
La vera maledizione di Peter Parker è quella di non poter mai compiere trent’anni. Anche per questo il film animato resta un gioiello, perché è stata una delle poche volte che abbiamo visto uno Spider-Man invecchiare, anche al cinema, tutte le precedenti incarnazioni del personaggio si sono fermate dopo qualche capitolo, questa, quella fatta a forma di Tom Holland, è arrivata alla quarta installazione, al quarto albo, al quarto capitolo della lunga telenovela Marvel, che già al terzo film, aveva bisogno di un rilancio e lo cerca riecheggiando la saga a fumetti più odiata di sempre del personaggio, sì, anche più della saga del clone, che comunque aveva dei numeri.
Nei primi anni duemila, la serie “Amazing Spider-Man” vendeva forte, tanto da andare in parallelo a svariate serie come “Peter Parker: Spider-Man” o “Friendly Neighborhood Spider-Man”, tante serie, cinque, nessuna collegata tra di loro, risultato? Se il mai abbastanza compianto PAD (Peter David, quanto ci manchi!) faceva spuntare nuovi poteri a Peter, gettando le basi per la serie “L’altro – Evolvi o muori” (del 2006, ne trovate tracce di DNA anche in questo quarto Spider-Film) i lettori non ci capivano più niente, le cinque serie andavano avanti a compartimenti stagni, tra cambi di costumi, di poteri e di comprimari, ideona: diamo un colpo di spugna!

L’allora editor-in-chief della Marvel, Joe Quesada, pensava che peggio di un super eroe sposato, solo un super eroe divorziato, bisognava far sparire il matrimonio con Mary Jane che faceva puzzare di vecchio Peter Parker, come farlo? Con la più stronza delle idee stronze, prima spiattelliamo l’identità segreta di Peter al mondo (l’evento “Civil War” scritto con parti non nobili del corpo da Mark Millar) poi facciamo spuntare il diavolo Mefisto che, in cambio di una perdita di memoria collettiva, vuole annullare per sempre il matrimonio della coppia, un riavvolgimento del nastro per rilanciare il personaggio, da qui in poi non più sposato e con un’identità nuovamente segreta. Se tutto questo vi ricorda un po’ quello che avete visto nel terzo film del Bimbo-Ragno (con Doc Strange e il multiverso al posto di Mefisto), tutto normale, l’MCU non adatta mai pagina per pagina i suoi fumetti al cinema, non lo fa nemmeno con “Brand New Day”, che di quell’odiata saga a fumetti ha solo il titolo e l’idea del rilancio, il resto lo pesca un po’ da “L’altro – Evolvi o muori” e da beh… Stranger Things.

Ci sono voluti tre film perché lo Spidey di Tom Holland, diventasse lo Spidey che conosciamo, con un lutto alle spalle, con il costume uguale a quello del fumetto, non a caso qui Holland non se lo toglie quasi mai. Era chiaro fin da Homecoming che l’idea della Marvel era far crescere – nel limite della maledizione dei trent’anni – il loro Spider-Man tornato a casa nel corso dei film, per dirigere questa generica e nuova puntata della telenovela Marvel, che tiene conto di TUTTO quello che è uscito (anche dei Nuovi Vendicatori e lo speciale di Frank Castle) è stato scelto Daniel Cretton, autore fino a questo momento di uno dei più anonimi film dell’MCU, motivo per cui, avrei tranquillamente atteso l’uscita di questo film su Disney+, ma la Wing-woman ci tiene alla mia Spider-mania più di me e mi ha spedito in sala, per altro al primo spettacolo del primo giorno, una sala così piena che l’unico spazio libero, avrebbe potuto occuparlo Spidey perché era sul soffitto (storia vera).
Peter Parker segue l’amico Ned Leeds (Jacob Batalon) e l’amata MJ (… Non ricordo nemmeno più l’ultimo film del 2026 che ho visto senza Zendaya nel cast) sui Social perché nessuno si ricorda più di lui, per questo ormai è uno Spider-Man a tempo pieno, con risultati sotto gli occhi di tutti: il crimine azzerato, la città che lo ama e un filo diretto con la detective Jean DeWolff (Liza Colón-Zayas) giusto per citare ancora un po’ PAD. Non so perché non vi sia più J. Jonah Jameson a stemperare, ma è la parte del film “Va tutto bene”, dove Daniel Cretton a rallentatore ricrea sul grande schermo pose iconiche dell’Uomo Ragno prese da alcune delle sue storiche copertine… Tranquilli, dura tre secondi e se ne accorgerà solo chi i fumetti li leggeva davvero, quindi circa diciotto persone.

