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Star Trek – Primo contatto (1996): un piccolo passo per un film, un gigantesco balzo per Star Trek

Continuano i miei incontri ravvicinati dello Star Trek tipo, oggi diamo spazio ad uno dei film più popolari e amati della saga, oggi tocca a “Primo contatto”.

Dopo un inutile e assolutamente non necessario tributo di sangue, l’equipaggio di “The Next generation” può finalmente salpare per il grande schermo anche se a mio modesto avviso, potevano farlo anche prima, senza dover sacrificare il capitano Kirk. A questo punto il produttore Rick Berman, ha la possibilità di raccontare la sua storia e per farlo decide di prendere il meglio di “The Next Generation”, mossa sensata che ha davvero pagato i suoi dividenti, anche se rispetto all’analogo ruolo (e missione), devo dire che Harve Bennett ai tempi seppe puntare più in alto, ma andiamo per gradi.

Berman amava l’idea di un viaggio nel tempo per Picard e soci, le storie di “Star Trek” che piacevano più al produttore erano proprio quelle su e giù lungo i flussi del tempo, ma Patrick Stewart forte dei suoi trascorsi come attore di teatro, di recitare ancora qualcosa in costume con Leonardo da Vinci nella trama, oppure di fare un toga party nell’antica Roma, non voleva sentir parlare nemmeno per sbaglio, ecco perché l’idea di un viaggetto nel rinascimento è stata scartata, per fortuna aggiungo io, perché la prima idea di titolo per il film “Star Trek: Reinassance” sarebbe stato un gioco di parole all’limite dell’imbarazzante.

Insieme agli sceneggiatori veterani di mille mila episodio sia di TNG, ma anche di “Voyager” (a breve su queste Bare) ovvero Brannon Braga e Ronald D. Moore è arrivata l’illuminazione: perché non scegliere il passato sì, ma dei protagonisti? Mi dispiace solo di essere arrivato un po’ lungo, sarebbe stato divertente pubblicare questo post il giorno 5 aprile, data ufficiale del primo contatto tra gli umani e una razza aliena nell’universo di “Star Trek”. Ma mettiamola così, sono in anticipo per il 5 aprile del 2063.

Con un po’ di fatica, ma il titolo giusto lo abbiamo trovato.

Lo spunto che permette a “Primo contatto” di passare da una vaga idea nella testa di Berman, Braga e Moore ad un film vero, arriva dall’episodio della serie classica Guarigione da forza cosmica, ovvero la prima apparizione dello scienziato Zefram Cochrane, che sta a “Star Trek” come Jebediah Springfield a “I Simpson”. Cochrane è il pioniere del viaggio a curvatura, che nella serie regolare è stato interpretato dall’attore Glenn Corbett, naufragato su un pianeta remoto dopo il suo primo avventuroso viaggio sperimentale, nella puntata in questione Cochrane è sopravvissuto grazie alle cure di un gassoso alieno così a lungo da poter incontrare Kirk e compagni, ben felici di fare la conoscenza dello scienziato che ha permesso all’umanità di viaggiare tra le stelle.

«Ehi ma tu non sei James Cromwell!», «Vabbè per ora non pensiamoci. Birretta Romulana?»

Glenn Corbett nella serie interpreta il personaggio con tutte le caratteristiche tipiche dell’immaginario di Roddenberry: preciso, posato, insomma uno in grado di incarnare tutti i principi fondamentali della Federazione, un bravo ragazzo oltre che un genio dei motori spaziali. Ma la scelta di Cochrane pescato dalla serie classica è solo il più vistoso degli innesti di idee e trovate prese di peso dalla serie tv e portate al cinema, anche se devo ammetterlo, anche gli avversari di turno, i temibili tennisti svedesi Borg non passano certo inosservati.

«McEnroe la resistenza è inutile»

Amatissimi, imitati nell’aspetto in tutte le convention di “Star Trek” del mondo, i Borg sono senza ombra di dubbio uno dei maggiori contributi di TNG all’iconografia di Star Trek e non potevano mancare sul grande schermo, quindi unendo i puntini la trama di “Primo contatto” comincia a prendere forma. Un viaggio nel tempo per incontrare Cochrane e i Borg a minacciare la storia che tutti gli equipaggi della flotta stellare hanno studiato all’accademia, infatti il film si sviluppa proprio in queste due direzioni, metà dell’equipaggio dell’Enterprise sulla Terra a dare supporto al primo viaggio tra le stelle di Cochrane e l’altra metà a bordo, a combattere il tentativo di assimilazione della nave da parte dei Cenobiti svedesi, anche se la prima bozza della sceneggiatura prevedeva un paio di ruoli invertiti.

