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Spider-Man 3 (2007): da troppe pretese derivano pessimi seguiti

La mitologia, la
letteratura e i fumetti di supereroi sono pieni di storie in cui l’eroe
affronta i suoi demoni e cade, qualche volta per rialzarsi. La sorte toccata
anche all’eroe noto come Spider-Sam Raimi. Bentornati al nuovo capitolo di…
Torna a casa Spidey!

La data di uscita
di “Spider-Man 3” è stata annunciata dalla Sony quando Spider-Man 2 doveva ancora essere girato e se guardassimo solo i
freddi numeri, questo terzo capitolo sulla carta dovrebbe essere il migliore,
con 890 milioni di ex presidenti stampati su fogli verdi portati a casa (contro
i “soli” 821 del primo capitolo)… Lo
dico sempre che non bisogna affidarsi solamente ai numeri.

Facile capire le
ragioni del successo, con il suo lavoro Sam Raimi ha saputo rendere credibile
questa saga, era logico che nel 2007 tutti volessero vedere questo film,
sicuramente volevo vederlo io e i miei amici, tutti gasati per l’annunciata
presenza di Venom. Malgrado conservi ancora tutti i numeri della serie solista
dedicata al linguacciuto “Protettore letale”, mi fregava davvero poco
dell’aggiunta del simbionte nel film, mi bastava sapere che stavo per vedere il
nuovo Spider-Man di Sam Raimi, vi rendete conto?! Cosa può andare storto? Vi
dico solo che nemmeno mi ricordo la mia reazione a fine visione, penso di
essere passato dall’esaltazione alla catatonia senza passare dal via.
Da
Cronenberghiano ho sposato la teoria del mio secondo Canadese preferito, per cui il regista è il responsabile del suo
film nel bene e nel male, Raimi ha ben dimostrato di aver fatto suo il concetto
di potere e responsabilità grazie a questa saga, ma il terzo capitolo di
Spider-Man è nato sbagliato, Sam ha le sue colpe, ma serve a poco presentarsi in
uno stato di forma invidiabile alla linea di partenza, quando poi ti fanno
correre la maratona con le scarpe anti-infortunistiche e mentre stai correndo
qualcuno di dice: “Ah, visto che sei di strada, fai il bravo, portami questi
quattro scatoloni e fai in fretta mi raccomando”.



“Serve altro? Vi lavo la macchina, ci stiro le camicie? No chiedete pure”.

L’idea originale
di Sam Raimi per il soggetto del film è quella di usare un avversario che al
pari di Goblin e di Doc Ock, rappresenti l’incarnazione di
una sfida morale per Peter, in questo caso Raimi era interessato a mostrare la
fallibilità del supereroe e il percorso di redenzione e perdono, la scelta
dell’Uomo Sabbia è brillante e conferma la profonda conoscenza di Raimi
dei personaggi, Flint Marko è uno dei cattivi classici dell’Uomo Ragno, ma per
un po’ ha militato anche tra le fila dei Vendicatori, quindi è tutto tranne che
un malvagio a tutto tondo.

In questo
capitolo Raimi avrebbe anche voluto concludere l’arco narrativo di Harry
Osborn, ma senza trasformarlo in un super cattivaccio che vola su uno schifo di
snowboard (o che cacchio è quella cagata), l’unico vero errore fatto da Sam
Raimi in questa fase del progetto è stato quello di voler introdurre il
personaggio dell’Avvoltoio da utilizzare, però, nel quarto capitolo della saga
e pare che Ben Kingsley contattato per la parte, fosse anche interessato al
progetto (storia vera!), proprio in virtù della fiducia conquistata sul campo
dal regista del Michigan.



“Quindi ora posso fare il mio film?” , “Tranquillo Sam fai pure, non ti accorgerai nemmeno di noi”.

La storia svolta
quando il produttore Avi Arad decide di non farsi i cazz, ehm volevo dire,
decide di intervenire cestinando l’idea dell’Avvoltoio, non va bene, ci vuole
Venom! Risposta di Raimi: “Chiiiiiiii?”.


Da vecchio
lettore Sam non ha familiarità con un cattivaccio nato negli anni ’90 e non è
per nulla convinto, ma Avi Arad sa cosa vogliono i giovani, d’altra parte chi
meglio di uno nato nel 1948 può capire le esigenze dei CCCCiovani con i blue
jeans, no? Ma parliamoci chiaro: Arad era più furbo che bello, voleva Venom per
poterlo poi sfruttare in futuri progetti, magari un film solista. Considerando
i risultati… Bravo! Lungimirante, ottima idea!



