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Studio 666 (2022): da Foo Fighters a “Boo!” Fighters

I Foo Fighters interpretano la parte dei Foo Fighters in un horror, con le musiche di John Carpenter. No sul serio gente, io mi sono convinto a vedere film per molto, ma molto meno di così!

Con la mia passione per la musica Rock e il Grunge in particolare, ho sempre voluto bene ai Foo Fighters, un gruppo che ho sempre ascoltato fin dal loro album omonimo d’esordio del 1995 (la cui caratteristica pistola laser che compariva sulla copertina, fa una breve apparizione anche nel film, aguzzate la vista), anche se quello che ho davvero consumato è stato “The Colour and the Shape” del 1997, ecco perché quando hanno fatto il botto con “There Is Nothing Left to Lose” nel 1999 già li conoscevo e apprezzavo, era più o meno in periodo in cui hanno cominciato a fare gli scemoni nei loro video, guadagnandosi grande popolarità, anche se videoclip notevoli li avevano già girati anche prima.

Ho perso un po’ di vista i Fighters attorno al 2007 ma ho avuto modo di recuperare i loro dischi mancanti e di riffa o di raffa (o di riff?) stanno sempre nelle mie cuffie, quindi un film con loro protagonisti è un po’ la chiusura del cerchio con tutti quei videoclip, anche se la genesi ufficiale di “Studio 666” affonda le radici nella registrazione di “Medicine at Midnight”, decimo disco del gruppo pubblicato nel 2021 e pare registrato in una villa dove non sono mancati fenomeni paranormali. I Foo Fighters avrebbero firmato un contratto di segretezza sul nome del luogo con i proprietari dello stabile, ecco perché non trapela nulla, mossa pubblicitaria? Può darsi, di sicuro è lo spunto su cui Dave Grohl ha basato il soggetto di “Studio 666” che altro non è che la versione romanzata delle registrazioni dell’ultima fatica dei Fighters.

Senza girarci troppo intorno, “Studio 666” potrebbe sembrare un progetto basato sulla vanità proprio come era stato ai tempi “Rock ‘n’ Roll Nightmare” (1987), anche perché la trama è la stessa, con la differenza che nessuno avrà mai il super ego di Jon Mikl Thor, mai, non esiste, il vecchio Thor resta imbattibile.

Devo dire che le camice sfoggiate da Dave qui sono veramente notevoli.

La regia del film è stata affidata a BJ McDonnell, uno che in carriera ha diretto un mucchio di video musicali per gli Slayer (e questo spiega perché il “roadie” Krug nel film, ha il volto e i tatuaggi di Kerry King) ma anche “Hatchet III” (2013), questo garantisce sangue, sangue a litrare, sangue senza mai tirar via la mano per una serie di omicidi tutti gustosi (ah-ah), tra amanti segati in due da una motosega e piatti della batteria utilizzati in modo improprio, insomma dal punto di vista horror “Studio 666” garantisce se non altro una mattanza di livello, al resto ci pensa il fatto che Dave Grohl sia come cantava Elio, “Amico di tutti” (cit.) quindi le facce note nel suo film non mancano.

I Foo Fighters affittano una villa ad Encino in California per registrare il loro decimo disco, il suono in casa è talmente perfetto che Grohl inventa una nuova nota, ribattezzata “L Shape”, con la lettera pronunciata lunga per ribadire il gioco di parole con la parola “Hell”, ovviamente nella villa nel 1993 sono stati massacrati i Dream Widow, gruppo promettente che non è sopravvissuto alle registrazioni anche se al nostro Dave pare interessare poco, visto che viene presto afflitto da un blocco creativo.

I cattivi potrebbero interpretare tutto questo come un commento sul gruppo.

Incapace di azzeccare un riff di chitarra che sia uno, il leader e cantante del gruppo le prova tutte, dai video tutorial su YouTube fino a visioni oniriche in cui viene cazziato da Lionel Ritchie (esilarante, ma si classifica secondo nella lista dei migliori cameo del film, più avanti ci torneremo), fino al giorno in cui attratto in cantina Dave trova un procione sbudellato inchiodato ad una parete e le vecchie registrazioni dei Dream Widow, da qui il demone del Rock ‘n’ Roll si prende l’ex batterista dei Nirvana per non abbandonarlo più.

Grohl che non ha mai nascosto una passione per l’Heavy Metal, si è tolto lo sfizio di comporre un intero disco Metal per la colonna sonora, in particolare la complicata canzone infinita che il gruppo finisce per incidere, un pezzo che nella finzione del film finisce per durare 44 minuti reclamando il suo tributo di sangue, anche se è inutile nascondersi dietro ad un dito, la parte migliore di “Studio 666” restano le comparsate.

La comica americana Whitney Cummings ricopre il ruolo della vicina impicciona Samantha, il “ragazzo” delle consegne è Will Forte che compare poco ma trova il tempo di fare lo scemone come suo solito anche qui, anche se il momento che mi ha fatto cadere dalla poltrona è stata l’apparizione dell’ingegnere del suono… John Carpenter!

Ogni giorno passato a parlare del Maestro è un giorno ben speso, anche oggi!

Già perché il Maestro non si è limitato a comporre il riuscito tema principale del film insieme ai pargoli Cody Carpenter e Daniel Davies (ovvero la sua band), ma complici le riprese in California e la stagione piena di infortunati dei suoi Lakers, compare in un piccolo ruolo nel film, ennessima conferma del fatto che Giovanni Carpentiere è sempre stato una Rockstar!

