Home » Recensioni » Stuff – Il gelato che uccide (1985): Più lo mangi e più ti mangia (Essi mangiano)

Stuff – Il gelato che uccide (1985): Più lo mangi e più ti mangia (Essi mangiano)

Arriverà il momento in cui qualcuno vi chiederà qual è il
momento migliore per guardare un film horror, qui alla Bara Volante sappiate
che la risposta è sempre la stessa: è sempre un ottimo momento per guardare un
Horror, ma d’estate ancora meglio, perché l’estate è il momento di Notte
Horror!

Come Luca Brasi, sono molto onorato e gratissimo (cit.) di
partecipare per la quarta volta di fila all’iniziativa a blog congiunti più
attesa di tutta la Blogosfera, quest’anno ricopro il ruolo di primo
gruppo a suonare a questo Festival (bara) di mostri e mostriciattoli. Anzi,
sappiate che più tardi, quando le tenebre saranno definitivamente calate su
tutti noi, il mio fratello Raptor vi attende sulle pagine di Malastrana VHS, per parlarci di “Vivere
nel terrore”, ma fino alle 23.00, mie creaturine della notte abbiamo un sacco di
cose da fare, tipo ammazzarci di gelato e rendere omaggio ad un grande, troppo
spesso dimenticato come Larry Cohen.

Sono qui per omaggiare Larry Cohen e masticare gelato. 

Sì, perché se di solito scegliere il film per la Notte Horror
è facile, quest’anno è stato obbligatorio, quasi doveroso direi, Larry Cohen ci
ha lasciati a marzo di quest’anno nella quasi totale indifferenza. Un regista
talmente spericolato con i generi da beccarsi parole di stima anche da Joe
Dante e Spielberg che un’occhiata a “Baby Killer” (It’s Alive, 1974) prima di
dirigere il suo tenero alieno amante delle interurbane state pur sicuri che
l’ha data.

“Knickerbocker” fino al midollo osseo, Larry Cohen non ha
perso l’accento di Washington Heights – quartiere nel distretto di Manhattan –
nemmeno quando si è trasferito per lavoro a Los Angeles, cresciuto nel mito del
poliedrico Michael Curtiz, Larry Cohen ha sempre avuto un approccio tutto suo
ai generi, basta dire che il suo primo film importante “Black Caesar – Il
Padrino nero” (1973) aveva tutti i tratti della pellicola di blaxploitation,
tranne il finale anti-glorioso che faceva storcere il naso ai “fratelli” in
sala, venuti giù per un nuovo Super Fly.
Ma Cohen sarà sempre associato ai film horror, anzi, alle
commedie horror che, di fatto, ha contribuito a rendere un genere vero e
proprio, perché il vecchio Larry, quando era ora di staccare una bella stoccata
critica, non si è mai tirato indietro, al pari di maestri come Carpenter e
Romero, solo che per lui l’ironia era un’arma forse ancora più potente, per
questo molti suoi film hanno dei soggetti che raccontanti sembrano quelli di
una barzelletta, una particolarmente macabra.

“Ti piace? Ti piace? Ti piace il gelatino?” (Cit. perdonatemi se potete)

Se già l’adolescenza è un casino per tutti (figli in
tempesta ormonale, ma anche per i rispettivi genitori), in anni di contestazione
giovanile tanti mamme e papà degli anni ’70 faticavano a riconoscere i propri
figli quattordicenni, pronti a scendere in strada a protestare. “Baby Killer”
nasce da questo spunto. genitori che si ritrovano un mostro irriconoscibile
come figlio, non dall’adolescenza, ma proprio dal momento della sua nascita,
il tutto con sangue senza tirar via la mano.

Ecco perché ho scelto “The Stuff”, perché, andiamo, chi non
vorrebbe vedere un film che parla di un gelato che uccide le persone
trasformandole in zombie senza cervello? Ammettiamolo, solo lo spunto fa morire
dal ridere, anche se, bisogna dirlo, è stata la distribuzione italiana a
“battezzare” la golosa ed irresistibile crema “The Stuff” come se fosse un
gelato, un regalino dell’italico sottotitolo che non cambia il valore di
questo orgogliosissimo B-Movie che fa lo scemo, senza esserlo per forza.

