
Altro giro, altro tiro, altro regalo, nelle profondità di questa notte di agosto, torno con il mio secondo contributo alla causa della Notte Horror 2025, quando mi hanno chiesto di pescare una seconda data, una (life)forza superiore ha voluto che il 26 agosto fosse libero sul calendario, lo stesso 26 agosto che è il giorno in cui il mai abbastanza compianto Tobe Hooper ha lasciato questa Terra per tornare sul suo pianeta, sono segnali che vanno colti, era il momento ideale per festeggiare il compleanno di “Space Vampires”, il classico film la cui storia produttiva è probabilmente anche più interessante del film stesso.

Badate bene, io vado pazzo per questa follia, è un titolo talmente matto che davvero, bisogna vederlo per capire la portata dell’unicità di questo meraviglioso incidente in galleria che quest’anno spegne le sue prima quaranta candeline, un film frutto di una tempesta perfetta, quello che accade se in una mano hai Tobe Hooper, che arrivava dal successo di uno dei suoi titoli più famosi, ovvero Poltergeist e nell’altra la Cannon, la casa di produzione dei cugini Menahem Golan e Yoram Globus, di colpo diventata onnipotenti.
Basta con tutti quei B-Movie che ci hanno reso famosi e ci hanno fatto guadagnare soldoni su soldoni! Qui è ora di mettersi a fare il cinema serio! Con questa nuova missione aziendale in testa alla Cannon non hanno badato a spese, a Dan O’Bannon (e al suo compare Don Jakoby) hanno affidato l’adattamento del romanzo “I vampiri dello spazio” (“The Space Vampires” del 1976) di Colin Wilson, con l’obbiettivo di riportare in auge la fantascienza gotica britannica tanto in voga negli anni ’50, infatti il buon vecchio Dan, colui che ha dichiarato di non aver rubato Alien a qualcuno in particolare, ma di averlo rubato (per ispirazioni) a tutti, qui si rifà idealmente a “L’astronave atomica del dottor Quatermass” (1955) ma con una postilla, via il titolo che la Cannon vedeva come fumo negli occhi, non vogliamo mica che il nostro pubblico, che ci ama per i B-Movie, creda che stiamo facendo una roba con una vampira spaziale che gira completamente nuda per metà del film infettando l’umanità e portando la distruzione, vero? Quindi il film in originale diventa “Lifeforce”, in riferimento a quella forza vitale che la vampira succhia. Ma no, non stiamo facendo un enorme B-Movie, proprio no!

Giustizia ha voluto che curiosamente, in uno strambo Paese a forma di scarpa, in anticipo sulla moda di “tradurre” i titoli inglesi dei film con altri titoli in inglese, per lo meno abbia concesso alla pellicola di Hooper di uscire con il titolo filologicamente allineato al romanzo, “Space Vampires”, anche se il pegno da pagare è stato sanguinoso. Avete mai provato a guardare la versione italiana, quindi “Space Vampires” e poi quella originale, quindi “Lifeforce”? Sono due film diversi, questo non vuol dire che l’originale sia il trionfo della linearità, dei passaggi logici cartesiani, anzi, tutt’altro, però balza agli occhi come la versione nostrana abbia tagliato tutti quei dialoghi ritenuti noiosi, dove O’Bannon si affanna a dare una struttura a questo casino mentre oh! Beccami gallina se anche solo un secondo della bellissima vampira nuda sia stato sacrificato. Italiani, un popolo di santi, poeti e cacciatori di, diciamo vampire via.
Ma si limitasse a questo il disastro dell’adattamento italiano, una tragedia di “Space girl”, una descrizione, un nomignolo dato in corsa, che sembra diventare il nome proprio (ovviamente in inglese) della vampira, per non parlare della piaga che porta con sé, resa come “Intergalactic pest” una roba da far sanguinare le orecchie e urlare il mio amico Evit, di cui vi consiglio lo spassoso pezzo, pieno di dettagli sull’adattamento.

Tobe Hooper si ritrova in un contratto, rivelatosi presto capestro, dopo aver firmato con la Cannon per tre film, gli altri due “Invaders” (1986) e il seguito del suo film più famoso, sono stati girati con un budget fatto di fichi secchi e avanzi dell’amata Dr Pepper del regista, proprio perché “Lifeforce” è costato un’esagerazione, venticinque milioni, che potranno sembrare poca cosa con i numeri di oggi, ma per darvi un’idea, il suo film precedente, Poltergeist, Hooper lo aveva girato con dieci milioni, insomma questo film doveva essere la risposta alla Cannona ai blockbuster americani, infatti il regista texano non finirà mai più a girare con così tanti soldi, che qui si vedono tutti, perché possiamo criticare molto al film, ma gli effetti speciali di un super esperto come John Dykstra si vedono tutti, ben mescolati poi a pipistrelloni animati a passo uno. Insomma, idee bellicose per la Cannon che ben si traducono nella trionfale fanfara che è il tema di “Lifeforce”, composto niente popò di meno che da Henry Mancini.
Io vi sfido a provare a mettervi lì a guardare un film che inizia con QUESTO tema musicale e a non aver voglia di vederlo tutto, se vi suona famigliare, probabilmente avete giocato a “Baldur’s gate” che mi dicono, abbia pescato le note da qui, ma anche il primissimo trailer di A 30 secondi dalla fine, altra produzione della Cannon che ovviamente, ha cominciato a riciclare dopo la sua fase spendacciona.

