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Spider-Man – Across the Spider-Verse (2023): non state pensando Ragnodimensionalmente!

In uno scenario già affollato di uomini-ragno, ben tre sul grande schermo tra titolari, panchinari ed ex, quando nel 2018 la Sony ha annunciato un film d’animazione sul ragnetto, sembrava un esperimento folle, un altro colpo matto di una casa di produzione un po’ disperata. Mai più di quella volta è stato bello essere sopresi dal fantastico Spider-Man – Un nuovo universo, un classico istantaneo, inutile girarci attorno.

Un Oscar? Gli incassi? Si tutto bello, ma quello che conta di quel film, se dovessi riassumerlo in un paragrafo, non è nemmeno tanto l’animazione fresca e innovativa, in grado di mescolare con successo parti in 3D e in 2D, quanto più che altro la capacità di quel film di essere super Nerd e allo stesso tempo, perfetto per chiunque. Nella vostra vita, vi è capitato di sentire parlare di un personaggio chiamato Uomo Ragno? Magari da un pezzo degli 883? Torna buono anche quello, in un film che poteva essere seguito e apprezzato da tutti, chi conosce ogni numero del fumetto o chi non ne ha mai sfogliato uno. Una meraviglia capace di portare in scena Miles Morales (doppiato in originale da Shameik Moore) più una serie di altri personaggi ragneschi da ogni universo perché Spider-Man – Un nuovo universo aveva uno Spidey per tutti, anche per chi legge il fumetto da sempre ed è… diciamo cresciuto (perché invecchiato suona male) insieme al personaggio, perché quel film sapeva davvero cogliere l’essenza della creatura di Stan Lee e Steve Ditko.

Il successo richiede un seguito automatico? Ovvio! La Sony e i produttori, quei genietti Re Mida di Phil Lord e Christopher Miller, si sono impegnati moltissimo, investendo forze e denaro su questo universo pieno di ragnetti. Il primo seguito ufficiale è già arrivato, si tratta proprio di “Spider-Man – Across the Spider-Verse”, ma è già stato annunciato un terzo capitolo (“Spider-Man: Beyond the Spider-Verse”) e uno spin-off sulle ragnetto. D’altra parte Spider-Gwen (detta Ghost-Spider, detta Spider-Woman) è uno dei personaggi a fumetti più popolari di Casa Marvel in questo momento, quindi era quasi automatico, ma concentriamoci su un capitolo alla volta, assegnato ai tre registi e sceneggiatori Joaquim Dos Santos, Justin K. Thompson e Kemp Powers, quest’ultimo arrivato direttamente dalla co-regia di Soul per la Pixar, ma gli sceneggiatori sono sempre loro due, i genietti Lord e Miller, quindi niente panico, vale il discorso sulla regola aurea dei seguiti: uguale al primo ma di più!

Anche con le ascelle sanguinanti, Miles è tornato alla grande!

Se pensavate che non si potesse fare meglio dello Spidey animato del 2018, il suo seguito “Spider-Man: Across the Spider-Verse” rende onore alla regola e trova anche il modo di rifarsi, in maniera molto intelligente, ai grandi seguiti che lo hanno preceduto, quelli che gli somigliano per struttura, L’impero colpisce ancora e Ritorno al Futuro – Parte II. Brutto?

Il vero difetto è che nell’universo in cui si svolge il film, è passato solo un anno da quando Miles Morales è stato morso dal ragno radioattivo, mentre nel nostro universo (Terra-covid-19) abbiamo dovuto attendere di più e ve lo dico, il terzo capitolo della trilogia arriverà nel 2024, ma sarà un’attesa luuuuuunga lo stesso, perché questo secondo capitolo è un altro gioiello, inutile girarci attorno. Ma prima di parlare della trama, che è quella che interessa tutti, specialmente in una telenevola a fumetti come quella di Spidey, concentriamoci sulla prima caratteristica chiave di questo seguito: il suo rendere omaggio all’arte, nel modo migliore e più creativo possibile.

Dedicato a tutti quelli che guardano un fumetto e invece di una scusa per non leggere, ci trovano dentro l’arte che si porta dietro.