“Era in offerta, non ho potuto resistere, il tre per due capisci!? Compri tre paghi due!” 

Chiariamoci subito: di B-Movie si tratta, perché il tema di
base fantascientifico è tipico del film di genere e in molti suoi passaggi di
trama “The Stuff” vi chiede proprio non di chiudere un occhio, ma entrambi su
alcune svolte, una volta digerito questo, sappiate che possiamo strafogarci
tutti con questo ghiotto film diventato negli anni un titolo di culto.

L’inizio è micidiale e se il venerabile Leo Ortolani ha reso
leggendario il biologo di Prometheus che
toccava pericolosissimi animali alieni, cosa vogliamo dire della coppia di
anziani che all’inizio di questo film, vedendo gorgogliare dal terreno una
spumosa e ignota sostanza bianca, pensano bene di assaggiarla? Trattandosi di
anziani AMERICANI, il passo successivo è ovvio: la mettiamo in commercio per
fare palate di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti defunti, perché hey
man! Questa roba è buonissima!

Con lui, “Prometheus” sarebbe finito dopo cinque minuti con una bella mangiata (occhio che più avanti Ridley Scotto torna)

Questa “roba” prende il nome di “The Stuff”, un po’ gelato,
un po’ yogurt un po’ Marshmallow, solo molto più buono e con molte meno calorie
(solo otto). Una roba dalla confezione rosa e dalle pubblicità ammiccanti che
entra a gamba tesa nel mercato dei dessert facendo il vuoto, ecco perché i
maggiori azionisti di tutte le altre compagnie, assoldano David “Mo”
Rutherford (Michael Moriarty), un ex agente dell’FBI dimessosi dal Bureau non
proprio con la stesura del tappeto rosso, ma pronto a fare luce sulla ricetta
segreta del nuovo prodotto che sta facendo impazzire l’America (e quindi il
mondo, perché il cinema ci ha insegnato che il resto del pianeta è provincia
degli U.S.A.).

Se state pensando alle leggi anti-monopolio, smettete subito
di farlo, concentriamoci più che altro su “Mo”, autonominatosi così perché
nella vita, a sua detta, è uno che vuole “more”, di più, gioco di parole che il
doppiaggio italiano del film modifica in “Mal”, rendendolo anche più divertente
rispetto alla freddura originale, ecco perché per tutto il film David ripetere
a tutti di chiamarsi Mal come il cantante di “Pensiero d’amore” perché
tante coltellate nella schiena lo hanno reso malfidato. Brrrr non so a che
temperatura vada conservato lo Stuff, ma qui non è solo il gelato a
raffreddarci in questa estate indiana.

“Questo disco è il mio pensiero d’amore, per te, per te… Se volete vi canto tutta la discografia!”

Con carta bianca e fondi illimitati per risolvere il mistero
dello Stuff, il nostro malfidato David Rutherford contatta la responsabile
dell’accattivante campagna pubblicitaria che ha contribuito a lanciare
l’innovativo dessert, Nicole Kendal (l’attrice e cantante Andrea Marcovicci), da lei non ottiene molto se non svariati occhi dolci e parecchi dialoghi in cui i
due si fanno il filo a vicenda, pare che nel girato completo ci fosse anche
una scena di zumpa zumpa tra di due, tagliata dai produttori per non togliere
ritmo al film (storia vera). Oh, siamo qui a vendere gelato mica zozzerie!

Un altro personaggio chiave della vicenda è Jason (gli occhi
azzurri da alieno di Scott Bloom) un ragazzino che in una delle prime scene,
colto da fame notturna, aprendo il frigo vede lo Stuff muoversi uscendo fuori
dal suo barattolo e da allora ne è terrorizzato. Piccolissimo problema: la sua
famiglia non mangia altro e cerca in tutti i modi di convincere il
recalcitrante ragazzino a passare al lato Stuff della Forza. Larry Cohen inizia
a lavorarci ai fianchi, infatti rappresenta la famiglia di Jason con il tipico
quadretto da pubblicità del Mulino Bianco, con tanto di personaggi che quando
parlano dello Stuff, lo fanno proprio con il linguaggio da spot televisivo: “È
delizioso, non lascia macchie e ha solo otto calorie”. Tutto così, per tutto il
tempo.

