle magie del Maestro Harryhausen.

Santo Harryhausen! (cit.)

Si perché parliamoci chiaro, “Sconto di titani” si prende parecchie libertà creative rispetto alla mitologia alla quale si ispira, l’elenco sarebbe lungo, ma giusto per fare qualche esempio, la storia di re Acrisio (Donald Houston) qui risulta differente, a donare le armi (tranne i sandali volanti che nel film non compaiono) era stato Ermes e non Zeus come vediamo qui, anche perché Zeus dopo la parte divertente (il concepimento) tendeva ad ignorare figli e figliastri. Fino ad arrivare a differenze anche grandi: Pegaso era il cavallo di Bellerofonte non di Perseo, il cane a tre teste Cerbero, qui di capocce ne ha solo due (per le limitazioni dovute agli effetti speciali del tempo) e risponde al nome di Dioskilos, che sembra una di quelle parole che si urlando quando si sbatte il piede contro il mobile troppo forte. Lo stesso Kraken in originale non solo aveva un aspetto diverso ma si chiamava Cetus, però ogni modifica è stata fatta sempre pensando al risultato finale sul grande schermo, per questo il film pur tradendo la mitologia, ha saputo farsi apprezzare anche dagli studiosi, perché di questo si tratta, cinema allo stato puro, volete mettere come suona meglio sentire Zeus (per altro impersonato da una divinità come Laurence Olivier) tuonare la frase di culto: «Liberate il Kraken!» invece che la ben più modesta «Liberate Cetus!» che sembra il nome del chiwawa di casa, eddai su, non c’è storia!

Proprio per la sua capacità di imprimersi nella memoria di una generazione, per il suo essere così orgogliosamente retrò e analogico, ma soprattutto per essere stata l’ultima delle grandi magie di un titano del cinema come il Maestro Ray Harryhausen, io sono orgoglioso di avere finalmente questo film nell’Olimpo dei Classidy!

“Scontro di titani” inizia con la tormentata infanzia del neonato Perseo, un bambino afflitto da sfiga atavica, non solo perché per tutta la vita chiunque, sarebbe finito per tormentarlo chiedendogli «Sei Perseo? Trentaseo! AHAHAHA», vecchia, ma fa sempre ridere tutti. Tranne Perseo, ma soprattutto perché nella prima scena con sua madre si salva per miracolo dalla vendetta purificatrice di re Acrisio, che con le sue azioni, scatena la collera degli Dei, che a ben guardali sono divinità per davvero, visto che la fugace occhiata al Patheon, tutto sbrilluccicante e pieno di luci intermittenti all’limite della crisi epilettica, raduna alcuni dei più colossali nomi della storia del cinema, tutti insieme nella stessa scena.

«Liberate il Kraken Cassidy!»

Sul trono siede Zeus, interpretato da un già ammalato ma ancora scatenato Laurence Olivier, suo figlio Poseidone, che in un tripudio di capelli svolazzanti nel vento e fondali da acquario, per simulare la condizione naturale del Dio dei mari (una roba che anticipa gli strambi capelli di Aquaman di quasi quarant’anni dopo) troviamo Jack Gwillim, che con la furia delle acque rade al suolo Argo, giusto perché questo film non si fa mancare proprio niente, nemmeno una città devastata come nei migliori “Disaster movie”.

Era è interpretata da Claire Bloom, mentre un ruolo fondamentale, quello di Teti è affidato a colei che sarà sempre l’eterna grande vecchia del cinema (anche quando era giovane come qui) ovvero la leggendaria Maggie Smith. Ruolo chiave per Ursula Andress, la celebre Bond Girl qui non fa nulla ma lo fa benissimo, anche perché proprio lei, che usciva dalle acque in “Agente 007 – Licenza di uccidere” (1962) non poteva che interpretare Afrodite, anche se nel film è finita anche per un’altra ragione, diciamo di cuore, visto che in quel periodo l’attrice aveva una storia con il protagonista del film Harry Hamlin, seconda scelta dopo il rifiuto di Schwarzenegger, basta dire che nel 1980 nacque Dimitri, il figlio della coppia dei due “belli belli in modo assurdo” (cit.) che finirono per divorziare nel 1983, così abbiamo fatto felici anche gli appassionati di pettegolezzi.

Un Olimpo di divinità cinematografiche tutte insieme.

Come si sa le divinità greche sono spesso guidate dalle loro passioni e i loro tormenti, Teti gelosa dell’occhio benevolo con cui Zeus continua a proteggere Perseo e sua madre Dana, non è certo felice del fatto che suo figlio Calibos sia stato tramutato dal CEO dell’Olimpo in un orribile satiro, per vabbè robetta, aver fatto razzia tra gli ultimi cavalli alati, una ragazzata secondo “cuore di mamma” Teti, che giura vendetta contro il prediletto di Zeus ovvero Perseo (Trentaseo!), il tutto mentre il Maestro Harryhausen fa la prima delle sue magie cinematografiche, la statuetta di creta di Calibos si trasforma nell’orrido mostro, le cui sembianze resteranno celate per diversi minuti, in modo da far lavorare la nostra fantasia di spettatori creando l’attesa.

