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Spider-Man: Far from Home (2019): Un Uomo Ragno americano a Londra (passando per Venezia e Praga)

Sbrighiamo prima le formalità, fatemi interpretare la parte
del vostro Peter-prurito senso di ragno per farvi schivare gli SPOILER:
se non avete visto Avengers – Endgame
fermatevi pure qui, perché, ovviamente, dovrò citare gli eventi di questo film.
Per il resto, nel corso del post cercherò di restare sul vago, ma in ogni caso
dovessi tornare a “pizzicare”, sarete avvisati per tempo. Ok, fatto, possiamo
iniziare a parlare del nuovo “Spider-Man: Far from Home”.

Mi piace molto l’approccio scelto dalla Marvel per
raccontarci forse il più umano dei suoi supereroi, proprio come nelle pagine
del fumetto in cui è nato, Peter Parker cresce anche affrontando avversari che
sono metafore vestite in modo bizzarro della sua maturazione e come ogni adolescente
questa volta gli tocca l’Interrail a spasso per la vecchia Europa.

Ma questo “Spider-Man: Erasmus Far from Home” ha
anche un’altra formalità da sbrigare, ben più incombente della mia
introduzione: questo è il film che ha la responsabilità di tirare le fila dei
lutti e dello scenario post-Endgame. Ecco
perché il film di Jon Watts ci mette un po’ ad ingranare, ha il potere per seguire
le sue ambizioni da commedia in stile John Hughes, come già dimostrato in Homecoming, ma anche la responsabilità
di quello che arriva dopo il capitolo più epico (e discusso) di tutto l’MCU e
quando si parla di poteri e responsabilità è di Peter Parker che abbiamo
bisogno.

“Vai ragnetto, è il tuo momento, spacca tutto!”

Facendo la scelta di mantenere una parola in inglese, la
sparizione e il successivo ritorno cinque anni dopo, delle persone cancellate
dallo schiocco di dita di Thanos,
prende il nome di “Blip”, a spiegarlo con dovizia di dettagli è il telegiornale
scolastico, ma non prima di un omaggio “canoro” agli eroi caduti duranti
Endgame.

Eppure, il vero argomento di interesse di tutto il liceo – e di
Peter in particolare – è l’imminente gita scolastica in Europa della sua
classe che lo porta anche ad ignorare le telefonate di un sempre più
insistente Nick Fury (il solito Samuel L. Jackson, qui con una parte più
corposa). Sì, perché l’unico piano che interessa davvero a Peter è quello per
conquistare Michelle “MJ” Jones (Zendaya), una complicata strategia
di corteggiamento divisa a tappe lungo l’Europa che dovrebbe culminare a Parigi.
Ma trattandosi di Peter, diciamo che il suo piano subirà della clamorose
variazioni, certo, non clamorose quanto il suo amico Ned (Jacob Batalon) partito
per fare lo “Scapolone americano” e finito a fare il pucci-pucci-patatino con
Betty Brant (Angourie Rice).

“Prova a rifiutare ancora le mie chiamate e ti faccio chiudere al Raft e butto via la chiave”

Sì, perché oltre alle difficoltà tutte adolescenziali di conquistare
il cuore della sua MJ, Peter deve vedersela anche con… Beh, quei due o tre
mostri giganti che attaccano ogni tappa del suo viaggio, robetta proprio. Delle
creature basate su terra, aria, acqua e fuoco che prendono il nome di “Elementali”,
come spiega il nuovo eroe proveniente da un universo parallelo (dopo Endgame ora vale tutto, ricordate?), un
tizio carismatico fatto a forma di Jake Gyllenhaal di nome Quentin Beck, che
con la sua boccia per pesci sulla testa viene subito ribattezzato Mysterio.

Cosa ci prende? Cosa si fa? Quando si ama la Marvel davvero? MYSTERIO! (Quasi-cit.)