Siamo nel 1985, tutti parlano del passaggio della cometa di Halley e Dan O’Bannon parte da lì, una spedizione spaziale angloamericana, a bordo dell’astronave Churchill, gli astronauti giungono in prossimità della cometa e fanno una scoperta incredibile, oltre alla caverna con i pipistrelloni trovano tre bare di cristallo (quindi volanti!) con dentro altrettanti bellissimi umanoidi, una donna e due uomini di cui nessuno interessa. Qui a voler essere puntigliosi, ci sarebbe un film nel film ambientato a bordo della Chrurchill, con gli astronauti che si invaghiscono della bella vampira tanto da non riuscire a scaricarla nello spazio pur percependo l’immane pericolo, insomma una roba a metà tra il viaggio delle Demeter e ancora una volta Alien, però con molte più beh, tette.

Al risveglio sulla terra la “Space girl” si suca il primo malcapitato attratto vabbè, eddaì, quale maschietto non morirebbe allo stesso modo, insomma! Occasione perfetta per iniziare ad impostare l’idea della forza vitale prosciugata e per mettere in scena un po’ di cadaveri rinsecchiti animatronici, che curiosamente ricordano un po’ gli stessi che O’Bannon avrebbe portato al cinema lo stesso anno, per la sua versione dei morti viventi.

Rivedendolo con la Wing-woman in occasione di questo mio secondo appuntamento con la Notte Horror 2025, lei che non lo aveva mai visto, mi ha raccontato di ricordare la scena del primo omicidio, tramite i montaggi che ne facevano su “Blob” (storia vera), anche se è inevitabile il fatto che il film venga ricordato per il momento in cui la “Space Girl” apre i suoi occhioni e con l’altro paio conquista tutti. Mathilda May è di una bellezza indicibile, l’attrice francese non parlava grande l’inglese ma è stata l’unica a non battere ciglio, rispetto alle colleghe, quando le hanno chiesto di recitare nuda o di camminare (con protezioni sulle piante dei piedi) sui vetri rotti. Basterebbe lei a bucare lo schermo e a ricordare all’umanità che la Cannon, ha provato a sfondare in serie A con un B-Movie con una vampira spaziale nudissima, affrontata dalle guardie nel modo più idiota mai visto e sentito.

Io trovo incedibili quegli scambi di dialoghi che ho voluto omaggiare nel titolo del post, molti improvvisati sul set, troppo stupidi da chiedersi come abbiano fatto gli attori a non scoppiare a ridere recitandoli, nella fretta generale e i cambi in corsa del copione, ci troviamo davanti a capolavori come: «Non si preoccupi, una donna nuda non può uscire di qui inosservata.», oppure ancora meglio «Non posso credere a cosa vedo qui c’è una bella ragazza che gira nuda per l’edificio.», trovo tutto meraviglioso!
Ma se i sette minuti scarsi di naturismo di Mathilda May sono mitici, anche il resto del film non scherza, senza motivazione alcuna, la “Space Girl” cambia corpo e si sposta in quello di una sensualissima rossa (Nancy Paul) con più predilezione per i vestiti ma stesso approccio, visto che la missione di questi vampiri spaziali e succhiare via forza vitale da sparare su nello spazio, alla loro nave madre, dal design fighissimo ispirato ad un… Carciofo. Giuro, io per questo post non devo nemmeno sforzarmi a scrivere battute, le storie vere dalla produzione mi rendono facilissimo il lavoro.

L’approccio del resto del cast, diciamo quelli con i vestiti addosso, è serissimo, abbiamo la crema degli attori inglesi, che recitano tutti in una scala che va dall’esagerazione al “Non so che diavolo sto facendo”, il vincitore morale di tutto questo è Sir. Patrick Stewart, che devasta la sua buona fama con una prova da FACCIAPALMO, che serve ad introdurre quel finale spaccatutto, in cui non si capisce una ceppa di cosa stia accedendo ma è tutto talmente esagerato, che personalmente, posso solo amarlo.

Tobe Hooper benzinato a Dr Pepper e sigari (che ti frega, tanto paga la Cannon) si diverte a girare masse e comparse come non avrebbe mai più potuto fare nella sua carriera, la trama è un casino, i dialoghi sono stati modificati in corsa, ma a voler essere pragmatici, logici, “Lifeforce” potrebbe essere uno dei film girati meglio da Hooper, solo che sotto tutti quegli strati da B-Movie e quelle tette, diventa complicato concentrarsi e notarlo.
La fase Cannon della carriera del regista Texano ha pesantemente influenzato l’andamento della sua carriera, ma ci tenevo moltissimo al compleanno di questo film e a ricordarlo proprio oggi, nel giorno giusto, perché tra i suoi colleghi, sarà forse anche stato quello meno brillante e dotato, ma a livello di creatività, follia e perché no, anche fegato, nessun altro Maestro del cinema Horror si è spinto fino a dove ha osato Tobe Hooper, questa notte di agosto è tutta per lui, anche perché non si sa mai cosa potrebbe arrivare dalla stelle.

Per il resto di questa Notte Horror 2025 invece, mi rimando alla mia socia Lisa, che festeggia i primi vent’anni di un film bellissimo di Neil Marshall, ma se volete il calendario completo, lo trovate qui sotto e come al solito… Stay scared!



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