Voi lo facevate questo con il Didò? Harryhausen si!

Teti, che da quanto ho capito è la Dea protettrice degli Stalker, si accanisce contro Perseo teletrasportandolo nemmeno fosse lo Scotty di Star Trek nell’Anfiteatro della città di Giaffa, qui comincia il cammino dell’eroe di Perseo, la sua formazione, infatti non credo sia un caso che ad aiutarlo, il suo mentore sia Ammon, interpretato da uno dei pochi attori americani del film, scelto oltre che per il suo talento proprio per non far sembrare “Scontro di Titani” una produzione britannica, parlo del grande Burgess Meredith, il Mickey di Rocky che qui ricopre quasi lo stesso identico ruolo anche per Perseo.

«Devi mangiare saette e cacare fulmini di Zeus! Ti dovranno fermare coi lacrimogeni» (quasi-cit.)

Ma per essere un vero eroe, Perseo ha bisogno anche di qualche gadget strafigo ed è qui che ancora una volta Zeus ci mette lo zampino, fornendo al giovane elmo e scudo magici, quelli che un giorno gli salveranno la vita, come racconta proprio il patriarca dell’Olimpo a Perseo, comunicando con lui attraverso lo scudo, che di fatto è una sorta di Skype, con l’aggiunta di poter parare anche i colpi di spada. Ma un cavaliere può essere tale senza un cavallo? Per contrastare lo spaventoso avvoltoio gigante di Calibos, Perseo ha bisogno al suo fianco di qualcuno dotato di ali, l’ultimo dei cavalli alati, uno con il dente avvelenato con Calibos per aver fatto fuori tutti i suoi simili, mi riferisco a Pegaso e ve lo dico subito, la scena in cui Perseo cerca di domarlo senza farsi disarcionare, sembra dire alla famiglia Dutton di Yellowstone: MUTI!

In un mondo in cui tutti competono / Tu non cavalcare, monta la sella di Pegaso (cit.)

Il cammino dell’eroe di Perseo può dirsi completo solo con una damigella in pericolo da salvare, quel vecchio laido schifoso di Calibos ha rapito la bellissima principessa Andromeda (Judi Bowker), quindi armato di tutto punto Perseo è pronto ad affrontare il boss finale (e solo ora ho capito perché si chiama Cali-Boss) dritto nella sua palude molto meno accogliente di quella di Shrek, anche perché il mostruoso Calibos resta una delle creazioni più iconografiche mai generate dal talento del Maestro Harryhausen, in un’ipotetica classifica di grandi mostri cinematografici, “Scontro di Titani” ha offerto parecchio materiale per quella classifica immaginaria.

Vogliamo parlare di Bubu? Metà droide di Guerre Stellari e metà Anacleto.

Vissero tutti felici e contenti? Non ancora perché la vendicativa Teti, con lo zampino della perpetua Cassiopea, che come la signora Gina del terzo piano ha la lingua troppo lunga e non riesce a farsi gli affaracci suoi, prima di capitolare lancia il suo ultimo anatema contro Perseo Trentaseo. Pur di non vederlo felice con l’amata Andromeda, comanda che la principessa venga data in pasto al Kraken a trenta giorni da ora, insomma Perseo come Orietta Berti ha risolto un bel problema, ma ora gliene restano mille, anzi uno che però vale per mille.

Ricordate il monologo di Denzel Washington in “Il sapore della vittoria”? Film del 2000 che in originale si chiamata “Remember the Titans”? No? Vi rinfresco la memoria io sulla parte che più ci interessa in questo momento: «Nella mitologia greca i Titani erano superiori agli stessi Dei. Dominavano l’universo con potere assoluto». Quindi mettetevi nei panni sandalati di Perseo, non solo avete metà del Pantheon contro di voi, ma ora dovete affrontare il Kraken, una creatura che persino gli Dei temono, come si può battere un Titano? Come suggeriranno al protagonista le inquietanti sorelle Forcidi, tre streghe che ricordano le tre parche (che non sono Grazia, Graziella e Grazie al… Sono altre tre!) e che offrono la soluzione al ragazzo: per sconfiggere un Titano te ne serve un altro: un Titano contro un Titano.