Quante volte in famiglia ci siamo sentiti ripetere: Mangia che è buono!

Ma Cohen è ancora più astuto, perché tutta l’indagine di
“Mal” è caratterizzata da momenti infilati a forza nel film, diretti come
coloratissime pubblicità, insomma il vecchio newyorkese cerca di infilarci giù
per la gola il suo prodotto che è una critica all’ossessione
per il cibo spazzatura, ma in senso più generale, una satira sul Consumismo
Yankee. Certo, realizzata a colpi di effetti speciali vecchia scuola e spumose
minacce biancastre che spesso strappano la risata, ma sempre di critica si tratta.

Sì, perché come dice “Mal” ad un certo punto della pellicola,
«Lo state mangiando o è lui a mangiare voi?». Lo Stuff è irresistibile per le
persone, come la peggiore delle droghe crea dipendenza, ma oltre una certa
soglia, i consumatori diventano come zombie ossessionati dal divorarne – insomma i consumatori perfetti – fino a consumarsi, diventando gusti vuoti
ripieni di… Beh, altro Stuff. Un po’ come vostra nonna a Natale, che continua a
riempirvi il piatto di tagliatelle, quando già vi escono già dalle orecchie,
uguale, però con una roba che sembra Häagen-Dazs al gusto di… MORTE!

 …Ok confesso, questa un po’ me l’ero preparata, però è venuta bene, no? No. Ok, andiamo avanti.

La vecchia regola della pubblicità: Tira più un cucchiaio di Stuff che un carro di buoi.
Proprio per questo Jason, s’improvvisa novello John Nada – ma senza frase ad effetto su
gomme da masticare e culi da scalciare – e nel supermercato pianta su un
casino, cercando di opporsi da solo al consumismo e alla dipendenza da Stuff
dilagante, solo per essere fermato da alcuni consumatori conniventi e
collaborazionisti, uno dei quali ironicamente interpretato da (un non
accreditato) Eric Bogosian, proprio lui! Il suo prossimo film dopo “The Stuff”
sarebbe stato quello del mitologico e incazzatissimo DJ della notte Barry
Champlain, la voce del dissenso e della ribellione in quel capolavoro di “Talk
Radio” (1988).

Rage against the machine Stuff.

Larry Cohen non carica tutto sulla trovata comica di un gelato
che “più lo mangi e più ti mangia”, in certi momenti crea una tensione quasi da
film di fantascienza degli anni ’50, strizzando l’occhio a “L’invasione degli
ultracorpi” (1956) e, ovviamente, a Blob, il “Fluido mortale” (1958) non il
programma di Enrico Ghezzi. Certo, tutto virato in chiave B-Movie, ecco perché
in un attimo vediamo prima Jason cercare di spacciarsi per un consumatore di
Stuff con i suoi tossicissimi genitori e poi un attimo dopo uscire di casa e
PUFF! Incontrare per magia proprio “Mal” che lo carica prima in auto e poi in
aereo verso la prossima meta della sua indagine, così… Come se si conoscessero
da un milione di anni. Non so voi, ma di sicuro meglio il classico sconosciuto
che la tua famiglia strafatta di gelato (probabilmente) dallo spazio profondo!

Bisogna godere di ogni (folle) svolta di “Stuff – Il gelato
che uccide” in quest’ottica, un B-Movie satirico che non tira via la mano
quando dà sonori scoppoloni sul coppino del Consumismo, una trovata che ai
produttori del film non è piaciuta così tanto, infatti volevano da Larry Cohen
molto più sangue e più violenza (storia vera), ma il vecchio Larry aveva le
idee chiarissime: la sua critica doveva essere totale, tanto che non ci viene
nemmeno fornita nessuna vera spiegazione sulle origini dello Stuff, anche se il
lago di gelato, da cui emergono dei fallici… Cosi, probabilmente da un altro
mondo, riuscirebbero a far passare la golosità anche ai più affamati.

