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Society (1989): come on baby, eat the rich (bite down on the son of a bitch)

Halloween, Natale, San Patrizio e la Notte Horror. Ci sono
tradizioni che vanno onorate e per me infatti è un onore prendere parte alla
mia quinta Notte Horror di fila, ormai ho preso a cuore il ruolo di prima band
ad esibirsi su questo palco, che ogni martedì vedrà due differenti blog rendere
omaggio al genere con più sangue e budella esposte. Visto che quest’anno ho
scelto un film raffinato come un pezzo dei Motörhead… musica e cominciamo!

Nel corso dell’anno grazie alla rubrica su Stuart Gordon, questa Bara ha spesso
incrociato sulla sua traiettoria di volo quell’adorabile folle di Brian Yuzna, uno il cui esordio
cinematografico è stato una vera e propria bomba a mano lanciata tra la folla. Un
film talmente tosto che lo stesso Yuzna fece in tempo a dirigere il seguito di Re-Animator dell’amico Gordon, prima di
vedere il suo “Society” liberato dalla gabbia e distribuito in sala nel 1989, infatti il suo film d’esordio venne presentato ad alcuni festival, da Cannes a Sitges,
ma uscì nei cinema americani solo nel 1991 (storia vera).

Francis Scott Fitzgerald diceva che i ricchi sono diversi, quelli di questo film lo sono sicuramente, anche perché “Society” è un vero classico, rispetto agli altri film che
ho sempre scelto per la Notte Horror è decisamente il più famoso, ma mi sembra
comunque ideale per questa iniziativa perché è il perfetto titolo da Video noleggio. Quei vecchi tempi in cui si pescava una VHS polverosa dallo
scaffale della sezione horror, molte volte per guardarla con gli amici, nella
speranza di vedere qualche bella ragazza poco vestita e farsi due risate, da sempre il
modo ideale per stemperare la paura.

Titoli di testa che puoi sentire (letteralmente)

Per questa Bara invece, che ai suoi film Horror ci tiene
parecchio, “Society” è tutto questo ma anche parecchio di più, un film che
nell’ultimo atto cambia completamente di passo alzando il volume della radio,
un perfetto e orgoglioso esemplare di un decennio “mutante” come quello degli
horror americani degli anni ’80, un decennio in cui i nostri cugini Yankee conoscevano
un periodo di opulente benessere e il loro cinema, rispondeva di conseguenza.

Se gli eroi d’azione di quel periodo erano interventisti e pieni di muscoli, per
stare al passo con la Reaganomics e
la cura per il corpo che cominciava a spopolare (lo avete visto tutti “Perfect”
del 1985 no?), il cinema Horror da parte sua faceva il suo dovere, ovvero far
leva sulle paure del pubblico e in tal senso, il “Body Horror” è perfetto per
ricordarci che il nostro corpicino è fatto di tenera carne, alcuni metri di
budella e circa cinque litri di sangue, proprio per questo fragile e soggetto agli eventi – spesso
drammatici – esterni. Inoltre è inutile nascondersi dietro ad un dito, il
genere Horror si presta ad essere perfetta metafora ed è sempre andato a
braccetto con la politica e la critica sociale.

Brian Yunza ci ricorda l’antico adagio: mai fidarsi degli incravattati!

George “Amore” Romero con i suoi mostri operai nel 1968, il Maestro John Carpenter che attacca
apertamente la politica di Ronald Reagan con il suo Essi Vivono e non ultimo, da Manila con furore, quel terrorista – nel senso buono trattandosi di uno che si guadagna da vivere con il terrore
del pubblico – di Brian Yuzna, il suo “Society” è uno schiaffone a mano aperta
sulla faccia dei ricchi e dei potenti. Quel grande provocatore di Billy Wilder
amava ripetere spesso la frase «Épater la bourgeoisie», che con il mio orrido
francese posso provare a tradurre come «Impressiona la borghesia», beh diciamo
che Yuzna di borghesi ne ha impressionati parecchi con questo suo esordio.

