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Silver Surfer – Alba Nuova: Una tavola da Surf per due

Silver Surfer
è uno dei migliori personaggi della Marvel di sempre, ma anche uno dei più
complicati da gestire, il surfista d’argento ha un design geniale, immutato nel
tempo perché nella sua essenzialità risulta ancora attualissimo, frutto del
genio del tavolo da disegno Jack “The King” Kirby.

Per quei due
che nella galassia non conoscessero il personaggio, la sua storia è semplice.
Norrin Radd era un astrologo che sognava le stelle sul suo pianeta natale Zenn-La,
quando un giorno questo divenne la portata principale nel
pranzo di Galactus, il divoratore di mondi, entità cosmica del divino tipo, che si nutre di pianeti, consumandoli di tutte le risorse e le vite, in modo da
mantenere l’ordine e l’equilibrio nella galassia. Per salvare Zenn-La, Norrin
si sacrifica offrendosi volontario per l’infame ruolo di araldo di Galactus,
insignito del potere cosmico, ricoperto totalmente di argento e a cavallo della
sua tavola da surf, il surfista solca solitario lo spazio alla ricerca di
pianeti morenti per placare la fame del suo padrone… Lo capisco, avete mai
visto che faccia fanno i miei cani quando si avvicina l’ora di cena?


Cattivo Galactus cattivo! cuccia! vai a cuccia!
Giunto sulla Terra, con l’aiuto dei Fantastici Quattro, Surfer rivede qualcosa della sua
Zenn-La nel nostro disgraziato gnocco minerale che ruota intorno al Sole, si
ribella, scaccia Galactus, ma viene esiliato sulla Terra, di cui diventa
difensore, nel vero senso della parola, perché insieme al Dottor Strange e a
Hulk fondano il più improbabile trio di eroi di sempre: i Difensori, appunto.
Creato da Stan
Lee e Jack Kirby sulla pagine di “Fantastic Four” nel 1966, Surfer, come detto,
deve la sua esistenza a Kirby, che un giorno si presenta dal suo compare con
questa enorme tavola su cui aveva disegnato il gigantesco Galactus e, al suo
fianco, un piccolo omino d’argento su un tavola da Surf volante, Stan Lee
chiese: “Questo chi è?”. La risposta di Kirby fu che uno come Galactus aveva
bisogno di un viaggiatore che annunciasse il suo arrivo, un araldo, un’idea
tanto semplice, ma geniale (anche nel design) che continua a funzionare anche
oggi.
Il problema
delle storie a fumetti di Silver Surfer è che davvero pochissimi autori sono
stati in grado di scriverne di davvero buone, il più delle volte la vostra
classica storia del surfista è così composta: ennesimo racconto delle origini
dei poteri del personaggio, numero imprecisato di tavole dove il nostro
malinconico Surfista solca lo spazio in solitaria, poi BAM! Arriva Galactus, veloce
lotta e via così, fino al prossimo numero, uguale a se stesso e diciamolo, un po’
noioso per un personaggio così iconico.


