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Star Trek – Picard – Stagione 3 (2023): the last generation (secondo ed ultimo contatto)

Bisogna ammetterlo, la serie solista dedicata all’amatissimo Jean-Luc Picard, per quasi dieci minuti ha provato a portare avanti le trame di “Star Trek”, una saga che un tempo puntava alle stelle, a strani, nuovi mondi e ormai da decenni, preferisce riflettersi nello specchietto retrovisore dell’Enterprise.
Sembra assurdo, ma solo Lower Decks e Picard, si sono fatte carico di raccontare trame che non fossero ambientate sempre e soltando prima del prima. Quella dedicata al capitano all’ammiraglio però, oltre a portarsi dietro la caratteristica di accentratore di trame del suo titolare, ha pensato bene di concludere la prima interessante stagione legata alla rivolta dei “Sintetici” con una trovata in parti uguali agiografica e ridicola, un modo (parecchio scemo) per rendere eterno il buon Gianluca, il Santo laico.
Santo subito! Santo subito! 
Con la seconda stagione, la promessa di viaggiare verso strani, nuovi mondi con Picard, si è infranta contro la passione per il Tennis dei Trekker, non può esserci Picard senza i suoi trascorsi come Locutus, quindi sotto con i Borg! Unica gioia, la meravigliosa Annie Wersching nei panni della regina Borg, l’unico vero motivo per guardare una seconda stagione ancora più disastrosa, conclusa con la terribile perdita dell’attrice, che ci ha lasciati davvero troppo presto.
Giunti quindi alla terza ed ultima stagione, “Picard” non ci prova nemmeno più, lo sa bene che i Trekker sono qui per vedere i personaggi tanto amati fare gli autografi sullo schermo, come Kirk e compagni prima di loro, erano la nuova generazione, ma sapete cosa dicevano sul tempo no? Tra le altre cose, rende malinconici.
A proposito di malinconia, sul dizionario al posto di questa parola andrebbe messa quest’immagine.
Ecco perché nella terza stagione tornano i “Cambianti”, che assorgono a minaccia per la Federazione, infiltrati come gli Skrull nelle invasioni segrete Marveliane (a fumetti, delle altro ancora non sappiamo). Anche se nulla mi toglie dalla testa che la tragica perdita di Annie Wersching abbia scombinato i piani, costringendo a buttare in scena la capa dei Cambianti, impegnata costantemente a recitare due metri sopra le righe. 
 
Un gradino sopra di lei, solo Nick Cage.
 
Ma tanto chissene no? La terza stagione di “Picard” è all’insegna della malinconia, quindi se la trama non ruota attorno a Gianluca (Santo subito!) deve farlo per forza attorno a suo figlio. Jack (Ed Speelers) non è altro che l’ennesimo personaggio figlio di Picard (che così suona quasi come un insulto), una trovata tanto originale che ovviamente, era già stata abbondantemente cavalcata in passato
 
Un figlio fotocopia, dal DNA che fa gola a tutti, Speelers non ha colpe, riesce addirittura a dare un’idea di tridimensionalità ad un personaggio forzato, quasi quanto l’affezione che papà di colpo, dimostra per lui. Ma Picard non era felice nei suoi vigneti con il suo cane?
 