Già perché Brannon Braga e Ronald D. Moore avevano previsto un gran finale con la morte di Cochrane e Picard, che come da sua abitudine, finiva anche per essere il rappresentante degli umani durante il primo contatto (storia vera). Anche questa Gianluca? Ma vuoi far fare qualcosa anche agli altri ogni tanto!?

«Capitano, non pensa al resto del suo equipaggio? Sembriamo la tappezzeria dell’Enterprise ormai»

Poi per fortuna Moore e Braga hanno deciso di non sbragare (ah-ah) ricordandosi che uno degli episodi (in realtà doppio episodio) più amato di “The Next Generation”, era proprio la trasformazione di “Gianluca” Picard in Locutus dopo essere stato assimilato dalla coscienza Borg, quindi si sono resi conto che averlo a bordo a combattere i suoi demoni interiori (ed esteriori) sarebbe stato molto più… logico, come avrebbe detto Spock. Questo spiega come mai a comandare la missione a terra è “Numero uno”, el hombre del partido, l’amatissimo comandante William Riker interpretato da Jonathan Frakes, che davanti ai no secchi di registi come John McTiernan e lo Scott sbagliato si è preso la plancia di comando e la regia di “Primo contatto”.

La vera ragione per cui Frakes si è ritrovato al comando.

Jonathan Frakes è il talento che ti ritrovi per le mani, quando ti volti verso la tua panchina in cerca di una svolta per la partita e ti ricordi di avere questo qua sotto contratto. Chiedo perdono per la metafora cestistica ma nulla mi toglie dalla testa che William Riker sia nato nel tentativo di mediare con Roddenberry, che un capitano pelato al comando dell’Enterprise proprio non lo voleva (storia vera): alto, di bell’aspetto, discreto sciupafemmine in eterno tira e molla con Deanna Troi, ad un certo punto Riker aggiunge anche la barba al suo stile, giusto per aumentare il numero di follicoli tra lui e Picard. Per assurdo l’unico personaggio che si sarebbe meritato una serie tutta sua da capitano di una nave, anche se guardando “Lower Decks” (a breve su queste Bare) è evidente che sia arrivato a quel grado nella sua storia personale.

«Quindi devo diventare un cartone animato per comandare?», «Non si allarghi troppo numero uno, si tenga libero per la mia serie personale»

Jonathan Frakes ha sempre risposto presente, eroe delle convention di “Star Trek” è stato uno dei pochi membri del cast di TNG a dirigere parecchi episodi della serie e per un film così dipendente dal passato televisivo di “Star Trek” (ci sto girando attorno, ma sto per arrivare al punto abbiate fede) risulta essere davvero l’uomo giusto al momento giusto. Anche se a dirla proprio tutta, “Primo contatto” per me lo è stato sotto tutti i punti di vista, perché questo è stato anche il primo film di “Star Trek” che ho visto al cinema.

Ci trascinai mio padre (anche se guidò lui, per motivi puramente anagrafici), di sicuro non perché avessi visto tante puntate di “The Next Generation”, anche se ricordo di aver vinto una toppa con il logo della federazione, una di quelle da ricamare alle giacche, rispondendo a due domande facili facili su una rivista che avevo comprato, perché la copertina era dedicata a Fuga da Los Angeles (storia vera). Sta di fatto che davanti alla prima scena del film per certi versi molto horror, l’incubo dentro l’incubo di Picard, presi semplicemente atto di tutta la faccenda su Locutus e i Borg che non avevo nessuna idea di chi fossero, ma questo non mi ha impedito di seguire e apprezzare anche parecchio il film, anche se rivedendolo in occasione di questa rubrica dedicata a “Star Trek”, alcune pecche mi sono balzate agli occhi.

Ehi non mi puntare quel coso negli occhi, non lo sai che fa male!?