Michele Tuttorosso riassume tutti gli universi possibili di Surfer in una sola pagina.
Forse l’unico
che ha saputo davvero scrivere una bella storia sul personaggio è stato Moebius
(scusate se è poco!), che con “Parabola” ha dimostrato di poter fare fumetto d’autore
anche utilizzando un personaggio della Marvel. In questo ristrettissimo club di
autori capaci di scrivere belle storia di Surfer, però, oggi si iscrivono altri
due nomi: lo sceneggiatore Dan Slott e il disegnatore Mike Allred.  “Alba
Nuova” non è soltanto uno dei più bei fumetti della Marvel che abbia letto di
recente, ma è una delle migliori raccolte di storia mai scritte sul
personaggio, le quattro nomination ai prossimi Eisner Awards sono tutte
meritate!
Questo fumetto
ha attirato la mia attenzione fin dal giorno in cui ho letto la notizia che
Mike Allred, il papà di Madman (e uno dei miei artisti preferiti di sempre)
avrebbe prestato la sua arte al personaggio, a completare il team creativo c’è
Dan Slott, autore quanto meno controverso che io personalmente adoro.
Slott è da
parecchi anni l’autore principale della storia di Spider-Man per la Marvel e
si sa che chiunque osi modificare anche di pochissimo, personaggio del peso
specifico dell’Uomo Ragno, si attirerà l’odio di tutti i Marvel-Zombie del
pianeta. Dan Slott non ha solo modificato Spidey, lo ha ucciso e sostituito per
un po’ con il suo peggior nemico (il Dottor Octopus) in un ciclo di storie rischiosissimo,
ma incredibilmente riuscito. Dan Slott mi è sempre piaciuto, fin dai tempi
della sua run sulle pagine di “She-Hulk” è un autore estremamente preparato, ha
una cultura immensa sullo (sconfinato) passato di tanti storici personaggi
della Marvel, sa scrivere dialoghi brillanti pieni di humor e battute
divertenti e in una singola storia scritta da lui solitamente accadono un
numero di eventi tali da riempire tre storie. Risultato: le sue trame hanno un
gran ritmo e in generale sono una gran lettura, lo stesso vale per questo suo
ciclo di storie sulle pagine di “Silver Surfer”.


Interstellar overdrive.
Dan Slott
capisce una cosa molto semplice: un personaggio che è in circolazione dagli
anni ’60, dotato di poteri (cosmici) quasi divini, che ha passato decenni sul
nostro pianeta, non può più essere descritto come un alieno malinconico che non
comprende a pieno l’umanità, il suo Silver Surfer conosce a memoria tutta la
cultura pop del nostro pianeta e, ovunque vada, la sua (brutta) fama lo precede:
tutti scappano alla vista dell’araldo, poco importa se Surfer non va più a
caccia di pianeti da sacrificare da decenni, certe etichette ti restano
incollate apposto.
Slott applica
all’argentato Surfista una cura degna del Doctor Who, affiancandolo ad una giovane “Companion” umana di nome Dawn, che di
lui non sa nulla, ma è legata al Surfista dal giorno in cui da bambina, alla
vista di una stelle cadenti ha espresso il desiderio che quella stella non
smettesse mai di volare. Peccato che il corpo celeste nel cielo non era una
stella cadente, ma lo stesso Silver Surfer, a cui Dawn (Alba, così abbiamo
spiegato il gioco di parole che dà il titolo al volume) da quel giorno è
legata.


“Se fossimo soli l’immensità sarebbe davvero uno spreco.” (Isaac Asimov)
Dan Slott basa
tutta la sua run di storie sul rapporto tra Silver Surfer e Dawn Greenwood: da
una parte l’alieno che viaggia nello spazio con i suoi straordinari poteri,
dall’altra l’empatica ragazza fissata con i vestiti con colori da coccinella. Due personaggi opposti, ma complementari che dovranno imparare (anche uno dall’altra)
a conoscersi e a convivere, un rapporto tenero, mai banale, tratteggiato da un
humor brillante e un intelligente utilizzo delle citazioni alla cultura pop.
Slott non si
limita mettere nelle stesse vignette l’alieno semi onnipotente e la ragazzina
terreste e a guardare cosa viene fuori, ma basa ogni storia sulla convivenza
tra i due con risultati spesso geniali. Surfer abituato a viaggiare per mesi
solo in silenzio tra le stelle, si ritroverà in compagnia di una che non sta
zitta un attimo e ogni due minuti deve andare in bagno, cosa che crea problemi,
ma allo stesso tempo risulta divertente, facendoci affezionare ai personaggi.

