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StellaStrega (2018): distruzione, redenzione, mutazione e gattini

Come promesso, oggi completiamo l’opera e continuiamo a parlare del cinema di Federico Sfascia. Sul fine del 2022 Mafarka Home Video ha messo in vendita due doppi DVD strapieni di contenuti speciali, non potevo lasciare I Rec U solo soletto sulla mensola, quindi ecco il suo fratellino, o sorellina, “StellaStrega”.

L’edizione è molto bella, i contenuti di “StellaStrega” poi sono piuttosto ricchi, visto che trovate molti dei cortometraggi diretti da Sfascia e anche il suo film d’esordio “Beauty full beast” (2007), che potremmo definire una sorta di “Indovina chi viene a cena?” (1967) però in versione Bara Volante. Anche se il mio contenuto del cuore restano il commento audio degli spettatori maleducati, che al cinema rompono i cog**oni, sul serio, sta nel DVD, uno spasso. Nella mia edizione poi, anche la cartolina numerata con disegno di Sfascia, il destino mi ha riservato Sara, il personaggio interpretato nel film da Federica Bertolani.

Approvato anche dal Maestro Russ Meyer.

Prima di cominciare però, ci vuole un doveroso passo indietro perché la produzione di questo film è stata a dir poco complicata. Dopo I Rec U, un film realizzato letteralmente nel cortile di casa, coinvolgendo amici e parenti, il passo successivo per il regista sarebbe stato avere uno straccio di produzione alle spalle, in modo da non doversi occupare in prima persona di ogni dettaglio. Nel DVD di “StellaStrega” il committente non viene citato mai, quindi capisco l’antifona e non lo farò nemmeno io, sta di fatto che Sfascia viene contattato da un produttore, lo spunto iniziale ha solo un paio di punti fermi: deve essere un horror ambientato ad Halloween e in particolare un “Melt movie”, uno di quei film dove le persone di sciolgono e si squagliano male, stile Street Trash per capirci. Sfascia chiede se può metterci del suo e la produzione comincia.

Ditemi quello che volete, ma “StellaStrega” mi sembra un titolo più memorabile.

Il titolo è “Alienween”, che se posso dirlo? Mi sembra ben poco accattivante, ma sarebbe l’ultimo dei problemi, visto che il committente ha la bella pensata di produrre un “Melt movie” ma poi fornisce a Sfascia due secchi di slime per puzza, e fatteli bastare (storia vera). Si inizia a girare con il cast in un ambientino che lèvati, ma lèvati proprio, anzi secondo me nei contenuti speciali del DVD sono stati anche signori, perché la sensazione è che ci siano parti mancanti della difficile collaborazione finite nel sangue e non n raccontati, ma questo lo dico io eh? Mi assumo la responsabilità. Sta di fatto che “Alienween” fa il giro di qualche festival e tutto sommato non piace al suo regista, che in quando fumettista, si rimette al tavolo da disegno, immagina la storia nuovamente, poi girando nuovamente scene aggiuntive con il cast nel cortile di casa sua, gli cambia forma, sostanza e nome, trasformandolo in “StellaStrega”, che sarà pure un nome che fa pensare ad Umberto Tozzi (che poi sarebbe un complimento), ma sempre più figo di “Alienween”.

Sabba(th) Bloody Sabba(th)

