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Star Trek IV – Rotta verso la Terra (1986): ricordatevi tutti dove abbiamo parcheggiato le balene

Oceano, ultime balene. Questi sono i viaggi della Bara
Volante alla ricerca di film della saga di Star Trek, per arrivare dove nessun
capitano Achab era mai giunto prima!

A parte questo delirante paragrafo iniziale, devo ammettere
che ci tenevo molto ad guidare questa Bara sulle rotte (verso la Terra) della
saga di “Star Trek”. Come vi ho già raccontato fin troppe volte, conservavo
gelosamente le mie vhs dei film con protagonisti Kirk e compagni, senza nemmeno
saperlo visto che la serie tv avrei
avuto modo di vederla solo molti anni dopo, di fatto li guardavo e riguardavo
uno via l’altro proprio come avrei finito per fare con le puntate del telefilm,
anche perché parliamoci chiaro, ad esclusione del primo film, che aveva il compito di portare l’USS Enterprise al
cinema, già da Star Trek II in poi,
ogni film della saga è concatenato uno all’altro. Ben prima che concetti come “binge
watching” (anche noto come ammazzarsi di tv, una pratica di cui sono da sempre
specialista), diventasse di pubblico dominio.

Star Trek. Telefono. Casa.

Come abbiamo visto nel precedente appuntamento con questa
rubrica, Star Trek III aveva diversi
compiti di svolgere tra cui riportare in scena Spock, ma è stato anche un film
propedeutico, perché Leonard Nimoy ha potuto esordire al comando di una nave
stellare
alla regia, facendosi le ossa come regista e traghettando i
personaggi verso il prossimo capitolo delle loro avventure, il prezzo da pagare
sono qualche sotto trama rimasta aperta dopo gli eventi di Star Trek III – Alla ricerca di Spock e la quasi totale assenza
della leggendaria USS Enterprise, distrutta con una sorta di funerale vichingo
e temporaneamente sostituita da un ben meno aggraziato nella forma, ma del
tutto funzionale “Sparviero” Klingon. Questi elementi e la memoria ancora
ballerina di Spock, sono gli unici compiti da svolgere sulla lista delle cose
da fare di questo capitolo, per tutto il resto, il limite era il cielo, anche se
dovrei dire l’oceano visto il tema del film.

Questo spiega forse perché lo stile di “Star Trek IV – Rotta
verso la Terra” sia un po’ differente rispetto agli altri capitoli della saga,
ogni grande saga cinematografica ha un “cugino” strambo, per Mad Max è stato il
terzo capitolo, così come per la
rivale Star Wars. Star Trek invece si
è giocata la quota di bizzarria con i toni da commedia di questo quarto film,
che forse avrà anche fatto storcere il naso ai Trekkie più puristi, ma il
risultato resta comunque notevole, visto che “Star Trek IV – The Voyage Home” è
ancora oggi uno dei capitoli più popolari e amati della saga, giustamente aggiungo.

Un capodoglio era stato d’un tratto portato in vita molte miglia sopra la superficie di un pianeta alieno (cit.)

Quando una serie di film comincia ad accumulare tanti
capitolo, è abbastanza normale avere il tempo di valutare anche i soggetti
più bizzarri e tra le tantissime proposte volate negli anni durante le riunioni
creative, quella del viaggio indietro nel tempo per Kirk e compagni era da
sempre una delle più quotate. Farli viaggiare nel passato remoto avrebbe
richiesto costi produttivi troppo alti, ma a ben guardare il 1986 è il passato remoto per
i nostri futuristici eroi, quindi problema risolto, due piccioni con una fava.
Che per inciso non credo sia un proverbio Klingon.

Una volta definito il viaggio nel tempo e la data, bisognava
solo affidare all’equipaggio della compianta USS Enterprise una missione, qui
il regista scelto per dirigere questo quarto capitolo ha fatto valere il suo
peso politico, di chi stiamo parlando? Parafrasando un pezzo degli Who: vi
presento il nuovo capo, è lo stesso di prima, perché anche questo capitolo come il precedente è
stato diretto da Leonard Nimoy, che attorno al 1986 aveva sviluppato due grossi
interessi, ed entrambi hanno trovato spazio (ultima frontiera) nella trama.

