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Star Wars – The Bad Batch – Stagione 2 (2023): dove osano i cloni

La Clone Force 99, il lotto di cloni nato da una costola della serie Clone Wars, continua la sua cavalcata su Disney+ e devo dire che la seconda stagione ha delle frecce al suo arco, come direbbe Omega.

La prima stagione terminava con un sospetto piuttosto grosso, “The Bad Batch” sembrava cavalcare un po’ troppo la formula di The Mandalorian, tosti guerrieri con casco, alle prese con una ragazzina “eletta” da salvaguardare. Per fortuna questa seconda stagione permette a Hunter, Echo, Tech, Wrecker e Omega di trovare una propria strada, se pur con ancora qualche dubbio sulla direzione.

La banda di cloni e i loro ragguardevoli caschi sono tornati!

La prima puntata (2×01 – Trofei di guerra) ci riporta subito nel vivo dell’azione, tra granchi giganti e sparatorie, la Clone Force 99 è alle prese con un assalto al castello del defunto Conte Dooku, i momenti d’azione che sono alla base della serie non mancano e restano di buona qualità anche in questa seconda stagione, il più grosso problema di questo nuovo lotto di puntate resta il fatto che su sedici episodi, la maggior parte sono puntate che intrattengono bene, ma con l’aspetto da “missione della settimana”, mentre cinque o sei, legate alla sotto trama sul cecchino Crosshair e alla trama orizzontale principale,  quella legata al pianeta Kamino e al ruolo dei cloni nell’esercito Imperiale, beh quelle puntata hanno decisamente una marcia in più.

Questa sera per cena, granchio in insalata.

Divertente l’episodio 2×04 (“Più veloce”) con i nostri cloni alle prese con una corsa di Sgusci e il buon vecchio Tech (il “Donatello” del gruppo, inteso come Tartaruga Ninja non come artista rinascimentale) in  prima linea, letteralmente.

«Sapeva guidarli anche Jake Lloyd, non sarà tanto difficile no?»

La mia passione per i Wookie poi mi ha fatto apprezzare parecchio la puntata 2×06 (“Stirpe”), con un gran quantitativo di quelle “montagne pelose” (cit.) tra cui uno armato di spada laser, si può chiedere di meglio? Proprio no!

Questo manda il mio “Starwarsometro” a fondo scala.

Però sono tutti episodi al limite del riempitivo, perché le puntate più riuscite sono decisamente quelle legate al destino del mio preferito del lotto, lo scalciaculi con stuzzicadenti, il compagno di squadra traditore impegnato in quello che sembra davvero un riuscito percorso, se non di redenzione, per lo meno di evoluzione del personaggio. Crosshair, che ha  giurato fedeltà all’Impero, scopre sulla sua pelle che camerata o compagni, sembrano davvero tutti uguali alla fine, nel terzo episodio (“Il clone solitario”) ho ritrovato tutte quelle riflessioni sui soldati in guerra che hanno reso grande e sfaccettata Clone Wars, mentre viene portato avanti il processo di trasformazione dell’esercito, da cloni a soldati volontari, con tutti i risvolti etici del caso («Sai cosa ci rende diversi dai droidi da battaglia? Facciamo delle scelte e poi dobbiamo conviverci dopo.»)

Un’altra puntata per confermare che il controverso Crosshair è il mio preferito.

In questo senso l’episodio 2×12 (“L’avamposto”) è un vero gioiellino, se avete odiato Crosshair per il suo tradimento, basterà questo episodio non dico per perdonarlo, ma almeno per patteggiare per questo povero diavolo, al centro anche della lunga sotto trama sul pianeta Kamino. Cancellato dalle mappe geografiche, ufficialmente da una “tempesta” (virgolette obbligatorie), in realtà al centro dei piani dell’Impero.

Dopo la puntata chiave ma interlocutoria su Pabu (2×13), una specie di zona franca su cui potrebbe essere possibile per i protagonisti ricominciare tutto, il finale della seconda stagione per la Clone Force 99 è totalmente opposto a quello della prima, che terminava in calando lasciando molti dubbi sul possibile interesse futuro nei confronti dei personaggi, qui invece si va su, molto in alto.

99 sfumature di Temuera Morrison.

Anche negli episodi più leggeri, i personaggi evolvono in maniera tutto sommato riuscita, a partire proprio da Omega, che sembra sempre meno una Baby Yoda con arco e sempre più un personaggio sfaccettato, le ultime due puntate sono un film di guerra in due parti, con riferimenti al progetto Stellina e apparizioni di Saw Gerrera. Ma quello che funziona è la missione di estrazione, con tanto di infinita funivia che mette in chiaro il modello di riferimento, ovvero “Dove osano le aquile” (1968), non ho voglia di rovinare la missione a nessuno, ma per il modo in cui i personaggi evolvono e si legano tra di loro nel corso degli episodi, una scena in particolare («Quando mai abbiamo eseguito gli ordini?») è uno dei più alti momenti di Guerre Stellari che vedrete quest’anno, garantito al limone.

Clint Eastwood sarebbe orgoglioso di voi.

Insomma, rispetto alla prima stagione, il ritorno della Bad Batch è un netto miglioramento che ti lascia con la voglia di seguire la Clone Force 99 in altre missioni, con la speranza di vedere meno puntate riempitive e sempre più legate alla sotto trama principale, anche perché dopo questa stagione, io sono in ansia per il destino di parecchi di questi cloni, quindi Dave Filoni muoviti a sfornare la terza annata della serie!

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