La trama è più che canonica, quattro amici sulla trentina organizzano una rimpatriata nella vecchia casa della loro adolescenza, un festino a base di droga e donnine per passare la notte di Halloween lontani dalle gelosissime compagne. Per uno a cui l’horror non interessa particolarmente come sostiene Federico Sfascia, in “StellaStrega” si vede almeno quanto l’influenza di Sam Raimi sul regista sia stata importante per la sua formazione. Sfascia, appassionato di animazione giapponese, si è lasciato conquistare dallo stile dinamico prima in “Storia di fantasmi cinesi” (1987) e poi da quello di L’armata delle tenebre e anche se “StellaStrega” potrebbe sembrare una strizzata d’occhio a La Casa, le uniche citazioni dichiarate sono un omaggio a Devilman nella trasformazione di Stella (Giulia Zeetti) e il suo vestito bicolore, preso in prestito idealmente dalla Diane Lane di Strade di fuoco. Il fatto che “StellaStrega” sia dedicato a Fred Dekker, a Walter Hill e al solito immancabile Sylvester Stallone, va di pari passo con il fatto che nella colonna sonora io un po’ di Nowhere Fast mi pare proprio di averlo sentito, ma forse qui è il mio cuore che fa contatto con le orecchie.

Sembra Miriam Leone, invece è Giulia Zeetti.

Guardando “StellaStrega” alla luce della sua travagliata produzione è chiaro che Federico Sfascia abbia avuto il tempo, anche per elaborare tutti i pareri raccolti in rete su I Rec U, infatti il regista si toglie più di un sassolino dalla scarpa nel prologo, che per un horror è sempre importante. Veronica Ciancarini interpreta una strega Youtuber che nella notte di Halloween dal suo canale, dove parla di cucina, recensioni di film, make up, giardinaggio e pallanuoto (ho dovuto mettere in pausa il film per ridere con comodo, storia vera), si guarda “Beauty full beast” in un trionfo di commenti più ignoranti degli spettatori maleducati del commento audio di “StellaStrega”. Una pioggia di stelle cadenti aliene dallo spazio profondo, trasforma la streghetta in un tripudio di tentacoli nel primo mostro del film, a farne le spese una ragazzina vestita come il Doctor Who di Tom Baker, che passava di lì per il classico dolcetto o scherzetto.

Dolcetto o strizzata d’occhio a Doctor Who?

Pur non potendo ancora contare su un audio in presa diretta (sopperito dall’audio della macchina da presa e da un po’ di doppiaggio), questa volta Sfascia ha un cast di attori quasi tutti professionisti, a partire dal suo feticcio, ovvero Guglielmo Favilla nei panni di Ernesto, che è un po’ il personaggio da cui si diramano i cinque o sei film che convivono tutti insieme nella pancia di “StellaStrega”.

Sempre fedele a quello stile da Manga che Sfascia sa trasportare dalla carta allo schermo: I Rec U era una storia adolescenziale, un romanzo di formazione, “StellaStrega” parla di ex adolescenti cresciuti in cerca di redenzione, ma soprattutto di sopravvivere ai mostri, piovuti dal cielo certo, ma anche quelli del passato. Quindi la presentazione dei personaggi è lunga e anche piuttosto comica, visto che lo spunto sarebbe un festino da mantenere segreto e delle fidanzate molto gelose, poi man mano il dramma prende il sopravvento e va di pari passo con l’annichilimento totale e beh, i gattini. Si perché essendo cinque o sei film uno dentro l’altro, “StellaStrega” ha anche momenti satirici come il programma televisivo con i mici oppure la trasmissione radiofonica di DJ Rei (Alex Lucchesi), che oltre a ricoprire il ruolo della Adrienne Barbeau di turno, intervista personaggi deliranti come il rapper Cinderello. Insomma, si ride anche con questo film, i momenti comici non mancano.

L’uomo che porta avanti praticamente da solo la tradizione dei caratteristi del cinema italiano: Guglielmo Favilla.

Ovvio che tocca arrangiarsi, perché il montacarichi per la legna, largamente utilizzato dai personaggi nella trama, è stato realizzato muovendo le luci in scena per dare un’idea di movimento, però per essere uno a
cui gli Horror interessano poco o nulla, Federico Sfascia azzecca tutte le intuizioni giuste. Non voglio passare per quello che vede le citazioni dove non ci sono, però “StellaStrega” è tutto basato su tonalità di fucsia, che qualcuno oggi potrebbe ritrovare in Il colore venuto dallo spazio di Richard Stanley, per citare un film uscito dopo “StellaStrega” ma anche a From Beyond, uscito invece molto prima. Sta di fatto che il personaggio interpretato da Federica Bertolani, l’ultra religiosa Sara, ripercorre quasi lo stesso identico percorso di Barbara Crampton nel film di Gordon, ovvero passare dalla combo camicetta abbottonata fino al collo e occhiali sul naso, ad una trasformazione sull’erotico galoppante. Poi se non fosse chiaro, questo è un complimento perché io la divina Barbara non la scomodo mai a cuor leggero.

