Home » Recensioni » Slender Man (2018): Sarebbe stato meglio chiamarlo Valium Man

Slender Man (2018): Sarebbe stato meglio chiamarlo Valium Man

Di cosa ha paura un appassionato di film Horror? In teoria
niente, perché dovrebbe essersi fatto una certa esperienza macinando film e
filmacci, quindi si può avere paura di un titolo che puzzava di, diciamo cacca
via, da chilometri di distanza? Ma figurati! Quindi con sprezzo del pericolo e
naso tappato mi sono visto anche questo famigerato “Slender man”.
Internet è una cosa bellissima, non solo perché è pieno di
foto di donne nude, ma più che altro perché hai a disposizione tutto lo scibile
umano, a portato di “click” hai tutti i romanzi, i film le nozioni e le foto
di donne nude
la conoscenza accumulata in secoli e secoli, però chissà
perché le stronzate hanno la meglio, anche sulle foto di donne nude, il che è
abbastanza spaventoso, anche più di questo film, ma per quello ci va pure poco.
Il mito dello Slender man (a volte anche Slenderman, tutto
attaccato) è nato proprio in rete, dalla mente di Victor Surge, nome d’arte di
Eric Knudsen, che per partecipare ad un concorso fotografico per il sito Something
Awful (responsabile tra le altre cose, dei famigerati “Chuck Norris Facts”) ha creato
questo smilzo in doppio petto dalla pelle chiarissima, che a dirla tutta
somiglia anche ai personaggi del celebre episodio di Buffy intitolato “Hush”, quindi secondo me il buon Victor dovrebbe
almeno dei ringraziamenti a Joss Whedon.

Gli avvocati del signor Whedon, venuti a batter cassa.

Questo fotoritocco è diventato presto popolare in rete, protagonista
di ogni genere di opera, Creepy pasta, cortometraggi, poteva mancare un film?
Peccato che la faccenda si è molto complicata quando nel 2014 l’ossessione per
il personaggio ha portato a tre casi di tentato omicidio da parte di
altrettante ragazzini dai 12 ai 14 anni, troppo suscettibili e con troppo tempo
libero.

Quindi vediamola da un punto di vista veramente spaventoso,
ovvero quello di un produttore di Hollywood (brrrrr…), da una parte abbiamo un
personaggio consolidato con un look definito, un nome e una sua base solida di ammiratori,
dall’altra un fatto di cronaca nera, il classico “Tratto da una storia vera”,
frase che piace tanto inserire prima degli horror anche quando è tutto
spudoratamente falso. Insomma alla faccia dei genitori delle vittime, che
accusano la totale mancanza di sensibilità nel fare soldi sul dramma delle
famiglie, “Slender Man” diventa un film sul serio, peccato che a questo punto,
se hai lasciato l’empatia nelle tasche dell’altro paio di pantaloni e hai dato
via all’operazione, sarebbe pure carino fare un bel film no? Ecco, no.

“Strano forte questo blog. La Bara Volante, che nome cretino!”.

Il cinema horror è costantemente alla ricerca della prossima
grande maschera, il personaggio ad alto potenziale di seguiti in grado di
portare avanti la tradizione dei vari Jason
e Michael Myers, ma al momento ancora
nessuno è riuscito davvero a rimpiazzare le vecchie glorie, forse solo
Ghostface di “Scream” anche se ormai è lui stesso una vecchia gloria. Quindi
periodicamente l’horror mainstream ci riprova, collezionando il più delle volte
clamorose pernacchie.