In fondo, come poteva andare storto quando ti affidi ad uno con una faccia così?

Raimi torna a
lavorare con Alvin Sargent la coppia che ci ha regalato quella bomba del
secondo capitolo, quando il solito Arad pretende che nel mucchio venga infilata
anche Gwen Stacy, la storica prima fidanzata di Peter Parker amatissima e (rim)pianta
dagli appassionati del fumetto e poi, cavolo, vogliamo fargli fare qualcosa ad Harry
Osborn? Deve per forza seguire le orme paterne diventando il nuovo Goblin!

Tre cattivi, due
fidanzate, trame che si aprono, trame da concludere, troppo casino! Alvin
Sargent getta la spugna perché del mal di testa di sistemare questo casino preferisce
fare volentieri a meno. In allarme, Raimi corre ai ripari e chiama il suo
fratellino Ivan, con cui aveva già scritto L’Armata delle Tenebre e insieme
cercano di cavare un uomo ragno dal buco, districando la ragnatela. Poi se la
smettessi con le metafore ragnesche sarebbe pure meglio!



“Hey! Non mi avevano detto che c’era anche uno dei mordiroccia della storia infinita!”.

Ma quando piove
grandina, il compositore Danny Elfman, amico e collaboratore di lunga data di
Raimi molla il progetto, ufficiosamente si parla di una litigata tra i due, ad
Elfman quasi scappa di parlare di un Sam molto sottopressione, non è difficile
intuire il perché. In compenso, Raimi perde anche il supporto di John Dykstra,
la responsabilità del reparto effetti speciali va a Scott Stokdyk
che passa sei mesi a studiare la reazione della sabbia, per creare un Sandman
credibile (storia vera). Ora, immaginatevi questo poveretto che molto
probabilmente non metterà mai più piede su un spiaggia per il resto della sua
vita.

Malgrado i tanti
sforbiciamenti, il montaggio finale di “Spider-Man 3” è un mostro di 139 minuti
(contro i 120 e qualcosa dei due film precedenti) e rivedendolo anche oggi s’intravede sotto quell’orgia di troppa carne gettata sul fuoco, la struttura di
un buon film con delle idee resa, però, bolsa e zoppa da troppo roba impossibile
da gestire come si deve e da tagli spesso barbari fatti con strumenti meno
sterili della motosega di Ash Williams.



I classici non passano mai di moda, dovreste ricordarvelo.

Diventa anche un
casino elencare tutti i difetti del film, quello principale che mi viene in
mente è che per 139 minuti Peter ed MJ sono impegnati in una gara a chi è più
egocentrico, motivo per cui viene voglia di schiaffeggiarli a
turno, alla faccia dei personaggi per cui fare il tifo. In questo incastrare
l’incolpevole Gwen Stacy, secondo le mie proiezioni (in costante salita), i fan
conservatori di Spidey sono circa il 75,2% del totale e quando sentono parlare
di Gwen Stacy pensano solo e soltanto alla bellissima storia “La notte in cui
Gwen Stacy morì” e pretendono immediatamente dalla biondina quel livello di
spessore emotivo che nessun personaggio al suo esordio potrà mai avere.

Per altro, solo
un matto come Sam Raimi, poteva prendere una bionda naturale come Kirsten Dunst
per trasformarla nella rossa MJ (damigella in pericolo per tre volte di fila)
e mettere nei panni di una bionda la rossa Bryce (BRUCE) Dallas Howard che,
sono sicuro, sarebbe stata una perfetta Gwen Stacy se solo avesse avuto tempo a
disposizione.



Ah! Se solo avessimo avuto più tempo biondina!

Il famigerato
75,2% dei fan deve aver visto rosso anche alla modifica di (retro)continuity
voluta da Raimi che coinvolge Flint Marko con l’omicidio dello zio Ben, eppure
la scelta funziona, così come il personaggio, tanto di cappello a Thomas Haden
Church per aver saputo con davvero pochissimi minuti a disposizione, regalarci
un personaggio sfaccettato, grazie anche a quell’unica frase a disposizione per
farlo, la riuscita: “Non sono un uomo cattivo, è cattiva la mia sorte”.

Scene che dimostrano che da qualche parte qui dentro, c’è anche un buon film.