«Dimmi un po’, i capelli li ho presi da mamma vero?»
Poi andiamo, renderlo il figlio della dottoressa Beverly Crusher (Gates Mcfadden), mette in chiaro il VERO intento della terza stagione di “Picard”, ovvero raccattare uno alla volta tutti i personaggi mancanti, per rimettere insieme la vecchia banda, quindi dopo la figlia di Geordi La Forge, vediamo tornare anche papà.
Per fortuna il suo visore invece, non è mai più tornato.
Ma secondo voi può mancare il personaggio più amato di The Next Generation, ovviamente dopo Picard… e Data (lui già a bordo fin dalla prima stagione)? Ovviamente no, il Wolverine di “Star Trek”, ovvero Worf torna, canuto, quasi pacificato dopo aver percorso la via del guerriero avanti e indietro più volte.
Old man Logan Worf
Anche se va detto, alla corte di Re Jean-Luc, sono stati raccattati davvero tutti, persino un personaggio che ha avuto una lunga vita nell’universo espanso, composto da fumetti e romanzi di “Star Trek” e che qui è stata richiamata solo mettere la parola fine alla mitica Ro Laren, a cui il Zinefilo sta dedicando molto più tempo e attenzioni di tutta la terza stagione di “Picard”.
Se l’avete riconosciuta, siete ufficialmente dei Trekker. 
Ad esclusione di Will Weaton, anche se il suo Wesley Crusher viene frettolosamente citato, sperando che nessuno realizzi che ora è ufficialmente figlioccio di Picard, ritroviamo davvero tutti.
«Ciao Wesley. Non ci manchi per niente!» 
Dei nuovi personaggi affiancati a Picard in due stagioni, ad esclusione della tosta Raffi Musiker (Michelle Hurd) qualcuno è sopravvissuto? Intendo dire anche nella memoria degli spettatori? Ecco perché 7 di 9 (Jery Ryan, sempre un piacere ritrovarla) abbia abbondante spazio, anche se il suo arco narrativo, osteggiato dal capitano della USS Titan è reso a tratti risibile proprio da un superiore che per lunghi tratti è caratterizzato come un macchietta, per non parlare del finale della serie, anzi no, ci tocca parlarne.
La minaccia dei Cambianti, che collezionano il DNA di Picard come si faceva un tempo con le figurine, viene messa in un angolo per fare spazio ad un finale frettoloso, arrangiato insieme nell’episodio 3×08 che termina lasciando sul tavolo una premessa tragicomica: i Borg hanno assimilato i giovani della Federazione quindi solo i vecchi potranno salvarci. Nonnetti alla riscossa!
Per invecchiare così ci metterei la firma, ma siamo sempre a Boomer Vs. Gen Z (bah!) 
Alla fine dell’ottavo episodio, mi sono chiesto: ora hanno intenzione di risolvere tutto in una sola puntata? In realtà il finale, l’episodio 3×09 mi ha smentito, tutto viene risolto in 40 minuti, per poi lasciare spazio a 20 minuti di proliferazione di finali. Per una puntata che è la brutta copia di Primo Contatto, più piatto, più svogliato, con la metà del budget causa formato televisivo e con una regina Borg sfigurata per sopperire all’assenza di Annie Wersching. Un secondo, ed ultimo contatto, frettoloso in cui si salva forse solo un Data (Brent Spiner), ormai tanto umano da avere “Le sensazioni” di cui tutti si fidano, anche quando il suo piano è quello di guidare il Millennium Falcon l’Enterprise nel cuore della Morte Nera del cubo Borg per far saltare il radiofaro. 
 
Pinocchio ora è un “ex bambino” vero (ma continua a somigliare a Paolo Bonolis)
 
Anche perché lo sappiamo che alla fine a risolvere tutto sarà come sempre il grande accentratore Picard, quindi tanto vale concentrarsi sulla parte di episodio che sta davvero a cuore ai Trekkie, quei venti minuti in cui si percepiscono tracce di trama in tutto questo “Fan service”, perdonate l’anglicismo.
 
Vogliamo parlare della ridicola raccomandazione ricevuta da 7 di 9? Talmente brava a NON rispettare le regole che questo fa di lei materiale perfetto per il grado di capitano, visto che si sa, la Federazione è quella piena di regolamenti, ma poi i vari capitani nel corso della storia, fanno a gara per infrangerli tutti. Quindi solo una manciata di personaggi “nuovi” potrebbe avere un futuro (e magari una serie spin-off? Vedremo) per portare avanti, si spera finalmente, le trame di “Star Trek”. 
 
Non ha mai rispettato le regole: assunta a promossa! 
 
Il resto dei venti minuti finali è tutto, poker e brindisi in nome dei vecchi tempi, che poi potrebbe essere tranquillamente il riassunto di questa terza stagione, culmine di una serie che ci ha provato per dieci minuti (ma pieni eh?) a raccontarci il futuro di “Star Trek”, ma poi quello specchietto retrovisore in cui rispecchiarsi, ha dimostrato di fare più gola dell’universo specchio.
 
Siccome non voglio passare per criticone, vi elenco anche i pregi che sono pochi ma sentiti: il cast, così calati nella parte anche dopo tanti anni, con tutta la loro chimica di gruppo in bella mostra, eppure bisogna essere logici come ci insegna Spock, da una parte ci sono le ragioni del cuore, dall’altra una stagione sgangherata con un finale fin troppo frettoloso. 
 
«Forza, chi ha portato le carte? Tanto siamo qui per questo»
 
A me sta benissimo l’affezione per personaggi storici che hanno scaldato il cuore di tanto pubblico, ma è deprimente come “Star Trek” abbia dimenticato che alla base del suo successo, ci sono sempre stati i personaggi certo, ma anche quello spirito pionieristico, tipico di chi è proiettato sempre avanti, al futuro e alle stelle, non sempre e solo al proprio passato. Vabbè, ci è rimasta Lower Decks, questo dice di come siamo combinati. 
 
Visto che sempre di ripasso del passato parliamo, vi ricordo lo speciale della Bara dedicato a Star Trek!
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