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Sharknado 4: The 4th Awakens (2016): Tanto tempo fa, in uno sharknado lontano lontano…

No, sul serio, un’altro Sharknado? Davvero serve un altro film con tornado ripieni di
Squali volanti?

Ora che
l’Asylum è stata sdoganata e i suoi film vengono passati sui canali in chiaro
(in prima serata!), è palese che i ragazzi dell’Asylum hanno fatto il botto: i
matti hanno preso possesso del manicomio.

Negli Stati Uniti ormai “Sharknado” è una tradizione, magari non come il superbowl, ma
comunque smuove il suo bel tornado di Twitter (il Twitnado!), qui da noi alla
periferia del mondo, in uno strambo Paese a forma di scarpa, ormai chi se lo
incula “Sharknado”, pensare che l’altro ieri la rete era piena di gente pronta
a giurare “LOL! Il film più brutto della storia del cinema” solo perché lo
dicono tutti, tzè! Ma si sa, se non segue l’onda vieni tagliato fuori e poi
nessuno ti mette il “Mi piace”.
Chi è interessato alla roba dell’Asylum e a questa saga in particolare, se la
guarda, io personalmente avevo dei dubbi, temevo la noia, l’effetto pilota
automatico, invece “Sharknado 4” funziona, fa ridere e si conferma un
appuntamento annuale imperdibile. Oddio, imperdibile, spassoso, dai!
Il giochino è
sempre lo stesso: arrivano gli Sharknado e i nostri protagonisti sono
costretti a trovate sempre più matte per fermarli, tipo navigare con una barca (finta)
lungo la strip di Las Vegas, giusto per citare la cosa più normale che accade
in questo film.



Mi vengono solo battutacce del tipo “I pirati di Silicon Valley”.

Devo
registrare con piacere il fatto che questo capitolo è quello con meno tempi
morti dedicati alle comparsate di famosi o ex famosi in cerca di un minuto di
gloria, certo ci tocca subirci un orrendo omaggio a Baywatch, in cui il
quantitativo di botox delle bagnine si conta come gli anelli nella corteccia
degli alberi, per contare gli anni di anzianità. L’unica che non ne fa uso è
Alexandra Paul che, malgrado tutto, si mantiene ancora decentemente, o forse non
ho notato le rughe con tutti quegli squali volanti.

Questo è anche
il capitolo con il maggior numero di variazioni di uno Sharknado: abbiamo gli “Oilnado”,
i “Firenado” e un clamoroso “Nukenado” al centro del riuscito (sì, ho detto
riuscito) climax finale, anche se il più divertente di tutti resta il “Cownado”
che omaggia uno dei più celebri disaster movie di sempre, quel “Twister” che ci
ha regalato il tormentone “La succhio-zona!” (pronunciata da Philip Seymour
Hoffman prima di diventare un attore serio) è che un giorno capiremo essere il
vero responsabile di tutte le follie firmate Asylum.



Anche l’autore di questa gif deve aver pensato la stessa cosa.

Anthony C.
Ferrante si diverte ancora con questa follia, si vede e per fortuna è lo stesso
anche per lo spettatore, a patto certo di essere ancora disposti a guardare squali
volanti e appena pensi che il gioco rischi di diventare stantio, Ferrante si
gioca una clamorosa matrioska di Squali, che si mangiano uno con l’altro in
volo in ordine di grandezza, per finire tutti divorati… Da una balena! E dai, allora? Di cosa stiamo parlando, su!

Il film
precedente ci aveva lasciato con il dubbio sul destino di Tara Reid, il pubblico
a colpi di twit ha votato e Tara è ancora tra noi, solo che ora è una specie di
Arale robotica che si ricarica con tanto di presa di corrente come se fosse uno
smartphone (!) e tra le armi del suo braccio bionico, anche una spada laser,
nell’inevitabile citazione (chiara fin dal titolo) ad un certo film uscito a dicembre dello scorso anno di cui potreste aver sentito parlare.



Ormai regalano spade Laser a cani squali e porci.

Autore di
questa meraviglia tecnologica (un po’ meno a livello di effetti speciali) il
papà di Tara, nei panni di un novello Dr. Slump troviamo il mitico Gary Busey!
Speravo di vederlo citare se stesso surfando uno squalo, cosa che purtroppo non accade. Il film è talmente
folle, che persino uno, di solito sopra le righe come Busey, qui sembra un
attore Shakespeariano.



Il morigerato e contenuto attore Gary Busey!

Se il film si
permette di citare Star Wars, allora perché non anche i supereroi della
Marvel, il finale è un tripudio di armature da far impallidire Tony Stark,
anche se la citazione fumettistica più divertente è Tara Reid, che sollevando
un’automobile, imita la posa di Superman, sulla copertina del leggendario (e
costosissimo) Action Comics 1.



Citazioni pop e squali come se piovesse!

Vi avevo già
parlato di quanto trovassi figo il pezzo intitolato “Bad Ass” che ha fatto la
sua prima comparsata nel terzo capitolo della saga, bene, qui torna proprio
quando il film si gioca la carta della citazione Carpenteriana, Steve guttemberg
(Steve guttemberg!?!) scenda da una Plymouth fury rossa fiammante e non una Plymouth
fury rossa qualunque, ma proprio QUELLA,
la mitica Christine! Il Carpenteriano in me ringrazia e si esalta. Hey! Ora
ho capito perché nel film compare anche Alexandra Paul!

Se lasciate fare a Christine, risolviamo la questione in cinque minuti.

Insomma, la
solita baracconata per chi è pronto a godersela, grande assente Cassie Serbo
che, però, minaccia di tornare nel prossimo capitolo, che arriverà puntuale
tranquilli: i matti hanno preso il controllo del manicomio, ma quando si parla
di sfornare seguiti sono più puntuali degli Svizzeri.

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