Home » Recensioni » Star Trek – Picard – Stagione 2 (2022): come iniziare alla grande e finire malissimo

Star Trek – Picard – Stagione 2 (2022): come iniziare alla grande e finire malissimo

Ci ho messo un po’ a
rimettermi in pari con tutte le serie di Star Trek ma ora posso seguirle
in diretta, in base alla loro uscita. Ecco, se poi uscisse anche qualche serie
bella non sarebbe male, non è che io mi possa farmi bastare Lower Decks in
eterno!

Non ho apprezzato
quasi nulla della prima stagione di Picard, quella in cui l’amato Gianluca
se non altro sembrava prometterci uno sguardo rivolto al futuro per le serie di
Star Trek e non la nuova serie ambientata prima del prima, risultato? Nella
prima tornata di episodi Picard ha fatto i conti con il rapporto del
personaggio con l’altro grande nome che monopolizzava le trame di The Next Generation, ovvero Data, sbrigata la faccenda con un finale di stagione che
mi ha fatto sollevare un sopracciglio nemmeno fossi diventato di colpo Spock
(seeee magari!), ora Akiva Goldsman e i suoi compari Michael Chabon, Kirsten
Beyer e Alex Kurtzman sono finalmente liberi di dedicarsi agli altri personaggi
che in un normale episodio di TNG ruotavano attorno a Gianluca: Guinan e l’insopportabile
(per me, ma mi sono già espresso in merito) Q.

Ancora tu, ma non dovevamo vederci più (cit.)

Con l’entusiasmo di
rivedere Q (una roba che non sto a dirvi), ho cominciato a guardare la seconda
stagione di “Picard” seguendo le puntate di settimana in settimana, non potevo
crederci: davvero la prima puntata è finita con il botto? Davvero la seconda è
anche migliore? Si, peccato che poi la seconda stagione esaurisca malamente la benzina, sprofondando per le altre restanti otto puntate nel tedio di una serie
che non ha nulla da dire, ma in compenso lo fa male, con lo sconforto totale di
un ultimo episodio al limite (e oltre) il ridicolo, ma andiamo per gradi, da
qui in poi SPOILER!

A bordo della USS
Stargazer NCC 82893, capitanata da Cristobal Rios (Santiago Cabrera), Picard e i
suoi nuovi compagni partono verso un’anomalia che minaccia l’umanità, il tempo
di fare i conti con una scusa sull’invecchiamento usata da Guinan per
giustificare gli anni che passano per tutti, anche per Whoopi Goldberg, battuta
che per altro verrà ripresa identica da John de Lancie per il suo Q poco dopo
(fantasia portami via), il finale dell’episodio si gioca la parte migliore non
della puntata, ma di tutta la serie, Lucius entusiasta le ha dedicato giustamente uno speciale, perché la regina Borg di Annie Wersching si mangia ogni
stramaledetto fotogramma che occupa all’interno della serie facendo il vuoto.

Don’t be a drag Borg just be a queen (quasi-cit.)

L’entrata in scena
della regina Borg spazza via tutto, compresa buona parte delle navi della Federazione,
tutto questo per colpa di un ordine dello stesso Picard scemo, ma talmente scemo
che per commentarlo, ci vorrebbe un meme su Picard.

Picard dal passato, nella parte di noi spettatori davanti alle decisioni del Picard del futuro.

Questa infausta
decisione (per altro sceneggiata malissimo dagli autori) fa risvegliare l’ex
capitano ora ammiraglio in una realtà alternativa, il ritorno di Q lo mette di
fronte ad una scelta, perché il suo gesto ha portato all’esistenza di questa
realtà distopica, che il secondo episodio racconta alla perfezione. Finalmente una
puntata di una serie di “Star Trek” che ha tutte le caratteristiche di un
episodio di “Star Trek”, uno vero! Con i protagonisti alle prese con gli
effetti di una decisione, in un mondo alternativo che è metafora anche delle
moderne dittature, peccato che l’illusione dura lo spazio di una puntata e
scompare come un sogno al mattino, per evitare questo 1985 dove Biff è
corrotto, potente e sposat… Ehm no scusate, dove Picard è un carnefice di
alieni senza pietà, bisogna tornare indietro, indietro nel futuro e per questo
quei nerdoni di Akiva Goldsman pensano bene di far dirigere il terzo episodio a
Lea Thompson, sempre sia lodata.

Da qui in poi la
seconda stagione di “Picard” diventa la gara a chi strizza più volte l’occhio a
Star Trek IV – Rotta verso la terra, con Sette di nove (Jeri Ryan) impegnata a
rifare la scena del punk sul bus e Chris Rios che facendo colpo sulla bella
dottoressa dell’anno 2024, cita Kirk con frasi come: «Ci lavoro solo nello
spazio», deludenti visto che la citazione migliore al capitano Kirk, era quella
fatta proprio da Picard, quando utilizza la sua Slingshot effect alla
fine del secondo episodio.