Quando iniziano ad urlare “Un Titano contro un Titano” mi esalto come se non lo avessi mai visto questo film (storia vera)

Perseo quindi paga il traghettatore con le sembianze della morte stessa (in una scena che da bambino m’inchiodava allo schermo e che ha fatto prendere appunti a Guillermo del Toro) tutto per raggiungere l’isola della morte, affrontare il cane a due teste Pucci Dioskilos per poi regalarci un’altra scena madre in un film che potrebbe donarne qualcuna ai film più bisognosi: lo scontro con Medusa.

Ricordate cosa dicevo dei mostri grossi e bellissimi usciti da questo film per diventare parte della cultura popolare, per certi versi Medusa potrebbe essere il capolavoro di Ray Harryhausen, per prima cosa ci viene ben spiegato che lo sguardo diretto del Titano potrebbe trasformarci tutti in pietra, ma gustatevi i dettagli, come i segni di artigli sulle colonne ad esempio, una cura maniacale per i dettagli. Quella che segue è una scena tesissima, un combattimento in cui Perseo e allo stesso modo noi spettatori al sicuro sulle nostra poltrone ma in prima fila con l’eroe che ci ricorda la tabellina del sei, cerchiamo di non incrociare lo sguardo del mostro, sapete in quale altro film – guarda caso proprio del 1981 – mi capitava da bambino di guardare la scena parandomi gli occhi nemmeno ci fosse stato troppo sole? Il finale di I predatori dell’Arca perduta, state pur tranquilli che non è un caso, perché idealmente anche Steven Spielberg è uno di quelli cresciuto con le magie cinematografiche del Maestro Harryhausen.

Lo scontro con Medusa rende onore ad un film che si intitola “Scontro di Titani” e rivedendolo oggi, per festeggiare i suoi primi quarant’anni, ho capito ancora una volta perché lo amavo così tanto da bambino, questo è grande cinema, anzi è la materia stessa di cui il cinema dovrebbe sempre essere fatto, ovvero la fantasia e dosi abbondanti di talento. “Scontro di Titani” tutto sembra ma non un film del 1981, nel confronto diretto con Raiders, al massimo sempre un film dell’81 sì, ma Avanti Cristo e lo dico nel senso più positivo del termine, perché l’animazione a passo uno lo rende antico come un mito Greco, quasi leggendario per certi versi, proprio come il finale del film.

Pietrifico i vostri visi in gita da primo liceo / Sono medusa di Merisi mi manda Perseo (cit.)

L’entrata in scena del Kraken sarà invecchiata quanto volete ma proprio grazie alla maestria di Ray Harryhausen e alla capacità del film di sospendere l’incredulità, farà per sempre di “Scontro di Titani” un classico dell’avventura, perfetto per iniziare chiunque ai miti Greci ma soprattutto puro cinema, a metà tra i nostrani “Sandaloni” e un fantasy. Nel momento esatto in cui smetti di vedere un modellino in plastilina animato un fotogramma alla volta, ma vedi un Titano che sorge dagli abissi dell’oceano e che può essere fermato solo dalla capoccia mozzata di un altro Titano, gente questo è quello che io vorrei sempre vedere al cinema. Quindi ecco la mia risposta, che cosa è il cinema per me? Al suo meglio, quello che sapeva fare il Maestro Ray Harryhausen.

Signore, signori: il cinema al suo meglio, i mostri grossi!

Visto che me lo chiederete ve lo dico subito, esiste un remake di questo film uscito nel 2010 e intitolato “Scontro tra Titani”, in due parole vi do il mio parere in merito: fa schifo. Ecco fatto, due parole, al massimo concederò altro nei commenti ma sono più interessato a rendere omaggio al vero “Scontro di Titani”, l’unico che merita ancora di essere visto e rivisto anche dopo quarant’anni dalla sua uscita.

L’elenco dei registi e degli artisti che sono stati influenzati dal lavoro e dal talento del Maestro Ray Harryhausen è lungo e ben nutrito, parlo di nomi come Tim BurtonSam RaimiGuillermo del Toro oppure il geniale Dennis Muren, ma sempre pescando dall’intervista al Maestro presente nei contenuti speciali del DVD, nel corso degli anni a rendere omaggio alla sua porta si sono avvicendati nomi come Steven SpielbergGeorge Lucas e “Mister Cameron”, come lo chiama lo stesso Harryhausen, perché gli altri sono Steven e George ma Jimmy è “Mister Cameron”, tra tutte le divinità che hanno reso omaggio, qualcuno è più divino degli altri e persino Sua Maestà lo sapeva.

Quindi ricordate le parole di Coach Denzel, i Titani erano superiori anche agli Dei e per me è un vero onore rendere omaggio al più titanico talento che la settima arte abbia mai visto, grazie di tutto Maestro Harryhausen, il cinema senza di te sarebbe stato più triste, piccolo e sicuramente con molti meno mostri e per questo, questa Bara ti vorrà sempre un mondo di bene.

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