Giovanni Carpentiere, la vera Rockstar del film!

In questo progetto che mescola musica e horror, BJ McDonnell è decisamente più a suo agio con la seconda parte, infatti gli omicidi sono tutti piuttosto brutali e uno in particolare, omaggia platealmente The Burning il che non può che farmi estremamente piacere, anche se a voler essere precisi forse anche le “mani” di Dave Grohl sono una piccola citazione in equilibrio tra musica e cinema.

Si perché per suonare il complicatissimo pezzo ispirato dai demoni (occhiolino-occhiolino), ad un certo punto ad interpretare le mani intente a suonare la chitarra è stato chiamato Steve Vai, che quando si parla di demoni e musica non può mai mancare dai tempi del film di Walter Hill.

So cosa state pensando: i Foo Fighters, John Carpenter, la musica, il sangue e le facce giuste, dove sta la fregatura? Purtroppo è dietro l’angolo, perché Dave Grohl complici forse tutti quei video musicali e la docu-serie “Sonic Highways” è quello più sciolto davanti alla macchina da presa, tanto che per interi minuti il resto della band passano per un gruppo di manichini sullo sfondo, quasi ostaggi costretti ad assecondare il loro cantante.

La faccia di Kerry King degli Slayer dice più di mille parole.

Va un po’ meglio con il passare dei minuti, il batterista Taylor Hawkins si attesta sull’espressione fissa “Mi sembra strano ma facciamo come dici tu Dave” che probabilmente è la sua posizione ufficiale nei confronti di tutta l’operazione, i meno peggio sono il chitarrista Pat Smear e il tastierista Rami Jaffee, il primo accetta di farsi maltrattare per sottolineare il passaggio al “lato oscuro” del cantante, il secondo abbraccia il ruolo di elemento comico del gruppo, tutti gli altri offrono prove che vanno dal “paralizzato” al “manifesto disagio” tanto da fare quasi tenerezza, poverelli.

“Studio 666” risulta migliore del vostro classico film pensato per essere dato in pasto ai fan adoranti del gruppo ma purtroppo come avrebbe detto Douglas Adams risulta praticamente innocuo. Il che è un peccato perché era legittimo aspettarsi più trovate matte, come ad esempio l’elenco dei sintomi di una persona posseduta, una gag che arriva troppo tardi e dura troppo poco, in un film che per essere così musicale, ha problemi di ritmo, enormi problemi di ritmo.

Ok essere posseduti dal demone del Rock, ma non ti sembra di esagerare Dave?

106 minuti non sono certo tanti, ma quelli di “Studio 666” si avvertono tutti, le cose sono due: avrebbero dovuto troncare via dieci o quindici minuti (e avrebbero potuto farlo senza problemi), oppure avrebbero dovuto inventarsi qualcosa per dare un po’ di brio ad un film dove tutti sono un po’ abbandonati a loro stessi, anche Will Forte di norma mattatore qui sembra svolgere il compitino e in generale come spettatori, viene spesso da pensare: «Ok abbiamo capito, volete fare qualcosa? Anche suonare una Dear Rosemary eh? Ma fate qualcosa!»

Insomma “Studio 666” se ne va così, tra un Dave Grohl che fa le stesse facce e faccette che di norma fa nei video musicali del gruppo e per fortuna non si prende troppo sul serio (quello non lo ha mai fatto), raffigurandosi nel film più stronzo di quello che probabilmente è nella vita reale, o forse no chi lo sa, sta di fatto che purtroppo il film è meno della somma delle sue parti ed era lecito aspettarsi qualcosa di più esplosivo di così, se non fosse stato per il solito John Carpenter, ci sarebbe stato davvero poco da raccontare su questo film.

La linea che divide gli horror dai film porno spesso è fin troppo sottile.

Peccato, un po’ ci speravo, se non altro apprezzo il fatto che i Foo Fighters non abbiano ceduto alle sirene di Hollywood quando sembrava inevitabile che lo avrebbero fatto, ai tempi dei loro videoclip tipo Learn to fly, ma abbiano deciso invece di portare in scena la loro passione per il cinema horror, tutto sommato è un altro motivo per apprezzare questi ragazzacci, anzi un’altra ragione ci sarebbe.

L’unica gag ricorrente (compare due volte) di “Studio 666” che mi ha proprio steso a terra è stato il “Pearl Jam High Five” con cui il gruppo si carica nei momenti più complessi, un chiaro e spudorato omaggio al cinque alto sulla copertina di TEN dei Pearl Jam, eddaì su! Come si fa a non voler bene a Dave Grohl e soci? Dopo questa poi proprio non posso che perdonargli anche di aver toppato il ritmo. Grave per dei musicisti ok, ma va bene così per questa volta.

Ok, con questa mi avete definitivamente colpito al cuore!

Sepolto in precedenza lunedì 28 febbraio 2022

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  1. L’avevo visto poco dopo la morte di Taylor. Un colpo al cuore, ma almeno ho la consapevolezza che loro si sono divertiti!

    • L’ultima volta che sono stati insieme come gruppo, poi dicono, sono solo Horror eh? Cheers

  2. Oh, sono io la prima a scrivere un commento nel nuovo blog? Ok, in questo momento lo sto vedendo, questo significa che probabilmente o domani o qualche altro giorno uscirà la recensione alla fabbrica, il film è carino, ma non mi sembra proprio horror horror, diciamo che è più un omaggio al genere fatto in modo affettuoso che ci sta tutto. 🙂

    • Ha i suoi momenti, ma è più un giocattolone pieno di facce note 😉 Cheers!

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