Ma Peter ha anche un altro problema: la pesante,
pesantissima eredità lasciata da Tony Stark. Dopo la sua dipartita il mondo è
alla disperata ricerca di un nuovo Iron Man che colmi il vuoto. Il vecchio Tony
ha fatto la sua scelta e per mano di Happy Hogan (un Jon Favreau frizzantino)
gli fa avere un paio di occhiali – per altro tamarrissimi – che servono a
controllare E.D.I.T.H. (Even Dead I’m The Hero, nemmeno la morte può mettere a
freno il superego di Tony), un avanzato sistema di difesa globale che, di
fatto, dona a Peter il più grosso potere al mondo per difendere l’umanità.

Quando avrai l’età per raderti, potrai anche farti il pizzetto come Tony.

Roba grossa per un ragazzo che, però, quella responsabilità
non se la sente ancora di caricarsela sulle spalle, essere all’altezza del suo
mentore è tanta roba per un adolescente che, come abbiamo visto in Homecoming, non è diventato un eroe per
via di un trauma (secondo film su Spidey in fila, senza che nessuno zio di nome
Ben venga nominato, come rispettare un personaggio a fumetti, cambiando anche le
sue fondamenta), ma perché ne aveva la possibilità e perché la sua educazione
lo porta a pensare che sia anche la cosa giusta da fare.

I traumi per Peter sono arrivati dopo, con la morte di Tony
Stark, alla costante ricerca di una figura paterna di riferimento, il nostro
pensa di aver fatto primiera e settebello con Quentin Beck: un adulto
responsabile che nel suo mondo era già un eroe ed è pronto ad essere il nuovo
Iron Man. Tutto risolto? Col cavolo!

“Chi ha due pollici e la situazione perfettamente sotto controllo? Ehm, io!”

Fino a qui la trama senza rivelazioni di sorta, da qui in
poi, però, SPOILER di basso livello. Ed iniziamo con una parte che ci riguarda da vicino, chissà se
alla Marvel si sono ricordati di “Il segreto del vetro”, una storia dell’Uomo
Ragno (allora lo chiamavamo ancora così) pubblicata del 2003 e scritta da Tito
Faraci su disegni di Giorgio Cavazzano, in cui il ragnetto finiva a Venezia,
scoprendo che in laguna ci sono appena un po’ meno grattacieli dalla quale
lanciarsi con le ragnatele, rispetto alla sua New York.

Non è la prima volta che il ragnetto imbratta i canali con la sua ragnatela.

La prima tappa della gita di Peter con la sua classe è
proprio a Venezia e, ve lo dico subito, ci è andata di lusso gente! Sì, perché,
come sappiamo, gli yankee in vacanza nella vecchia Europa riescono a snocciolare i peggiori stereotipi possibili
immaginabili, qui a parte un paio di momenti “turistici” obbligatori e l’uso di
“Stella Stai” di Umberto Tozzi come colonna sonora (Tozzi va fortissimo per le
trasferte italiane, ricordate “The Wolf of Wall Street”?) non possiamo
lamentarci, vi assicuro che agli Olandesi è andata ben peggio!

“No, ma vi giuro che ho anche del fumo in valigia, cercate quello!”

Nello scontro con l’elementale acquatico tra Spidey con
maschera improvvisata e Mysterio, Jon Watts dimostra di essere cresciuto quasi
quanto il suo protagonista, le scene d’azione girate e coreografate molto meglio
rispetto ad Homecoming, qui ne
abbiamo grossomodo tre (Venezia, Praga e il finale a Londra) e sono una migliore
dell’altra. Se poi vi sembra che questi tizi in calzamaglia abbiano seminato
troppa distruzione alle facciate dei palazzi veneziani, tenente a mente che le
navi da crociera che attraccano in laguna di solito fanno anche peggio.

“Perché, tu sai recitare in veneziano?”, “Ho visto un ragnòn ne la laguna…” (Quasi-cit.)

Col il passare dei minuti, “Spider-Man: Erasmus Far
from Home” migliora di ritmo, i dialoghi sono buoni e i momenti spassosi
ispirati al cinema di John  Hughes non
mancano, forse a mancare all’inizio è un po’ un film su Spidey e bisogna dire
che alcune trovate non sono proprio azzeccatissime (la scena della biondona e
del costume nero, bella forzatura). Ma libero dall’incombenza di aggiornarci
sullo scenario post Endgame, “Far from Home” prende letteralmente il volo
diventando un film anche migliore di Homecoming
che a me, come ricorderete, era già piaciuto parecchio.