“Society” è la storia di William “Bill” Whitney
(Billy Warlock intravisto in Halloween II,
che più avanti tornerà di moda, lasciatemi l’icona aperta), figlio di genitori
ricchi, maschio, bianco, con una bella sorella un po’ svampita di nome Jenny (Patrice
Jennings), il nostro Bill ha la strada spianata, succede quando vivi in una
villa a Beverly Hills e sei in corsa come rappresentante degli studenti della
tua scuola, contro uno sfigato che pare uscito da “La rivincita dei Nerd” (però
senza rivincita) e sei anche capitano della squadra di basket. Nota a margine,
la Jeep di Bill ha la targa personalizzata con su scritto “HOOPS”, roba da veri
fanatici della palla a spicchi, fine della nota da cestista.

Sarà, ma io “Hoop Dreams” lo ricordavo un po’ diverso.

La vita di Bill e il film di Yuzna, sembrano un assaggio di
tutti quei telefilm adolescenziali che avrebbero riempito i palinsesti pomeridiani
nel decennio alle porte, una sorta di “Melrose Beverly Hills 90210 Place”, la
cui atmosfera volutamente ultra patinata è interrotta solo dall’ansia del
protagonista. Bill non si sente sereno, la fonte della sua ansia è proprio la
sua famiglia in cui non si riconosce e che Brian Yuzna riassume alla perfezione
con le sedute del ragazzo dallo psicologo, la scena della mela morsicata da
Bill e piena di vermi è un putrido assaggio del film: il marciume che si
nasconde sotto una bella apparenza lucida e scintillante.

Con distinzione volutamente manichea, nella prima parte del
film i ricchi sono tutti giovani, sportivi, di bell’aspetto e sprizzanti
ormoni. Lo sono i genitori di Bill ma anche sua sorella Jenny, per cui il
ragazzo prova sentimenti contrastanti, ad esempio quando la ragazza le chiede
di chiuderle la zip del vestito oppure quando Bill finisce per spiarla dal vetro del
box della doccia, solo che in questa atmosfera pruriginosa, Brian Yuzna entra a
gamba tesa, con strani bozzi sul corpo della ragazza, che fa la doccia alla
rovescia. E non è tanto per dire!

La scena sporcacciona della doccia, ma in puro stile Yuzna.

Sottilmente Yuzna, coadiuvato dai suoi sceneggiatori di
fiducia, Woody Keith e Rick Fry che per lui scriveranno anche “Re-Animator 2”
(1989), inclina il pavimento sotto i piedi degli spettatori, facendo
aumentare progressivamente le ansie del protagonista, che fa pensieri strani
nemmeno fossimo in un pezzo famoso di un popolare cantante Italiano nato a
Zocca.

Bill prima fa un incubo in cui gira per casa tentando di
difendersi (inutilmente) con un coltello, poi pizzica i suoi genitori e sua
sorella sul lettone, tutti intenti a farsi i massaggi, visioni che in qualche
modo anticipano quello che succederà al protagonista e che suggeriscono al
pubblico concetti come “Incesto”, che sono tutto, tranne che rasserenanti.
Yuzna introduce la paranoia del suo protagonista ispirandosi a classici come “Rosemary’s
Baby” (1968) e “La scala a chiocciola” (1946), ma alza ulteriormente il volume
della radio di questo sui film che pare un pezzo dei Motörhead, per i suoi
intenti volutamente provocatori.

Chiudendo un attimo un occhio (o almeno provandoci) sulla
tensione sessuale tra Bill e sua sorella, qual è il tabù definitivo? A meno che
voi non siate Gesù di Nazareth (oppure Brian),
tutti abbiamo avuto una mamma e un papà che per metterci al mondo, una sera
hanno deciso di non andare al cinema divertendosi in altro modo. Lo sappiamo
tutti che è successo ma nessuno e intendo proprio NESSUNO, vuole pensarci,
perché mamma e papà sono due figure di riferimento, possibilmente asessuate
grazie.

Il disagio, enorme, gigantesco e mostruoso disagio.

