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Star Wars – The Clone Wars (2008-2020): la Forza scorre potente in questa serie

State aspettando anche voi la seconda stagione di The Mandalorian? Io tantissimo, quindi
complice il tempo extra fornito dalla quarantena, sono finalmente riuscito a
completare una lacuna, quasi in contemporanea con l’arrivo dell’ultima stagione, la settima quella conclusiva di “Clone Wars”.

George Luca, prima di trasformarsi in un tiranno con la
fissa per rimettere mano ai film classici della Trilogia originale, aveva
inteso Guerre Stellari (come si
chiamava ai miei tempi) come una storia pronta per espandersi attraverso
diversi media, non lo ha fatto perché
il vecchio Lucas è un futurista con un piede nel passato e lo sguardo dritto e
aperto nel futuro (cit.), lo ha fatto perché sapeva che espandendo il franchise a fumetti, romanzi,
videogiochi e cartoni animati, avrebbe moltiplicato i suoi introiti, più che un
Jedi Lucas è avido come un Hutt, ma i fanatici della saga sono stati spesso fin
troppo ciechi.

Ci sono centinaia di migliaia di persone pronte a
dichiarare che Star Wars è la loro ragione di vita, ma con la stessa fermezza
negano tutto quello che proviene dall’universo espanso della saga, anche se poi uno dei personaggi più amati, come Boba Fett è comparso
la prima volta nel famigerato speciale di Natale di Star Wars. Ma se volete sapere TUTTO sul Mandaloriano, non osate
perdervi i post che Lucius ha dedicato
al personaggio.

Obi-Wan e la sua sottotrama con l’imperatrice di Mandalore (ancora senza elmo), uno dei passaggi più riusciti della serie.

“The Clone Wars” è stato dichiarato dallo stesso George
Lucas canonico rispetto ai film della saga, questo dovrebbe tranquillizzare
anche i fan più oltranzisti, quelli che odiano tutto quello che ruota attorno
ai film, anche se considerando petizioni e reazioni, ultimamente anche quelli
(specialmente gli ultimi usciti) non godono proprio di enorme stima presso il
pubblico. Tiè beccati questa GIEI GIEI!
Ogni giorno passato a screditare GIEI GIEI è un giorno ben speso. Eppure
l’esordio di “The Clone Wars” è stato abbastanza tormentano, anche per il
sottoscritto, ma andiamo per gradi, cominciano da dove solitamente comincia,
dall’inizio.

Il primo tentativo di creare una serie animata legata al
mondo di “Guerre Stellari” è stato “Star Wars: Clone Wars” (senza l’articolo,
occhio), venticinque episodi andanti in onda su Cartoon Network tra il 2003 e
il 2005, la prima serie animata legata alla saga, dopo “Ewoks” (1986), ma
quella la ricordiamo in sette, come tutto quello che riguarda i pelosetti di Endor, che
vengono costantemente nascosti sotto il tappeto di casa Lucas.

La serie era curata da un genio, inutile girarci attorno, Genndy
Tartakovsky, perché chiunque abbia creato quella meraviglia di “Samurai Jack”
può essere solo questo, un genio. Infatti nella prima incarnazione di “Clone
Wars” (senza l’articolo davanti) molto era davvero geniale, a partire
dall’animazione 2D e dal design dei personaggi, un modo perfetto per
trasformare in cartoni animati Yoda, Obi-Wan e anche quel pupazzo inanimato di
Hayden Christensen. La serie venne chiusa prima del tempo e per il dispiacere
di Tartakovsky dichiarata non canonica. Già i fanatici oltranzisti non si
cagano l’universo espanso di Star Wars, figuriamoci una serie molto bella, ma
condotta all’orlo esterno della galassia della saga.

La prima incarnazione di “Clone Wars”, solo due dimensioni, ma con il genio di Tartakovsky.

Eppure una nuova speranza giunse (occhiolino-occhiolino), la
Lucasfilm era interessata a produrre una serie in animazione 3D, ambientata
cronologicamente tra Episodio II ed Episodio III della “Prequel Tragedy”
come mi piace chiamarla, per il design dei personaggi, canonico oppure no, “The
Clone Wars” (questa volta con l’articolo) ha depredato il lavoro fatto da Genndy
Tartakovsky, con la precisa volontà di animare i personaggi come se fossero la
versione 3D dei vecchi burattini della serie “Thunderbirds”, ve la ricordate? Andò in onda negli
anni ’60, ma a rendergli omaggio nel modo migliore sono stati sicuramente Trey
Parker e Matt Stone nel 2004, con quel capolavoro di “Team America: World
Police”, che sfruttava la stessa tecnica di “Thunderbirds” solo con più
scene di vomito e MEEEEIT DEEEEIMON!

