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Shazam! (2019): il super eroe che indovina tutte le canzoni

Alla fine è accaduto, hanno fatto un film su Capitan
Marvel
Shazam. Capisco perfettamente che ormai esca un film di supereroi
la settimana e la cosa possa aver perso un po’ del suo iniziale stupore, ma
capitemi: sono un vecchio lettore di fumetti che arriva da un’altra epoca, mi
sembra di vivere in piena Golden Age.

Sì, perché non è sempre stato così, una volta se qualcuno ti
vedeva con un fumetto in mano, ti beccavi gli sguardi ammonitori, al cinema ci
arrivavano solo i personaggi grossi, grossissimi, quelli con una trama facile
da riassumere, oggi invece? Shazam! Vi rendete conto? Capitan Marvel
Shazam era il classico personaggio che se eri in grado di raccontare anche a
grandi linee le sue origini, vuol dire che eri già uno di quei Nerd senza
ritorno, in un’eccezione del tutto negativa del termine. Se per caso ti
scappava di ammettere che Shazam era addirittura un fumetto che ti piaceva e
che leggevi, voleva proprio dire che tu una donna, con molta probabilità in
vita tua l’avevi vista solo in formato Jpg.

Sì, perché il personaggio ha una storia editoriale
incredibile, nasce nel 1939 scritto da Bill Parker e disegnato da C.B. Beck per
la piccola casa editrice Fawcett Comics e siccome vendeva più di Superman, la
Distinta Concorrenza ha pensato di anticipare la mossa che ha reso grande Bill
Gates: si è comprata la Fawcett eliminando la concorrenza (storia vera).

C.B. Beck nel suo genio, aveva capito che il colpo di spugna stava per arrivare.

Cercando di riassumere una storia che è molto più lunga e
complessa, diciamo solo che a quel punto, alla Marvel Comics giravano un po’ le
grandi “M” rosse, cos’è sta storia che voi avete un personaggio con la parola
MARVEL nel nome? Ecco perché la Marvel ha creato il suo Capitan Marvel che ora
è una donna come avete visto nel recente film, ma soprattutto perché Shazam ha
cambiato nome. Chissà se per ripicca ha fatto fatto causa anche ad una popolare
App che azzecca il titolo delle canzoni?
Ci sarebbe ancora da raccontare che la Eclipse Comics, per
colmare il vuoto sui mercati inglesi lasciato dall’acquisizione da parte della
Distinta Concorrenza del personaggio, ha poi lanciato una versione locale,
chiamata prima Marvelman e poi Miracleman,
ma questa è un’altra storia.

La sinistra Distinta Concorrenza riparta da Shazam!

Sta di fatto che “Shazam!” (con punto esclamativo per
distinguerlo dalla App) arriva al cinema, in un momento molto particolare per
il DC Extended Universe che grazie ad Aquaman
pare aver scoperto una nuova filosofia di vita: più leggerezza nelle trame
e un regista che arriva dagli horror dietro la macchina da presa.
Il risultato? Nulla di innovativo, bisogna dirlo, ma
incredibilmente azzeccato, “Shazam!” è di fatto un film per famiglie che ruota
attorno alla storia di origini di un personaggio che della sua famiglia
(allargata) fa un vanto, che riesce nell’impresa non solo di essere un film
leggero e molto godibile, ma anche di non fare incazzare quelli che qualche
fine settimana fa sono stati a Verona e i Troll della “Capitana” della Marvel che se mai avessero scoperto che Shazam
prima si chiamava Capitan Marvel, probabilmente avrebbero strepitato in rete al
complotto tipo “Genderswap”.

Oltre alla “Capitana” hanno fatto diventare maschio anche Arya Stark, vergogna!!

David F. Sandberg arriva dagli horror, anzi, è stato scoperto
proprio da James Wan, quindi sembra quasi di vederlo il vecchio pupazzo UAN,
mentre consiglia al suo pupillo di buttarsi anche lui sui super tizi in calzamaglia,
visto quanto è andata bene con il suo Sirenetto Momoa. Sta di fatto che “Shazam!”
ci mette un po’ ad ingranare, parte dal Natale del 1974 per presentarci il
giovane Thaddeus Sivana e il suo incontro con il Mago (Djimon Hounsou) che non
lo ritiene all’altezza di diventare il nuovo campione del bene, quello che
urlando l’acronimo “SHAZAM!” (la saggezza di Salomone, la forza di Hercules, la
resistenza di Atlante, il potere di Zeus, il coraggio di Achille e la velocità
di Mercurio, la A di Atrocità, la doppia T come Terrom… non sono mai stato bravo a fare lo spelling) può indovinare tutti i titoli delle canzoni diventare un
novello Superman.