 

La scena delle tonsille è una delle più divertenti di tutto il volume (storia vera!).
In tutto
questo, Dan Slott ci porta su impossibili pianeti alieni e riesce anche ad
utilizzare in maniera non banale l’immancabile apparizione di Galactus, che in
questo ciclo di storie non è affatto l’apice della narrazione (come succede…
SEMPRE!), ma è solo una grossa svolta in un volumone pieno di colpi di scene a
trovate, anche visive geniali.
Come, ad
esempio, il racconto #11 (serie originale) in cui Surfer, Dawn e sei miliardi di
esuli spaziali restano incastrati in un loop spazio temporale da cui non è
possibile uscire, se non utilizzando il libero arbitrio e rompendo lo schema,
un vero e proprio Nastro di Möbius anche dal punto di vista visivo, Mike Allred
disegna le vignette nella parte superiore della tavola a forma di freccia
(direzione da sinistra a destra, come il verso di lettura) e quelle nella parte
bassa identiche, ma capovolte a testa in giù. Risultato: per leggere l’albo è
necessario ruotare il volume fino a metà storia dove le vignette s’intrecciando cambiando posizione sulla pagina… Non vi dico che bellino che ero
sul bus, a leggermi questa roba facendo piroettare il volumone della Panini
Comics come se fossi un giocoliere, ora capisco perché nessuno si siede mai
accanto a me!


Adesso voglio vedervi a ruotare lo schermo al contrario.
Per altro, la
(roteante) storia in questione è ambientata in una porzione di galassia che
prende il nome di Giraud, in cui i locali alieni parlano con accento francese,
evidente omaggio al grande Jean Giraud, più noto al mondo come Moebius (se
avete un cappello in testa è il momento di toglierlo).
Dan Slott è
molto bravo anche a gestire le citazioni all’universo Marvel, presenti in
questo ciclo di storie che comunque è perfettamente in continuità,
fanno un piccolo cameo i Guardiani della galassia,
ma soprattutto assistiamo alla reunion (come si direbbe per i gruppi Rock) dei
Difensori, infatti Silver Surfer, Hulk e il Dottor Strange, 
si ritrovano ad affrontare un vecchio avversario del dottore, il famigerato Incubo, con l’aiuto di Dawn e di tutta la sua colorita famiglia.
Nel finale, fa la sua entrata a gamba tesa anche il mega evento Marvel (l’ultimo,
fino alla prossima volta…) noto come “Secret War” e il suo seguito “Battleworld”,
riassumibile come: simpatico cinque minuti, poi rompe anche i coglioni…

Se non sapete
nulla di questa storia, consideratevi fortunati, ma sappiate che non vi servirà
leggervi trenta albi Marvel prima di potervi godere “Silver Surfer: Alba nuova”,
perché Dan Slott utilizza il maxi evento come spunto e va dritto come un fuso
a raccontare la sua storia, quindi non avete scuse!


“Liberati della scimmia!” (Cit.)
Ciliegina
sulla torta di un volume fantastico, i disegni di Mike Allred, uno che con i personaggi malinconici è perfettamente a
suo agio (così come con gli alieni),
ma era da un pezzo che non sfoggiava questo stato di grazia al tavolo da
disegno, Allred riesce ad essere onirico e psichedelico, perfettamente adatto
ad omaggiare le tavole di Jack Kirby, il tutto senza mai perdere quel gusto per
l’arte che lo ha sempre contraddistinto, ad esempio, in una volta omaggia
apertamente il celebre dipinto “Nighthawks” (i Nottambuli) di Edward Hopper.
In coppia con
la moglie Laura Allred al lavoro sugli straordinari colori, “Silver Surfer:
Alba nuova” è un pezzo di arte moderna applicata al disegno, ennesima
dimostrazione che la Marvel Comics può permettersi i maxi eventi tipo “Secret
wars”, ma anche albi in cui i personaggi della Casa delle idee, nelle mani
giuste, possono diventare veri e proprio fumetti d’autore, dopo Occhio di Falco e Moon Knight, anche il mitico Silver Surfer entra a far parte di
questo club.
Un
albo bellissimo offerto da Panini Comics in un volumone perfetto per godersi
tutto il ciclo di storie, Eisner award o meno, sicuramente uno dei più seri
candidati a miglior fumetto del 2016, vedere per credere.
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