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Spookies (1986): Horror Toy Story

Sotto questa meravigliosa locandina dipinta dal Maestro Richard Corben, si nasconde un compleanno tutto matto, un’altra casa Horror per il nostro Enry Orso, che oggi per noi affronterà i primi quarant’anni di un film diventato uno (s)cult come “Spookies”, buona lettura!

«Ora il nostro esperto di case Enry Orso vi mostrerà l’abitazione»

Vi ricordate quando da piccoli volevate i giocattoli dei Masters, ma vi regalavano la versione tarocca comprata dal tabacchino di quartiere? Quella coi colori sparati e sbagliati, da pugno nell’occhio o da copertina di bootleg? Quelli che pur non essendo uguali avevano un’aria comunque genuina. Ecco, questo compleanno è esattamente così.

Il 1986 è un anno dove l’horror sforna una serie di titoli cult, ve ne dico due, così tanto per darvi l’idea: La Mosca e Critters. Ed ecco che fra tanti grandi ti sbuca questo filmetto abbastanza trash, con un titolo e una copertina che sembrano la bozza scartata di un gioco da tavolo… Salvo che anziché essere sugli scaffali del giocattolaio, sta appollaiato in quelli della videoteca di fiducia.

Filmetto bizzarro, questo Spookies, che si può riassumere con una frase: quando gli inglesi cercano di fare i produttori a casa delle loro ex colonie, finiscono per creare prodotti trash.

All’inizio è un progettino intitolato Twisted Souls e messo su dalla Vipco, la casa inglese produttrice dei nasties horror per eccellenza, co-diretto da Thomas Doran e Brendan Faulkner che se lo sceneggiano e producono pure, girato fra la fine dell’estate e i primi di ottobre dell’84 alla Jay Estate vicino a New York, la classica villa in stile palladiano che tanto successo ha avuto nelle ex colonie. La trama doveva vertere sul solito gruppo di “ciofani” dentro una casa stregata. Da notare che il concetto di “giovane” di quegli anni o delle esigenze di casting fa sì che il parco attori sia composto da ultraventenni (e pure più in là) con tutte le declinazioni del caso: la tettona scollata, il tamarro imbrillantinato alla Tony Manero col vestito da Tron, la perfettina, il serioso maturo e rompipalle, lo scemo di turno baffuto che sembra l’anello di congiunzione tra Al Yankovic e Nando Paone, e col guanto a pupazzo e via clichéttando (se ho inventato un neologismo lascio l’Iban).

Sei personaggi in cerca d’orrore.

Oltre alla carne da macello c’è anche un gruppetto di mostri dal make-up vecchia scuola abbastanza gommoso e schifiltoso che dovrebbero aggiungere sapore alla storia ed in effetti non sono malaccio: Abbiamo una ragazza indemoniata che pare un outtake de La Casa di Raimi, uomini fango scoreggioni con tanto di effetti sonori da fare invia a Pierino, un Tristo Mietitore residuato di qualche carnevale e la donna ragno che diventa un po’ il mostraccio simbolo del film. Fin qui tutto bene, come direbbe il suicida mentre precipita.

Il mio giostraio con 5000 lire la faceva meglio.

Senonché ecco il primo impatto: il capoccia della Vipco, Michael Lee non gradisce le riprese e blocca tutto, tipo arresto forzato di Windows 98 – o peggio – lo strombazzamento a sirena di Norton Antivirus se becca un cookie che non gli piace (scusate, oggi è molto boomer) e Twisted Souls finisce dritto nell’oblio, senza uno straccio di post-produzione, abbandonato al suo destino, finché due anni dopo viene risvegliato dal montatore Eugenie Joseph, sempre su richiesta del produttore per girare altre scene su un nuovo script, che dovrebbe amalgamare tutto, finendo per creare un film bipolare, tipo un panino nutella e carciofini.

La storia originaria prevedeva i giovanastri nella casa stregata? E noi ci mettiamo la sottotrama di uno stregone che vuole riportare in vita la sua amata sposa tramite sacrifici umani e ci infiliamo il prologo di un ragazzino che scappa di casa perché i genitori si sono dimenticati il suo compleanno, incontra un vagabondo e poi finisce nella villa maledetta prima di fare una brutta fine per mano di un uomo gatto con un uncino. Ok, qualcuno ha fatto colazione con i cereali e Latte più di Arancia Meccanica.

Alla fine, esce in Francia nell’86 e negli USA nell’87 e negli anni si conquista uno status scult: le due parti di storia non interagiscono minimamente, i personaggi vagano per la casa che pare grande quanto Versailles (o il campo da calcio di Holly e Benji) con dialoghi idioti incontrando un campionario di mostri con lo schema da luna park: stanza/mostro/urla a caso/muori male.

Le apparizioni dello stregone che tutto comanda sembrano anticipare Atmosfear, il gioco del brivido, fra il look da povero, battute penose e il figlioletto vampiro incappucciato che sembra scappato dal set di Phantasm. Davvero, cosa mettevano nel caffè? Rivisto a oggi fa tenerezza e qualche risata di raccapriccio. Gli anni ’80 sono (stati) anche questo: esagerati, colorati, fumettosi.

Eppure Atmosfear me lo ricordavo diverso.

Grazie ad Enry Orso per essersi occupato di questo compleanno di culto, il nostro tornerà presto ad occuparsi di altri film per conto della Bara, vi piacciono i suoi post? Scrivetelo nei commenti e se avete una casa Horror da far visitare, abbiamo l’uomo giusto per voi!

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