I casini iniziano quando un carro armato lanciato a tutta velocità contro il grattacielo della Damage Control entra in scena, a suo modo pilotato da un essere senza nome, con la capacità di “saltare” da un corpo e l’altro, una sorta di possessione di cui si sta già occupando a colpi di lancia granate Punisher (Jon Bernthal), che qui scopriamo essere nemico-amico di Spidey per una roba successa a Staten Island, perché come nei fumetti, i personaggi si muovono e hanno avventure, anche tra un albo (o un film) e l’altro.
Visto che l’ansia da Spoiler affligge tutto il globo e aleggia intorno ai film della Marvel, io vi dico subito la mia sul film: “Spider-Man: Brand New Day” è un altro Spidey del filone Tom Holland, non più bello, non più brutto, ma per la prima volta con un Uomo Ragno più vicino a quello dei fumetti, non solo per lutti e costume, finalmente senza un mentore a parlargli la schiena, insomma, un po’ più grande. Si tratta dell’ormai classico film dell’MCU, che avendo replicato la struttura dei fumetti di super eroi al cinema, questo nuovo capitolo è come pescare un albo a caso di “Amazing Spider-Man” e iniziare a leggerlo, non ha un inizio, non ha un finale, perché introduce tanta roba che utilizzerà prima o poi, anche altrove, quindi il gioco consiste nel godersi il viaggio di 145 minuti, abbastanza ritmati al netto dei cali di ritmo in cui a tener banco, e il trio Peter, Ned e ovviamente MJ, ormai tre personaggi a cui il pubblico si è affezionato e con le loro dinamiche ben rodate da portare avanti. Mai avrei pensato che un minifigure della Lego di Chewbecca poteva essere tanto malinconico.
Difetti? Ci sono due o tre passaggi di sceneggiatura che sono degli svarioni piuttosto grossi, in generale è un film che si lascia guardare, che butta dentro personaggi presi dall’MCU, per fargli coprire il ruolo di funzioni narrative e che ha l’idea – brillantissima! – di utilizzare il più adatto di tutti come spalla comica, perché è ovvio che se hai bisogno di qualcuno buffo, il primo a cui pensi è il Punitore no? Personaggio completamente gettato via. Ma ora che vi ho detto la mia, da qui in poi andrò più a braccio, voleranno dettagli e per questo vi avviso… Da qui in poi possibili SPOILER!

Spidey che lavora con Damage Control è una premessa che un po’ scricchiola ma fa tornare in scena lo Scorpione annunciato fin da Homecoming, la minaccia senza nome che salta da un corpo all’altro risulta subito interessante, così come i poteri di Peter che iniziano a fare le bizze. Tutta questa roba, tutta insieme, è parecchia carne messa sullo stesso fuoco, quindi bisogna contattare qualcuno che copra il ruolo di funziona narrativa svela segreti, che qui tocca a Yelena Belova, che tra sauna e il suo parlare di patate (che sono quelle con cui fino a qualche anno fa si faceva la Vodka) possiamo dire che c’è un avanzamento di trama in questo stereotipo russo, diciamo che serve a dare un’idea di Florence Pugh in costume (adamitico) e a far sfoggiare i muscoli a Tom Holland.
Superato il momento ormonale (in salsa Disney, quindi educatissimo), per tenere a bada il lato aracnide del suo DNA, Peter ha la brillante idea di creare un inibitore, che è tecnologia eticamente sospetta e che potrebbe portare ai collari inibitori per prigioni di Super un giorno, ma per ora sono la soluzione immediata ad un problema concreto, sostenuto da un altro personaggio/funzione narrativa. Molto bello vedere il professor Bruce Banner (Mark Ruffalo) finalmente pacificato, peccato che oltre ad una grossa scena spaccatutto, il Golia Verde ci saluta tutti con quintali di amarezza, una pugnalata vederlo “risvegliarsi”, citando a suo modo la stessa battuta di Ragnarok, la più triste di tutto il film anche se travestita da siparietto comico, come uno che dopo una sbronza dura, non sa che cosa ha fatto, ma con il peso di anni di alcolisti anonimi sulle spalle. Certo Hulk tornerà, ma a fine film è quello che ne esce con le ossa più rotte di tutti, anche se va detto, abbiamo avuto al cinema anche Hulk Grigio, non per il colore della pelle, ma per i capelli sale e pepe di Ruffalo.

