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Sisu – Il vendicatore (2026): come si dice uguale al primo ma di più in finlandese?

«Detto questo, se Jalmari Helander volesse sfondare sul mercato italiano, dovrebbe mettere subito in cantiere un seguito ed intitolarlo alla James Cameron, sfruttando il purale di “Sisu”. Mentre ci riflettete su questa caSSata, vediamo quanto ci mette la nostra distribuzione a farlo uscire qui da noi, ma soprattutto vediamo se questa Bara porterà un po’ di fortuna a Helander.»

Lo so, è orribile aprire con una citazione che non sia di che so, Mark Twain, ancora più orribile aprire con un’auto-citazione dal post della Bara sul primo capitolo, perché sì, abbiamo un seguito per l’inarrestabile finnico ammazza Nazi e purtroppo, o per fortuna, non ha seguito la mia caSSata di utilizzare il plurale, anche se il film ha parecchi titoli: l’originale “Sisu 2”, quello fighetto reso graficamente come “Si2u”, quello internazionale e anche il più riuscito “Sisu – Road to Revenge” e poi quello italiano, “Sisu – Il vendicatore”, con il suo retrogusto che più anni ’80 di così, solo i panini di Burghy, perché Jalmari Helander ha tenuto fede alla regola aurea dei seguiti: uguale al primo ma di più!

Se state pensando ad Indy, avete il cuore dal lato giusto.

Ora, io non so come si dica in finlandese “Regola aurea dei seguiti”, so però che avevamo lasciato il nostro muto e indistruttibile eroe Aatami Korpi (Jorma Tommila) alle prese con un mucchione d’oro, dettaglio che pare scomparso all’inizio di questo secondo capitolo, il che, nell’ottica dei seguiti come li consideriamo ora, ovvero la puntata numero due, tre, o quattro di una serialità mutuata dal piccolo schermo, è tipo il peccato originale, ma un tempo, eravamo di bocca più buona. Quante discrepanze avevano i vari seguiti di Nightmare? Ma vi porto un altro esempio, l’oro di “Sisu” è un po’ come i problemi coniugali dei McClane in Die Hard 2, che guarda caso era un seguito che applicava la regola aurea parola per parola e diretto da in finlandese, insomma, tutto questo per dire che “Sisu – Road to Revenge” è quel tipo di seguito lì, che rifà la stessa storia ma alzando il volume della radio.

Ancora una volta, si parte da un fatto storico realmente accaduto, come nel primo capitolo, dopo il ritiro dei nazisti dalla Finlandia passiamo alla cessione della regione della Karelia, dalla Finlandia all’allora URSS, solo che la Karelia è anche la porzione di Finlandia dove vive Korpi. La casa del nostro protagonista è piena di ricordi della sua famiglia sterminata, ritrovarsi a vivere a casa loro non è accettabile, quindi le alternative erano due: conquistare l’URSS e annetterla alla Finlandia (che forse sarà la trama di “Sisu 3” se continua così) oppure spostare la casa, comodamente smontata una trave di legno alla volta e caricata sul camion, per essere trasferita in zone più finniche, e per carità! Non fate battute sui mobili smontabili del nord Europa che quella è la concorrenza, ed io Aatami Korpi preferirei non farlo incazzare.

Traslocare lascia senza parole, lui lo sa, infatti non parla, nemmeno in questo film.

Il primo ragionamento con cui fare i conti è che questo film, avrebbe dovuto intitolarsi “Sisu – Il traslocatore”, ma forse non avrebbe avuto lo stesso magnetismo presso il pubblico, che potrà comodamente vederlo in chiaro su Amazon Prime Video, dove lo trovate con facilità. La struttura poi, è la stessa del primo film, suddiviso in capitoli, in un crescendo di azione e mezzi a motore che Jalmari Helander gestisce alla perfezione.

Si perché i Sovietici impersonati da un generalissimo con la faccia da carogna di Richard Brake, scongelano dal suo inferno in Siberia il peggior mastino possibile da mettere sulle piste di Korpi, e cosa ci ha insegnato James Cameron e il cinema contemporaneo? Che se vuoi uno capace di inseguire il tuo protagonista anche in capo al mondo, devi richiedere i servigi di Stephen Lang, qui libero di gigioneggiare ma anche di incarnare finalmente una nemesi all’altezza di una leggenda vivente come il nostro eroe.

«Ed ora ti porto su Pandora!», «Ma siamo in Finlandia», «Scusate, l’abitudine»

Da qui in poi, va di nuovo in scena la stessa trama, con George Miller nel cuore Korpi è un nuovo guerriero della strada che guidando il suo camion, lotta con motociclisti, carri armati e persino aerei da combattimento, in un crescendo di distruzione diretta e montata come si deve. Se vi sentite mentalmente pronti ad un seguito che offre letteralmente lo stesso menù del capitolo precedente, ma con ancora più azione e trovate matte, accomodatevi, ci siamo cresciuti tutti con film così, l’unico difetto, non è il mancato utilizzo (idiota) del plurale che suggerivo io, ma un dettaglio chiave, parliamone!

Grazie alla fotografia di Mika Orasmaa, il film mantiene tutto molto visivamente uniforme, quindi anche i momenti più assurdi diventano un po’ più facili da accettare, anche se è chiaro che in “Sisu – Il vendicatore” non mancano tutti quei salti – di uomini e mezzi – che si fermano intelligentemente prima di diventare salti dello squalo, ma che ricordano molto i voli delle auto della FAMIGLIA Toretto, quindi il passaggio da stoica icona di resistenza umana a quasi super eroe ammantato nella sua stessa leggenda, in questo film avviene, in un modo ancora del tutto accettabile per quanto sopra le righe, ma alzare di anche sola un ottava questa musica, rischierebbe di mandare tutto zampe all’aria, il rischio di prendere una formula che funziona e farla diventare Sin City 2 è un attimo.

Gaute da suta. Tipica espressione finlandese.

Chiarito questo, “Sisu – Il vendicatore” diventa uno spasso, la rivalità tra Korpi e Draganov, il personaggio impersonato di Stephen Lang è del tutto pretestuosa, tanto quanto lo era la presenza dei cattivi del primo film, però alza la posta in gioco, anche dello sforzo e dell’impegno fisico del nostro protagonista, che usa i denti per tutto, dallo svitare allo smontare, arrivando ad utilizzare la sua stessa carne e sangue per nascondere armi e come al solito, sacrificando il corpo, lanciandolo oltre tutti gli ostacoli, che siano confini geografici o fisici, rendendo onore al significato della parola finlandese del titolo.

Il risultato è un giocattolone grondante sangue in cui il nostro eroe si fa largo affrontando tutto quello che i cattivi gli lanciano addosso, ogni nuovo scenario, diventa l’occasione anche per Jalmari Helander di mettersi alla prova, su terra, aria, acqua e con un finale su rotaie niente male, i momenti ironici ben si sposano con quelli più grafici, per un film dalla durata perfetta, 90 minuti, basterebbe anche solo questo a mettere in chiaro la natura di film, un seguito fatto alla vecchia maniera.

Regola aurea dei seguiti, non un Mitra Thompson ma due!

Ora, visto che ho aperto con una raccomandazione mancata e una speranza per il futuro, visto che Jalmari Helander ha ignorato la mia intelligentissima idea di usare il plurale di “Sisu” per il seguito, spero almeno che abbia voglia di rispettare questo: un po’ di tocco da cartone animato violento per questa saga va bene, troppo no, quindi fermiamoci qui prima di arrivare a “Sisu invade l’URSS” ok?

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