Home » Recensioni » Send help (2026): travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di Sam Raimi

Send help (2026): travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di Sam Raimi

Siamo sempre impegnati a correre, o a volare nel caso di questa Bara, sempre stressati per il lavoro e le consegna, ma prendetevi un momento, fate un respiro profondo, abbiate consapevolezza che l’aria che entra nei vostri polmoni e la stessa che respira anche Sam Raimi, bello condividere il pianeta con quel genietto che è tornato, con un nuovo gioiellino intitolato “Send help”.

Penso che per una generazione di pubblico, bontà loro giovanissimo, Sam Raimi sarà sempre il regista di Spider-Man, ma il nostro torna alla regia quattro anni dopo la sua seconda sortita in casa Marvel e ovviamente lo fa con un film dell’orrore, e lungo il piano inclinato di questa nuova trama scivola anche tutto questo, perché “Send help”, con il suo spunto di partenza da “Office workspace horror” non solo sembra la risposta ai paletti che l’MCU ha imposto al regista, ma è anche un cuginetto, minore se vogliamo ma comunque affilato, del precedente horror del regista, ovvero Drag me to Hell. Ma andiamo per gradi, come avrebbe detto il mio amico Anders Celsius.

Raimi lavora sulla sceneggiatura scritta a quattro mani da Damian Shannon e Mark Swift a sua detta, cercando di mantenere il tono grottesco e ironico della storia, per altro riuscendoci benissimo, perché “Send help” è stato venduto come: cosa succederebbe se precipitassi su un’isola deserta insieme al tuo capo ufficio stronzo? Infatti anche la campagna di marketing puntava molto su questo fattore. In realtà la storia è più strutturata di così, anzi riesce ad essere un bello scavo nei personaggi, assegnati ad attori che Sam Raimi sa sempre come far brillare. Lo smacco al suo precedente datore di lavoro, la Marvel, dall’ex dipendente, il regista di Evil Dead, è stato portarsi via la collega brava di nome Rachel McAdams, che faceva da tappezzeria dietro alla cappa di levitazione del Dottor Strange, mentre qui conferma tutto il suo talento.

Campagna pubblicitaria fatta bene (che tornerà utile al lavoro)

Linda Liddle (Rachele D’adami) con la sua allitterazione nel nome da personaggio dei fumetti, è la classica collega di lavoro stramba e sgobbona, un vero talento con i numeri ma il tipico soggetto che i giovani definirebbero “Cringe”. In un ufficio dove tutti sparlano alle spalle di tutti, lei è l’animale ferito, impossibile come spettatori non patteggiare per lei perché è l’esatto opposto della Christine Brown di Drag me to Hell, ma proprio come lei, si vedrà soffiare la promozione da un collega più leccaculo.

Già perché il vecchio CEO della compagnia per cui lavora da sette anni (il cameo di Bruce Campbell, sono stato di nuovo l’unico in sala a coglierlo, storia vera) ci ha lasciati e con lui è volata in cielo la promessa di salto di carriera per Linda, ora al suo posto comanda il figlio viziato di papà, Bradley Preston, con i suoi mocassini scamosciati blu fatto a forma del belloccio Dylan O’Brien qui assolutamente perfetto per la parte, viene voglia di prenderlo a schiaffi dal minuto uno e non solo per i mocassini.

Abbiamo tutti una collega o un collega così, se non lo avete, vuol dire che siete voi.

Bradley è spocchioso, arrogante, un bulletto che non fa nemmeno finta di non essere anche sessista, insomma è il solito capo, una merda come tutti i capi, però sa che per risolvere quella rogna burocratica ha ancora bisogno di uno spiritaccio come Linda, che vive sola con il suo parrocchetto e sogna – oltre alla promozione – di partecipare ai quei programmi televisivi dove ti mollano su un’isola e devi sopravvivere, visto che applica il suo stesso spirito da formica operaia anche ad imparare tutto sulle tecniche di sopravvivenza.

Un volo aereo, direzione Bangkok, in occasione di questa grossa acquisizione aziendale, ci conferma che volare con Rachel McAdams non è mai un viaggetto tranquillo, mentre Sam Raimi si diverte a spargere sangue e morti ammazzati a gravità quasi zero dirigendo – a basso costo, la scena è tutta in notturna – un disastro aereo e il successivo risveglio su un’isoletta deserta, tutti morti, tranne Linda e Bradley, ferito ad una gamba come Garibaldi.

Nel caso serva amputare, la situazione si farà molto… Groovy!