Il resto è tutto
un quintale di CGI invecchiata, in alcuni momenti ancora efficace (la
straziante scena di Flint che cerca di afferrare il medaglione della figlia,
che ricorda il “Le mani! Mi hanno distrutto le mani!” di Darkman), in altri
decisamente meno malgrado il tanto lavoro, ad esempio, quando il braccio di
Spidey resta incastrato nel corpo sabbioso del suo nemico, è stato ricreato in
CGI, visto che lo stuntman scelto per girare la scena è il campione di kickboxing
Baxter Humby, celebre per essere senza un braccio fin dalla nascita.



Con una mano ti rompo con due spider-piedi ti spezzo.

Ma la verità è
che “Spider-Man 3” scade fin troppo spesso in zona soap opera, l’esperimento
nucleare che trasforma Flint Marko in Sandman sembra uscito dagli anni ’60,
così come la perdita di memoria di Harry, un trucchetto che funziona nei fumetti
originali di Spidey, ma in un film del 2007 è piacevole come la sabbia negli
occhi, se avessero giustificato il vuoto di memoria di James Franco,
imputandolo all’eccesso di cannoni fumati insieme a Seth Rogen sarebbe stato
sicuramente più credibile!

Una scena tagliata di “Spider-Man 3” che nessuno voleva mostrarvi GOMBLOTTO!!

Sul look di
“Goblin Jr.” come lo chiama Peter, davvero non me la sento di dire nulla, avete
presente quando Rogen e soci prendono per il culo James Franco in This is the end? Ecco, sono sicuro che sia successo veramente, Franco si merita tutti gli
sfottò, bravissimo ad averci scherzato sopra lui per primo, certi traumi vanno
superati ridendoci sopra.



Cos’è quell’affare, un trita verdure volante?

Eppure, le idee
originali di Sam Raimi del personaggio ancora s’intravedono in mezzo a questo
disastro, il piano di Spider-Sam era quello di rendere il maggiordomo oltre che
ad un sosia di Piero Fassino, un riflesso della follia di Harry, una
manifestazione della sua coscienza che solo il ragazzo riesce a vedere. Fateci
caso, ogni volta che il personaggio compare in scena, c’è solo Harry a
parlare con lui, questo spiega perché Osborn Jr. si ritrova a ballare il twist
in cucina con MJ dopo aver spalmato la frittata sul pavimento.

Questa
spiegazione, però, è stata tagliata per ridurre il minutaggio del film. Il
risultato è che quando Piero Fassino dice ad Harry la verità su suo padre, ti
viene voglia di gridare “Adesso ti sei ricordato di dirglielo!? Cosa avevi di
più urgente da fare, stirare!?”.
Tra le scene
tagliate per motivi di tempo e soldi, anche il ritorno sulla Terra
dell’astronauta John James (e insieme a lui il simbionte alieno), per fare prima
il tutto è stato sostituito con la ridicola scena del meteorite e del motorino
di Peter, un intero pianeta su cui precipitare e il simbionte chi becca in
pieno? Proprio Spider-Man (FACCIAPALMO!).



Il fotogramma che riassume tutto il film.

Venom, quindi, risulta un personaggio raffazzonato, i frettolosi tentativi di far passare Eddie Brock come un Peter Parker senza responsabilità fanno tenerezza per quanto sono abbozzati a fare, invece, apertamente schifo è quella faccia da pirla di Topher Grace con i capelli tinti biondi nemmeno fosse Scialpi. Topher (perché l’abbreviazione Chris è banale) grande appassionato di fumetti, ha mollato la bellissima “That ’70s Show” per diventare Venom, risultato: si è ritrovato sul set a fare la parte dello stronzo ossigenato e assetato, perché scordati di usare il bagno se ci metti tre ore per entrare nel costume di scena (storia vera). Bravo Topherino bravo, passavi le tue giornate tra Laura Prepon e Mila Kunis e le hai mollate in cambio di una figura di merda, una vescica piena e un pugno di mosche, bravo, bravissimo.

Ecco Laura diglielo tu che a me fa venire solo il nervoso.

Ogni cosa che
riguarda Venom è accurata (la rovina di Brock ispirata alla saga fumettistica del
Mangiapeccati, o la scena delle campane), ma frettolosa, il risultato è la
dimostrazione che il film cerca di fare il passo più lungo della gamba, ma il
linguacciuto disastro è mascherato da un altro problema, ovvero Peter in
versione (sc)Emo.

Eh lo so, roba che fa paura, e con quel ciuffo anche un po’ senso.

Parliamoci
chiaro: le facce piangenti di Tobey Maguire hanno generato un’onda anomala di
meme su Internet, ma con questo capitolo siamo andati ben oltre il
livello di guardia, nessuno ha intasato il web più dei balletti di Maguire,
tanto che per tentare di arginare la diffusione, hanno dovuto tenere a
stecchetto di Oscar Leonardo Di Caprio nel tentativo di generare un contro-Meme
per contrastare Spider-Emo!