“Slender Man” si unisce mestamente al cesto degli
spernacchiati, perché è un’operazione nata morta, sul serio, perché qualcuno
dovrebbe pagare dei soldi, andare al cinema e stare seduto (quindi passivo) a
seguire qualcosa che potrebbe avere gratis andando lui stesso a scovare in rete
(quindi attivando un paio di neuroni e un dito per cliccare sul mouse)?
Chiedetelo ai produttori che hanno pensato che invece, il nome Slender Man
sarebbe bastato a fare il botto, invece il botto l’hanno fatto in un altro
modo, perché il film riesce clamorosamente a sprecare un personaggio riuscito,
con i 90 minuti canonici di niente circondato dal nulla.
Lo sceneggiatore David Birke, riempie la sua storia di
adolescenti privi di una guida adulta, ma senza che la questione possa mai
sembrare anche solo per errore una critica a qualcuno (adulti o ragazzi che
siano), in compenso i personaggi sono un gruppo assortito di protagoniste
generiche in cui il pubblico potrebbe immedesimarsi se la smettessimo di
pensare che l’immedesimazione in una pellicola si ottenga portando in scena un
mio sosia. Un film riuscirà a coinvolgermi se sullo schermo vedo le gesta di
che so, uno spilungone bianco ex miope e nerd e fanatico di pallacanestro? Cioè
se nel film non compare un personaggio così mi devo annoiare per forza?
Continuo a pensare che non serva un rappresentante per ogni categoria (macro o
micro) sociale, basterebbe scriverli bene i personaggi!

Una rara foto scolastica del Doctor Octopus.

In compenso il regista Sylvain White,
uno che aveva firmato il buon “The loser” (2010) completa le delusione
trasformando tutto nella “Fiera mondiale del salto-paura”, un trionfo di “Jump
Scare” come se non ci fosse un domani che annoia le prime due volte,
figuriamoci le dieci o undici successive.

I personaggi agiscono senza il minimo di logica, i rapporti
tra loro sono giusto abbozzati e manca completamente anche l’unica cosa che un
film su Slender Man avrebbe dovuto fare, alimentare la sua iconografia, perché
l’estetica del personaggio è già tutta definita e riconoscibile, ma manca tutta
la definizione dei suoi poteri, le sue origini se proprio uno volesse
raccontarle, insomma manca tutto. E tranquillo, dopo i 90 minuti di “Slender
Man” continuerà a mancare.
Non è chiaro come funzionino i poteri di questo personaggio,
a seconda della svolta di trama necessaria o meglio, del prossimo “Salto-paura”
da organizzare, Slender Man può provocare visioni, generare attacchi di rabbia
oppure connettersi al telefono della vittima, probabilmente con l’intento di
Hackerare il suo spazio sul Cloud in cerca di foto di nudo, cioè questo nel
film non lo fa, ma avrebbe potuto! Tanto dei suoi poteri non si capisce niente.

Uno di quei casi in cui lo storyboard è meglio del film.

 Ma non si tratta di un non capire che genera paura, è un non
capire al massimo generato dalla sciatteria generale con cui questo film è
stato scritto, diretto e mi viene da dire anche pensato, perché a costo di
essere ripetitivo lo ripeto, pensavano davvero di fare soldi con una moda di
internet che uno può avere gratis in rete? Ma il flop al botteghino di “Snakes
on a plane” (2006) non vi ha insegnato niente?

Penso che ci siano due cose veramente difficili da fare al
cinema, fare paura e fare ridere, “Slender man” avrebbe dovuto essere un film d’atmosfera
capace di spaventare, invece fa ridere, ma nemmeno nel senso positivo, fa
proprio ridere il fatto che qualcuno pensi di poter fare soldi con una moda di
Internet, che è effimera e velocissima per sua natura, mentre voi state facendo
la pre produzione del film, la moda è già passato, cavolo la prossima volta,
fate un film sui “Chuck Norris Facts”, il cameo di Chuck Norris in “The Expendables
2” (2012) della durata di 90 minuti, successo garantito!
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Film del Giorno

    Clipped (2024): piove, il gatto è morto, la fidanzata mi ha lasciato e io tengo ai Clippers

    «Piove, il gatto è morto, la fidanzata mi ha lasciato e io tengo ai Clippers.», si potrebbero scrivere romanzi nel tentativo di riassumere la storia dell’altra squadra NBA di Los [...]
    Vai al Migliore del Giorno
    Categorie
    Recensioni Film Horror I Classidy Monografie Recensioni di Serie Recensioni di Fumetti Recensioni di Libri
    Chi Scrive sulla Bara?
    @2024 La Bara Volante

    Creato con orrore 💀 da contentI Marketing