Un’altra regola di cui questo seguito tiene conto? Quella relativa ai primi cinque minuti di un film, quelli che ne determinano tutto l’andamento, quelli di “Spider-Man – Across the Spider-Verse” durano venti (percepiti comunque cinque), tutti dedicati al prologo della storia e ad approfondire il passato di Gwen (Hailee Steinfeld), qui capiamo le drammatiche motivazioni dietro al suo viaggiare nel multiverso. Questo film dopo aver convinto e straconvinto tutti con il primo capitolo, avrebbe potuto sedersi comodo sugli allori di una storia con ancora più Ragno-persone a con ancora più dinamiche emotive tra i protagonisti, lo fa, anche molto bene, ma non dimentica affatto la caratteristica che ha resto un classico istantaneo il film del 2018, anche qui l’arte viene omaggiata in modo incredibile. La notevole colonna sonora, piena di pezzi azzeccatissimi, funziona a volte come voce narrante oppure per farci arrivare i sentimenti dei vari personaggi, allo stesso modo lo schermo davanti ai nostri occhi, diventa un muro per un murales realizzato con le bombolette spray, una tela (ah-ah), oppure una tavola di un fumetto, un frullatore che mescola tutte queste forme d’arte, mettendole sullo stesso livello e al servizio del cinema, per un film che risulta fumettistico ed estremamente creativo in parti uguali, qualche esempio?

Persino lo sfarfallino dell’animazione 3D, ricorda la colorazione fuori dai bordi delle matite dei vecchi fumetti, che meraviglia! 

Nel prologo assistiamo allo scontro tra Gwen e suo padre il capitano Stacy, avrebbe potuto tranquillamente essere un dialogo tra una figlia adolescente e il suo rigido padre, invece l’uso del colore qui si fa espressivo, lo sfondo alle spalle di Gwen sembra dipinto da David Mack (per citare un artista a cui il film mi ha fatto pensare) e anche la divisione in vignette dello schermo, non è un vezzo per ricordarci che questo è comunque un film tratto da un fumetto, ma diventa un modo assolutamente creativo ed efficacissimo di sottolineare la distanza, fisica e di posizioni tra Gwen e suo padre. “Spider-Man – Across the Spider-Verse” sono 140 minuti di gioia visiva per gli occhi, ogni fotogramma ci ricorda che il fumetto è una forma d’arte, nata dal basso e pensata per comunicare con chiunque. Mi lamento sempre che i film tratti da fumetto non sono fumettistici per davvero, poi arrivano questo Spidey e faccio pace con il cinema, anche grazie ad un uso encomiabile della colonna sonora, arrivavo da film musicati a casaccio, quindi ribadisco, c’è tanto bel cinema e tanta bella arte in questa beh, meraviglia.

Visto che non voglio passare per il fan-boy estatico, iniziamo dai difetti, che a ben guardare non sono tali, perché lo Spidey del 2018 va detto, aveva un ritmo indiavolato, non alzava MAI il piede dall’acceleratore, questo secondo film invece è consapevole di non essere obbligato a farlo, quindi sceglie di rallentare in alcuni momenti, anche lunghi, per approfondire il rapporto tra i personaggi, un’ideale ricorsa che renderà l’ultimo atto del film quello sì, davvero indiavolato. Un difetto-non-difetto perché “Spider-Man – Across the Spider-Verse” è intelligentemente consapevole di essere il secondo capitolo di una trilogia e come diceva Billy Shakespeare, il secondo atto è sempre quello più drammatico, perché per Miles (e Gwen, molto più che semplice co-protagonista di lusso) coincide con l’adolescenza.

Ogni adolescenza coincide con la guerra (cit.)

Adolescenza, parola chiave per questo film e per Spidey, un personaggio destinato a non compiere mai trent’anni nei fumetti (per fortuna anche qui torna l’unico che ha potuto farlo, il Peter B. Parker doppiato da Jake Johnson), un periodo in cui si vive tutto in maniera convulsa, esplosiva, drammatica, insomma come fanno sempre i personaggi della Marvel. Quindi il film si sofferma parecchio su questa fase della vita di Miles, su sua mamma Rio (Luna Lauren Velez) e suo papà Jefferson (Brian Tyree Henry) prossimo ad essere nominato capitano. Vi piacciono le “storie Teen” (cit.) qui ne avrete in abbondanza, sfaccettate, scritte bene, piene di gag e trovate, per un film, che potrebbe essere analizzato fotogramma per fotogramma, anche solo per pescare tutte le strizzatine d’occhio enormi o microscopiche, ne volete una gratis? Un negozio intitolato a Saladin Ahmed, che per un lungo periodo è stato lo scrittore ufficiale delle storie di Miles.

