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Spider-Man 2 (2004): vuoi una mano? Sei mal ridotto? Sei fortunato, ne abbiamo otto

Dopo la parentesi
dedicata allo Spider-Man mai realizzato da James Cameron, fatemi tornare sui binari ed aggiungere un nuovo capitolo
alla rubrica ripiena di ragnatele… Torna a casa Spidey!


Dopo aver
frantumato i botteghini del pianeta con il primo film, ormai è chiaro a tutti
che Sam Raimi è l’uomo giusto nel posto giusto, motivo per cui già nel 2002
hanno cominciato a fioccare le idee per un possibile seguito. Nella
primissima bozza, l’idea era quella di avere ben tre cattivi classici di Spidey
tutti insieme: il Dottor Octopus, Lizard e la Gatta Nera, ma l’idea venne bocciata
per evitare di avere troppi personaggi in costume nello stesso film soffocati
in troppo poco spazio, pensate che scemi, eh? Sarebbe carino capire perché per
“Spider-Man 3” hanno deciso di fare proprio così, ma questa… E’ un’altra storia…
La prima sceneggiatura
scritta da Alfred Gough e Miles Millar (Arma Letale 4), viene rivista da Michael
Chabon, è sua l’idea di concentrarsi solo su Octopus che nella sua
versione è giovane e prende pure una bella sbandata per Mary Jane, idea che al
produttore Avi Arad non piace per nulla, motivo per cui viene chiamato il
veterano e vincitore di due Oscar Alvin Sargent che da qui in poi diventerà il
nome ricorrente parlando di film sull’Uomo Ragno.


“Sam tutto chiaro, solo una domanda, perché vai in giro vestito come Darkman?”.

Sargent ripensa
Doc Ock come un personaggio inizialmente positivo, un modello per Peter Parker,
in modo da legarlo all’eroe (come già accadeva con Goblin nel primo film) e
renderlo metafora dei suoi poteri e delle sue responsabilità. A Sam Raimi
l’idea piace un sacco e, da super lettore di fumetti, decide di darci dentro
sul tema poteri e responsabilità, prendendo ispirazione dalla celebre saga
“Spider-Man: No more” scritta dal solito Stan Lee e disegnata da sua
maestà John Romita Sr. Nel 1967 e pubblicata sul numero 40 della storica “The
Amazing Spider-Man”.

Cosa manca? Beh,
ci vuole un attore di peso per interpretare il carismatico Dr. Otto Octavius, i
primi nomi che vengono fuori sono quelli di Chris Cooper (che nella tela di
Spider-Man era destinato a finirci evidentemente…) e Robert De Niro, trovo
clamoroso che il vecchio Bob non lasci indietro una commedia pecoresca nemmeno
per errore, ma i titoli fantastici li schifa quasi tutti con mal celato sdegno,
vabbè.



Niente pizza per Scott Spiegel, produttore di Evil Dead 2, i carboidrati fanno male.

La soluzione la
trova involontariamente Gillian Greene, moglie di Sam Raimi che voleva solo
starsene sul divano a guardare un bel film come “Frida” (2002) ed è proprio
qui che Raimi capisce che il suo Doc Ock sarà Alfred Molina, immaginatevi la
scena: “Caro visto che bel film che ho scelto stasera?”. E Sam Raimi che muove le
braccia in aria mimando i tentacoli di Octopus e fa i rumore con la bocca,
spum! Sbang! Crash!

Alfred Molina è
un ottimo attore con una lunga gavetta, ancora mi stupisco come mai dopo questo
film non abbia iniziato a recitare in tutti i film, ma allo stesso tempo, mi ha
sempre fatto sorridere il fatto che Molina abbia esordito al cinema, arrivando
sul set il primo giorno, per farsi ricoprire di tarantole da Steven Spielberg
I Predatori dell’arca perduta e
proprio con un ragno e un personaggio ad otto zampe ha trovato il suo ruolo più
riconoscibile. Poi dicono che i ragni non portano fortuna!

“Ragni, dannati ragni, è dal 1981 che me li sogno tutte le notti!”.