Da qui in poi la premessa: cosa faresti se ti ritrovassi su un’isola deserta con il tuo capo stronzo, va a braccetto con l’altro grosso archetipo, lei, lui, soli in questa spiaggia, una roba da Adama ed Evo (ma anche da inizio di un porno volendo) che la trama di “Send help” e di conseguenza Sam Raimi, esplorano in maniera intelligente in tutte le direzioni possibili. La prima, le dinamiche e le gerarchie da ufficio, che sono dure da eradicate quanto ti ritrovi con le stesse persone in ambienti diversi, e poi tutto il complesso rapporto di amore/odio tra i due protagonisti, che riesce a dire molto, su concetti anche “alla moda” (passatemi il termine) ma senza mai sbatterli in faccia allo spettatore, senza il bisogno di sottolinearli ventitré volte con il pennarellone a punta grossa come siamo purtroppo fin troppo abitati a veder fare in altre produzioni.

Lentamente Sam Raimi inclina il pavimento sotto i nostri piedi, e lungo questo piano inclinato scivola dentro tutto il suo cinema, fatto di movimenti di macchina accurati e virtuosi, ma anche di una capacità di narrare per immagini invidiabile, un esempio? Quando Linda scopre che la sua sudata presentazione farà fare carriera ad un altro, Raimi inquadra alle sue spalle il cartello con la freccia che indica dove si trova la sala riunioni dove stanno i pezzi grossi, quelli di cui vorrebbe far parte anche la protagonista, mentre Linda si muove mestamente nella direzione opposta. Ve l’ho già detto che dobbiamo essere grati di vivere sullo stesso pianeta di Sam Raimi? Ok, allora posso andare avanti.

Con chi vorreste trovarvi soli su un’isola deserta? Io con Sam Raimi, grazie.

Non voglio farvi rivelazioni sulla trama, non ve le farò, quindi leggete sereni, questo è un post SENZA SPOILER, ci meritiamo tutti di scoprirlo un pezzo alla volta “Send Help”, quello che posso dirvi è che in maniera molto intelligente, diventa oltre che un “Survival Horror” anche un film sulla lotta tra i sessi, anzi, sulle idiosincrasie nei rapporti di coppia, da ambo i lati. Perché lui è un bambinone idiota, stronzo arrogante e sessista, che ad un certo punto si accasa perché sembra uno di quei maschietti che non sa come allacciarsi le scarpe, fare una lavatrice o mettere insieme una cena, e che quindi ha bisogno di una compagna che le faccia da madre e badante, ma lei non è rappresentata come la povera vittima, cioè forse lo è all’inizio, quando è l’animale ferito dell’open space lavorativo, ma poi emerge quando si ritrova nel suo ambiente ideale, senza per questo diventare un santino di personaggio.

Anche Linda ha i suoi enormi chiari e scuri, a ben guardare poi, rapporti di coppia complicati e uomini abusanti, non sono nemmeno una novità nel cinema di Raimi, ma il bello è come Linda per lunghi tratti sembra aderente al canone della donna che pensa di poter cambiare un uomo e che lo perdona ogni volta che quello le fa un occhio nero, o peggio, la parte migliore di “Send help” sta tutta qui.

Ash Lei Vs. Lui The army of Darkness

Sarebbe stato mooooolto più facile farne un filmetto tutto schierato da un solo lato della barricata della guerra dei sessi, invece risulta un riuscito scavo nei personaggi, oltre che un intrattenimento purissimo e molto ben fatto, banalmente ad un certo punto non sai più per chi NON tifare, lui? Uno stronzo mal cagato che si merita tutto quello che gli succede, anche se il dubbio sorge, se lo merita per davvero? (Risposta: SI!), lei? Raimi è talmente bravo da farti subito affezionare a Linda, ma lo è altrettanto a mettere in chiaro che questa storia è una sorta di figlio nato da una notte d’amore tra “Castaway” (2000) e Misery non deve morire, per chi tifi esattamente in una trama del genere?

Forse la risposta è nessuno, perché proprio come il suo cuginetto Drag me to Hell, grazie anche ad alcune trovate un po’ “fumettose” (che sia chiaro, è un complimento) anche “Send help” è una favola ammonitrice, con due protagonisti che sembrano usciti da un fumetto della EC Comics e quindi, non sono buoni a tutto tondo mai, ma proprio mai nella vita.