“Primo contatto” non raggiunge il livello di che so, “X-Files – Il film” (1998) a tratti davvero incomprensibile per chi non seguiva la serie televisiva, però è molto dipendente dalla tradizione, anche solo per trovare come Data (Brent Spiner) che dice: «Signore credo di parlare a nome di tutti quando dico: al diavolo gli ordini», che sembra una strizzata d’occhio all’ultima riga di dialogo di Spock in Rotta verso l’ignoto. Ma anche l’apparizione del Dottore olografico di Voyager (il mitico Robert Picardo) insomma, per certi versi avere in cabina di comando un regista che arrivava dalla televisione crea continuità ma in alcuni passaggi si nota, si nota anche molto.

Harve Bennett aveva ripescato dalla serie classica un cattivo come Khan, ma poi sotto la sua guida “Star Trek” è diventata una serie di film (anche concatenati tra di loro) che erano davvero materiale cinematografico, non posso dire lo stesso di Rick Berman, anche se “Primo contatto” tra tutti i film con Picard e compagni, resta sicuramente quello con i momenti migliori e anche più emozionanti.

«Qualcuno mi spiega perché siamo vestiti come Big Jim missione spazio?»

Tutto inizia con un pattugliamento dell’Enterprise nella zona neutrale, resa agitata dall’arrivo dei Borg, minaccia temibile di cui la federazione dovrebbe sapere tutto, visto che Picard è stato uno di loro, parte della coscienza Borg. Ma per motivi non troppo chiari, in questo film sembra che nessuno nella federazione, sappia nulla di questi minacciosi alieni. Mi rendo conto che al me stesso spettatore del 1996 è stato fatto un favore, trattando i Borg come cattivi quasi pensati per esordire in questo film, ho potuto comprendere la loro capacità di adattamento alle armi, ma dopo aver visto tutta TNG, non trovo molto sensato che la federazione (ed esclusione di Picard e compagni) si comporti come se questa fosse la prima apparizione dei Borg. Ora mi è chiaro che le esigenze della produzione cinematografica abbiano prevalso sulla continuità con la serie televisiva, però si poteva essere più discreti di così.

Una piccola nave Borg fugge dalla battaglia, torna indietro nel tempo e scombina il futuro, l’unico modo per evitare questo “1985 alternativo” è viaggiare a ritrovo a caccia dei Borg, impedendo che la storia e il primo volo di Zefram Cochrane venga sabotato, il tutto, mentre a bordo dell’Enterprise Picard combatte i Borg intenzionati ad assimilare la nave, in un faccia a faccia con il suo trauma, qui molto ben rappresentato dalla regina aliena di Borg, interpretata dalla mefistofelica Alice Krige, in una prova davvero maiuscola.

Tagliategli la test… no, questa è un’altra regina.

“Primo contatto” è il film che dà lustro ai Borg, alieni originariamente pensati come enormi insetti, semplificati nell’aspetto per motivi di budget (storia vera), che hanno saputo colpire l’immaginario non solo dei Trekkie. Dagli Xenomorfi con cui avevano molto in comune, ereditano l’idea di una regina a comandare la loro “mente alveare”, solita metafora del comunismo e della perdita dell’individualità che gli americani temono tanto ed è un classico della fantascienza. Ma lo so benissimo perché “Primo contatto” mi colpì fin dalla prima visione in sala, grazie agli ottimi effetti speciali è un film con gustosi innesti quasi Horror: i Borg sono spaventosi e inarrestabili, anche l’impeccabile Picard non può fare altro che veder la sua nave assimilata metro dopo metro in unaresiste nza che citando gli stessi tennisti svedesi, è inutile.

«Improvvisamente sento quasi la mancanza di Q. Ho detto quasi»

La regina di Alice Krige poi è incredibile, con la sua capoccia semovente e smontabile e quell’aria da strega tentatrice, riesce a portare anche il candido Pinocchio dell’Enterprise, Data, al lato oscuro (non della Forza, quella è la concorrenza). Nella sua ricerca di comprendere l’umanità, Data si trova davanti una scorciatoia irresistibile, anzi rivedendo il film mi è sembrato anche piuttosto chiaro che lui e la regina ci abbia pure dato (per utilizzare un termine tecnico), quindi metà di “Primo contatto” riesce ad essere ansiogeno, per certi versi adulto nel tono e plumbeo nell’atmosfera quasi da horror, poi però arriva la seconda metà.

Il voltafaccia di Data. Avete capito no? Il voltafaccia perché… ok la smetto! 