Certo, bisogna
dire che Molina non ha proprio il classico figurino che ti aspetti da un eroe
in calzamaglia, motivo per cui ha perso svariati chili per prepararsi alla parte,
svariati sì, ma non troppi perché Sam Raimi si è sbrigato a rassicurarlo: “Doc
Ock deve avere un po’ di pancetta”, inoltre a detta del regista, ci voleva
qualcuno con un fisico da sollevatore di pesi degli anni ’50, quindi sotto con
i carboidrati Al!

“Ah davvero? Continua a portare allora, continua…”.

Ma per completare
l’opera ci volevano anche i quattro tentacoli di Octavius, una magia del solito
John Dykstra in cui Sam Raimi ci ha messo lo zampino, lo zampino sulle zamp…
Vabbè, la smetto dai!


Nel film
finalmente i tentacoli del dottore diventano qualcosa di davvero minaccioso,
nel fumetto, per quanto talentuosi siano i disegnatori che negli anni si sono
succeduti sulle pagine della serie, troppo spesso i tentacoli sembrano solo dei
tubi gommosi ben poco minacciosi, nel film, invece, sono delle macchine da
guerra, principalmente grazie al lavoro di Sam Raimi.
Spidey aiuta le vecchiette ad attraversare la strada.

Proprio del
regista del Michigan è l’idea di aggiungere ai tentacoli degli spuntoni
d’acciaio che lui chiamava “Death Knife”, il resto lo fa tutto grazie alla
solita regia ultra dinamica, l’inquadratura che mostra il punto di vista dei
tentacoli sui loro bersagli è stata ribattezzata da Raimi come “Octovision”, oh,
insomma, i tentacoli avevano più nomi della contessa Serbelloni Mazzanti vien
dal mare!



L’ultimo tocco lo
ha dato Alfred Molina che ha pensato bene di battezzare i quattro tentacoli
Larry, Harry, Flo e Moe (storia vera!) e caratterizzandoli ognuno come un
personaggio, basta dire che Flo, il tentacolo superiore alla destra di Molina,
era l’unico con un nome femminile, perché veniva mosso da una burattinaia
donna e, a ben guardarlo, anche quello più materno dei quattro, infatti è quello
che si occupa di mettere e togliere gli occhiali ad Octavius, oppure a porgergli
il bicchiere.

“Grazie piccola Flo, mi sentirei senza un braccio senza di te”.

La mia scena
preferita in assoluto resta il risveglio dei tentacoli di Doc Ock dopo
l’incidente, al netto di un visto censura che non concede a Raimi nemmeno una
goccia di sangue finto, il nostro esagera come solo lui sa fare, la scena è un
Evil Dead in miniatura (con tanto di motosega!), tra urla, dottori sollevati in
aria e movimenti di MDP fulminei che poi sono il vero marchio di fabbrica di
Raimi.

Puoi togliere Sam Raimi dalla casa, ma non “La Casa” da Sam Raimi.

Se riuscite a non
restare senza fiato guardando la scena, aguzzate bene la vista, perché sotto la
mascherina di uno dei dottori si trova il mio amico John Landis, che proprio
con Sam Raimi si scambia cortesie sotto forma di comparsate dei film altrui, un
giorno dovrò decidermi davvero a fare quel post per scoprire chi dei due tra
John e Sam è quello con il maggior numero di camei in carriera!

“Quest’uomo… E’ morto!” (Contro-citazione).

L’Otto Octavius
di Alfred Molina è un personaggio carismatico, un genio con un contorto senso
dell’umorismo che Peter ammira, tanto da volerlo aiutare quando la sua vita e
il suo esperimento vanno a zampe all’aria, il Doc Ock di questo film è una
gustosa variazione volutamente drammatica del classico “Mad Doctor”, vedere
Molina ragionare a voce alta sui suoi piani, dialogando mentalmente con i suoi
tentacoli è il perfetto adattamento dei monologhi solitari dei cattivi Marvel,
che spiegano ai lettori le loro malefiche intenzioni covando rancore contro il
protagonista.



“Non sto parlando da solo, ma con i miei quattro amici”.

