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Smetto quando voglio – Masterclass (2017): State per entrare in un’altra dimensione…

Devo essere stato rapito dagli alieni, forse
non me ne sono ancora reso conto, ma in qualche modo mi sono risvegliato in una
distorta versione parallela di uno strambo Paese a forma di scarpa, o per lo
meno come lo conoscevo io. In questo universo alternativo, non posso nemmeno
disperarmi urlando contro il cielo di fronte alle rovine della Mole
Antonelliana (che poi è anche la sede del museo del cinema) qualcosa tipo: “Voi, uomini… L’avete distrutta! Maledetti, maledetti per l’eternità! Tutti!”

Sì, perché in questa dimensione a me così
aliena del Paese che mi ha dato i natali, succede che in sala escano dei film italiani che, per qualche oscuro meccanismo che non comprendo, si possono pure
guardare e, in qualche caso, sono anche bei film. Lo so. E’ una cosa che fa
paura!
Come devo reagire di fronte a questa cosa, io
che ero abituato a sapere che da noi a “Scarpalandia” uscivano solo drammone
con Margherita Buy e film con il comico televisivo di turno, mi trovo davanti a
film con le gare di corsa, storie criminali dirette e recitate
bene e pensate, film di super eroi!
Assurdo, vero?
Incredibilmente in zona ai confini della
realtà in cui sono precipitato, mi capita d’imbattermi in seguiti riusciti, in
cui il regista Sydney Sibilia arriva a dichiarare cose del tipo: «Se faremo il
sequel non ne faremo uno, ma il secondo e il terzo episodio insieme. Gireremo
contemporaneamente il secondo e il terzo film […] il punto è che se vogliamo
fare gli scemi, allora facciamo gli scemi bene. Funziona così. Si fa Reloaded e
Revolution. Se deve essere un’operazione facciamo l’operazione più
para-americana, becera che fa ridere. Fatta bene, ma becera». Stiamo viaggiando
in un’altra dimensione…



“Ok ragazzi, fate la vostra migliore espressione alla Ocean’s Eleven”.

“Smetto quando voglio – Masterclass” è il
primo, dei due capitoli del film 2014 “Smetto quando voglio” e segna il
ritorno in scena della banda di ricercatori con il vocabolario più forbito del
cinema italiano (di tutte le realtà), il primo film non era affatto male, è
stato etichettato un po’ da tutti come il “Breaking Bad” italiano, definizione
furbetta e acchiappa consensi, però lo spunto iniziale del professore spiantato
che per disperazione si mette a sintetizzare droghe è simile, ma le somiglianze
finiscono qui.

Il primo film era una commedia con pennellate
da “Crime Story” e qualche occhiata satirica al nostro Paese, dove laureati
preparatissimi finiscono a fare i benzinai, quando va bene. “Smetto quando
voglio – Masterclass” è la prova che Sydney Sibilia, classe 1981, come tanti di
noi, è venuto su guardando i film americani, ma a differenza di tanti suoi
colleghi (chissà perché sto pensando a quella porcheria di “In the Market”?) ha
capito che certe strutture tipiche del cinema americano, non vanno solo
scimmiottate, ma che è davvero possibile adattarle e re interpretarle.



“Questo che roba è?” , “Che ne so, avanzava a Michael Bay ha detto che possiamo usarlo”.

Fatemi partire dalla fine, ma tranquilli NO
SPOILER
, non ho intenzione di rovinarvi la visione. Arrivato a fine film mi sono
ritrovato a pensare a Ritorno al Futuro parte seconda, sui titoli di coda compaiono scene tratte dal terzo film in
post produzione, una trovata che non vedevo dai tempi della scritta “Attualmente
in lavorazione” che compariva sulla VHS del film e con cui di Bob Zemeckis
annunciava il terzo capitolo.

Proprio come la seconda avventura di Marty
McFly, anche questo film s’intrufola nella “Continuity” del primo,
inserendo nuovi personaggi e mostrando parti della storia da un nuovo punto di
vista, se siete appassionati di fumetti americani sapete che è una trovata
molto comune, certo c’è un piccolissimo errore in questa “Continuity”. Nel
primo film Coletti era un uomo (con i baffi per altro) mentre qui diventa Paola
Coletti, interpretata da Greta Scarano, ma tutto sommato è un errore
perdonabile, spero solo che Sydney Sibilia non si mette in testa di modificare
dettagli e aggiungere scene, per la versione rimasterizzata della trilogia di “Smetto
quando voglio” di prossima uscita, come se fosse l’ultimo dei George Lucas!
Anche se non sarebbe male chiederglielo, vista la sua ironia potrebbe scapparci
una risposta mica male.



Vi conviene andarvene, prima che aggiungano scene in computer grafica.

Visto che ho citato l’uomo con la passione per
i rimaneggiamenti e le camice a quadri, bisogna dire che “Smetto quando voglio –
Masterclass”, essendo il figlio di mezzo di una trilogia, dà per scontato che
conosciate i personaggi (che se li introduce tutti nuovamente) e termina con un
finale aperto che potrebbe far storcere dei nasi, per vedere la fine dovremmo
attendere il 2018, ma questo fa parte del gioco.

Quello che funziona, invece, è il modo in cui Sibilia
dimostra di avere ambizioni alte, se il primo film era una commedia degli
equivoci, questo si gioca anche la carta di un umorismo più fisico, nell’ultimo
atto diventa un “Heist Movie” ben fatto con protagonisti simpatici, non tutto è
pesche e crema, ad esempio, l’inseguimento tra il furgone della banda e la moto
in corsa è molto divertente, ma ha un finale davvero anti climatico, per via di
uno stunt non propriamente esaltante.
Per fortuna, la scena madre è davvero ben
realizzata, non vi dico dov’è ambientata per non fare rivelazioni sulla trama,
ma è ben più complessa di un furgone che insegue una moto ed è anche
molto avvincente, poi un appassionato di Bonvi come me, non può che apprezzare
personaggi conciati come se fossero usciti dalla strisce a fumetti delle “Sturmtruppen”.



Il fiero alleaten Galeazzo Musolesi Edoardo Leo.

Sydney Sibilia sa scrivere dei dialoghi
che suonano proprio bene, il cast è perfetto e ormai affiatato, quindi alcuni
scambi di battute (in italiano spesso aulico, se non proprio in Latino) sono
davvero spassosi e non mancano momenti che dimostrano che Sibilia ha guardato
tutti i film giusti, si gioca una scena lisergica utilizzando la tecnica del Rotoscope,
tanto cara a Ralph Bakshi, ma anche
un elenco degli oggetti in tasca che mi ha ricordato molto “Blues Brothers”.

Insomma, non so bene cosa sia accaduto, ma mi
sento come l’uomo caduto sullo strabo Paese a forma di scarpa, dove vengono
prodotti film niente male, si chiamerà pure “Smetto quando voglio”, ma spero
che non smettano proprio, anzi, avanti veloce in questa direzione!
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