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Slayers (2023): ridatemi Tom Araya e compagni

La regola non
scritta inscalfibile è sempre la stessa: se Malin Akerman è nel cast, il film è
una delusione.

Vale ovviamente
anche per “Slayers” film che puzzava di fregatura lontano un chilometro, che
trovate comodamente a noleggio su tutte le principali piattaforme ma che potete
continuare ad ignorare, proprio perché non è minimamente in grado di farvi
cambiare parere su Malin Akerman, tanto bella quanto garanzia di disastro.
«Ma The Final Girls era carino», «No Malin, faceva pietà anche quello»

Il film di K. Asher
Levin ruota intorno al cazzuto ammazzavampiri Elliot Jones (Thomas Jane che
dall’insuccesso del suo Punisher non si è mai ripreso), che come tutti i
cacciatori di succhia sangue ha una storia tragica alle spalle, che qui ci
viene raccontata in uno dei tanti flashback, dove vediamo morire sua figlia per
mano di un “produttore discografico”, in realtà un vampiro. Perché “Slayers” è
tutto così, basato su una satira stantia e scritta con il pennarellone a punta grossa,
per cui tutti i potenti del mondo in realtà sono vampiri. Mamma idea che ideona
fresca!

Quella che nella
testa di Levin dovrebbe essere la svolta divertentissima, sta nel fare
collaborare un vecchio e barbuto ammazzavampiri inacidito dalla vita, ad una
banda di giovinastri, superstar dei social-così, ribattezzati “Stream Team” e anche
qui, le ideone fresche si sprecano.

La festaiola Jules (Abigail
Breslin), la pro-gamer Flynn (Kara Hayward) e un paio di rampolli stile “Ferragnez”
vengono invitati nella villa dei miliardari Rektor, rappresentati dalla bionda Beverly
Rektor (Malin Akerman con la scollatura ombelicale, per tentare di distrarre
dal vuoto pneumatico che è questo film). Il piano dei vampiri è quello di sfruttare la
popolarità di questi debosciati per convincere tutti ad utilizzare un vaccino
che dovrebbe curare il mondo, di fatto invece rende solo il sangue più gustoso
o una menata nel genere, perché tanto “Slayers” è una vaccata in odore di No-Vax,
con una trama più strampalata di beh, una teoria No-Vax.
Tom, mi sa che ti abbiamo perso per sempre nella nebbia.

Se per lo meno Sick
non mi ha mai dato l’impressione di essere un film davvero paraculo nel suo voler
sfruttare il tema della pandemia, “Slayers” fa solo girare le palle perché è
una cialtronata che inizia con uno spiegone (montato tipo prima lezione di
video-making) e continua con un’infinità di momenti spiegone uno sopra l’altro,
tutti utilizzati per dare un aspetto G-G-Giovane ad un film che invece sembra
una spremuta delle peggio frasi fatte che trovate ogni giorno sul Faccialibro.

Il potenziale era
ottimo, un vecchio ammazzavampiri con cui sfottere i “Boomer” e un branco di
insopportabili rappresentanti della generazione Z (Abigail, tu mi sai che sei
quasi fuori bersaglio, ma per noi sarai sempre giovanissima) da
spernacchiare. Invece “Slayers”, incapace della minima satira, riesce al
massimo a cavalcare le peggiori teorie complottistiche, accostando i
vampiri alla questione vaccino, per altro senza la minima creatività.
Per Abigail Breslin vale la giovinezza percepita.

Gli omicidi sono
pochi e soffocati da un quantitativo esagerato di spiegoni e finti video virali, più posticci della neve sparata, che mettono in chiaro la povertà di mezzi (e
talento) di questo film. I vampiri sfoggiano degli occhi rossi in CGI
pezzente, non si ride, non si gode di impalettamenti e morti vampiresche
degne di nota, unico pregio? Dura poco, si arriva per puzza ad un’ora e venti. Anche un minuto in più sarebbe stato accanimento, ma già così sono fin troppi. 
Effetti speciali delle grandi occasioni.
Quindi
se proprio volete farvi del male, almeno ora sapete che questo film è un pizzico più che un morso. Battuta
brutta lo so, ma comunque migliore di tutte quelle che sentirete in “Slayers”,
poi ditemi che non vi avevo avvisati eh?
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