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Security (2017): Fuga dal Mulino Bianco

Non so voi, ma io
trovo piuttosto simpatico Antonio Banderas, voglio dire non lo conosco, quindi
non posso essere certo che non sia un totale stronzo, però per quanto riguarda
la sua carriera, è uno di quegli attori che non mi dispiace veder spuntare in
un film e che verso il cinema ha un approccio molto genuino che apprezzo.


Ha iniziato
recitando per Pedro Almodóvar, per poi passare ad un altro “Latino” come Robert
Rodriguez, che tra la trilogia del Mariachi e i diciotto o diciannove sequel di
“Spy Kids” lo ha tenuto bello impegnato. Nel mezzo la fase “Piaccio alle donne,
quindi tanto vale monetizzare” che ci ha regalato roba tipo “Original Sin”
(2001) e roba decisamente migliore tipo “Femme Fatale” (2002) di Brian De
Palma, ma anche tanti ruoli più o meno d’azione con registi di tutto rispetto.
Ultimo
avvistamento da queste parti Automata,
nel mezzo la parte da spalla comica in “The Expendables 3” (2014) e quando
il nostro Banderas si mette a strillare per esigenze di copione: «Ho bisogno di
lavorare!» non so se stesse recitando davvero, metodo Stanislavskij? Mah!


“Se vedi qualcuno del Mulino Bianco, tu di che non mi hai mai visto ok?”.

Poi, vabbè, lo
sapete, Rosita la gallina e i biscotti del Mulino Bianco, le focacelle “bele
mooorbide” e tutta quella roba lì che ci sta che gli attori vadano in giro per
il mondo, preferendo di solito remoti luoghi lontani per smarchettar… Ehm,
prestare il loro talento alla promozione di prodo… Vabbè, dai avete capito, non
ci credo nemmeno io.

Certo una cosa è
un Kevin Costner senza più voglia di vivere che vende il tonno, un’altra è
Banders che s’impegna in una sfilza di pubblicità, per altro
recitando in Italiano, dettaglio non da poco. Probabilmente vi ricordate
il gatto con gli stivali della saga di “Shrek” che in originale era doppiato
proprio da Antonio Banderas, ecco non solo in originale, perché Banderas si è
occupato di doppiare il micione con gli occhioni anche in Italiano, in tutti i
film, compreso nello spin-off dedicato al personaggio nel 2011 (storia vera!). Può sembrare una cazzata, ma mi dimostra che al nostro non dispiace sporcarsi
le mani, certo lo pagano, però preferisco cento volte il suo approccio a quello
di Costner con la morte nel cuore e il portafoglio che piange.


Lo so, sembra una pubblicità di frigoriferi, invece è un film d’azione.

Il primo film
dopo la fuga dal Mulino Bianco di Banderas era talmente brutto che non ho avuto
nemmeno voglia di scriverne (“Black Butterfly” inguardabile), ma con “Security”
quell’approccio al cinema, con la maniche arrotolate di Banderas che apprezzo
ha modo di scatenarsi, lo trovate su Netflix, dura 90 minuti, non vi cambierà
la vita, ma se siete alla ricerca di un film d’azione con tutte le sue cosine al
posto giusto con questo non potete sbagliare!

Eduardo
“Eddie” Deacon (dopo la lunga premessa dovreste aver capito che è Antonio
Banderas) è un ex marines finito in un ufficio di collocamento, lontano da
moglie e figlia, è disposto anche a prendere il minimo salariale pur di
lavorare e mandare i soldi a casa, se ve lo state chiedendo: in coda per un
lavoro non c’è anche Rosita la gallina.


“Tieni giù la testa Rosita, qui si fa sul serio!”.

Siccome Eddie ha
la schiena dritta e il passato militare giusto, rimedia un postaccio come
guardia giurata in un grande magazzino, s’inizia subito e ci penserà il suo
idiotismo responsabile Vance (Liam McIntyre) a fargli fare il giro del posto,
un trucchetto che serve a due cose: la prima, farci capire dove si svolgerà
l’azione, la seconda, infilare qualche frigorifero di una nota marca in bella
vista, perché comunque i film costano e qualche finanziamento fa comodo, non è
che può pagare tutto la Mulino Bianco, eh?

“Con quel ciuffo e quelle basette, potresti anche dire della grandi verità ma è difficile prenderti sul serio”.

Siccome Eddie è
un dritto, con ancora i segni da stress post traumatico, annusa l’aria e
capisce che questo centro commerciale è localizzato in una posizione tattica,
chi vuole uscire dalla città deve passare per forza di lì, un fortino fatto di
negozi e negozietti e per questa ragione, oltre ad Eddie ci sono altri
guardiani, tutti abbastanza generici da far capire che stanno qui per coprire
un ruolo: il bullo vigliacco, il nerd che trova le robe sull’Internet e la
gnocca in stile Jessica Jones con il
dopo sbronza, i nomi non me li ricordo, ma tanto basta questo per
identificarli.

Ora, come tutti i
film buoni e giusti “Security” fa l’unica mossa sensata quando non hai molti
mezzi, ma tanto buon gusto: omaggi John Carpenter!


“Cosa dice sempre Cassidy? Un giorno passato ad omaggiare Carpenter è un giorno ben speso”.

Ben Kingsley (un
altro che accetta un po’ tutti i ruoli ultimamente) è a capo di una gang di
criminali parecchio armati sulle piste di una ragazzina che deve testimoniare
nel processo che li inchioderà. La piccola scappa dalla (bella) sparatoria
iniziale e indovinate dove arriva? Bravi, come il padre di Distretto 13, la bambina raggiunge il centro commerciale,
diventando così l’oggetto del contendere tra gli assedianti fuori (tanti e
molto armati) e gli assediati dentro che, come da tradizione del film d’assedio insegna, dovranno livellare le
differenze, aguzzare l’ingegno e vendere cara la pelle.

Il regista Alain
Desrochers non è certo un fuori classe, ma utilizza tutto il suo mestiere al
meglio e procedendo da un classico all’altro, vuoi non metterci dentro anche un
po’ di Die Hard? Banderas non si
gioca la canotta zozza alla Bruce Willis, ma la scena finale non potrà che
ricordarvi qualcosa di John McClane, perché “Security” in questo senso è
classicissimo nel suo non inventarsi davvero niente, ma utilizzando tutte le
mosse classiche degli eroi d’azione con rispetto del materiale a cui s’ispira.


Dopo gli ‘anta, la canotta diventa una maglietta, ma il concetto è lo stesso.

In questo scontro
tra i pochi contro i molti, non mancano i trucchetti in stile A-Team, con ogni
genere di oggetto pescato nei negozi del centro commerciale, trasformato in
un’arma da utilizzare contro i cattivoni, in tutto questo Banderas non sfigura,
di sicuro non è agilissimo (anzi) per fortuna Alain Desrochers ha così tanto
mestiere da farlo risultare credibile come personaggio che può stenderti con il
cazzotto giusto al momento giusto.

I biscotti Le esplosioni come si facevano una volta.

Insomma, “Security”
è orgogliosamente vecchia scuola, se siete alla ricerca di un film d’azione che fa
bene il suo dovere, con un eroe, il suo fucile e tanti cattivacci da fare fuori,
questo può fare per voi, inoltre aiuta a far pace con le pubblicità del Mulino
Bianco.





Mi raccomando, non perdetevi la recensione del Zinefilo su questo film!
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