Sulla Terra, la compagine guidata da William Riker (Jonathan Frakes ha pochissimi minuti sullo schermo, ma pare che dietro la macchina da presa fosse attivissimo, tanto da guadagnarsi il soprannome di “Frakes-two-takes” per la capacità di portare a casa le scene in massimo due ciak, storia vera), sembra una compagnia di bambini in gita scolastica alla scoperta di Zefram Cochrane. L’umorismo facilone è in aperto contrasto con l’assedio a bordo dell’Enterprise e i momenti divertenti non mancano, quello che stona un po’ è la quasi totale assenza di attrito, a parte i legittimi dubbi di Cochrane, tutti gli altri personaggi sono fin troppi sicuri che alla fine il missile partirà per tempo e che tutto si risolverà al meglio. Per fortuna in questa atmosfera rilassata, il Zefram Cochrane di James Cromwell spicca come un faro.

«Tu sei Zefram Cochrane?», «Si e tu sei Murdock dell’A-Team, mi fai l’autografo?»

Non ho idea di come uno canuto spilungone con il nasone, appassionato di Rock classico e anche abbastanza sbracato nei modi, possa nel tempo trasformarsi nel composto e pettinato Glenn Corbett della serie classica, ma è un problema che il Cassidy del 1996 non aveva e quello del 2021 preferisce ignorare invocando i Trekkie. Sono sicuro che nel tempo è stata sviluppata una teoria in merito, da parte mia posso solo godermi la prova di Cromwell e l’idea di uno dei padri fondatori della nuova umanità rappresentata dalla federazione, come un tizio del tutto normale, che beve troppo, impreca e trova persino stupide le frasi che lo hanno reso celebre, un’idea semplice ma brillante.

«Tenetevi stretti, questa Bara Volante sbanda un po’ di coda, ci sarà da ballare»

Perché parliamoci chiaro, la fantascienza ci ha sempre aiutato a riflettere sulla nostra condizione e il più delle volte, diversi autori da diversi punti di vista, sono giunti alla conclusione (autocritica) che noi umani, siamo un po’ i cugini casinisti e ruspanti dello spazio rispetto alle altre forme di vita, che noi puntualmente immaginiamo più evolute di noi, almeno quando non provano ad invaderci. Quindi sarà anche una trovata canonica quella di rendere Zefram Cochrane, uno con cui sarebbe più facile uscire una sera a berne un paio, piuttosto che discutere di astrofisica, ma anche l’idea che il razzo usato da Cochrane per viaggiare nelle stelle, fosse ricavato da un vecchio missile portatore di morte, un passo verso quel futuro che “Star Trek” ha sempre teorizzato, raccontato e un po’ augurato all’umanità, dove l’uguaglianza è qualcosa di più concreto, dove non si lavora per il vile denaro e dove puoi sfondarti di dolci, tanto i replicatori producono cibo a calorie zero.

Infatti la parte più riuscita di “Primo contatto” resta la scena che dà il titolo al film, che non poteva certo avvenire con quei darkettoni metallari dei Borg no? Quando il razzo di Cochrane spezza la traiettoria di una nave aliena, assistiamo al primo: «Ehi gente! Ci siamo anche noi alla festa» dell’umanità. Il primo contatto non poteva che avvenire con la razza aliena più rappresentativa e caratteristica di “Star Trek”, su come scambiarci saluti con la mano poi, ci sarà tempo modo e maniera per accordarsi. Lo ammetto, anche questa volta un brivido “Star Trek” lo porta a casa.

Per il futuro, vi consiglio il caro vecchio Bro-Fist, non si sbaglia mai.

Al netto di una continuità ricercata ma non proprio estremamente logica con la serie tv e qualche caduta di stile tutto sommato perdonabile, “Primo contatto” è un film che potrebbe funzionare per introdurre al grande pubblico “Star Trek” e che si guarda ancora volentieri. Anzi il suo compito lo ha svolto molto bene visto che al netto di una spesa di circa quarantacinque milioni di fogli verdi con sopra la faccia di Zefram Cochrane alcuni ex presidenti defunti, il film ha incassato 150 milioni, dimostrazione che non era necessario per forza uccidere vecchi capitani per portare Picard e compagni al cinema, cavolo andai a vederli anche io!

Prossima settimana, nuovi viaggi, nuovi capitani, sempre per portare questa Bara là dove nessuna cassa da morto era mai giunta prima! Nel frattempo non perdetevi il post di SamSimon anche lui oggi alle prese con il primo contatto.

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