Le facce quando alla radio non si sente più niente, solo Radio Maria.

“StellaStrega” non ha molto del “Melt movie”, ma ha tanto dello spirito dissacrante del suo regista, infatti il mio momento preferito è stata la “fagiolata” di coppie e coppiette che arriva più o meno a metà del film. In maniera coerente con I Rec U, dove il mostro di turno era l’amore, anche qui i rapporti di non proprio sanissimi salgono in cattedra. Ho detto momento erotico prima, però anche molto spassoso e splatter, anche perché la mutazione del corpo, anzi di una parte precisa del corpo (meglio due) di Sara è quasi un momento “body horror” per questo film. Anche se il mio umorismo nero ringrazia per la metaforica scena della coppietta, con mani fuse insieme e solo un seghetto per determinare il loro grande amore. Una lunga sequenza di gustoso delirio, tutta sottolineata da una canzone allegrotta tipo ballo liscio, che ripete ossessivamente “viva l’amore”, ci ho messo sei settimane a togliermi quel tormentone dalla testa e li ho passati quasi tutti a canticchiarmela sghignazzando (storia vera).

Viva l’amor, viva l’amor, viva l’amooooor! (ormai un’ossessione nella mia testa questa canzone)

L’ultimo atto di “StellaStrega” è un crescendo, ancora una volta sembra di guardare i disegni di Sfascia che prendono vita, oppure la versione con attori di un Manga che in realtà non è mai stato scritto o disegnato. Una menzione speciale se la meritano proprio Guglielmo Favilla e Giulia Zeetti perché non solo si sono calati al meglio nei rispettivi personaggi, ma sono riusciti a gestire bene i tanti cambi di registro diuna storia che parte dall’essere una commedia con un festino, diventa splatter, abbraccia una svolta drammatica e poi termina in un annichilimento cosmico, che mescola Lovecraft, Devilman e Ken il guerriero. Il finale alternativo tagliato, disponibile nei contenuti speciali è una figata, io ve lo dico.

Cinque alto!

Non deve essere semplice affidarsi ad un regista con una sua visione così particolare, ma anche molto chiara, infatti “StellaStrega” è uno strano horror che funziona alla grande, malgrado la sua genesi estremamente complicata. Forse il suo unico difetto è quello di non essere stato un vero passo avanti per Federico Sfascia, perché visto così è la riconferma del fatto che lui i suoi film così, realizzati curando tutto, dalla “A” della recitazione degli attori alla “Z” dell’ultimo dettaglio necessario a portare avanti un film su tutti i livelli, sa farli e anche molto bene.

«Il prossimo Halloween col cavolo che esco di casa!»

Quindi il vero rammarico è che talenti così i film debbano realizzarseli nel cortile di casa, perciò diventa inevitabile pensare guardando “StellaStrega”: che potrebbe fare uno così, se avesse un produttore vero e non uno che gli procura due secchi di slime per puzza?

Vi evito tutta l’odiosa retorica relativa alla media delle produzioni nostrane, perché è un discorso stantio che mi annoia. Più che altro mi piace trovare questo livello di follia e creatività nei film, indipendentemente dal Paese di produzione, quindi personalmente “StellaStrega” e I Rec U ve li consiglio, perché me li sono decisamente gustati. Non sono un appassionato di gatti ma di film si, ecco perché questi due titoli si meritavano un’apparizione su questa Bara.

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