“Fammi capire, non mi avete chiamato per i miei horror, ma perché possa comprarvi la birra?”

Sivana rifiutato, continua la sua ricerca e diventa il
campione del male, potenziato dai sette peccati capitali. Mettetevi l’anima in
pace, tra lettere del nome, peccati, fratelli e maghi, questa storia sta in
fissa con il numero sette.
La trama è chiaramente ispirata alla nuova incarnazione del
personaggio, quella offerta da Geoff Johns ai testi e da Gary Frank ai disegni,
questo spiega anche l’assenza di Black Adam, che originariamente avrebbe dovuto
essere interpretato da The Rock e comparire già qui, quando è
stato sostituito per nostra fortuna da Mark Strong che ogni volta che può
riesce sempre a mangiarsi lo schermo. Poi volete sapere la mia? Col cavolo che
The Rock compare a fare la spalla nel film di un altro! Ecco perché il film
solista su Black Adam dovrebbe arrivare l’anno prossimo, anche grazie al successo
al botteghino di questo “Shazam!”. Resta l’amarezza comunque, perché il fumetto originale di C.B.
Beck resta qualcosa di unico nel panorama dei fumetti di super eroi, era al
tempo stesso omaggio e parodia del genere. Questo film non ci prova nemmeno ad
omaggiare quella formula così unica, scegliendo una strada molto più facile,
giusta, azzeccata, ma di sicuro più banale, questo bisogna dirlo.

Riconosce le canzoni e carica i telefonini, quanto è GGGiovane questo eroe!

Il film ruota tutto attorno a William “Billy”
Batson (Asher Angel) alla ricerca della sua madre biologica fin da quando
questa lo ha perso al Luna Park, Billy è quanto è un artista della fuga dalle case
famiglia, anche da quelle molto ospitali dove fa la conoscenza deli suoi nuovi
fratelli e sorelle, tra cui il nerd collezionista di magliette di Superman e
gadget di Batman di nome Frederick “Freddy” Freeman (Jack Dylan
Grazer). Anche se i più simpatici restano il videogiocatore orientale
bravissimo – si fa per dire – ad utilizzare i Nunchaku e la piccola Darla, lei
davvero pura di cuore, non so come mai il Mago non abbia dato i poteri direttamente
a lei, per non avere un’altra “Capitana” Marvel donna forse? Boh, vai a capirlo.
Avete già capito come continua la storia, perché “Shazam!”
aggiorna i tempi, per poter snocciolare meglio citazioni prese dalla cultura
pop, ma di fatto resta una semplicissima storia di origini, ispirata ad un
fumetto del 1939, quindi non certo il massimo a livello di intreccio. La vera
novità è che quando Billy urla “SHAZAM!” diventa un supereroe adulto con la
faccia e il corpaccione di Zachary Levi, ma la testa resta quella di un
ragazzino di quattordici anni.

Sono un uomo e vado al culmine. Sono un parafulmine (Cit.)

Da qui il film sfrutta tutte (e quanto dico tutte intendo
dire proprio TUTTE) le gag possibili immaginarie che uno spunto di partenza così
può offrire, era lecito aspettarsi, quindi, la risposta della Distinta
Concorrenza a Deadpool? Forse, anche se a me ha ricordato più Ant-Man, ma di
fatto alla fine “Shazam!” è un film per famiglie (infatti proprio di quello
parla, di famiglia) che, ad un certo punto, cala platealmente la maschera sul
modello di riferimento. Sì, perché in una scena, Shazam in lotta contro Sivana
in un centro commerciale, finisce con i piedi su un enorme pianola gigante, del
tutto identica a quella che suonava – ballando – Tom Hanks in “Big” (1988)… Più
chiari di così gli amici della Distinta Concorrenza non potevano proprio
essere!
Incredibilmente il tono da commedia leggera, anzi da film per
ragazzi in stile anni ’80, ma perfettamente calato nel 2019 e con l’aggiunta
dei super poteri funziona molto bene, superata la fase iniziale di spiegoni, “Shazam!”
punta tutto sui suoi protagonisti e regala momenti spassosi, a ben guardare, tutti
i classici momenti del tuo eroe agli esordi, ma declinati in chiave comica.

