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Sing (2016): l’X-Factor(ia) degli animali

I tipi della Illumination Entertainment hanno
il merito (o la colpa, fate voi) di aver invaso il mondo con i Minion, bisogna
dire che, però, dopo il riuscitissimo Pets, si sono meritati un minimo di fiducia
per il loro nuovo titolo “Sing”.

Anche qui gli animali sono protagonisti, ma
antropomorfi, quindi più simili alla concorrenza di Zootropolis, con un tocco più moderno, musicale, ma visto che
nel 2017, anno del Gallo secondo il calendario cinese (tanto per stare in tema
animale), pare non possa esistere la musica senza i talent show, anche il mondo
dell’animazione si mette in coda ai vari “Non mi sei arrivato” che piacciono al
pubblico.
L’aria dei tempi moderni che spazzano via il
passato si respira fin dal primo minuto del film, dove il koala Buster Moon (in
originale doppiato da Matthew McConaughey), è un grande appassionato di teatro,
con grossi problemi economici, i suoi spettacoli musicali sono considerati poco
attraenti al grande pubblico, nel tentativo di cercare nuovi talenti, organizza
un concorso canoro, primo premio cento dollari… Sfiga! Alla sua anziana
segretaria, un’iguana con un occhio di vetro che è a mani basse il personaggio
più spassoso di tutto il film, scappa qualche zero di troppo stampando il
volantino, il montepremi lievita e Buster si trova la fila di aspiranti
cantanti fuori dalla porta.


“Non lo sopporto quando mi usano come porta post-it”.

Con un montaggio rapsodico, ci vengono
presentati i personaggi principali. Meena un’elefantessa adolescente con una voce
paragonabile solo alle dimensioni della sua timidezza, Johnny, un gorilla
adolescente il cui papà lo vorrebbe vedere portare avanti la (malavitosa)
azienda di famiglia, ma lui sogna la musica.

Ash, buzzurro dalla battuta facile che lavora nel reparto ferrament… Ah no,
scusate, un istrice femmina (Istricia? Istricessa? Perché elefantessa sì e
istricessa no? Istricisti ostracisti!) che fa parte di un duo, in cui come
spesso accade, solo uno ha davvero talento (lei) e che in originale ha la voce
di Scarlett Johansson.


Per la serie, trova il tuo animale guida…

La maialina Rosita (Reese Witherspoon), madre
ultra organizzata di 25 figlioli, che proprio non
ha tempo per cantare se non tra un lavoro di casa e l’altro, ma ha anche un altro
problema, più che altro lo hanno i suoi figli, che a scuola non potranno
rispondere ai bulli che dicono loro che hanno la mamma maiala, un dramma che
forse verrà approfondito nell’eventuale seguito del film, per ora un problema
che mi sono posto solo io (che sono una brutta persona).

Che poi magari è una bravissima donna, ma sapete come sono le persone no?

Conclude la riffa il più sbruffone di tutti
(infatti è doppiato da quel matto di Seth MacFarlane), ovvero Mike, un topo
sassofonista che è anche il miglior imitatore di Frank “The voice” Sinatra, in
circolazione, peccato che si spenda i soldi (che non ci sono) del premio prima
di averli vinti davvero.

La parte iniziale di “Sing” introduce questi
personaggi e si gioca tutte le gag possibili immaginabili legate ad un gruppo
di animali canterini, alcune anche spassose, ma snocciolate ad un ritmo
frenetico, perché la sensazione generale guardando il film è quella della
fretta. Se escludiamo i brani principali, gli altri spezzoni di canzoni si
succedono una via l’altra, non fai in tempo a riconoscerne una che già hanno
cambiato pezzo, ad un certo punto mi sono chiesto se fosse una precisa scelta
fatta per non pagare i diritti della SIAE.


“Ci son due coccodrilli ed un orango tango…” (anche le didascalie cantano!).

Posso anche trovare divertente vedere un
gruppo di rane che canta “Jump” dei Van Halen, ma il mio cervello (da bradipo)
non fa in tempo a mandare ai muscoli della faccia l’ordine di sorridere, che
già abbiamo cambiato altre otto canzoni.

Il film, poi, procede su binari rodati, il
singolo talento dei protagonisti viene coltivato, come metafora di una
maturazione personale, arriva l’inevitabile momento in cui va tutto male (c’è
sempre nei cartoni animati, ma non solo) che di solito precede il gran finale
trionfante.

Se devo dirvi che il film mi ha esaltato,
dovrei mentirvi, non credo nemmeno sia un problema legato alla poca
digeribilità, da parte del sottoscritto dei musical, perché “Sing” non ha la
struttura del musical, ma solo degli intermezzi musicali, posso dire di aver
apprezzato gli omaggi a Ritorno al futuro
sparsi qua è la, tra assoli di chitarra e cavi troppo corti che non si
collegano, è impossibile che non abbiano pensato al capolavoro di Robert
Zemeckis.


Una scimmia rende subito più bello qualunque film!

Detto questo, bisogna dire che “Sing” non è un
brutto film, poco originale quello sicuramente, forse qualche battuta azzeccata
in più e qualche canzone in meno avrebbe aiutato, quindi niente, pari e patta
anche questa volta, mi metto in coda dietro a quelli che aspettano “Pets 2”, ad
oggi, ancora l’unico titolo della Illumination Entertainment che mi è piaciuto
davvero.

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