Qual è la miglior “buddy” coppia spaziale? E perché proprio Jim e Spock?

Nimoy dopo questo capitolo con abbondanti dosi di ironia,
avrebbe mandato a segno una delle commedie più remunerative degli anni ’80,
ovvero “Tre scapoli e un bebè” (1987), ma ben prima che Greta Thunberg facesse
emergere la coscienza ecologista di una generazione, Leonard Nimoy aveva già
abbracciato questa causa trovando il modo di convincere il produttore Harve
Bennett, a farne il tema principale del nuovo film di Star Trek. Quindi i
giovanotti di oggi hanno i “Fridays for future”, io invece avevo i “Fridays for
Spock”.

L’argomento ecologista scelto è uno di quelli molto in voga
quando era un giovanotto a mia volta, diventati decisamente meno popolari nel
tempo, ovvero l’estinzione delle balene, e non mi riferisco alle persone di
grossa taglia come dice Scotty (il solito James Doohan) nel film, una
battutaccia che oggi non sarebbe nemmeno immaginabile, un altro segnale del
tempo che passa e cambia.

L’attore James Doohan ha dichiarato che tra tutti i dialoghi recitati in carriera, questo è il suo preferito di sempre (storia vera)

Il piano di rendere questo capitolo più leggero e comico nei
toni prende piede, tanto che ad un certo punto anche un Trekkie insospettabile
come Eddie Murphy, sembrava seriamente interessato ad un ruolo
nel nuovo film della saga. Chiamatemi malpensate, ma credo che Murphy fosse
solo alla ricerca di un altro titolo in cui brillare, infatti quando Nimoy gli
propose la parte del professore matto astrofisico di Berkeley, Murphy si
teletrasportò sul set di Il bambino d’oro,
e il suo ruolo venne riscritto diventando quello della dottoressa Gillian
Taylor, la bionda Catherine Hicks che
ovviamente è anche l’occasione per James “Trapano” Kirk di fare ancora una
volta il provolone come solo lui sapeva fare.

“Quindi vieni dallo spazio?”, “Il posto migliore per limonare, dovresti provarci una volta di queste”

Per collegare i puntini come in un gioco della settimana
enigmista, ci voleva uno sceneggiatore in grado di dare continuità, ecco perché
la prima bozza scritta da Steve Meerson e Peter Krikes, è stata riveduta e
corretta prima dal solito Harve Bennett e poi da Nicholas Meyer, responsabile dell’ultimo atto e della scelta
dell’ambientazione, la città di San Francisco che il regista e sceneggiatore
conosceva bene, ma tranquilli Meyer tornerà a trovarci ancora nel corso della
rubrica.

If you’re going to San Francisco, be sure to wear some flowers in your hair una fascia in testa (quasi-cit.)

“Rotta verso la Terra” come è noto in uno strambo Paese a
forma di scarpa questo film (il riferimento al capitolo e alla saga a cui appartiene, sono stati aggiunti per l’home video), comincia con una doverosa dedica alle vittime
dello Shuttle Challenger esploso durante la fase di decollo pochi mesi prima
dell’uscita del film, un momento serio e sentito che arriva prima di un film
fondamentalmente leggero nel tono, ma che non risulta affatto una ruffianata
facile, il legame tra la saga di Star Trek e la Nasa esiste fin dai tempi del primo capitolo cinematografico.

Traccia la tua rotta verso una stella e supererai qualsiasi tempesta (Leonardo da Vinci)

“Star Trek IV” tiene conto degli eventi del film precedente, Kirk è in attesa di giudizio
per la sua decisione di guidare i suoi uomini nell’ammutinamento necessario a
salvare la (nuova) vita di Spock. In esilio su Vulcano i nostri eroi hanno
ironicamente ribattezzato lo “Sparviero”, Klingon con il nome di “HMS Bounty”,
devo ammetterlo, tutta questa gagliarda pirateria spaziale mi esalta!