Mentre Brian Yuzna è impegnato a lavorarci ai fianchi
utilizzando questi tabù, allo stesso tempo introduce il personaggio di David
Blanchard (Tim Bartell), amico di famiglia un po’ caduto dal banchetto dei Whitney. Il fatto che il ragazzo sia un po’ sovrappeso e con un vistoso neo sul viso,
contribuisce a rompere la monotonia di personaggi uber fighi, infatti è proprio
lui a portare dubbi e qualche prova nella vita di Bill.

Con alcune microspie e un messaggio registrato dal contenuto
assolutamente sospetto, tutti i dubbi di Bill sulla sua famiglia sembrano
trovare conferma, ma Blanchard muore in un misterioso incidente d’auto e
l’analista del ragazzo, sembra provarle tutte per nascondere le prove. Bill si
sarà inventato tutto? Le sue paranoie sono frutto di una mente disturbata?
“Society” lascia ben aperta questa traccia facendo dubitare anche noi, ma tra i
motivi per cui lo considero un classico, ci sono anche le sue varie chiavi di
lettura. Anzi più che classico da questa parte i film così tanto iconici si
chiamano… Classidy!

Per certi versi “Society” potrebbe essere tutto un grosso
METAFORONE, sulla ribellione giovanile nei confronti dei genitori, quella che
arriva quando gli ormoni colpiscono duro. Non a caso Bill chiama il padre
“faccia di culo” e insultare uno dei propri genitori è da sempre considerato il
massimo della ribellione, solo che a Yuzna non basta e i suoi intenti sono ben
più alti, ben più caciaroni. “Society” è un enorme dito medio sventolato in
faccia ai ricchi e ai potenti, i colletti bianchi e i figli di papà che
finiscono di solito ad occupare i posti che contano per diritto di nascita o
per la dimensione del loro portafoglio, il tutto è narrato con la grazia e la
strafottenza, tipica di un pezzo dei Motörhead. La cantilenante “Society” che
si sente nel film, vi resterà incollata addosso come il senso di disagio che
Yuzna sa evocare, ma se il gruppo di Lemmy non avesse composto “Eat The Rich”
per il film omonimo del 1987, sarebbe stata la colonna sonora alternativa
ideale di questo film.

La bella Clarissa (la star di Playboy Devin Devasquez,
sposata con il Ridge di “Beautifull” tanto per stare in tema telefilm famosi
che aleggia su questo post) è un personaggio a metà, all’inizio quasi
un’invitante tentazione ad entrare a far parte della “società” per Bill, poi
qualcuna da salvare. Il fatto che sia snodata e snodabile potrebbe dare adito a
battutacce (dai un po’ di contengo su!) ma è quasi una metafora della
condizione della ragazza.

“Per caso facevi la ballerina da piccola?”

Avevo un’icona lasciata aperta, la chiudiamo subito: l’ospedale in cui viene ricoverato Bill è la stessa location dove qualche anno
prima era stato girato Halloween II, dove recitava appunto Billy Warlock che
magari ricorderete anche per qualche episodio di “Baywatch” tanto per restare
in tema di telefilm degli anni ’90, anche se magari tra tutto quel silicone non
lo avete riconosciuto.

Chi di sicuro di gomma e silicone ne ha utilizzato tanto è
stato quel genietto di Screaming Mad George, i suoi effetti speciali orgogliosamente artigianali si prendono il
terzo atto del film e fanno fare a “Society”, un balzo quantico dritto tra i
“Classidy” a cui merita di far parte. Pare che Brian Yuzna sulla porta del set
dell’orgia finale, quello reso orribilmente memorabile da Screaming Mad George,
abbia fatto scrivere “Lasciate una speranza voi che entrate”, citazione quanto
mai azzeccata perché si tratta dell’inferno personale del protagonista.

