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Scuola di mostri (1987): Nutella, Coca e Pizza

Ogni tanto mi ritrovo a pensare, lo so sembra
incredibile, ma ogni tanto lo faccio anche io! Raramente, altrimenti mi viene il
mal di testa, ma capita.

Mi rendo conto di essere spesso distante dalla
media delle persone che mi circondano, mi sono sempre sentito abbastanza alieno
ai divertimenti canonici come la mania delle selfie, commentare il rigore non
concesso il lunedì mattina, guardo alla maggioranza, a volte tronfio della mia
diversità, tante volte con i sensi di colpa. Mi avveleno pensando sono solo un
altro fottuto snob? Dubbi di qualunquismo sono quello che mi resta…
Dubbi provocati dal rendermi conto di essere
comunque il tipico sottoprodotto di una cultura popolare di nicchia, solo
perché composta da un numero minore di persone, una minoranza cresciuta
aspettando più “Notte Horror” il martedì sera che la partita di Champions il mercoledì. Se leggendo le parole “Notte” e “Horror” a breve distanza nella
stessa frase, state facendo sì con la testa, vuol dire che grossomodo anche voi
avete i piedi affondati nell’humus culturale da cui sono venuto su anche io.
SPOILER Alert! Da qui in poi si rischiano
passaggi pescati dal mio passato ad alto rischio di banalità del tipo “Si stava
meglio quando si stava peggio” chiedo scusa, sarà colpa dell’humus andato a
male.



Vengo risucchiato dal vortice dei ricordi…

Un tempo laggiù nella mia bambinezza, la
televisione era uno strano oggetto da cui uscivano i film, spesso erano sempre
gli stessi replicati mille mila volte, tutti a loro modo di culto, prima di
venire sostituiti da casa con fratelli grandi e gli amici di Maria, che poi
pure io conosco tanti che sono amici della Maria(giovanna), ma non hanno uno
show in tv tutto loro.

Tutta roba tipo Grosso guaio a Chinatown, “Ammazzavampiri” o Dimensione Terrore e proprio il regista di questo film, Fred
Dekker, è lo stesso di un altro cult della mia infanzia: “The Monster Squad”
qui da noi “Scuola di mostri”. Sì, lo so, il titolo italiano fa schifo, ma il
film è un pezzo di cuore anche tradotto male.



Il titolo Italiano non ha senso, ma in compenso abbiamo anche spogliato la moglie di Frankenstein.

Ora, essere un film di culto tante volte fa sì
che per motivi affettivi, si chiuda un occhio su alcuni dei difetti, ma è anche
vero il fatto che un cult generazione crea aggregazione facendo tornare di moda
il discorso sull’humus (che per altro è pure buono, chiedete ai vegetariani per
conferma), su queste basi non esiste un titolo più degno dell’etichetta di cult
di “Scuola di Mostri”!

Chiarito questo, il passo successivo è capire
quanti ricordi infantili avete legati a questo film, se la vostra risposta è
“tanti”, sappiate che molto probabilmente, guardando verso il basso in questo
momento, è facile che troviate i vostri piedi piantati dentro un vaso con su
scritto “Humus”. Lo so, è un po’ un casino muoversi, saltellando come omini del
Subbuteo, ma ne vale spesso la pena.



Se pensate di avere una strana famiglia, ricordatevi di Fred Dekker.

Un passaggio televisivo da qualche parte nella
mia infanzia, ebbe l’effetto di un’esplosione atomica sui miei compagni di
classe, per loro era probabilmente il primo incontro con i mostri classici
della Universal, per me è stato un po’ come tornare a casa, amavo già i film
della Hammer e i vecchi horror con i mostri classici, ma in generale amavo
proprio i mostri, di solito nei film, tendo ad identificarmi con i personaggi
di contorno, per una volta, invece, il protagonista era uno come me, solo che lui
era biondino e di bell’aspetto e sfoggiava un’invidiabile maglietta con su
scritto “Stephen King Rules”. Io, invece, vorrei dirvi che con i miei occhialoni giganti
rendevo omaggio a George A. Romero, in realtà ero solo pateticamente miope.

“Ha detto miope non cieco, così sembri Ray Charles”.