Apriamo e chiudiamo l’angolo della classifica generale: si
arriva alle maestose vette di Spider-Man – un nuovo universo? No, perché “Far from Home” ha i paletti descritti di cui
tenere conto e non è libero di spaziare, anche se puoi permettersi un paio di
momenti “lisergici” (tenetemi l’icona aperta, più avanti ci torniamo) e molto
pop davvero notevoli, eppure questo film riesce ad essere una bella tappa di
crescita per il nuovo Spidey titolare (un Tom Holland perfettamente a suo agio nel
ruolo), se la gioca con i migliori titoli di Sam Raimi (che in qualche modo torna, nella seconda scena dopo i
titoli di coda) o, almeno, può sedersi al tavolo di quei titoli gloriosi. Fine dell’angolo
della Spider-classifica generale dei ragno film!

Ora è il momento di tirarsi su le Spider-maniche, inizia la
parte difficile del post.

Ed ora signore e signori, se sentite un prurito alla base
del collo, sono io, il vostro senso di Cassidy per le anticipazioni, da qui in poi:
SPOILER!

Che poi “spoiler”… Cioè… Credevate davvero che il misterioso Mysterio,
un ingannatore mago delle illusioni come lui, sarebbe stato l’amicone del cuore
in questo “Far from home”? Non ho visto il secondo trailer del film, quindi non
vi so dire di più, ma non ho creduto nemmeno per un momento alla teoria del
grande eroe proveniente da Terra-[Inserire qui serie di numeri], in realtà era
tutto un grosso gioco di specchi, perché dopo Endgame, tutti gli spettatori non pensavano altro che alle
possibilità infinite del Multiverso, mi sarebbe piaciuto vedere Jake Gyllenhaal
interpretare un Peter Parker maturo proveniente da un altro mondo (un po’ come
il Peter B. Parker di Un nuovo universo)
diventato l’eroico Mysterio, invece, per nostra fortuna, questo “Uomo Ragno: Gita
scolastica” è un film molto più intelligente e più sveglio delle nostre voglie
da Nerd di universi paralleli. Insomma la Marvel (è Mysterio) ci hanno “trollato”, fatemi usare un giovanilismo fuori tempo massimo.
Senza più l’obbligo di fare da spalla (spesso comica) all’ingombrante
Tony Stark, il Peter Parker di Tom Holland evolve e cresce (lo sguardo orgoglioso
dell’improbabile papà “Happy” Hogan, è bello quasi quando sentir tuonare
ancora gli AC/DC) e in totale rispetto dei primi numero di “The Amazing
Spider-Man”, il nemico di turno di Spidey è caratterizzato quanto il
protagonista ed è una minaccia che fa crescere il nostro ragnetto. Ecco perché
la dedica finale a Stan Lee e Steve Ditko (si sono ricordati anche di Steve-o!)
non è solo una ruffianata dopo un film così.

“Fiuuu cavolo! Non si respira lì sotto!”

Vado giù di testa per questa cosa per cui, Spidey debba
affrontare nemici a lui molto vicini e che sono un po’ gli “scarti” degli
altri eroi, la trovo molto in linea con la famosa “Aura da eroe Springsteeniano
della classe operaia” che questo ragnetto del Queens si porta dietro. L’Avvoltoio di Michael Keaton era
diventato un criminale perché al verde dopo aver perso il lavoro per effetto
collaterale della distruzione portata dai tizi in calzamaglia, Quentin Beck,
invece, grazie ad un paio di brillanti rimandi a Civil War e ad addirittura il primo Iron Man, diventa un ex impiegato sbeffeggiato da Stark, stufo
marcio di stare nell’ombra e pronto a sostituire Iron Man nel cuore di tutti.

Mysterio è il cattivo perfetto per il 2019, di fatto è un
generatore di “Fake News” con la boccia dei pesci in testa e il mantello, a Torino
diremmo “ch’ a fa fum” e di fumo ne fa parecchio questo “Cuntabale” (tipica
espressione del Queens) che sfrutta dei principi che nei fumetti della Marvel,
si erano letti solo tra le pagine della prima serie dei “Thunderbolts” e, non a
caso, tra i ringraziamenti del film, troviamo anche Kurt Busiek, autore di
quelle storie.