No, non la merendina cocco e cioccolato.

Kirk e compagni sono prima di tutto un gruppo di vecchi
amici, ma di certo non hanno dimenticato il loro debito d’onore con la Flotta
Stellare, proprio per questo decidono di affrontare il loro destino, presentandosi
di loro spontanea volontà al processo che quasi sicuramente li vedrà privati
dei loro gradi («Viaggiamo su una nave nemica, non voglio morire mentre stiamo
andando al nostro funerale»). Ma dopo una carriera passata a cercare nuove
forme di vita e nuove civiltà, è l’avventura a trovare i nostri eroi, infatti
la Terra è minacciata da una sonda aliena in grado di distruggere la vita sul
pianeta, l’unico modo per disattivare il letale congegno è comunicare lo
spegnimento nella lingua di una specie estinta ormai da secoli, ovvero le
balene.

Quindi se l’equipaggio della neonata (e allora molto più
economica) serie tv “The Next Generation”, viaggiava avanti e indietro nel
tempo con facilità irrisoria, al cinema tocca anche a Kirk e compagni
affrontare i flussi del continuum spazio temporale, spingendosi lo Sparviero a
velocità warp attorno al sole dritti fino alla San Francisco del 1986,
obbiettivo: le balene in cattività sotto le amorevoli cure della dottoressa
Gillian Taylor nel parco acquatico della città.

Nel mezzo però metteteci due problemi gravi, il primo
sostituire i cristalli di dilitio consumati dal viaggio con l’equivalente
locale ovvero delle rozze e pericolosissime radiazioni, ma soprattutto come dice
Kirk «Ricordatevi tutti dove abbiamo parcheggiato», perché l’invisibilità dello “Sparviero” Klingon è comoda per nascondere una nave spaziale nel 1989, ma il rischio e di vagare
per il parcheggio con il rischio di rompersi il naso sbattendo la faccia contro
lo scafo invisibile.

Potreste sempre far scattare la chiusura centralizzata e basarvi sul suono per la posizione.

“Rotta verso la Terra” si gioca tutte le situazioni comiche
possibili offerte da una trama che prevede Kirk e compagni a zonzo per la San
Francisco del 1989, tante gag di diversa portata che vanno dagli “spiccioli”
per salire sul bus fino a mezzi paradossi temporali, come Scotty che suggerisce
la formula per l’alluminio trasparente necessario a costruire vasche di
contenimento per gli enormi cetacei. Quindi ricordate la grande lezione di “Star Trek IV
– The Voyage Home”: se per strada vi capitasse di incontrare uno scozzese vestito in maniera
buffa, che vi suggerisce strane formule, anche se pare non saper utilizzare un
vetusto mouse per il computer, voi dategli retta, il vostro conto in banca e i
nipoti che manderete all’università in cambio del il brevetto che riceverete in regalo, vi ringrazieranno.

Ho dei colleghi che con il computer sanno essere anche più imbarazzanti di così.

I momenti spassosi non mancano, Spock ancora confuso dopo la
sua rinascita, non risulta il più eccentrico in giro per le strade di una città
molto hippy, un posto dove fino al 22 febbraio di quest’anno, potevate comprare un libro nella libreria di Lawrence Ferlinghetti trovandolo in cassa (ciao
Lawrence), ma basta una comoda fascia in testa alla Rambo per coprire le orecchie
e il gioco è fatto. Se invece ve lo state chiedendo, pare che la gag di Spock
che mette a dormire un rumoroso Punk armato di “Ghetto Blaster”, sia stata
ispirata da un evento simile accaduto a Nimoy, che avrebbe voluto possedere
davvero il potere della presa Vulcaniana, per dare un po’ di pace alle sue
orecchie, non a punta fuori dal set (storia vera).