Un altro bellissimo esempio di come questo film sappia parlare di adolescenza molto bene, utilizzando il linguaggio che è tipico dei disegni delle tavole a fumetti (dire tutto, senza bisogna di parole)? La tenera chiacchierata a testa in giù tra Gwen e Miles, gli unici due simili in un mondo capovolto, alla rovescia rispetto a loro impegnati nel loro romanzo di formazione.

Certe vorte me pare che er mondo gira alla rovescia (cit.)

“Spider-Man – Across the Spider-Verse” è un film con la testa ben avvitata sulle spalle, che sa bene che può prendersi il suo tempo, ma che ha bisogno di un cattivo perché tutte queste Ragno-persone («Ma non siamo noi i buoni?») arrivino a scontrarsi per un motivo superiore, chi sceglie per scatenare l’effetto domino? Un personaggio che ha esaltato questo vecchio lettore che voi a vostra volta state leggendo, la Macchia, nemico (molto) minore di Spidey e di Daredevil, che nei fumetti solo Mark Waid è riuscito a rendere  minaccioso perché andiamo, con quell’aspetto chi prenderebbe mai sul serio uno scienziato rimasto sul fondo del film del 2018 che pretende di essere la nemesi di Miles? Però lasciatevele dire da uno che ha a lungo vissuto con dei Dalmata: ha le macchie? Sembra buffo? Allora vuol dire che vi sta fregando perché in realtà è pericolosissimo! Credetemi, ho esperienza.

Madre Natura ha dato loro le macchie, che non servono a mimetizzarsi, ma ad avvisare VOI del pericolo in arrivo (fuggite, sciocchi! cit.)

La Macchia doppiata in originale da Jason Schwartzman fa ridere e sembra una gag maculata, ma diventerà presto la minaccia al Ragno-verso e al canone, quello che nei fumetti chiamavano tela della vita a cui qui hanno cambiato nome, per fortuna perché suonava piuttosto stupido. A vegliare sul canone l’altra ragione che ha mandato in brodo di giuggiole questo vecchio lettore, il mio Ragno-alternativo preferito di sempre, ovvero lo Spider-Man dell’anno 2099, Miguel O’Hara doppiato da Oscar Isaac. Perché la Marvel mescolava e giocava con il concetto di inclusività già negli anni ’90, quindi uno mezzo latino e mezzo irlandese, poteva diventare l’Uomo Ragno più stiloso e cazzuto di sempre, che nel suo passaggio al grande schermo, subisce qualche cambiamento dovuto alla trama. Poco male, ho molto apprezzato questa versione di Spidey “Ninja-vampiro”, tutto responsabilità derivata dal potere, come se sulle sue larghe spalle, ci fosse la responsabilità non di un Uomo Ragno, ma di tutti, questo lo rende un anti-eroe a suo modo tragico che sconfina nella nemesi del film. Incredibilmente poi, rendere rosso TRON le bande del suo costume, sullo schermo ha una resa ancora migliore e volutamente retro-futurista, come leggere i fumetti della linea 2099 della Marvel oggi. 

Razzo! É ancora il più figo di tutti.

Forse il nostro doppiaggio passa come pialla su un cast originale che sa davvero rendere onore alla Brooklyn multiculturale di Miles e di conseguenza, al Ragno-verso, pieno di Spider-persone da tutte le realtà, che in alcuni casi sembrano pensati per far incazzare i nerd conservatori (amanti delle pillole rosse), come Jessica Drew (Issa Rae) che sarà pure nera ma chissene, io mi sono esaltato a vedere sul grande schermo la donna-ragno incinta del ciclo di storie di Dennis Hopeless e Javier Rodriguez. Poi ha una moto tostissima, perché si! Quindi che volete di più?