Ed in effetti, di fumo ne fa parecchio a vederlo così.

Per chi ricorda quel mitico ciclo di storie su matite di
uno dei miei ragno-disegnatori del cuore (Mark Bagley) dopo la morte dei
maggiori supereroi del pianeta scomparsi per fermare Onslaught (aaah! Gli anni
’90 della Marvel!) un nuovo gruppo di super calzamaglie cercava di colmare il
vuoto lasciato dai Vendicatori, ma erano solo ex criminali con nuovi nomi e
nuovi costumi. Stessa cosa, Mysterio sa che «Di questi tempi le persone hanno
bisogno di credere e credono a tutto» e da loro qualcosa di cui avere paura,
solo per ergersi come loro salvatore, il nome Mysterio gli viene appicciato
addosso, ma è strano che non abbia scelto di farsi chiamare “Capitano”, avrà
temuto la concorrenza di quello con lo scudo, oppure di quello con l’infinita
collezione di felpe?

“Avrà anche tante felpe, ma mai tanti costumi quanto quelli che uso io in questo film”

No, sul serio, almeno fino ad una storia scritta da Kevin
Smith sulla pagine di “Daredevil”, Mysterio è sempre stato uno dei cattivi più
pacchiani di Spidey, eppure qui è semplicemente perfetto e al passo con i
tempi, perché nei fumetti Quentin Beck era uno spiantato tecnico degli effetti
speciali con il gusto per i colpi di teatro, ma parliamo degli effetti speciali
degli anni ’60, trucco, make-up, se va bene una grossa macchina del fumo. Nel
2019 Mysterio ha la tecnologia cinematografica per funzionare al meglio, proprio
al cinema!

Usando i droni di Chiara Appendino (questa è una caSSata a
chilometro zero) Quentin Beck è il frontman di una squadra di tecnici degli
effetti speciali, di costumiste, è un po’ un attore eccentrico, ma anche un regista
dittatoriale che si fa scrivere le frasi ad effetto da eroe da uno
sceneggiatore. In questo senso, Jake Gyllenhaal è pazzesco, riesce ad essere amichevole
e rassicurante quando il piano del suo personaggio lo richiede, ma anche gigione,
sopra le righe e sottilmente folle quando è il momento, un po’ come se il suo
personaggio di Velvet Buzzsaw si
fosse messo in testa di conquistare il mondo.
Ho trovato assolutamente brillante in tal senso, i due
costumi indossati dall’ex Donnie Darko nel film, uno è quello classico di
Mysterio, senza alcuna modifica rispetto a come lo aveva disegnato per la prima
volta Steve Ditko che, ammettiamolo, quel giorno era sceso dal lato pacchiano
del letto: un mantello porpora su una calzamaglia verde (verde e viola, i colori
dei cattivi a fumetti), due spille a forma di occhi usate per fermare la cappa
e sulla testa, una fumosa boccia per pesci. Quasi tutti i cattivi di Spidey
sono arrivati al cinema, con modifiche necessarie a dare una logica ai loro
costumi e a renderli più realistici, Mysterio invece ci é arriva inalterato, perché conciato così deve
abbagliare il suo pubblico. Ma, in realtà, il suo vero costume è un altro, una
tuta grigia con guanti sensori e auricolari, in pratica i poteri di Mysterio
non sono altro che gli effetti speciali che vediamo al cinema nel 2019, CGI,
schermo verde e la tuta per il MOCAP.

Lui Nemo lo ha trovato, solo che lo tiene in ostaggio dentro la capoccia.