Per certi versi “Send Help” è una sorta di film romantico (altra carta che non manca nella filmografia di Raimi) ma nello stile della Bara Volante, anzi ancora meglio, nello stile di Sam Raimi, visto che è pieno di sangue, gente che si vomita in faccia e liquidi corporei vari – come detto, un cuginetto di Drag me to Hell – il cui difettuccio, per me minore, è il fatto che per contenere i costi, in un paio di occasioni si sia ricorso alla CGI anche bruttina, piuttosto che ad effetti pratici vecchia maniera. Della scena dell’aereo vi ho già detto tutto, il cinghiale invece risente un po’ di questo problema, ma poi inizia a grufolare e a ricoprire Rachele D’adami di sangue e moccio e tu vorresti solo avere Sam Raimi a portata di mano per ringraziarlo ed abbracciarlo.

Nessuno fa i colloqui di lavoro come Sam Raimi.

Se il copione di “Send help” fosse finito in altre mani, quelle sbagliate, sarebbe stato un film didascalico da morire e molto meno sveglio, ma siccome a dirigerlo è il genietto del Michigan, non mancano gustosissime zampate horror, citazioni belle e non spudorate, un “Salto paura” (anche noto come “Jump scare”), uno solo ed usato nel momento migliore possibile, un modo per ribadire origini ed appartenenza, ma soprattutto per intrattenere il pubblico in maniera divertente e riuscita, mescolando sangue, vomito e smoccolamenti a personaggi scritti e recitati bene, sì, ora parliamo del cast.

Non ho molta memoria di Dylan O’Brien altrove, ha la faccia da bravo ragazzo belloccio ed è perfetto a fare lo stronzo, quindi risulta una scelta di casting impeccabile, ma Rachel McAdams è splendida in tutti i sensi di questa espressione: inizia il film mesta, dentro maglioni tre taglie più grandi e con dei capelli che sembrano non aver mai conosciuto uno shampoo, il suo personaggio cresce e letteralmente brilla nel proseguire del suo arco narrativo, la prova che non esistono pessimi colleghi, al massimo esistono persone che il mondo del lavoro cerca di incastrare come mattoni quadrati da infilare a forza in buchi triangolari.

Nello stesso film Rachel McAdams riesce a farti provare empatia per il suo personaggio, a fartelo odiare, risultare simpatica, a manifestare follia, disagio, sofferenze subìte e traumi irrisolti, in una delle sue prove più complete e a tutto tondo, ennesima prova che era sprecata nell’MCU e che Raimi, sarà giustamente ultra noto per come muove la macchina da presa, ma resta anche un gran regista di attrici e attori, mentre lancia loro addosso litrate di sangue finto e gli chiede di saltare, rotolare e contorcessi in ogni modo possibile.

«Tom Hanks almeno era solo con un pallone», «Cosa hai detto?», «Niente, faccio i nodi»

Tenete gli occhi ben aperti, perché oltre a Bruce “The King” Campbell compare anche la mitica Oldsmobile Delta 88 mentre a proposito di continuità, vorrei spezzare una lancia a favore della colonna sonora di Danny Elfman, al pari della regia del suo compare Raimi, subito riconoscibile dopo un fotogramma, lo stesso si può dire della partitura di Elfman, che però non replica i soliti suoni che ultimamente, rischiavano di farlo diventare un po’ troppo ripetitivo, a differenza di altri compositori per il cinema diventati ormai nomi-industria, l’ex cantante degli Oingo Boingo secondo me sa ancora come annusare l’aria e capire che tipo di suono serve per la singola storia.

A chiusura di questo gennaio 2026, che sembra un ottobre per numero di Horror in sala, non si poteva chiedere di meglio che avere un altro gioiellino diretto da Sam Raimi, io l’ho analizzato rivelando il meno possibile, voi fatevi un regalo, correte a vederlo perché film intelligenti che sappiano intrattenere così ne abbiamo sempre troppo pochi, godiamoci il fatto di vivere sullo stesso pianeta dove vive anche quel genietto di Raimi!

4.8 4 voti
Voto Articolo
Iscriviti
Notificami
guest
14 Commenti
Più votati
Recenti Più Vecchi
Inline Feedbacks
Vedi tutti i commenti
Film del Giorno

Anaconda (2026): quando il remake muta

Vi ricordate di anaconda? No, non era il nomignolo di un vostro amante particolarmente dotato, mi riferisco al film del 1997, diretto dal regista peruviano Luis Llosa. Vi rinfresco la [...]
Vai al Migliore del Giorno
Categorie
Recensioni Film Horror I Classidy Monografie Recensioni di Serie Recensioni di Fumetti Recensioni di Libri
Chi Scrive sulla Bara?
@2025 La Bara Volante

Creato con orrore 💀 da contentI Marketing