L’avvoltoio rinascimentale nella parte di molti odiatori da tastiera di “Infernet”

Tra i personaggi migliorati nel loro passaggio al grande schermo, senza ombra di dubbio ha beneficiato più di tutti Pavitr Prabhakar, nei fumetti Spider-Man India ha dei pantaloni da Aladdin inguardabili, qui invece diventa un eroe stiloso, che strizza l’occhio a Bollywood (ovvero la concorrenza che Hollywood teme di più in assoluto) per un personaggio riuscitissimo, anche se il migliore resta Spider-Punk. Hobie Brown (Daniel Kaluuya) è identico al vostro ex compagno di classe pieno di soldi e figlio di papà, fulminato dai Sex Pistols, in pratica un un paradosso vivente: sta in un gruppo ma odia il lavoro di squadra, le etichette e i fascisti, cerca di mantenere intere la realtà ma è magneticamente attratto da piccoli gesti sovversivi ed anarchici (la sua ammirazione per Mayday Parker è tutta da ridere), insomma una contraddizione vivente animato con una tecnica che lo fa sembrare perennemente la locandina ciclostilata di un concerto Punk organizzato in uno scantinato, oppure un adesivo di un gruppo che non avete mai sentito nominare, uno che però spacca. 

Punk’s Not Dead!

La Spider Society è la risposta della Marvel/Sony alla cittadella dei Rick & Morty, una città dove ogni Ragno-persona è un personaggio che è davvero comparso nei fumetti, nei videogiochi o nei cartoni animati del ragnetto. Ci sono TUTTI, lo Spidey versione Fondazione Futuro, quello Unlimited, quello corazzato, quello del futuro con casco e braccia aggiuntive, uno dei miei preferiti, Ben Reilly in versione Ragno Rosso (un po’ sottoutilizzato, ma era giusto dare spazio alle Ragno-persone delle nuove generazioni), persino quello con il sacchetto di carta in testa al posto della maschera! Tutti!

«Vuole un sacchetto», «Ho detto no, grazie!»

Da questo punto di vista il film è un’orgia nerd organizzata che ride, scherza, ma non perde mai di vista l’obbiettivo, ed è qui che vi tocca un breve, brevissimo, paragrafo con le anticipazioni-che-non-sono-tali, ma vi avviso lo stesso: SPOILER!

“Spider-Man – Across the Spider-Verse” in maniera molto intelligente utilizza Miguel O’Hara come l’ombra di quello che il protagonista potrebbe diventare, una sorta di Darth Vader a cui infatti tocca il monologo con la drammatica rivelazione, quella che apre il campo alla porzione di film che somiglia molto al viaggetto nel 1985 alternativo di Marty McFly. Insomma quei due genietti di Phil Lord e Christopher Miller colpiscono ancora, come l’Impero alla quale si ispirano, sono riusciti ad evitare l’errore fatto dalle Wachowski ai tempi (allungare il brodo, risultando vuoti nei contenuti del loro film), mandando a segno un secondo capitolo della loro trilogia, che ha imparato la lezione di Lucas e Zemeckis. Attendere il 2024 dopo quel colpo di scena e quel finale sospeso, sarà davvero tosta… Fine del paragrafo con (pochi) SPOILER!

Ve l’avevo detto che sarebbero stati Spoiler-non-Spoiler, conosco le mie responsabilità!

Il problema di un film come “Spider-Man – Across the Spider-Verse” è che avrei voglia di rivederlo subito, oppure peggio, di raccontarvelo tutto scena per scena, perché è una cornucopia di soluzione narrative, visive e nerd una più brillante dell’altra. 140 minuti di bellissimo cinema, fatto alla grande che dimostra che si possono raccontare ancora storie tratte da fumetti di super eroi, in modo davvero fumettistico, originale e coinvolgente anche in un panorama saturo di prodotti sempre più piatti e convenzionali. Forse torna valida la lezione di David Mazzucchelli, quando sosteneva che i super eroi sono sempre veri quando sono disegnati, ma sta di fatto che anche quest’anno, tra i migliori titoli nelle liste dicembrine (quello che non faccio, perché sono troppo impegnato a guardare nuovi film) questo lo vedrete spuntare molto spesso, garantito al limone.

Ora io lo so che il terzo film è già stato annunciato e bisognerà attenderlo solo un anno, ma davanti ad uno spettacolo così è difficile non avere voglia di camminare sulle pareti dall’emozione, come tanti piccoli Miles Morales.

Sepolto in precedenza lunedì 5 giugno 2023

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