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Somnia (2016): Una valida alternativa al Valium

All eyes on
me, come cantava Tupac, no, non ho deciso di impelagarmi in una complicata
metafora Hip-hop che non saprei gestire visti i miei gusti musicali da ragazzo
bianco e rockettaro, ma il pezzo in questione descrive alla perfezione la
condizione in cui si è ritrovato Mike Flanagan dopo quella bombetta di “Oculus
– Il riflesso del male”, questo suo nuovo film era atteso come un banco di
prova per testare la sua stoffa, mi è piaciuto? Mah… Somnia…

Piccolo passo
indietro. “Oculus” è la versione estesa di un corto scritto e diretto dallo
stesso Flanagan, un film che ha diviso abbastanza, ma ha trovato i suoi
estimatori tra cui il sottoscritto, la storia dello specchio maledetto che fa
impazzire la gente era un film che sfoggiava un’ottima coerenza interna in
termini di sceneggiatura. Certo, non era del tutto imprevedibile nello
svolgimento, ma il bello del film era proprio quello: una
pellicola che sapeva fare leva non sulla paura della morte, ma sul terrore
scaturito dalla consapevolezza di non avere nessuna speranza di salvezza, di
essere già condannati…
“Il terrore
del silenzio” anche noto con il suo ben più efficace titoli originale Hush, era un home invasion condito da
una protagonista sordomuta, una cosina molto riuscita, anche
grazie alla cura di Flanagan nella sceneggiatura, semplice, ma solida, eppure non era in grado di smuovere l’ago della bilancia del giudizio su
questo regista, la prova del nome era proprio “Somnia” o “Before i wake” se
preferite il titolo originale… Trama! Una trama al tavolo due grazie!



“Buongiorno, sono Cody ho portato con me la trama”.
I coniugi
Hobson, Jesse (Kate Bosworth) e Mark (Thomas Jane) affrontano in modo diverso
il lutto per la morte del loro figlio Sean, affogato nella vasca da bagno per
mancanza di appigli, di attenzioni genitoriali o forse per esigenze narrative,
l’ultima mi sembra la più quotata…
Malgrado il
trauma ancora vivo e palpante, l’agente sostituta di Dana Scully in X-Files, Annabeth
Gish affida loro il piccolo Cody, caruccio, educato e precisino, malgrado le
vistose occhiaie da sonno. Sì, perché Cody oltre ad una fissa per le farfalle
non dorme MAI, vitaminizzandosi con bibite zuccherate alla caffeina, le tenta
tutte pur di non chiudere occhio la notte.



“C’è qualcuno?” , “NO”, “Ah ok, buona notte”.
Anche perché ogni
volta che Cody si addormenta, i suoi sogni si trasformano in visioni molto
realistiche, per i coniugi Hobson non è poi tutto questo grosso problema
ritrovarsi il soggiorno pieno di farfalle colorate, anche le sporadiche visioni
del dipartito Sean inizialmente risultano quasi consolatorie. A questo punto
anche gli spettatori che dormono in ultima fila avranno capito che il principio
vale anche per gli incubi di Cody, il più delle volte popolati dal segaligno “Uomo
cancro”, la personale versione dell’uomo nero di Cody, frutto della brutta
esperienza che lo ha reso orfano…
Ora, se anche
io, che sono nato geneticamente privo della capacità di sintesi (potreste
averlo notato…) possono riassumervi la trama del film in poche righe, questo
dovrebbe già dirvi qualcosa su “Somnia”. Certo, la trama di Hush era ancora più stringata, eppure il
film funzionava lo stesso, il problema è che Mike Flanagan per spiegarvi questi
essenziali passaggi (già ben riassunti nel trailer del film) ci mette una mezz’ora
buona, su un film di 90 minuti, potete capire che è un po’ tantino…



“Stavo già dormendo mamma, questo film concilia la nanna”.
Gli Hobson
sono tratteggiati in maniera grossolana, mamma Kate Bosworth di giorno alimenta
in tutti i modi il subconscio di Cody, sperando di poter rivedere anche solo
per pochi minuti, suo figlio Sean di notte, papà Thomas Jane (con degli
inguardabili capelli lunghi, l’idea di Flanagan di esteriorizzare il lutto del
personaggio) tenta la via delle coccole, del “Non è giusto usarlo come
proiettore di filmini umano” (citando a memoria), ma beccami gallina se nessuno
dei due si pone il problema sulla natura dei poteri del bambino!