“La rapina al mini market pazzesco! Come Robocop che figata!”

S’inizia con lo sventare una rapina in un mini market (un
classico!) che termina con caramelle e proiettili in faccia, per passare ad un “Training
montage”, in cui l’eroe rosso vestito mette alla prova i suoi poteri diventando
virale in rete. Un pecca? Avete avuto l’intuizione di ambientare la storia
nella Philadelphia di Rocky (più
volte citato) e poi per la musica del “Training montage” invece di Gonna fly now, mi utilizzi l’abusata (anche
perché per sempre legata a “Shaun of the dead” 2004) “Don’t stop me now” dei
Queen? Ok che ormai vanno di moda, si sentono ovunque e il demone che vive nel
mio frigorifero ormai anche lui, invece di ripetere «Zuuuuuuull» come ha sempre
fatto, mi canta Bohemian Rhapsody,
però relegare il pezzo di Bill Conti alla scenetta con le mani spara fulmini mi
è sembrato uno spreco.

Ne ho vista di gente schiantarsi sull’half pipe, ma tu li batti tutti.

Non serve stare nemmeno troppo a ricamarci sopra: “Shazam!” è
un compitino svolto bene, che rivisto una seconda volta potrebbe non risultare
così divertente, perché svelate le gag migliori, il rischio è quello
di non avere più di tanto da dire. Ma di sicuro non è un film scemo, perché nella
scena dei sette peccati capitali sotto forma di demoni (in CGI così così che
parlano tenendo la bocca aperta, eh vabbè), il regista David F. Sandberg ci
ricorda di arrivare dai film horror, nel limite del PG-13 ovvio, ma a farne le
spese è John Glover che in “Smallville” interpretava il papà di Lex Luthor,
mentre qui quello di Sivana. Insomma, è destinato ad avere figli super criminali
e anche scarsi di capigliatura!
Zachary Levi che ha messo su parecchi chili di muscoli per
la parte, si diverte a fare lo scemone, cosa che gli riesce piuttosto bene, ma
quello che vince a mani basse per me è Mark Strong, anche se il suo Sivana è un
personaggio con davvero pochissimi margini di manovra – dev’essere l’opposto
del protagonista, fine della caratterizzazione – è interpretato alla grande da
Marco Forte che buca lo schermo ogni volta che entra in scena, anche quando
dialoga con un verme in una delle due scene post credit. Credetemi non è roba
per tutti!

“Hey io ti conosco tu sei…”, “Mark Strong”, “No Lex Luthor, grande!”

Ah! Visto che siamo in argomento, la seconda scena dopo i
titoli di coda è una spernacchiata ad Aquaman
molto divertente. Ma dove “Shazam!” dimostra di avere dei numeri, è nel modo
spiritoso che ha di ruotare attorno al nome del suo protagonista, mi ha fatto
ridere la gag ricorrente dei mille nomi affibbiati al personaggio, un modo
riuscito per scherzarci su senza chiamarlo mai Capitan Marvel, ma più in
generale fa davvero piacere vedere che in qualche modo finalmente la Distinta
Concorrenza è riuscita ad uscire dall’ombra lunga (luuuuuunghissima!) di quel tristone
di Chris Nolan che li ha tenuti in ostaggio tutti con la sua serietà per fin
troppi anni.

Fino a qualche anno fa qui era tutto serio e daaaaaaaark.

Ed ora il DC Extended Universe è in una situazione molto
bizzarra: non ha due attori titolari per ricoprire i ruoli dei suoi personaggi
simboli, Superman e Batman, ha una splendida Gal Gadot nei panni di Wonder Woman che potrebbe fare la figura di quella seria del gruppo, specialmente se
attorno si troverà un simpatico cretino come Shazam e un tamarro che piscia
sulle cose per attivarle come Aquaman. Beh, dài, poteva andare peggio, invece di “Shazam!”
poteva essere Kazaam con Shaquille O’Neal!

“Poteva essere Kazaam gne gne. Se ti prendo ti metto dentro la bara Cassidy”.
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