Ma la passione per gli horror e i mostri era
la stessa dei personaggi del film e proprio grazie a quella replica televisiva
di “Scuola di mostri”, anche i miei amici di scuola avevano un riferimento
culturale con cui confrontarci, è più forte Dracula o Frankenstein? Come ci si
trasforma in un lupo mannaro? Per tipo tantissimo tempo (tre giorni) avevamo
anche un club e vi dico che avevo anche il tesserino (plastificato!!)
disegnato a manina, con su scritto “Monster Squad”, se scavo in qualche
cassetto sicuro lo trovo ancora, storia vera.

Ho deciso di rivedermi il film qualche giorno
fa, i titoli di testa mettono in fila un sacco di nomi mitici: Rob Cohen
produce (e da anni minaccia un remake), sua maestà Stan Winston si occupa degli
trucco e della realizzazione dei mostri, ma i due eroi sono loro, il regista
Fred Dekker e il suo compare sceneggiatore e amico di sempre, Shane Black. A
questo proposito, con maldestra mossa da prestigiatore, vi annuncio che qui
inizia la rubrica dedicata a Mr. Black che avrà una cadenza assolutamente
casuale, spalmata nel corso dell’anno come la nutella sul pane (“Nutella, Coca
e pizza” Cit.) e questa rubrica si chiamerà… Back in Black!


Fred Dekker e Shane Black sono stati compagni
di università, sono due che a loro modo, hanno saltellato in stile Subbuteo con
i piedi affondanti dentro un humus del tutto simile al nostro, entrambi
appassionati di fumetti, sono due che non potevano non diventare amici. Ora,
visto che il film è del 1987, non sono riuscito a capire se Shane abbia scritto
prima questo, o quella bomba nucleare di “Arma Letale,” ma a giudicare
dallo stile ancora grezzo e da parecchie ingenuità, direi prima questo.

Pare che nella prima bozza di sceneggiatura, l’intro
in cui Van Helsing assalta il castello di Dracula, fosse una roba pazzesca, con
centinaia di uomini a cavallo e dirigibili Zeppelin nel cielo, una roba che da
sola sarebbe costata più del film completo, pare che fu Dekker ad intercedere
dicendo all’amico: “Senti, la facciamo come la volevi, ma magari togliamo i
dirigibili che dici?”. Per fortuna, dico io, perché la scena iniziale del film è
davvero riuscita e si gioca subito un sacco di bare, di sangue e una
trasformazione in pipistrello gigante che per molti bimbi di allora, è stato il
primo incontro vero con il genere horror.

“Buonasera, siamo l’horror, piacere di fare le vostra conoscenza”.

Bisogna anche dire che la sceneggiatura ha
svariati problemi (il deus ex machina della statua è talmente grosso da non
stare quasi nell’inquadratura), a parziale discolpa della coppia Dekker e
Black, oltre alla giovane età, anche i tagli voluti dalla produzione che voleva
tenere il film sotto i 90 minuti di durata, quindi dal montaggio finale
spariscono 13 minuti di girati, svariati passaggi logici e anche la comparsata
di Liam Neeson scritturato per una piccola parte (storia vera).

Parliamo della trama? In una cittadina
americana degli anni ’80, tipo Stranger Things, ma prima di Stranger Things,
un gruppi di ragazzini si barcamenano tra le solite cose: scuola, genitori
litigiosi e il loro club dei mostri. Fino a quando i mostri non arrivano
davvero, piombando dal cielo nelle loro bare (delle bare volanti!!), arriva la
squadra All-Star delle creature “di maligno”, ovvero Dracula (Duncan Regehr),
la mummia, l’uomo lupo, il mostro della laguna nera e il mostro di Frankenstein
(il mito Tom Noonan), aggiungete un amuleto che può fermare il male e che sa
tanto di pretesto narrativo e date una risposta alla vecchia domanda: se esci
di casa e piovono mostri e chi chiamerai?



“E’ caduta dal cielo padrone” , “Si certo, ci manca solo la bara volante adesso!”.