L’episodio che mi ha quasi illuso, che “Star Trek” fosse tornata a fare “Star Trek”.

La regina Borg viene
messa da parte per dare spazio all’unica attrice del cast che può avanzare
pretese oltre a Patrick Stewart, ecco perché la Agnes Jurati di Alison Pill qui
sale di colpi, solo per poi trasformarsi in una versione da discount non solo
della regina Borg, ma anche della numero sei di Battlestar Galactica,
serie che non cito a caso, visto che in un ruolo che serve solo a far felice
qualche fan completista, spunta anche il Gaius Baltar di quella serie, James
Callis.

A questo punto anche il vestito rosso è una citazione a BSG?

Jean-Luc Picard è
sempre stato un personaggio con la tendenza a monopolizzare le trame,
figuriamoci in una serie che porta il suo nome, quindi da un certo punto di
vista me lo aspetto anche che la storia giri (a vuoto) attorno al passato del
personaggio, ma davvero siamo interessati a sapere tutto della vita nella vigna
del giovane Gianluca? Risultato, un passo avanti e due indietro, ancora una
volta “Star Trek” invece di puntare il naso al futuro e alla stelle, si guarda
l’ombelico continuando a rimestare il passato dei suoi personaggi. Nemmeno un
paio di episodi diretti da Jonathan “two takes” Frakes risollevano la serie dal
suo torpore, fino al finale che invece è veramente ignobile, non so come altro
definirlo nel tentativo di essere più diplomatico.

Sul proto Fox Mulder anziano, non dirò nemmeno una parola, lo faccio per voi.

Le ottanta sotto trame
aperte, tra il volo spaziale dell’antesignana di Picard (perché tutto deve
ruotare intorno a lui, anche il futuro dei viaggi spaziali dell’umanità) e la
regina Borg sempre meno credibile ad ogni apparizione (quando Alison Pill si
esibisce in un numero musicale, avrei voluto essere teletrasportato
lontanissimo) rendono l’ultimo episodio imbarazzante, anche se il momento in cui
avrei quasi voluto svitare la televisione dalla staffa a cui è appesa al muro
per lanciarla in testa ad Akiva Goldsman e stato nel confronto tra Picard e Q,
ricalcato su quello identico con Data della prima stagione… ma peggio!

Dopo anni passati a
perseguitare Gianluca, l’uomo che ha finito le vocali nel nome finalmente gli
rivela perché ha scelto proprio lui, perché gli Dèi hanno i loro prediletti.
Cioè, dopo tutti questi anni vi giocate la battuta alla Giobbe Covatta perché
lui era il prediletto? Ma poi da chi? Dai fan probabilmente. Quindi siccome un
personaggio è molto amato, lo mettiamo al centro di tutte le trame alla facce
delle mille teorie dietro alle possibili interpretazioni di un personaggio
divino come Q, se pensavo che il corpo da androide (anziano che può invecchiare
e morire) fosse una menata, con questo finale sono riusciti a fare anche di peggio.
 

D’ora in poi chiamatelo Giobbe Quovatta.

Perché di fatto la
storia come prevedibile ritorna al punto di partenza, il tutto per evitare quella
decisione palesemente sbagliata di Picard e non fatemi dire altro sull’identità
della regina Borg in questo finale, oppure sui baci saffici buttati dentro per
risvegliare l’ormone ai Trekker, sul serio è talmente sconsolante il modo in
cui abbiano gettato via personaggi e potenziale che non vorrei sembrare quello
che spara sulla Croce Rossa. 

Insomma anche questa
volta è andata male, l’unica serie che porta avanti nel futuro le trame di “Star
Trek” non solo lo fa male ma non lo fa nemmeno per davvero, tanto è chiaro che la volontà sia
ancora quella di rimestare nel passato glorioso, fino alla prossima serie che
sarà ambientata prima del prima, quindi a proposito di vecchi tempi tanto vale ricordarvi lo speciale dedicato a Star Trek della Bara.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Film del Giorno

    World Trade Center (2006): su per le scale, dentro il fuoco

    Il cielo stava cadendo e si macchiò di sangue / Ho sentito che mi chiamavi, ma sei scomparso nella polvere. Su per le scale, dentro il fuoco / Su per [...]
    Vai al Migliore del Giorno
    Categorie
    Recensioni Film Horror I Classidy Monografie Recensioni di Serie Recensioni di Fumetti Recensioni di Libri
    Chi Scrive sulla Bara?
    @2024 La Bara Volante

    Creato con orrore 💀 da contentI Marketing