
Devo ringraziare come sempre Echogroup e Midnight Factory per l’invito all’anteprima milanese di “Shelby Oaks”, film che uscirà da noi, proprio grazie alla Midnight il 19 novembre, un oggettino con una storia produttiva interessante, più sfiziosa del film, visto che sono la mia specialità, ora ve la racconto.
Chris Stuckmann ha iniziato come tutti noi, negli scantinati di “Infernet”, anzi, nella sua cameretta, le sue prime video recensioni risalgono a tredici anni fa, preistoria per il tempo del web, proprio dalla sua camera, nel tempo è diventato uno dei recensori americani più quotati e considerati, bontà sua, per uno che ci riesce. Nel tempo ha intrecciato i contatti con nomi di spicco come quello di Mike Flanagan, giù o meno quando Stuckmann ha molto ben recensito il suo Oculus, vorrei ben vedere, è un filmone!
Cosa succede quando sei appassionato di cinema? Tendenzialmente il 90% dei cinefili da grande, vorrebbe fare il regista, mai il montatore, mai il direttore della fotografia, sempre il regista. Chris Stuckmann ha fatto la stessa pensata, ma essendo molto in vista, non voleva lanciarsi in qualcosa di troppo indipendente o addirittura amatoriale, “Infernet” non perdona si sa, ecco perché la sua sceneggiatura d’esordio ha iniziato a girare, quando la raccolta fondi on-line è esplosa, Mike Flanagan, il cui esordio del 2011, “Absentia”, era nato nello stesso modo, ha decido di produrlo, con lui a bordo e con il suo nome in cartellone, è arrivata la Neon a portare il film nelle sale, quindi eccoci qua, dalla camerette alla regia in tredici comodi anni.

Il saggio diceva, scrivi di quello che conosci, Chris Stuckmann conosce i film e il mondo dei canali del TuTubo, ecco perché la storia che ha messo su parte da qui: Gli investigatori del paranormale Riley Brennan (Sarah Durn) e i suoi due compari, noti per il loro canale Paranormal Paranoids, scompaiono mentre indagano su una prigione nella città fantasma di Shelby Oaks, vengono ritrovati i corpi di tutti tranne quello di Riley, ma viene ritrovato il contenuto di una delle loro due telecamere portatili, quindi sì, le due parole che state cercando sono “Found footage”, adesso, se ne sentite il bisogno, potete urlare di terrore.
Una tendenza che sto notando è quella di spostare sempre più avanti nel corso del film l’apparizione sullo schermo del titolo, forse mutuata dalle partenze a freddo delle serie tv, il titolo “Shelby Oaks” arriva dopo quindici minuti di film, la porzione più smaccatamente “Found footage” del film, quindi aspettatevi inquadrature fisse, audio a palla per enfatizzare le zampate horror, attese, e un passaggio da questa tecnica alla narrazione più canonica, che passa attraverso un personaggio che BANG! Si suicida davanti alla sorella di Riley, Mia (Camille Sullivan) che ha appena iniziato ad indagare sulla scomparsa.

Chris Stuckmann trova un buon modo per passare dal “Found footage” alla narrazione più canonica, anche se va detto che fa un errore che Romero aveva già fatto emergere, se di filmato ritrovato si tratta, non dovrebbe esserci la colonna sonora ad enfatizzare i momenti di tensione, ma si sa che George “Amore” Romero era più avanti dell’avanguardia e ancora insegna cinema a tutti, anche mentre aspettiamo di vederlo tornare.
Il fatto che Chris Stuckmann sia uno di noi, si capisce anche dal casting, se per la parte del direttore del carcere scegli di avere Keith David, vuol dire che hai i gusti cinematografici giusti e io non posso criticarti nulla, posso invece tranquillizzarvi sul fatto che no, “Shelby Oaks” con solito sottotitolo ridondante italiano non è tutto macchina da presa ballerina e «OH MY GOOOOD!» ma cambia genere in corsa, va detto che Mia quando riguarda i filmati della sua bionda sorella, ricorda molto le immagini di repertorio della bionda Laura Palmer e credo che sia una scelta voluta anche questa da parte del regista.

Ad un certo punto però, Chris Stuckmann introduce un elemento sovrannaturale rappresentato dai demoniaci cagnoni, che sono un po’ metaforone del passato che torna a darti la caccia, un po’ vera minaccia, anche perché si sbranano parecchia gente nel film, ed è qui che la trama si complica, quando Mia scopre cosa è accaduto a sua sorella, il film cambia direzione.
Non voglio farvi troppe rivelazioni, diciamo solo che se siete tra quelli che non possono dormire la notte se non conoscono prima la trama, qui troverete non uno ma due link cliccabili, a film a cui “Shelby Oaks”, non voglio dire che si ispiri, ma per lo meno prova a mettersi in sia, cliccate solo se siete curiosoni nati.

La colonna sonora firmata da James Burkholder e i Newton Brothers, pur non brillando per originalità (quindi perfetta per un film così) fa il suo dovere, che è un po’ quello che potremmo dire anche dell’esordio di Chris Stuckmann, un film diretto in maniera valoda, recitato bene a cui mancano una serie di motivazioni ad alcuni personaggio, ad esempio, senza rivelarvi nulla, sembra che ad un certo punto Mia smetta quasi completamente di curarsi di sua sorella pensando alla sua nuova priorità, un po’ come se la scomparsa di Riley fosse un lungo MacGuffin per arrivare ad altro, una roba proto-Psycho, considerando che un personaggio di nome Norma (non Bates) ha un ruolo chiave, confermo il fatto che Stuckmann abbia tutti i riferimenti giusti, peccato che per tutto il film si senta un odore di stanti, di titoletto stile anni ’90 ma non nel senso buono del termine.
Risultato finale, “Shelby Oaks” fa il suo dovere ed è anche il film che ha fatto cambiare approccio a Chris Stuckmann nelle sue recensioni non parla più male dei registi, perché dopo aver saltato la barricata, ora ha più chiara la difficoltà di chi su un set ci sta davverosul set. Ora basterebbe che tutti i recensori improvvisati facessero lo stesso, e potrei quasi smetterla di citare il robot Bender chiamandolo “Infernet”.


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