Inserire i ninja della Mano o la tecnologia su cui sta lavorando Damage Control sono “Pistole di Čechov” che sparano i loro colpi nell’ultimo atto, conferma che questo film può permettersi di pescare da una cesta dei giocattoli ormai bella grossa. Il problema resta la gestione del Punitore, una mezza tragedia: lo dico fuori dai denti, mai amato le storie in cui Punisher collabora con i super eroi, per capirci quelle in cui Spidey, nei fumetti, lo convince a sparare con proiettili di gomma. Quello che vedete qui è la versione cinematografica di quel personaggio, Jon Bernthal lo interpreta come il suo personaggio di The Bear, ma con più armi.
Si sarebbe potuto avere un Frank Castle contorto e carismatico lo stesso, senza trasformarlo in un cuore di panna che fa anche lui battutine, alcune divertenti, alcune tipiche dello stile MCU, anche se tutta la parte in ospedale non ha alcun senso, ma proprio nessuno: supponiamo di poter accettare il colpo di cecchino da un chilometro che interrompe la presa mentale su mezza New York – non si sa perché, considerando chi viene colpito – ok, lo posso accettare in un film con uno che cammina sulle pareti, ma l’idea che il Punitore, ricercato dalla polizia, porti qualcuno in ospedale, colpito da un proiettile e non venga messo immediatamente nel braccio della morte non ha senso. Come non ha senso vederlo vegliare (… dormento, sigh!) sulle altrui identità segrete, insomma, questo Punitore, come quello delle storie a fumetti del personaggio che amo ignorare, spara con proiettili di gomma. La ragazzetta seduta accanto a me, dopo la seconda parola pronunciata da Frank Castle ha riassunto alla grande il personaggio: «Ma chi è ‘sto sfigato?» (storia vera).

Ma veniamo al dunque, visto che la sala era densamente popolata, il più grosso mormorare lo ha portato a casa Sadie Sink, il coro di «Max!», «Max!», «Max!» intorno a me mi ha fatto sentire come se avessi una telepate nella testa. Ai fini della trama, chiamare il suo personaggio Jean Grey o Carmela, sarebbe stato la stessa identica cosa, ma il primo nome si porta dietro piani per il futuro più chiari che far indossare alla sorella (Sara, non Sasha, lei ha un altro genere di super poteri) un fiocco per capelli con i colori giallo/blu degli Uomini-Pareggio che verranno. Con Sadie Sink arriva anche tutta una parte di adolescenti telepatiche che urla fortissimo «STRANE COSE!» in un film della Marvel che sposta i personaggi sulla scacchiera, siamo al cospetto di una specie di “Filler Things” dove purtroppo, proprio i poteri di Jean scompensano tutti, anche gli sceneggiatori, ma forse faranno felici i detrattori di Zendaya, finalmente Peter Parker è alle prese con una rossa con gli occhi verdi, non si chiama Mary Jane, ma non si può avere tutto dalla vita.

Chiarito che i “salti” di Jean avvengono entro un raggio di dieci metri, dopo averla isolata sull’elicottero appeso, come ha fatto a zompare dentro MJ? Sulla questione ospedale e colpi di proiettili ho già espresso i miei dubbi, quindi aggiungo: se vuoi mandare un messaggio, una parola chiara a tua sorella, ma proprio un anagramma? Un enigma come V-Max gli devi comunicare? Una roba comprensibile solo in determinate circostanze? Non puoi semplicemente far arrivare un messaggio velato tipo: spacca il culo a quei bastardi! Forse sono io che sono poco disneiano. Fine della porzione di post con SPOILER!
Detto questo, “Spider-Man: Brand New Day” è un film che riflette su quanto avere responsabilità sia uno schifo, ti lascia con una vita di precariato in cui se ti concentri su qualcosa che ritieni importante, ti perde tutto il resto, tipo beh, la vita. Questo film dice in maniera intelligente di concentrarsi su quello che conta davvero, nella vita adulta funziona così, Peter, quasi ben benvenuto tra i grandi! Tutto sommato è un bel messaggio, in un film che ha il compito di introdurre elementi che serviranno poi più in là, in qualche altro capitolo della telenovela Marvel, mi sono divertito, il cast funziona, ma non affannatevi a rivedere le vostre classifiche sui migliori Spider-Film di sempre, detto questo, vi lascio con una riflessione.

Avrei voluto avere la tecnologia per pescare dalla sua linea temporale il Cassidy diciotto/ventenne di allora, solo per teletrasportarlo in una sala piena di ragazze e ragazzi nerd come lui, per dirgli: non sei strambo, cioè, lo sei, ma sei solo molto avanti rispetto alla media del futuro, il che vuol dire che sei sulla strada giusta, da grandi passioni nerd derivano grandi responsabilità per il futuro.


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