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Sospesi nel tempo (1996): gli spaventatori di Peter Jackson

Tra i compleanni di un certo livello, non potevo lasciare indietro i primi trent’anni dell’esordio americano di Peter Jackson, perché sì sa che prima o poi, Hollywood chiama a sé tutti i registi più brillanti, spesso per triturarli e risputarli via se non ne hanno abbastanza per resistere.

Dopo un’infilata di Horror matti, il film che ha attratto l’occhio di Sauron di Hollywood sul regista neozelandese è stato il bellissimo Creature del cielo, a quel punto gli americani avrebbero potuto proporre a Pietro Di Giacomo qualunque cosa, se il nostro non si fosse minimamente tutelato…

… Infatti si è portato dietro anche una delle due creature del cielo, Melanie Lynskey.

Il soggetto di “The Frighteners” (del titolo italiano parleremo tra poco, lasciatemi l’icona aperta) era stato ideato da Jackson insieme alla moglie e storica collaboratrice Fran Walsh. Una robetta semplice, un paio di pagine da far pervenire ad uno dei pochi ad Hollywood con lo stesso gusto per il cinema, no, purtroppo non il gemello separato alla nascita di Jackson, ovvero Sam Raimi, mi riferisco a Robert Zemeckis, che avendo le mani in pasta della serie tv I racconti della Cripta, pensa inizialmente di utilizzare questo copione per un episodio, anche perché stava già lavorando alla sua commedia horror, il sottovalutato La morte ti fa bella, che purtroppo finì per ricevere critiche più variegate del gelato all’amarena e costrinse il vecchio Bob a ripiegare sul titolo che gli avrebbe fatto fare il definitivo salto tra i registi intoccabili, Forrest Gump.

Questo è il motivo per cui voi ed io viviamo nella realtà parallela in cui Zemeckis NON ha diretto “The Frighteners”, ma lo ha solo prodotto, influendo comunque sulla scelta del casting, perché come potete immaginare, Michael J. Fox ha accettato il ruolo di Frank Bannister per via dei famosi gradi di separazione, che in questo caso sono decisamente meno dei soliti sei, chiudiamo l’icona lasciata aperta?

Dopo aver citato Nightmare nella locandina, non vuoi citare anche Shining?

Alla sua uscita in uno strambo Paese a forma di scarpa, “Gli Spaventatori” (traduzione corretta) diventa “Sospesi nel tempo” perché con il vecchio Martin McFly vuoi non avere un riferimento al tempo? Se poi ci aggiungiamo che nella versione doppiata, lo sceriffo parla con la “voce” di Doc Brown, il gioco è fatto, sembrano tornati i tempi di Voglia di vincere, dove hanno ribattezzato il protagonista Martin per mettersi in scia alla DeLorean. Anche se beh… Il tempo è stato come al solito giudice di tutti quanti noi, visto che, volendo, questo nostrano titolo può essere considerato romanticamente un omaggio a Michael J. Fox, che ha fatto ancora molto altro in carriera, ma con il degenerare della sua condizione fisica, non ha più avuto ruoli da protagonista di rilievo… Ma nel 1996 i nostri titolisti non potevano saperlo!

La storia va detto, è molto spassosa: Frank Bannister è un ex architetto che ha perso la moglie in un incidente stradale, lasciando la casa che stava costruendo per viverci insieme come un mausoleo al suo lutto mai risolto, perché da quella morte Frank ha perso tutto, guadagnando solo la capacità di vedere gli spiriti dei defunti, in pratica è il bambino de Il sesto sesto, cresciuto, che ha pensato di monetizzare come può su questo suo strambo potere.

«Grande Giove! Qui la situazione si fa pesante, vedo la gente morta!»

Va detto che “The Frighteners” è uno di quei film a cui va riconosciuto il merito di saper delineare tutte le sue regole interne, ad esempio sullo stato di “invecchiamento” degli spettri o sull’ectoplasma (su cui si scherza e anche parecchio), per questo Frank ha tre aiutanti molto speciali, tre trapassati che non possono ancora lasciare definitivamente questa valle di lacrime e che lo sostengono nelle sue… Si può dire truffe? Voi come direste quando vi fate pagare per un problema che avete voi stessi contribuito a generare? Sul posto di lavoro si chiama fare carriera, per Bannister è un mestiere come novello acchiappa fantasmi.

Cyrus (Chi McBride), un gangster afroamericano degli anni ‘70, Stuart (Jim Fyfe), un secchione degli anni ’50 (in pratica è George McFly) e il Giudice, un decrepito pistolero del vecchio West impersonato da John Astin, l’originale Gomez Addams della serie degli anni ’60, così abbiamo coperto tre decadi.

Schiocco di dita, Schiocco di dita.

La truffa di Bannister è una roba da ladro di polli, se tira giù una staccionata facendo retro, invece di pagare, mette su uno spettacolino con i suoi tre compari spaventatori e con una pistola caricata ad acqua santa e qualche numero da circo, pareggia i conti, fino al giorno in cui uno strano numero fiammeggiante, visibile solo ai suoi occhi, compare sulla fronte di persone che puntualmente, ci lasciano le penne, come l’odioso marito della bella Lucy (Trini Alvarado), personaggio con cui Frank intreccia una relazione, che per altro, sembra la versione 2.0 della protagonista femminile di Splatters.