Eppure, allo
stesso tempo, è un personaggio tragico, quasi un cattivo da horror della Hammer con cui un pochino si patteggia
(significativa la sua frase finale “Non voglio morire da mostro”), dimostrazione
che Sam Raimi ha capito bene la lezione di Stan Lee che il cattivo dev’essere
interessante e sfaccettato almeno quanto il protagonista per essere una vera
minaccia. Non mancano i tratti distintivi del cinema di Spider-Sam nella
caratterizzazione del Dottor Octopus, vederlo tornare nel suo laboratorio
devastato, mi fa sempre pensare al fatto che Peyton Westlake dopo il suo
incidente in “Darkman” fa la stessa identica cosa, per altro, il laboratorio è
un vero set che ha fatto bella mostra di sé sul fiume Hudson per parecchie
settimane, volutamente ispirato nelle forme decadenti al capolavoro
dell’Impressionismo tedesco “Il gabinetto del dottor Caligari” (1920) per
sottolineare la parabola discendente di questo tragico cattivo.

Come omaggiare tutto il miglior cinema, e poi ditemi che non bisogna voler bene a Sam Raimi!

Oltre al cattivo,
quello che rende “Spider-Man 2” ancora oggi malgrado qualche effetto speciale
un po’ invecchiato, uno dei miglior film tratti da fumetto di sempre è proprio
la parabola del protagonista, in un mondo di super eroi cinematografici fighi a
tutti i costi, l’Uomo Ragno di Sam Raimi è nato sfigato, deve consegnare delle
pizze (per altro all’indirizzo di casa del Doctor Strange che nel film viene citato due volte, la seconda da Ted Raimi) e riesce a farsi licenziare, Mary Jane
debutta a teatro ne “l’importanza di chiamarsi ernesto” e lui non riesce mai ad
andare a vederla, gettandola di fatto tra le braccia dell’astronauta John
Jameson (Daniel Gillies) figlio dell’uomo con i capelli a spazzola, J. Jonah
Jameson (J. K. Simmons che si mangia lo schermo, anche nella spassosa scena
dopo i titoli di coda) che, intanto, continua a non pagarlo per le sue foto che
utilizza per fare cattiva pubblicità a Spider-Man.

Altro che Spider-Gwen, vogliamo Spider-JJJ!

I primi quaranta minuti del film sembrano la messa in scena della proverbiale “Fortuna dei Parker” di cui Peter parla sempre nel fumetto, una serie di sfighe mai finite: Voti scolastici che colano a picco, stress, guai economici (tipo l’affitto da pagare al signor Ditkovich, chiaro omaggio al creatore grafico di Spidey, Steve Ditko) e promesse sempre fatte e mai mantenute. Quando vi viene in mente di chiedervi come mai l’Uomo Ragno sia un personaggio così amato, ecco la risposta: è uno di noi che affronta super criminali oltre che i quotidiani super problemi.

L’idea davvero
brillante di Raimi è quella di rendere il suo Spidey affetto da stress un eroe
psicosomatico che somatizza i casini attraverso i suoi poteri che iniziano a
fare clamorosamente cilecca, con effetti comici come la scena dell’ascensore
(che mi fa sempre ridere come un cretino), oppure drammatici: è un casino se la
ragnatela ti lascia a piedi mentre volteggi in aria dalle parti del centesimo
piano.



Niente gente, che vi devo dire? Mi fa sempre ridere un sacco.

Non è stata
affatto una pessima idea ispirarsi ad un altro numero due piuttosto famoso,
perché è chiaro guardando il film (e Spider-Sam lo ha chiaramente dichiarato)
che l’ispirazione arriva da “Superman II” di Richard Lester (1980) e questo
spiega anche come mai nel corso del film tante volte Peter faccia il classico
gesto di aprirsi la camicia per mostrare il costume nascosto sotto che, poi, è
la mossa speciale di Clark Kent.

Proprio come nel
film di Richard Lester, l’eroe rinuncia ai suoi poteri per poter vivere una
vita normale con la donna che ama e per via di una super minaccia (il generale
Zod e i Kriptoniani da una parte, Doc Ock qui) dovrà tornare in azione, in tal
senso il ritorno degli occhiali (e della miopia) di Peter è una scelta
visivamente molto azzeccata per sottolineare il cambiamento, ma tutto questo
Raimi lo fa da fanatico dei fumetti della Marvel, la scena del costume gettato
nella spazzatura è la versione su grande schermo della copertina del numero 50
disegnata da John Romita Sr. Roba in grado di farti venir voglia di gridare
“EXCELSIOR!” anche alla ottantaduesima visione.