I due sveglissimi genitori adottivi, due fulmini di guerra.
Mi è sembrata
la classica situazione iniziale che uno come Stephen King, in un suo romanzo,
saprebbe venderti benissimo, grazie al minimo sindacale di caratterizzazione,
avrebbe giustificato i comportamenti dei personaggi, purtroppo Micheluzzo
Flanagan non fa lo stesso tipo di lavoro, quindi tutto questo è presente nel film,
ma soltanto abbozzato…
Così com’è
abbozzato il resto della storia: il bullo scolastico con meno motivazioni
della storia del cinema, prende di mira Cody, scatenando di fatto il ritorno
dell’Uomo cancro, quello che segue sono sicuro lo potete facilmente immaginare,
la parola che inizia a fare spallate per emergere nel fondo della testa degli
spettatori è: Prevedibilità.



I’m your boogie man, I’m your boogie man, Turn me on…
Detta fuori
dai denti: persino la scelta del nome del “Boogeyman” personale di Cody, non mi
è sembrata una grande idea, mi ha dato tanto l’impressione di uno che si spara
in un piede da solo, perché sono sicuro che chi di voi ha visto più di due film
Horror nella sua vita, potrà tranquillamente intuire non solo l’andazzo di
tutto il film, ma anche la “Sorpresa” finale che conclude la pellicola. Non per
fare il grosso, ma dopo venti minuto mi sono detto: “Vuoi vedere che alla fine
si scopre che…” e purtroppo Mike Flanagan non mi ha smentito.
Sarebbe stata
tutta un’altra faccenda se almeno la messa in scena, fosse stata abbastanza
coinvolgente da superare la prevedibilità della trama invece… Ciccia!


Mike Flanagan
si gioca un paio di moscissimi “Salto-Paura” (Jump-Scare) lungo il percorso, Kate
Bosworth è tanto caruccia quanto monocorde, cambia il titolo del film, ma le sue prove recitative negli anni restano fotocopia
una dell’altra. 



“Kate fammi una faccia più… See vabbè, bravissima ferma così”.

Non va tanto meglio con Tom Jane, uno che mi sta anche simpatico, ma poveretto proprio di recitare intensamente non è capace, per altro, inoltre pensavo che dopo l’ottimo “The Mist”, avesse chiuso con le parti da bravo padre di famiglia, invece è recidivo!

Non critico
nemmeno tanto gli effetti speciali utilizzati per portare in scena l’uomo
cancro, essendo una creatura onirica ci può stare che sia schematico e animato
a scattoni, la tragedia vera è il modo in cui Mike Flanagan fallisce nel creare
tensione e coinvolgimento ogni volta che il cattivone del film entra in scena,
livello di minaccia prossimo allo zero, paura? Nemmeno l’ombra, insomma (‘somnia)
tracciato piatto totale, per un film che annoia durante la visione e che si
dimentica presto quando iniziano i titoli di coda…



Anche voi, apritela una finestra ogni tanto!
Il che è
assolutamente deludente, visto che Micheluzzo Flanagan è stato capace di
rendere veramente minaccioso uno specchio inanimato, per poi perdersi in un
bicchiere d’acqua, con una storia molto più semplice da gestire… 



Insomma (‘somnia),
delusione noia e tedio, passo falso oppure dobbiamo già archiviare Flanagan tra
le ex nuove promesse? Bah, in questo caso, era meglio farsi un bel sonno, poco
ma sicuro.
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