Ripensandoci, penso che prenderò solo il caffè grazie.

Le origini aliene del pappone caramelloso sono giusto una
teoria, però mi piace pensare che Cohen ci abbia dato un indizio: quando “Mal”
e Nicole spiano l’attività degli operai nascosti dietro alcune rosse, nei
pressi del lago di gelato, l’inquadratura è identica a quella con cui Spielberg
ci mostrava Richard Dreyfuss dietro ai sassoni sopra la Torre del Diavolo, in Incontri ravvicinati del terzo tipo.

“Sembri Walter White, sei passato dallo Stuff alla metanfetamina per caso?”

Grazie ad un paio di personaggi in particolare, Larry
Cohen procede in questa enorme puntata di “South Park” (ante litteram) a
prendere per i fondelli il Consumismo del suo Paese. Per la parte di Charlie W.
“Chocolate Chip” Hobbs (da noi più semplicemente “Cioccolatino”, alla
faccia del politicamente corretto) il regista avrebbe voluto Arsenio Hall, ma dovette accontentarsi del caratterista Garrett Morris che con la sua “Mano
che uccide” diventa il protagonista di svariate gag e momenti quasi da “Buddy
movie” con il protagonista, guadagnandosi la nostra simpatia. Un rappresentante
di chi il potere lo subisce, un proletario che ha perso il lavoro per via dell’azienda
che produce lo Stuff.

” ‘Sta mano po’ esse fero e po esse piuma” (Cit.)

Chi, invece, risulta odioso dal primo secondo è il colonnello
Malcolm Grommett Spears (Paul Sorvino, papà di Mira che, infatti, in visita al
padre sul set, è finita a fare una particina non accreditata, è una delle
operaie della fabbrica. Storia vera). Immaginatevi un fanatico paramilitare,
misogino razzista e pedofilo, che torna buono solo perché ha un esercito
privato che, per altro, si muove affittando in blocco dei Taxi, nemmeno fosse il Geometra
Calboni con i soldi di Fantozzi. Un personaggio che definire disgustoso sarebbe
poco, cioè anche Romero era un fervente anti-militarista, ma Cohen ci ha messo decisamente il carico da novanta nel
tratteggiare questo personaggio!

“Che cosa credi di fare, umorismo malsano?” (Cit.)

Ma dove “The Stuff” si scatena in tutta la sua orgogliosa
strapotenza di B-Movie sono le morti e le uccisioni, tutte riprodotte con
effetti speciali vecchia maniera che sono una gioia per gli occhi, anche quando
risultano volutamente grottesche, come il Dobermann vomita-Stuff di Danny
Aiello con le sue mandibole aperte all’inverosimile.

“Scusami, era idrofobo, ho dovuto abbatterlo!” (Cit.)

Perché “Stuff – Il gelato che uccide” è il classico titolo
estivo (come il gelato) che s’inizia a guardare tra amici magari per farsi due
grasse risate e per le trovate tutte matte, e si finisce per appassionarsi a questa
stramba avventura, con tanto di colonna sonora eroica che sembra un mezzo scippo
al tema di John Williams per Superman.

Facehugger? No Stuffhugger! (Vi avevo detto che sarebbe tornato)

Questa vicenda improbabile di gelato (forse dallo spazio
profondo) si risolve in maniera ancora più improbabile, ma non prima di una
vendetta contro chi per cupidigia ha messo in pericolo tutta l’umanità. Ma nel
mezzo non mancano scene davvero mitiche, come quella del Motel dove i
protagonisti vengono attaccati da una valanga di Stuff (ricreato con della
schiuma antincendio, tipo quella degli estintori) che prima cerca di soffocare “Mal”
nemmeno fosse uno degli Xenomorfi di Alien e poi aggredisce un poveraccio
letteralmente incollandolo al soffitto. Un effetto ottenuto girando tutta la
scena con la macchina da presa al contrario, lo stesso identico trucco di regia
usato da Wes Craven in “Nightmare” (1984), con l’effetto finale di sembrare già
una parodia della morte grondante sangue di un giovane Johnny Depp.