Ogni scena con Mysterio costringe Peter (e noi spettatore)
ad aguzzare i nostri sensi, quello che stiamo vedendo è vero, oppure un trucco
del cattivone con la boccia da pesci in testa? In tal senso, ha vita facile
contro un ragazzo buono (aprire il dizionario alla voce: Boccalone) come Peter
ed è anche il cattivo che gli permette di usare il suo senso di ragno che in “Homecoming” latitava e che qui ha solo il soprannome di Peter-Pizzico, un altro modo per scherzare sull’iconografia del personaggio.ll

Avevo un’icona “lisergica” da chiudere, Jon Watts ci regala
delle scene di combattimento in cui i poteri visionari di Mysterio si scatenano
in tutta la loro potenza, rivaleggiando con i passaggi psichedelici che erano anche le parti miglior di Doctor Strange e rendendo perfettamente
omaggio alle tavole di Steve Ditko ancora una volta sul grande schermo. Poi, per
essere uno che per anni ha detto di non essere interessato ad interpretare un
supereroe (storia vera) qui Jake Gyllenhaal mantiene idealmente fede ad anni
passati a fare questa affermazione, interpretando meravigliosamente un
personaggio che fa di tutto per prendere per il naso il suo pubblico,
ma anche i super tizi in calzamaglia.

Fletto i muscoli e sono nel vuoto a Londra.
Forse l’unico dubbio che ho avuto nei primi minuti di “Spider-Man:
Far from Home” – quelli che richiedono un po’ di tempo per iniziare a carburare
– è il fatto che quel drittone di Nick Fury si “beva” allegramente la storia di
Quentin Beck, questa idea è rimasta nel fondo della mia testa fino alla seconda
scena dopo i titoli di coda, dove tutto viene spiegato. Giocando ancora con
la nostra voglia di trovate nerd (su le mani chi ha pensato subito a “Secret
Invasion”?), ma anche confermando che c’è parecchia Italia in questo film, dopo “Il
segreto del vetro”, vedere Nick Fury e Maria Hill (Cobie Smulder) in auto ad
ascoltare “A message to you, Rudy” dei The Specials, mi ha ricordato la vecchia
pubblicità del Doblò.
Ma “Spider-Man: Far from Home” è un film molto riuscito che
sa giocarsi alle grande tutte le sue carte e gli elementi che lo compongono, giocando
con le nostre aspettative di nerd, con ancora Endgame negli occhi, e come farebbe Mysterio,
riesce a regalarci un cattivo perfettamente al passo con i nostri (strambi)
tempi moderni che fa crescere ancora un po’ Peter Parker, regalandoci un film
che termina con un pezzo dei Ramones (“I wanna be your boyfriend” azzeccatissima)
ricordandoci i finali alla John Hughes (ricordo di tempi più facili) e facendoci
tornare tutti a casa contenti, dopo essere stati, appunto, lontani da casa.

Tutti i film dovrebbero finire con un pezzo dei Ramones.

… SBAGLIATO!

Perché con il colpo di teatro del grande attore, la prima
scena dopo i titoli di coda è come quando il cattivo negli horror creduto
morto, si rialza per colpirci, in un film che sottilmente lavora per accorciare
la distanza tra finzione e realtà, Mysterio mena il suo colpo più duro. Ve lo
dico, qui senso di Cassidy per gli SPOILER che pizzica fortissimo.
Qual è il bello dei fumetti? Che arrivati alla fine sai che
il mese prossimo uscirà un altro numero ed in un film così
(meta)cinematografico, ci vuole qualcosa per convincerci ad andare in edicola
(o al cinema) anche la prossima volta e tra manipolazione dei “media” state
pur certi che l’ultima scena vi convincerà a voler “comprare” anche il prossimo
numero di “Spider-Man: qualche cosa Home”, garantito al limone!

“Ehi! Sulla Bara Volante scrivono di me! Figo”

Anche perché nella stessa scena avviene anche qualcosa di ancora
più clamoroso a livello (meta)cinematografico, una scena brevissima che risolve
una piccola disputa a distanza tra Marvel e Distinta Concorrenza e che fa
tornare in scena il miglior personaggio dell’MCU di sempre. Non aggiungo altro,
chiedetemi tutto nei commenti, vi dico solo che ho esultato come non mai (storia
vera).

Siete ancora qui? Appendetevi alle vostre ragnatele e volate
a vedere “Spider-Man: Far from Home” a mani basse un altro gran bel titolo
Marvel e uno dei migliori dedicati al ragnetto, vi giuro che non sto mentendo,
ho per caso una boccia per i pesci in testa? No, allora potete credermi.
Se per caso vi foste persi qualcosa, vi ricordo lo speciale
dedicato ai film su Spider-Man!

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