Se I Goonies, cercavano di adattare l’avventura in stile Indiana Jones, ad una platea di spettatori più piccoli, “Scuola di
mostri” ricalca in tutto e per tutto il modello dei Goonies, mescolandolo con
un altro genere, ovvero l’horror classico, non c’è davvero nessuna volontà d’inventare nulla: entrambi i gruppi hanno un ragazzino paffuto e un componente
poco più grande che si atteggia a figo, qui la cosa è palese, visto che Rudy (Ryan
Lambert) ha guanti e giacca di pelle, peccato solo per i risvoltini ante
litteram su calzino di spugna bianco, che ci fanno capire perché non è il figo
della scuola.

Si si, fai il figo, solo perché in foto non si vedono i risvoltini.

I ragazzini della squadra anti-mostro (ma
chiamarlo così il film, brutto?) sembrano la scooby-gang, alle prese con i
mostri classici della Universal e sono classici sul serio, quelli che per anni
hanno fatto mostra di loro sulle lunch-box di tutti i bambini d’America ed è
proprio questo il bello di “Scuola di mostri”: un film per ragazzini, in cui
dei protagonisti credibili, interagiscono, a volte fanno amicizia, ma
soprattutto sconfiggono i mostri che tanto ammiravamo anche noi, non dico che
sia il Last Action Hero dei film
horror, ma gli intenti citazionisti e l’omaggio al genere è lo stesso che
Dekker aveva già sfoggiato in Dimensione Terrore.

Se Matt e Ross Duffer non sono cresciuti con questo film, mi mangio il cappello!

Dekker e Black non perdono tempo, affondano
subito i denti (canini) nell’azione e il film, complice anche la durata, ha un
ritmo pazzesco ed è costellato di trovate gustose sparse nel mucchio, come il
diario di Van Helsing trovato in un mercatino dell’usato americano (lasciatemi
l’icona aperta che ripasso…) che bisogna tradurre e chi parla il Tedesco in
città? Solo l'”Abominevole” tedesco (Leonardo Cimino) che, ovviamente,
di abominevole non ha nulla, ma è un cuore d’oro che rimpinza i ragazzini di
torta e li aiuta, perché lui i mostri li conosce molto bene, come ci mostra
Dekker con un solo dettaglio: i numeri tatuati sull’avambraccio dell’uomo
mentre chiude la porta di casa.

Poi, a ben guardarlo, “Scuola di mostri” ha un
sacco di dettagli adulti che da piccoletto non avevo mai notato. Ad esempio, gli
adulti del film, come da tradizione, non ascoltano i bambini, perché sono
impegnati a tenere insieme i loro matrimoni e litigare quando i bimbi sono a
letto, nella mia scena preferita, la mamma del protagonista (che faceva lo
stesso ruolo anche nei Goonies,
giusto per chiarire i riferimenti originali) in risposta alla figlia
spaventata, le dice che con papà risolverà tutto, mentre la piccola avrebbe
solo voluto sentirsi dire “no i mostri non esistono, ora dormi”, pennellate di
Shane Black qua e là.



Molto più figo del logo della Mercedes.

Inoltre, penso sia il film con più alto tasso
di bambini armati di pistola della storia, almeno due mostri vengono seccati
così, provate a farci caso e anche l’elemento horror, non è preso sotto gamba,
ma messo in scena in maniera dannatamente serie, per un film pensato per una
platea di minorenni.

E’ anche chiarissimo che Dekker e Black siano
venuti su a pane e fumetti, i mostri della Universal fanno “Team-up”
(espressione fumettistica numero uno) e il risultato è un “Crossover” (espressione
fumettistica numero due), con dei ragazzini in stile Scooby-Doo. Pensate che
ultimamente Mark Waid e Fiona Staples (disegnatrice di SAGA) hanno fatto scontrare Archie con gli zombie, Dekker e Black
hanno fatto lo stesso trent’anni prima.



In anticipo anche sugli spaventatori di Monsters & Co.