A curare le sceneggiature della prima stagione di “The Clone
Wars” arrivò Henry Gilroy, ma tra gli sceneggiatori, quello a diventare il capo
della baracca nel corso del tempo, è stato senza ombra di dubbio Dave Filoni,
l’uomo con il cappello da cowboy e “Guerre Stellari” nel cuore, che di questa
saga conosce TUTTO e non a caso è l’uomo dietro al successo di The Mandalorian insieme a Jon Favreau.
Avete mai sentito Dave Filoni parlare a ruota libera di “Star Wars”? Ipnotico
sul serio, nei contenuti speciali della prima stagione di “The Mandalorian”
(trovate tutto su Disney+) fa un’analisi del personaggio di Qui-Gon Jinn che vi
farò rivalutare tutto Episodio I. Beh
no, non tutto, quel film non può essere rivalutato.

Dave Filoni, una sorta di George Lucas giusto (con il cappello al posto delle camicie a quadrettoni)

Se dovessi spiegare “The Clone Wars” con due parole, beh non
sarei affatto la persona giusta, perché con due parole io riesco sì e no ad
ordinare al pub, ma comunque direi che questa serie è un po’ come la “Prequel
Tragedy”, però curata da qualcuno a cui importa per davvero. Non ho mai capito
perché Lucas, uno che ha sempre dichiarato di non amare l’atto stesso di
dirigere (e che ha avuto un mezzo crollo nervoso nel 1977 dirigendo “Guerre
Stellari”. Storia vera) abbia deciso di dirigere di suo pugno i tre film della
trilogia prequel. In “The Clone Wars” Dave Filoni e soci correggono il tiro di
tutto quello che Lucas ha sbagliato nelle pellicole tra Episodio I ed Episodio III,
ma riescono anche a migliorare alcuni elementi. Anche se l’esordio non è stato
certo dei migliori, prima di parlare della serie, tocca affrontare l’ora più
buia: il film di “The Clone Wars”.

Già perché siccome il reparto animazione della Lucasfilm
stava facendo un ottimo lavoro, perché non fare un bel film di 98 minuti
(quattro episodi della serie, sacrificati e uniti insieme da alcune scene di
congiunzione girate apposta). Uscito nelle sale nel 2008 e diretto dal povero
Dave Filoni, allora trentaquattrenne gettato in pasto all’odio dei fan di Star
Wars, quelli che vivono per questa saga ma sono pronti a distruggere e negare
tutto e tutti, come tante piccole Annie Wilkes.

L’animazione legnosa del deludente film del 2008.

Tutto contento, feci l’errore di portare la Wing-woman al
cinema a vedere il film, lei totalmente a digiuno di qualunque cosa riguardasse
“Guerre Stellari”, ma con la sfiga di avere un Nerd da sopportare, io tutto
eccitato all’idea di condividere con lei quel piccolo scrigno chiamato “Star
Wars”, risultato finale? Uno smaronamento infinito per entrambi. La trama
inutilmente complicata e l’animazione legnosa, rendono il film una noia mortale
oltre che il minor incasso della storia, per un film uscito al cinema legato a
questa saga (Storia vera), dimostrazione che per i fanatici di “Star Wars”
tutto quello che non è film con attori, va ignorato e dimenticato. Sotto al
tappeto con gli Ewoks! Bisogna dire però che nel film “The Clone Wars”, Anakin
è inanimato esattamente quanto Hayden Christensen, quasi non riconoscevo la
differenza!

Per fortuna la serie animata per il piccolo schermo ha tutto
un altro passo rispetto al film, al momento la trovate sparsa tra Netflix e
Disney+, ma solo su questa seconda piattaforma potrete trovare tutti gli
episodi e francamente, ora come ora è anche l’unico motivo per cui sto ancora
utilizzando Disney+ e il suo catalogo, che al momento piange miseria.

Ecco chi risolleverà le sorti del vostro abbonamento a Disney+

Collocata come detto tra L’attacco dei Cloni e La vendetta dei Sith,
la serie animata ha come protagonisti inizialmente Obi-Wan Kenobi, Anakin
Skywalker e il consiglio dei Jedi composto da Yoda e Mace Windu, che di fatto
sono i generali al comando delle truppe di cloni, generati sul pianeta Camino e
copie genetiche del cacciatore di taglie Jango Fett. Ma pian piano la serie si
sbilancia in favore dei veri protagonisti, gli stessi cloni, ma soprattutto il
personaggio introdotto in questa serie, che davvero ha fatto fare il salto di
qualità a “The Clone Wars”, la padawan di Anakin, Ahsoka Tano a mani basse uno
dei Jedi più fighi che si siano mai visti in tutta la saga.