La trovata di
acconciare Peter Parker con quel ciuffo unticcio è veramente tragica (e anti
estetica), un modo didascalico di sottolineare la trasformazione del
personaggio ed è fin troppo facile accanirsi sulle scene in cui il ragazzo
balla per strada e lancia sguardi a tutte le signore, ma vorrei tentare l’impresa
inutile di dire qualcosa di positivo su questa scena.



Radunate i giurati, parola alla difesa… Si va in scena!

Sam Raimi ha
saputo caratterizzare Peter Parker come lo sfigatino che è giusto che sia, uno
con cui nei primi due film è stato facile immedesimarsi, ve lo dico a costo di
farci una pessima figura: a me la scena in cui Peter balla come un cretino per
strada fa ridere. Mi fa ridere perché ogni volta che la guardo penso “Sam sei
un cazzone” come lo direi ad un mio vecchio amico che spara una battuta da
cadere dalla sedia. Pensateci: come fa uno che è stato uno sfigato tutta la vita
a fare il figo? Non lo fa, perché non è capace, quindi si atteggia, ma non può
essere altro che l’idea di essere figo che ha uno nato con la sfiga dentro che,
infatti, risulta patetica e comica. Quindi per me, meme permettendo, quella
scena funziona, è quella del Jazz club che, invece, è indifendibile.

Di tutto il film
è stata la scena più complicata da girare, ci sono volute ben due settimane (storia
vera!) e trovo assurdo che in questo tempo, nessuno si sia reso conto di
quanto facesse cagare, posso ancora giustificare due minuti di Peter
che fa il figo (risultando ridicolo) in strada, ma la scena del Jazz club è
imbarazzante, sembra di guardare uno che si ostina a ripetere la stessa battuta
per la decima volta, quando dopo la seconda già non faceva più ridere.



Su questa Sam mi spiace, ti voglio bene, ma nemmeno Perry Mason potrebbe difenderti.

“Spider-Man 3” mi
fa incazzare, perché poteva essere un buon film, è pieno di passaggi anche
molto positivi, ma risulta strangolato, l’ennesima dimostrazione che i film
dovrebbero farli i registi e non i produttori invasivi. Sono convinto che un regista sia sempre il principale
responsabile di un film, di brutti film in vita mia ne ho visti tanti e anche
tanti registi che sfoggiando una faccia indistinguibile dal culo, anche davanti
all’evidenza, hanno continuato ad atteggiarsi a grandi artisti (Coff Coff Tim
Burton! Coff Coff!), di registi che hanno chiesto scusa dopo un brutto film ne
ricordo davvero pochi, anzi, uno solo, sapete come si chiama? Sam Raimi.

“Sam credi che dovrei chiedere scusa anche io?”, “Per quei capelli sicuramente”.

Kirsten Dunst ha
sempre dichiarato di aver accettato tutti gli Spider-Sequel solo per lavorare
ancora con Raimi e non è l’unica attrice ad aver fatto affermazioni di questo
tipo e no, non mi riferisco a Bruce Campbell che qui ci regala la sua versione
di Pepè la puzzola (segnate pure tra le trovate positive del film), i suoi modi
pacati ed estremamente educati hanno fatto storia, così come la sua eleganza
mentre dirige (uno dei pochi Americani a dirigere in giacca e cravatta e non
con il berretto da Baseball, storia vera). Questo film è un disastro, ma anche
in virtù delle sue scuse, quando mi capita di rivederlo mi ricordo perché Raimi
resta un artista degno di stima, la distanza tra lui e Peter Parker, nel
tentare di rimediare ai casini combinati è la prova che questo qui era fatto
dal sarto per questa saga, anche se il terzo film gli è uscito un disastro.

“Mon nom est Ash! Département matériel!”.

Le storie come “Spider-Man
3” sono piene di eroi che affrontano i loro limiti, cadono e qualche volta si
rialzano, questa storia finisce nel 2013, sul set de “Il grande e potente Oz”,
le cui musiche sono state composte secondo voi da chi? Bravi, Danny Elfman. Pace
fatta, come Peter ed Harry e sono abbastanza sicuro che quando vedremo “Spider-Man:
Homecoming” (detto “Torna a casa ragno”) ci ricorderemo ancora di Spider-Sam
Raimi.

Prossima fermata,
le cose diventano “Amazing” più di nome che di fatto, prossimamente su questo
schermi!
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