Ricorda un po’ quella volta che ho provato a stuccare il muro di casa da solo.

Si utilizza sempre un po’ a capocchia di… Non vi dico cosa, l’espressione
“B-Movie” i più la usano per descrivere una pellicola di infima qualità, quando,
invece, era soltanto il “Film B” nei doppi spettacoli da Drive-In, quello di
fantascienza oppure Horror, da contrapporre al “Film A” in cartellone, quello
con i grandi attori. “Stuff – Il gelato che uccide” è un B-Movie puro ha gli ammazzamenti
dell’Horror e le tematiche da film di fantascienza anche quello un po’ politico,
ma di sicuro ha tutta la personalità e l’eccentricità di un grande innovatore
come Larry Cohen, per questa calda Notte Horror estiva, avevamo bisogno del suo
gelato e della sua follia.

Per oggi è tutto mie creaturine della notte, se dopo questa
dovesse esservi passata la voglia di rinfrescarvi con un bel gelato,
ricordatevi che nessuno ha mai fatto un horror sulla birra che uccide, quindi
potete sempre rifarvi con quella.
Bene bene bene cari piccoli zombetti miei, lo zio Cassidy
Tibia questa sera vi lascia, ma comunque la serata non è ancora finita, passate
più tardi a trovare il mio fratello Raptor sulle pagine di Malastrana VHS e non perdetevi il palinsesto qui sotto, ogni
martedì arriverà un doppio appuntamento, la Notte Horror è appena iniziata!

9 luglio 2019, ore 21: La bara volante (Stuff, il gelato che uccide)
9 luglio 2019, ore 23: Malastrana VHS (Vivere nel terrore)
16 luglio 2019, ore 21: Il Zinefilo (L’albero del male)
16 luglio 2019, ore 23: Non c’è paragone (The Omen)
23 luglio 2019, ore 21: Stories (Scream)
23 luglio 2019, ore 23: Solaris (Il villaggio dei dannati)
30 luglio 2019, ore 21: La stanza di Gordie (American Gothic)
30 luglio 2019, ore 23: Malastrana VHS (Trucks)
6 agosto 2019, ore 21: Pensieri Cannibali (So cosa hai fatto)
6 agosto 2019, ore 23: Il Bollalmanacco di cinema (La casa 5)
13 agosto 2019, ore 21: In central perk (The Ring)
13 agosto 2019, ore 23: La fabbrica dei sogni (Changeling)
20 agosto 2019, ore 21: Pietro Saba World (Cimitero Vivente)
20 agosto 2019, ore 23: Deliria (Deliria)
20 agosto 2019, ore 23: Atom age vampires (Director’s cult)
27 agosto 2019, ore 21: Combinazione casuale (La setta)
27 agosto 2019, ore 23: Il Zinefilo (Dr. Giggles)
3 settembre 2019, ore 21: Redrumia (Society)
3 settembre 2019, ore 23: White Russian (La casa del diavolo)
10 settembre 2019, ore 21: Il Zinefilo (Virus)
10 settembre 2019, ore 23: The Obsidian Mirror (Non aprite quell’armadio)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Film del Giorno

    Doctor Who – 1×04 – 73 Yards (2024): distanziamento sociale interdimensionale

    Altro giro, altro episodio di Doctor Who che conferma che il nostro Dottore, forse a causa della fresca rigenerazione, o si ritrova con dei piedi fuori taglia, oppure ancora non [...]
    Vai al Migliore del Giorno
    Categorie
    Recensioni Film Horror I Classidy Monografie Recensioni di Serie Recensioni di Fumetti Recensioni di Libri
    Chi Scrive sulla Bara?
    @2024 La Bara Volante

    Creato con orrore 💀 da contentI Marketing