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Star Wars: Maul – Shadow Lord (2026): quando il diavolo ha ancora qualcosa da dire (e Filoni lo lascia parlare)

Ammettiamolo subito, fare una serie animata su Maul nel 2026 poteva essere una di quelle idee che nascono morte, una roba del tipo «Facciamo tornare ancora quel personaggio lì», giusto per mungere la nostalgia e piazzare due action figure pupazzetti nuove sugli scaffali. E invece no, “Shadow Lord” esiste perché qualcuno ha deciso che all’ex Darth, da tempo solo Maul, non bastava essere il tizio figo con la doppia spada laser rossa, tagliato a metà, resuscitato, incazzato e poi dimenticato.

Quel qualcuno, manco a dirlo, è Dave Filoni, l’uomo che ormai vive stabilmente dentro “Star Wars” come un parente che non se ne va più di casa, ma che – per fortuna – paga l’affitto in idee, per lui Maul è il cattivo che non chiede perdono.

«La tua entrata è stata buona… la sua è stata migliore» (cit.)

La serie fa subito una cosa giusta: non cerca di redimere Maul, niente “in fondo è buono”, seguendo il filone moderno dei cattivi pretende, certo, c’è un mini Flashback con lacrimuccia e mezzo trauma infantile, ma segue subito la furia del tatuato personaggio, quindi va bene così. Maul è un pezzo di merda carismatico, uno che ha perso tutto e quindi prova a ricostruire qualcosa che gli somigli: potere, controllo, dominio. Fine.

La trovata migliore? Raccontare Star Wars dal punto di vista del villain, senza il solito bisogno di bilanciare tutto con eroismi rassicuranti. Qui l’universo post-Clone Wars è un posto sporco, frammentato, già mezzo morto, e Maul ci sguazza come un ratto nel sottoscala. A doppiare il personaggio è ancora una volta Sam Witwer, ormai la voce ufficiale di un personaggio che ha parlato più ad Ovest della sua prima – e finora unica – apparizione in carne ed ossa, visto che è lo stesso doppiatore di Clone Wars e dell’apparizione del personaggio in Solo, dove si confermava essere il vero leader del sindacato criminale Alba Cremisi, infatti, proprio da qui si riparte.

Ed è proprio in questo contesto che entra in scena Devon Izara, Padawan sopravvissuta all’Ordine 66, spiritualmente a pezzi e perfetta per infilarsi nella peggior relazione mentore‑allieva possibile dopo Palpatine/Anakin (e non è un caso), che solo il Maestro Jedi lucertola Eeko-Dio Daki, cerca di bilanciare.

Gli ultimi Jedi, ma non come quegli ultimi Jedi che hanno fatto incazzare tutti.

Il cuore della serie non sono le botte (che comunque non mancano, state tranquilli, pass laser a strafottere), ma il rapporto malato tra Maul e Devon: Lui la usa, la plasma, la seduce ideologicamente. Lei non è stupida, soltanto persa, perché qui non si tratta di “passare al lato oscuro”, ma di capire se il lato chiaro esista ancora, o se sia solo propaganda Jedi andata a male.

Dal punto di vista visivo, potremmo riassumere dicendo che “Maul – Shadow Lord” ha gli stessi poligoni ma più cattiveria, lo stile animato è quello che conosciamo, può piacere o meno (a me personalmente piace), figlio diretto di The Clone Wars, ma più rifinito e ovviamente più cupo considerando il titolare. Le inquadrature cercano spesso il cinema vero, non solo il cartone “fatto bene”, e quando Maul entra in scena fa valere tutta l’iconicità del personaggio, Duel of fates in sottofondo fa il resto. Poi, se vi state chiedendo se oltre alla banda di Maul, agli inquisitori e alla sottotrama polizia contro criminali, ci sia anche qualche faccia nota, posso dirvi, faccia no, ma maschera (nera) sì, occhio al finale della puntata 1×09 e la conclusiva 1×10, il cui titolo non lascia adito a dubbi.

Non è animazione che urla «Guardami!», è animazione che dice: fidati, so dove sto andando e per nostra fortuna Filoni lo sa. Ora sarà da vedere se nel passaggio dal piccolo al grande schermo, il delfino di George Lucas riuscirà a fare cinema vero, ma questo lo scopriremo il 20 maggio con il ritorno di Mando e Grogu.

«Non sono cattivo è che mi disegn… Ah no, sono proprio cattivo»

Anche qui, piaccia o non piaccia (a me personalmente piace), Filoni è ovunque, “Star Wars” animato e sul piccolo schermo ormai è il suo parco giochi, ma finché continua a usarlo per raccontare storie laterali e così riuscite, può restarci quanto vuole, perché fino ad ora, sembra averlo capito meglio di tanti quello spirito, anche se devi fare una menzione speciale: il droide Two-Boots, ogni volta che qualcuno qui lo chiama io capivo Tu-Puz (storia vera).

“Shadow Lord” non è una serie che cerca di piacere a tutti, se per voi Darth Maul è solo quello tagliato a metà di Episodio I e non sapete come mai qui cammina e non è più Darth, perché «Sono veri solooooo i fiiiiiilm!», potete anche scendere qui. Ma se vi interessa il periodo peggiore di una galassia lontana lontana, quello senza speranza, quello dove i buoni sono morti e i cattivi hanno tempo per riorganizzarsi e prosperare, allora sì, questa roba funziona.

“Star Wars: Maul – Shadow Lord” è una serie che non doveva funzionare e invece funziona perché non dimentica la natura del suo protagonista, Maul resta un mostro e una serie tutta sua se la meritava, per dimostrare di non essere solo un personaggio buono per le action figure i pupazzetti, ma un vero cattivo che Lucas ha gettato via, rotto, e che Dave Filoni ha rimesso in piedi con un giro di nastro, un personaggio che aveva ancora molto da dare a questa saga.

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