La Jedi più tosta e cazzuta della galassia (oltre quella con lo stile migliore)

Avete presente quelle superfici ultra lucide, come se nella
realtà della trilogia prequel la polvere non si depositasse mai? Avete presente
quel disastro in CGI, spalla comica scappata di mano che risponde al nome di Jar Jar Binks? Ma anche solo quella
tremenda sensazione di stare guardando immagini composte al 90% davanti ad uno
schermo verde (che poi è come sono stati girati quei film)? Tutto quel senso di
fastidio in “The Clone Wars” viene mitigato se non proprio azzerato. Si parla
di guerra quindi i caschi e le armature sono sporchi, ammaccati e impolverati,
Jar Jar Binks si vede poco e viene utilizzato davvero come spalla comica (non
come assoluto protagonista!) e in quei pochi momenti in cui compare, riesce anche a strappare non dico una risata, ma almeno un sorriso e poi Anakin,
nella versione animata come si vede in questa serie è un personaggio spavaldo,
uno scavezzacollo allergico alle regole, che riesce quando serve a risultare
anche un duro, insomma quello che avrebbe dovuto essere Hayden Christensen. Quando la tua versione in 3D recita meglio di te, caro Heidi, chiediti perché
nemmeno le caprette ti fanno più ciao.

Hayden Chiiiii? Questo è l’Anakin giusto!

In “The Clone Wars”, diventano chiari i motivi dello scontro
eterno tra Obi-Wan e il generale Grievous, ma lo stesso Obi-Wan insieme ad
Anakin forma una coppia quasi da “Buddy Movie” molto più riuscita di quella che
abbiamo visto in Episodio II, infilata giù per il gozzo ad un film che aveva
pochi minuti per raccontare troppi eventi. Certo ci sono episodi leggerini,
stiamo pur sempre parlando di una serie d’animazione, ma nel corso degli
episodi, l’andamento di “The Clone Wars” segue quello dei film. “Episodio III” terminava con una vittoria dell’Impero e l’applicazione del temibile ordine 66,
quindi la serie inevitabilmente scivola verso una deriva più oscura ma
soprattutto, si ricorda di avere dei soldati come protagonisti.

Generale Yoda lui è, grande Maestro Jedi sardo.

I cloni di “The Clone Wars” hanno tutti piccole modifiche
nell’aspetto, delle personalizzazioni, che siano il taglio di capelli, un tatuaggio oppure alcuni dettagli
dell’armatura, che servono a far capire che se pur generati dalla stessa matrice
genetica, sono individui nati nella battaglia, forgiati per la guerra ma alla
ricerca di un loro posto nel mondo, una loro identità, anche se sanno che il
loro scopo è combattere. Ecco perché “The Clone Wars” risulta efficace, ci
porta in tante azioni di guerra insieme a questi guerrieri che non sono più
semplici bersagli, tutti anonimo dentro le loro armature di plastica bianca
come gli Stormtrooper nei film, ma sono soldati, compagni d’arme e commilitoni
che oltre alla vittoria sul campo spesso cercano un senso alle loro esistenze,
come fa Rex.

Rex, il clone digitale di Temuera Morrison, con carattere da vendere.

Il capitano del 501esimo battaglione, Rex è uno delle ragioni
per cui questa serie è davvero bella da vedere, il suo rapporto di amicizia con
Ahsoka Tano è alla base della trama, ma ci sono anche episodi in cui Rex si
interroga su se stesso. Come la puntata in cui separato dai suoi
compagni, finisce nella fattoria di un clone rinnegato, che è fuggito da una
vita passata a combattere e si è costruito una famiglia. Immaginate cosa voglia
dire per un clone generato in laboratorio per la battaglia, interagire con una
versione di se stesso che invece ha rinnegato la guerra. Sono momenti
introspettivi più dedicati al pubblico adulto, che funzionano molto bene e danno
profondità ad una storia che in teoria avrebbe ben pochi margini di manovra,
collocata com’è tra due inamovibili film della saga creata da Lucas. Nel prossimo paragrafo moderati SPOILER!