“The Frighteners” si gioca un misto di effetti speciali pratici (il trucco dei fantasmi curato da Rick Baker, scusate se è poco) mescolati agli effetti digitali della Weta, che qui faceva le prove generali rispetto alle future magie della filmografia di Jackson, anche se va detto, il Cupo Mietitore, l’entità che zompetta, agilissima e letale, lasciando dietro una scia di morte, sembra la versione 1.0 degli Spettri Neri del Signore degli Anelli, insomma, un’ottima palestra per Jackson.

Non metterti tra il Nazgûl e la sua preda!

Pietro Di Giacomo mescola bene toni da commedia a momenti gustosamente Horror molto riusciti, il film ha un ottimo ritmo e la colonna sonora del solito e fidato Danny Elfman riecheggia i Beetlejuice che furono, giusto per citare un titolo almeno paragonabile. Quello che mi piace molto del film è il ruolo di quella facciona da matto di Jake Busey, qui alle prese con un ruolo da serial killer se non proprio da Assassino Nato, considerando la svolta che lo vede protagonista.

Un po’ come il finto documentario “Forgotten Silver” ma con gli spaventosi dentoni di Jake Busey.

A proposito di facce note poi, “Sospesi nel tempo” ha tutte quelle giuste, da Sua Maestà Dee Wallace fino al ritorno di R. Lee Ermey nei panni del suo personaggio più famoso, ufficialmente si chiama Hiles, ma è a tutti gli effetti la versione spettrale del sergente Hartman di Full Metal Jacket, solo con più fucili mitragliatori, perché andiamo, sarà anche una spudorata marchetta, ma come si fa a voler male ad un film che si gioca Martin McFly con un M60 in ogni mano, essù!

«Qui tu non riderai! Tu non piangerai! Qui si cita dritto e basta!»

Ma staremmo qui a parlare della fuffa condita dalla nebbia se non fosse per la miglior scelta di casting messa su dal film, in omaggio agli Horror più tosti e giusti di sempre, quelli di Stuart Gordon, qui troviamo il suo attore feticcio, il leggendario Jeffrey Combs in uno dei suoi ruoli più giocosi e pazzi.

In teoria sarebbe uno dei buoni, l’agente dell’FBI spedito ad indagare, Milton Dammers, sulla carta entra in scena vestito di nero e pettinato come un certo austriaco che somigliava a Chaplin ma molto meno geniale e divertente. Per altro, nella “Director’s cut” del film, che dura pochi minuti in più, scopriamo che le sue cicatrici, quelle che lo hanno reso un filo paranoico, Dammers se l’è procurate grazie a Charles Manson, sempre evocato nella storia e citato solo nella versione estesa del film. La prova di Combs? Trentotto metri sopra le righe, nella porzione della stratosfera giusta, quella adatta ad un film così, dove risulta essere un cattivo memorabile, da cartone animato nel senso migliore del termine, ennesima conferma, se ce ne fosse bisogno, del talento di Combs.

Jeffrey “MVP” Combs, eredita e migliora i ruoli pazzi che una tempo Pietro Di Giacomo si recitava da solo.

“Sospesi nel tempo” risulta essere uno spudorato marchettone, il prezzo da pagare per Jackson per poter sbarcare ad Hollywood, il titolo da utilizzare come biglietto da visita per bussare a tutte le porte giuste, per realizzare il suo progetto della vita, che per Pietro Di Giacomo, si è tradotto in due soggetti, non solo uno. Potremmo definirlo un “Marchettone controllato”, con una mano Jackson concede molto al pubblico e ai produttori, dall’altra riesce a mantenere un certo controllo, sfruttando la sponda di un padrino di lusso come Zemeckis, ecco perché il nostro può giocarsi il suo solito cameo d’autore, qui nei panni di un Punk sì, ma con la maglietta a tema della morte.

La tradizione del cameo di Jackson, qui molto Punk.

Purtroppo quando si tratta di marchette, l’obbiettivo dei produttori e fare tanti ma tanti soldi, “The Frighteners” non ne portò a caso poi così tanti, costato ventisei milioni di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti beh, defunti (tanto per restare in tema), il film ne portò a casa poco più di ventinove, decisamente un investimento sotto le aspettative, che non ha impedito al film di essere riscoperto successivamente, perché parliamoci chiaramente, nel 1996 era una commedia Horror con Michael J. Fox in fase calante diretta da un mister Nessuno, per di più non americano, trent’anni dopo è una commedia Horror, l’ultimo grosso ruolo per Michael J. Fox diretta dal regista premio Oscar de “Il Signore degli Anelli”. Forse per una volta il titolo italiano non è poi così sbagliato, questo film è rimasto davvero sospeso nel tempo.

«Sento che entro la fine di questo post, passerete il resto della giornata con i Blue Oyster Cult in testa»

Non potrò mai voler male ad un film che ha fatto i compiti, tanto che sui titoli di coda si gioca la canzone ufficiale degli Slasher (nella versione dei Mutton Birds), nel corso degli anni l’ho visto e rivisto un sacco di volte, se pegno da pagare per sedersi al tavolo da gioco doveva essere, Jackson si è giocato bene le sue carte, dopo trent’anni questo film è più amato che alla sua uscita… Auguri spaventatori!

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