Punkabbestia Vulcanianoabbestia

I problemi di logica (come direbbe Spock) non mancano, ma “Rotta
verso la Terra” li risolve con il sorriso, ad esempio la battuta di Kirk sul
fatto che avrebbe potuto pescare due megattere a caso dall’oceano, ben si sposa
con la sotto trama da farfallone di Kirk, che malgrado tutto trova il tempo di
portare fuori a cena la bella dottoressa Gillian Taylor, inoltre le battute
memorabili non mancano, bisogna solo scegliere la vostra preferita perché il
film è pieno di dialoghi brillanti, tutti perfettamente adatti ai rispettivi
personaggi, come Kirk che dichiara di non venire dallo spazio ma dall’Iowa, nello
spazio ci lavora e basta, oppure il dottor McCoy che come al solito fa sfoggio
di sarcasmo sul posto di lavoro (adoro Bones quando si esibisce in questa
specialità!), dichiarandosi allibito dalla “mala sanità” del ventesimo secolo
(«Ne sapevano di più gli antichi Egizi!»).

Sono solo un guardiamarina russo che sta di fronte ad una
centrale nucleare e gli sta chiedendo un po’ di raggi gamma (quasi-cit.)

Tra i “Due pezzi di scemo” e il sospettosissimo Pavel Chekov, un
russo in giro per la California a chiedere dove si trova il più vicino reattore
nucleare, “Rotta verso la Terra” procede agile e spensierato facendo da
apripista alle ricerche dei delfini scomparsi di Ace Ventura, che non a caso
nel 1994 finiva per fare l’imitazione del cast di Star Trek dentro la piscina
di Fiocco di neve. Si, lo so cosa state pensando, i delfini sono mammiferi, non
cominciate a fare gli Spock con me ok?

“Per l’amore del cielo Jim! Sono un vulcaniano, non un pesciniano!” (cit.)

“Star Trek IV – The Voyage Home” rende omaggio a tutti gli
episodi della serie classica in cui
l’equipaggio deve sbarcare su un pianeta per risolvere una minaccia più grande,
il fatto che in questo caso il pianeta scelto sia proprio la Terra,
contribuisce ad avvicinare Kirk e compagni agli spettatori, eliminando quel
velo di linguaggio tecnico e modi da Flotta Stellare, che di norma facevano apparire un po’ distanti (ma estremamente affascinanti) i nostri eroi. Affrontando problemi molto terrestri, tutti i personaggi
emergono ancora di più grazie alle loro singole caratteristiche peculiari,
quelle che li hanno resi delle icone del piccolo e grande schermo, ma anche dei
personaggi amatissimi presso il pubblico.

Tra una fuga allegrotta in barella e un Michael Berryman in un piccolo ruolo da alieno, “Star Trek IV – The
Voyage Home” è un film incredibilmente riuscito, che prendendo in parte le
distanze dalle solite atmosfere alla Star Trek, non fa altro che esaltarle
ancora di più, ma oltre al suo messaggio ecologista, il finale è il miglior gancio possibile per i prossimi
capitoli.

Anche sotto quintali di trucco, Berryman si potrebbe riconoscere ovunque.

Fin dalla serie classica, Kirk ha sempre dimostrato di
sapersela cavare nei processi che lo hanno visto come principale imputato, qui
il nostro torna a casa con una retrocessione da ammiraglio a capitano, che per
un avventuriero nato come lui è quasi un regalo. Per Leonard Nimoy invece è
l’occasione di aggiungere al curriculum un passaggio chiave, quello che ti
rende a tutti gli effetti un vero regista della saga di Star Trek, ovvero
girare la sequenza dell’entrata in scena della nuova Enterprise tirata a lucido,
quella che tornerà untile nei prossimi capitoli della saga, ma per quelli,
avremo modo di parlarne nelle prossime settimane, fino ad allora, lunga vita e
prosperità e non dimenticatevi di rispettare le balene.

Non perdetevi il post di SamSimon dedicato a questo film, anche lui oggi in rotta verso la Terra.

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