Quando dico che “The Clone Wars” corregge alcuni errori
fatti da Lucas, mi riferisco anche al personaggio di Darth Maul,
drammaticamente sotto utilizzato in Episodio I, in questa serie trova il modo di tornare alla grande. Ora io ve lo dico,
la giustificazione del suo ritorno richiede un livello abbastanza alto di
sospensione dell’incredulità, ma in tal senso essere davanti ad una serie
animata aiuta un po’. Però vi dico anche che vale la pena tapparsi il naso,
perché l’evoluzione di Maul lo riporta pian piano ad essere il personaggio
temibile su cui Lucas non ha investito abbastanza e nel finale della settima (e
ultima stagione), manda in scena con Ahsoka Tano uno dei più bei duelli di
spade laser mai visto in tutta la saga. Basta dire che per i movimenti di Maul,
Davi Filoni ha richiamato Ray Parks, che con addosso i sensori del Mocap è
tornato a far roteare calci in aria per il temibile Sith (storia vera).

Dice molte più parole qui che in Episodio I (anche perché ci voleva davvero poco)

Fine della parte moderatamente condita di Spoiler, da qui in poi tutto in discesa.

Ma “The Clone Wars” oltre a regalare combattimenti,
battaglie e momenti d’azione molto riusciti é la storia di Ahsoka Tano,
l’allieva di Anakin che comincia la serie giovanissima e pian piano cresce,
dimostrando lo stesso carattere del suo Maestro e di tutti quelli del consiglio
da cui impara qualcosa. Parliamoci chiaro, Ahsoka poteva essere il classico
personaggio costruito a tavolino da un reparto marketing per piacere al
pubblico, ma è stato Dave Filoni a darle spessore, un carattere e oltre a
combattere con due spade laser (da sempre sinonimo di figosità per i personaggi
di Star Wars), Ahsoka è un personaggio sfaccettato per cui è molto facile fare
il tifo. Si capisce che è la creatura prediletta di Filoni, perché ha trovato
il modo di continuare la sua storia, la vedremo interpretata da Rosario Dawson anche
nella seconda stagione di “The Mandalorian”, quindi ora anche i fan
negazionisti di “Guerre Stellari” dovranno capitolare, anche se continueranno a
negare gli Ewoks con tutte le loro energie, né sono certo.

La strutta di “The Clone Wars” è sempre stata quella di dividere
le singole stagioni in piccoli archi narrativi di tre o quattro episodi. A
voler essere precisi, esisterebbe un modo più dettagliato di seguire i singoli
episodi, saltando di palo in frasca all’interno delle varie stagioni per
rispettare la famigerata “continuità”, ma detta tra me e voi, potete spararvi
gli episodi nell’ordine con cui vi verranno proposti su Disney+ senza particolari
problemi, anzi vi consiglio di farlo perché il finale della serie è davvero
bellissimo.

Tranquilli nessuna anticipazione sul finale, solo una gran inquadratura conclusiva.

Per gli ultimi quattro episodi, quelli finali della
settimana stagione, il tono cambia. Per tutta la serie ogni episodio è stato
anticipato da una “frase motivazionale” estrapolata dalla saggezza Jedi,
seguita da un breve riassunto degli eventi, versione locale e animata della
classica frase che si perde nello spazio profondo, tipica dei film di “Star
Wars”. Gli ultimi quattro episodi invece, sono introdotti da un logo rosso che
non fa presagire nulla di buono e dalla quasi totale assenza di musica, almeno
nella sigla della serie, perché buona parte degli episodi finali raggiungono,
si può parlare di lirismo in una serie d’animazione incastrata tra due film
prequel?

I duelli si fanno molto più intensi, come per sottolineare
il senso di ineluttabilità che circonda i personaggi, il cui destino per molti
di loro è già segnato dall’esistenza stessa di Episodio III, ma nella scena finale i dialoghi vengono messi completamente da parte in favore della musica drammatica e dalla “recitazione”
di Ahsoka, che qui completa il suo percorso di crescita in una scena in cui,
sarà impossibile dopo sette stagioni, guardare i caschi bianchi dei cloni allo
stesso modo. Perché in qualche modo questa serie ci ha portato in battaglia con
loro, il rompete le righe finale di Ahsoka ai suoi amici e anche quello di noi spettatori a
questa serie, una conclusione che entra di diritto tra i momenti più epici ed intensi di tutta la
saga di Guerre Stellari. Niente male per una serie a cartoni animati che molti
dei fanatici di “Star Wars” nemmeno conoscono.

Vi ricordo la cronologia
della saga (anzi, corro ad aggiornata dopo questo post), ma anche lo speciale dedicato a Guerre Stellari
della Bara Volante!

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