Motivi per cui voler bene a Sam Raimi, secondo estratto.

Non sottovalutate mai la cinefilia di Raimi, ok ispirarsi allo schema di “Superman II”, ma
l’utilizzo della celebre “Raindrops Keep Fallin’ on My Head” di B. J.
Thomas nel film è impeccabile, riesce a dare un’idea di spensieratezza
malinconica, ingoiata come un rospo da Peter che non vuole più le
responsabilità che derivano dai poteri, è chiaro come il sole che Raimi abbia
in testa l’equivalente scena con degli spensierati Paul Newman e Katharine Ross
in quel capolavoro di “Butch Cassidy” (1969) di George Roy Hill, non dico che
la scena qui sia migliore, ma rifarsi in maniera così spudorata, ottenendo un
risultato altrettanto mitico non è certo un affare da poco.

…Because I’m free, Nothin’s worryin’ me (dedicata a Paolo Uomonuovo).

Di cosa parliamo
ancora? Dei problemi alla schiena di Tobey Maguire su cui si ride sopra nel
film nella scena della caduta nel vicolo (“Sono arrivato, proprio arrivato”)
che per un po’ hanno rischiato di fargli perdere la parte in favore dell’allora
vero fidanzato di Kirsten Dunst ovvero Jake Gyllenhaal? (storia vera). Oppure,
vogliamo citare l’immancabile cameo di Bruce Campbell nei panni di “l’uomo che
usciva la gente” del teatro? Parliamo di un’altra delle mie scene preferite,
quella del treno.

Bruce Campbell in “L’uomo che usciva la gente”.

Il combattimento
tra Spidey e Doc Ock è reso incredibilmente dinamico sempre grazie alla regia
di Raimi che per infondere maggiore velocità alle scene, si è inventato la “Spydercam”
(ormai è chiaro che Sam sul set del film, battezzava tutti gli oggetti di
scena, ciak e sedia del regista comprese…), sospesa in aria e tirata da cavi
una MDP del genere nelle mani di uno spericolato come Raimi è un’arma, il
risultato sono scene come quella del treno.



Ora, sono
sicuro che quella scena da sola, abbia fatto incazzare più Marvel-Fan del ciclo
finale di J. M. Straczynski sulla pagine del personaggio, però io la trovo
fantastica, ogni volta mi viene voglia di puntare i piedi a terra per fermare
il treno, tipo quando sei in macchina con qualcuno che non conosci, ma non guidi
tu, capito no?

“Frenaaaa! Ci schiantiamo! Moriremo tutti!” (Come fa mia madre in pratica).

L’idea di uno
Spider-Man che resta senza maschera può far inferocire gli appassionati
conservatori (secondo i miei calcoli il 74,5% ma le proiezioni sono in salita),
però mi sembra una scelta ottima per mostrare lo sforzo dell’eroe e continuare
il discorso iniziato nel primo film tra Spider-Man e i Newyorkesi, certo che
chiaramente nel 2004 non eravamo tutti in preda alla febbre da Smartphone come
oggi, altrimenti l’identità segreta di Spider-Man sarebbe finita su circa un
centinaio di account twitter in contemporanea, però in quel “Non lo diciamo a
nessuno”, mentre un ragazzino (fratellino minore di Tobey Maguire, storia vera)
restituisce la maschera a Spidey, c’è il tacito accordo tra una città e il suo
eroe, poi ogni volta che mi ritrovo a guardare “Batman Begins” penso: “Spidey
il treno lo fermava… Orecchie a punta… Tzè!”.



Lo fa questo quello lì? Lo sa fare?

Insomma,
“Spider-Man 2” è ancora una bomba, i personaggi sono così sfaccettati, la regia
è ispirata e le trovate sono così tante che se anche qualche effetto speciale
inizia a mostrare le rughe sostanzialmente chissene!

Sam Raimi sugli
scudi, vento in poppa, va tutto alla grande e in lontananza sento pure un pezzo
allegrotto di B. J. Thomas, cosa può andare storto? Il terzo capitolo (gulp!)
prossimamente su questo schermo.
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