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Sherlock – The Abominable Bride: “Elementare, Moffat!”

Per fortuna sono abituato ai tempi di attesa semi-Biblici
del Doctor Who, altrimenti non so proprio come farei. La terza stagione di “Sherlock”
si è conclusa quasi due anni fa e dovremo attendere ancora parecchio prima
di poter vedere quella nuova. Nel mezzo è arrivato questo episodio speciale.
Dopo averlo visto ho pensato che fosse composto da un 50% di Genio e un 50% di
paramento di culo, considerando chi lo ha scritto (Steve Moffat e Mark Gatiss)
c’era anche da aspettarselo.

Doveva essere una puntata, come si dice in gergo, fuori
continuity, ovvero distaccata dagli eventi della serie tv, un bell’episodio ambientato
in Era Vittoriana, dove Watson ha i baffi (per assomigliare alle illustrazioni
dei suoi racconti, che poi sono quelli di Sir Arthur Conan Doyle), dove Holmes
indossa il celebre “Deerstalker hat”, in realtà quei due matti del Moffa e del
suo compare, hanno scombinato ancora una volta le carte, regalandoci un
antipasto per la prossima stagione.
Emilia Ricoletti, sposa impazzita si è suicidata con un eclatante
colpo di pistola alla testa, salvo poi comparire la notte successiva, per
uccidere suo marito. Da allora le apparizioni del “Fantasma” (ma non chiamatelo
così se non volete far inferocire l’investigatore di Baker Street) si sono
moltiplicate. L’ispirazione per la storia arriva dal racconto breve “The Adventure
of the Musgrave Ritual”, dove il personaggio di Ricoletti viene citato, ma da
qui in poi, la “coppia di fatti” Moffat e Gatiss semina indizi agli spettatori
e fate attenzione alle parole utilizzate dai personaggi: ad un certo punto,
fanno capolino parole un po’ troppo moderne per l’epoca Vittoriana in cui la
storia è ambientata. Tranquilli, tutto sotto controllo…

“Un altro dettaglio sulla trama e ti ammazzo”.
Non voglio rovinarvi la sorpresa, perché a mio avviso l’episodio
è ben fatto e mi sono anche divertito a guardarlo, bisogna fare attenzione ai
dettagli, veri indizi
per la risoluzione del caso, la trasposizione Vittoriana dei personaggi non è solo un modo per
mettere di nuovo in scena l’eterna lotta tra Sherlock e suo fratello Mycroft
(lo stesso Mark Gatiss, qui in versione “Ciccio bastardo”)…
Ma tranquilli, per quanto proverete a restare attenti, il
Moffa e il suo compare riusciranno a fregarvi, risolve la trama principale con
una strizzatina d’occhio al pubblico femminile (cosa che per altro ho trovato
sensata e in linea con l’ambientazione, ma sempre di paraculata si tratta) e
apre uno scenario tutto differente.
Senza rivelare altro sulla trama, devo dire che ho
apprezzato la messa in scena, la temibile Sposa ricordava un po’ le creature
del Doctor Who (nella scena nel parco ricorda molto uno dei Weeping angels) e
anche i tratti distintivi di questa serie, come i processi mentali di Sherlock
Holmes, sono stati adattati bene all’epoca Vittoriana.

“Alt! Ho capito tutto… L’assassino è Steve Moffat”.
Da un certo punto di vista, questo episodio potrebbe
essere adatto anche al pubblico che non ha mai seguito la serie tv, anche se
sulla lunga distanza si rivela strettamente connesso agli eventi della terza
stagione, se siete appassionati dei romanzi di Sir Arthur Conan
Doyle alcune scene (come quella delle cascate di Reichenbach) sicuramente vi
potranno coinvolgere, o forse anche sconvolgere, perchè il Moffa spesso gioca e rigira i racconti originali alla sua maniera.
Gli attori sono tutti molti bravi, forse solo uno va un po’
troppo sopra le righe (non rivelo il nome per non rovinare la sorpresa),
Martino Uomolibero è come al solito bravissimo, non ricordo una sua singola
brutta interpretazione (nemmeno quando il film era palesemente una ciofeca),
qui ancora una volta il suo John Watson rappresenta il cuore, i sentimenti che
al freddo calcolatore Holmes spesso mancano, invece Benedict Cumberbatch è il
solito monolite con zigomi capace di tenere da solo lo schermo.

Hey! Anche io voglio i post-it volanti, dove si comprano?
Per fortuna, in questo singolo episodio l’effetto “Sheldon
Cooper” che ha aleggiato (un po’ troppo) nella terza stagione scompare, a
tratti sembra di vederlo già proiettato sotto la cappa del Dottor Strange della
Marvel, forse il vero motivo per cui le già bibliche attese di questa serie, si
stanno ulteriormente allungando.
Insomma, “The Abominable Bride” come detto è a metà tra il
paraculo e la genialità, devo dire che il risultato finale mi è anche piaciuto,
forse se fosse stato davvero un episodio fuori continuity, non lo avrei
apprezzato così tanto. Ora, però, facciamo in tempo a rivederci tutti gli episodi
di “Sherlock” prima di avere un altro nuovo episodio… Evidentemente alla BBC
hanno un calendario diverso da quello degli altri terrestri.
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