I mostri, poi, sono proprio quelli dell’iconografia
classica: Dracula con mantello alla Bela Lugosi, la mummia pare uscita
strisciando dai film con Boris Karloff, l’uomo lupo compra i vestiti
(strappati) nello stesso negozio di Lon Chaney Jr. e il mostro della laguna,
se non fosse per il muso alla Predator, è proprio il solito Gill-Man che tanto
amiamo. Persino Frankenstein sembra quello che potrebbe disegnare un bambino,
se non fosse che sotto il trucco c’è il mitico Tom Noonan che zitto zitto di
film di culto in carriera ne ha mandati a segno parecchietti, come direbbe mia
madre.

Grazie a lui, Frankie ancora oggi è il mio mostro preferito.

Proprio Franky è il
metro su cui si misura tutta l’operazione, a scapito di Dracula che ne esce
come il solo vero cattivo, Frankenstein è il mostro buono, intorno al quale ruota
tutto il citazionismo del film. La prima scena in cui incontra la bambina, è la
stessa spiccicata del primo film di “Frankenstein” del 1931, inoltre, il resto
del gruppo dopo la paura iniziale, lo adotta subito, come se fosse E.T. o Sloth,
insomma: Spielberg e quel capolavoro dei Goonies
continuano a cicciare fuori, proprio perché Fred Dekker ha chiaramente questi
riferimenti in testa.

Direi che per la questione, omaggio al cinema di Spielberg, ci siamo.

Come detto, è
palese rivedendolo, che un film così oggi non sarebbe più possibile
vederlo. Ok, i pipistrelli di plastica sembrano usciti da “Fracchia contro
Dracula”, però gli effetti speciali sono quelli di un buon horror, Dracula
colpito in volo, per metà umano e per metà pipistrellone, il Lupo mannaro che
si ricompone come nulla fosse. Inoltro, anche per il linguaggio: oggi sarebbe un dramma
utilizzare in un film per ragazzi la parola “palle”. Questo film non solo lo
fa, ma manda a segno la scena più memorabile di tutto film (“Dagli un calcio
nelle palle!”, “Ma non ce le ha le palle!” Cit.), roba da far rivedere a
rotazione a chi oggi produce robe mosce e senza palle, a differenza del lupo
mannaro, lui è sicuro che le palle le ha, ora lo sappiamo.

In fondo lo chiamano UOMO Lupo per una ragione no?

Il vero talento di
Fred Dekker, molto probabilmente, era quello di saper infondere vera passione nei
(purtroppo pochi) film che ha diretto, abbondante uso di citazioni sì, ma
sempre condito da quell’amore per il materiale originale, senza il quale si finisce
solo con essere degli Hipster che si atteggiano, il tutto con un
mestiere, gusto per le soluzioni estremamente visive e un ritmo che non prende
prigionieri. In un’ora e venti (titoli di coda compresi) c’è di tutto, compreso
un montage musicale con canzone che non c’entra una cappa, ma ti resta in testa
per giorni lo stesso (“Rock until you drop, dance until your heart stop”), perché non puoi essere un film degli anni ’80 se non hai un montage musicale!

“You’re One Ugly Motherfucker!” (Cit.)

Ma metteteci nel
mucchio anche l’adorabile Frankenstein di Tom Noonan che vi farà venire l’occhio
imbruschettato nel finale, il vortice de La Casa 2, il binocolo per spiare gli spettacoli del Drive-In, una saga
slasher che strizza l’occhio a Venerdì 13,
ma anche i poster in camera, la statuetta dell’alieno di Cittadino dello spazio”,
il lupo mannaro che ringrazia, la vergine che non è vergine e Van Helsing che
fa OK con il pollicione che, sì, lo so, un Olandese vissuto nei primi del ‘900 non
può conoscere quel gesto, ma è fighissimo lo stesso!

Il secondo finale con pollice alto più bello di sempre (il primo è ancora imprendibile).

In soldoni: un film da mostrare a chiunque oggi
voglia fare film “per ragazzi”, un film che resta divertente anche se rivisto
da adulti (La mia wing woman: “Ma cosa stai guardando con questi effetti sonori
che sembra un cartone animato?” storia vera), il rimpianto è che Fred Dekker
abbia diretto così pochi film prima di perdersi, ma allo stesso tempo, sinceri ringraziamenti
a Fred Dekker per aver diretto così bene i pochi film che ha fatto.

Signor Dekker…Addio, e grazie per tutto
l’Humus!
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