L’arte di Screaming Mad George al suo meglio (o suo peggio, fate voi)

Gli effetti speciali di Screaming Mad George, nei titoli di
testa del film vengono definiti “surrealisti” un po’ per tentare di evitare il
visto censura in Giappone, un po’ perché ispirati ai dipinti di Salvador Dalí (storia vera). I ricconi del film di Yuzna gettano la maschera e dietro la loro
affascinante facciata di bei vestiti e modi educati, si rivelano marci,
mostruosi, una massa informe e incestuosa che ti tira dentro e ti ingloba nei
suoi rituali d’iniziazione che in quanto tali, sono degenerati atti sessuali in
cambio di una vita agiata e magari, un posto di rilievo a Washington. Non Alieni come quelli di Carpenter, ma il. Peggior tipo di umani possibili, quelli ricchi.

Un proverbio napoletano dice che il “chiatto” mangia dal
“secco”, non so se dalle parti di Manila dove è nato Brian Yuzna si dica lo
stesso ma il concetto è esemplificato da “Society”. I ricchi hanno sempre
divorato e masticato i poveri, infatti i ricconi di Yuzna letteralmente
succhiano i poveri come scoprirà presto il povero Blanchard, rivoltato come un
calzino di pelle umana in un disgustoso “fisting”, ancora oggi, in un’ipotetica
classifica, una delle peggiori morti mai viste al cinema, senza ombra di
dubbio.

Forse il pugno, lo avrebbe preferito in un occhio.

Per Yuzna passare dalla classe dirigente a quella digerente
è un attimo, l’orrendo “Blob” di carne con cui il regista critica i ricchi del
mondo, è un mostro che ti succhia, ti divora e letteralmente ti fotte, in
un’orgia oscena di corpi sudaticci, arrapati e degenerati come solo un ricco
messo al comando può essere.

Il METAFORONE di Yuzna è urlato, con i decibel a cui
di norma suonavano i Motörhead, parafrasando il primo titolo italiano di “Shining”
di Stephen King, il regista ci conduce per mano a questa splendida festa di
morte e poi quella mano la utilizza per Dio solo sa cosa. L’umorismo è nero,
anzi nerissimo, infatti i mostri ridono e scherzano, tra manone giganti (ben
prima del video Everlong dei Foo Fighters)
e orrendi mostri che ti divorano con il sorriso, dando tutta una nuova
dimensione al concetto di avere una faccia come il culo.

Butt-head senza Beavis.

Brian Yuzna prende l’umorismo nero e il surrealismo di Luis
Buñuel, solo che i ricchi qui non sono intrappolati in una stanza da cui non
possono uscire, come in “L’angelo sterminatore” (1962), qui siamo noi poveracci,
rappresentanti dal ribelle Bill, ad essere chiusi lì dentro con loro ed essere
divorati, potrebbe essere la parte più piacevole della serata.

A distanza di anni “Society” resta un irriverente classico,
una critica urlata e aggraziata più o meno come un vichingo che elenca
l’alfabeto con i rutti, girato con il coltello tra i denti. Un monito ai ricchi
e potenti del mondo che non si dimentica e che forse, se affittato in VHS per
farsi due risate con gli amici, ottiene ancora l’effetto desiderato, ma dopo la
sinistra canzoncina dei titoli di coda, destinata a restare incollata addosso
allo spettatore, resta anche quel senso di disgusto, quella voglia di correre a
farsi una doccia che per me è quasi sempre sinonimo di film horror ben
riuscito.

Ricchi e poveri (ma senza “Mamma Maria” in sottofondo)

“Society” mette ancora addosso un gigantesco senso di
malsano che levati, ma levati proprio, gli effetti speciali artigianali saranno
pure fuori moda ma quella massa di corpi orgiastici non si dimentica, perché il
film di Yuzna fa ridere con il suo umorismo nerissimo e mette anche una paura
fottuta, perché in pochi hanno saputo rappresentare in modo così lucido la
classe digerente, pardon, dirigente. A ben pensarci è questo a far davvero paura, perché il
mondo è ancora in mano alle dame e i signori della bella società.

Ed ora care le mie creaturine della notte, passate a trovare
Cinemuffin con la seconda parte di
questo primo martedì a Blog condivisi dedicato alla Notte Horror, non mancate e
che i vostri incubi possano essere… spaventosi. Mi sento molto zio Tibia a
concludere così!

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