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Super Mario Bros. (1993): quando la produzione si affida un po’ troppo al fungo

Qualche settimana fa
“Infernet” è esploso quando Saturday Night Live ha pescato dalla serie del momento “Papi” Pedro Pascal, per infilarlo nei panni di Super Mario. Risultato? Una
versione oscura, dai colori cupi e i toni semi seri di Mario Kart. Molti sui
Social-cosi ovviamente, hanno invocato un intero film tutto realizzato così,
forse si sono dimenticati della versione del 1993.

Gioco subito a carte
scoperte, nella mia lista dei compleanni per l’anno 2023, il primo film che
sono andato a rivedermi è stato questo adorabile disastro, che per mia fortuna
fa parte di quei titoli che ho scoperto sul piccolo schermo. Un film grosso,
perché comunque sono stati spesi due spicci per girarlo (48 milioni di fogli
verdi con sopra facce di ex presidenti defunti) che sulla tv di casa mia
facevano, e per certi versi ancora un po’ fanno, la loro porca figura, anche se
lo ammetto, per me “Super Mario Bros.” resta il perfetto esempio di quelli che
qui alla Bara chiamiamo… i Bruttissimo di Rete Cassidy!

Mi sembra doveroso
ricordare che gli intenti di questa non-rubrica sono sempre gli stessi: parlare
di quei film che sono ciambelle riuscite senza il buco, ma con carattere da
vendere, capaci di fare a loro modo la storia, non una celebrazione del brutto
fine a sé stessa, ma un modo per ricordarci che il tuo attrezzo non ha prezzo,
fa gli idraulici felici aver solo attrezzi amici!

Metà del
divertimento legato a questo incidente in galleria che negli anni è diventato
un culto per qualcuno (come il vostro amichevole Cassidy di quartiere) sta
nella sua tormentata produzione, ed io amo raccontare le storie dietro ai film,
quindi mettetevi comodi, non sarà una cosa breve.

Per un po’ ho avuto questo poster in camera, per dirvi di quanto io sia senza speranza di recupero (storia vera).

Tutto iniziò con la
brillante intuizione di Roland Joffé, quello di “Mission” (1986) o “La città
della gioia” (1992), insomma un regista storicamente considerato come un tipo
serio e affidabile, che aveva fiutato l’affare: film tratti da videogiochi.
Quindi perché non cercare di accaparrarsi il più famoso e venduto videogames in
circolazione? Per convincere e farsi vendere i diritti di sfruttamento del
personaggio, Joffè arrivò a tormentare anche Hiroshi Yamauchi, boss supremo
della Nintendo prima di ritrovarsi a trattare con Minoru Arakawa, presidente di
Nintendo of America, ovvero colui che era stato designato, in questa azienda
enorme ma a conduzione famigliare, di conquistare nuove fette di mercato negli
Stati Uniti. Un film in tal senso, sembrava una mossa perfettamente logica, d’altra parte Joffè aveva convinto i vertici della Nintendo dicendo che i
personaggi, sarebbero stati veri, non dei pupazzoni animati, ma attori in carne ed ossa. Tanto deve
essere basato ai giapponesi per farsi convincere, ed è qui che il delirio vero
può cominciare.

Lo sentite? Il singhiozzare degli sceneggiatori che hanno dovuto provare ad adattare tutto questo.

Parliamoci chiaro,
come la racconti la storia di uno stereotipo razzista, una caricatura di
idraulico italiano con i baffi, che deve, saltando dentro tubi verdi giganti o
in testa a funghi, salvare una principessa (che il più delle volte non si trova
più in questo castello) da una sorta di mostro che pare una tartaruga
corazzata? Non lo racconti, lo giochi joypad alla mano, perché un videogames
non deve essere cartesiano nella trama per essere dannatamente divertente. I
giapponesi che quando si tratta di immaginario lo sanno, non si pongono troppi
problemi di realismo e si godono storia e personaggi, che sia nei videogiochi,
nei Manga o nei loro film. Noi occidentali? Dobbiamo rendere tutto razionale,
logico, sensato. Se il tuo materiale di partenza è il celebre videogioco “Super
Mario Bros.”, la formula perfetta per il disastro.

Tu, Roland Joffé,
regista serio di film seri, a chi affidi il compito di scrivere la
sceneggiatura di due idraulici italo-americani di Brooklyn, alle prese con una
principessa da salvare da mostri e funghi? Facilissimo, si va sul sicuro con Barry
Morrow, premio Oscar per il copione di “Rain Man – L’uomo della pioggia” (1988),
d’altra parte era la storia di due fratelli in viaggio no? Ed è qui che bisogna
già seriamente sospettare che i funghi, siano stati un elemento chiave nella
produzione di questo film.

Paura e delirio a Dinohattan (lo sguardo di Mario è di chi ne ha presa troppa!)
Morrow ovviamente
scrive una roba serissima che non strappa nemmeno mezza risata, quindi si corre
ai ripari coinvolgendo in tutta fretta Ed Solomon, autore dell’amatissimo
(negli Stati Uniti, purtroppo non da noi) Bill & Ted’s Excellent
Adventure
, ma ancora non basta, Joffè non è convinto, sa cosa vuole, ovvero
tirare dentro al suo film il pubblico di Terminator ma anche quello di Ghostbusters,
però non sa come ottenere un serio film di fantascienza, che allo stesso tempo
sia anche scanzonato e simpatico. Ma appena un attimo prima di gettarsi dalla sua stanza
d’albergo all’ultimo piano, in televisione parte una replica di “Max Headroom”
e Joffè come Belushi, vede la luce.
«Non avevamo già abbastanza pupazzi in questo film!» (cit.)

Se siete della mia
leva, “Max Headroom” lo ricorderete di sicuro, era il capoccione di Matt Frewer
trasformato in un personaggio semi-digitale, in una serie ideata da Annabel
Jankel e Rocky Morton, registi e coniugi nella vita, a cui Joffè ha affidato il
compito di dirigere “Super Mario Bros.” i due? Idee chiarissime. Forse
influenzati da quello che al momento era l’ultimo videogioco sul personaggio,
ovvero “Super Mario World” da cui arrivava il mitico dinosauretto Yoshi (il
seguito “Super Mario World 2: Yoshi’s Island” sarà sempre uno dei miei
videogiochi del cuore, storia vera) pensano di riscrivere la storia a base di
dinosauri: 65 milioni di anni fa un meteorite ha colpito la futura Brooklyn,
creando una realtà dove gli umani si sono evoluti dai dinosauri, come noi
abbiamo fatto dalle scimmie. Questo porta il film tutto in un’altra direzione,
giustificando anche il mostro rapitore di principesse Koopa, anche perché dai
andiamo, chi mai potrà fare un film di dinosauri più bello del nostro?
Nell’anno 1993? Impossibile!

Yoshi di certo sarà il miglior dinosauro mai visto nel 1993! Spielberg sta ridendo ancora oggi.

I nuovi registi fanno
assumere subito Parker Bennet e Terry Runte per cercare di dare forma al mucchio
di fogli precedentemente noto come sceneggiatura, aggiungendo i dinosauri
richiesti, mentre nel tentativo di dare forma e aspetto alla città dei
dinosauri, viene chiamato prima Wolf Kroger, che però abbandona presto fiutando
probabilmente la fregatura, al suo posto arriva David Snyder, tra i responsabili
della Los Angeles di Blade Runner, di conseguenza il mondo colorato del
videogioco si riempie di città decadenti che sembrano un incubo Orwelliano, se
però il vecchio George fosse stato un T-Rex. Mentre i colori anticipano quelli
dei costumi dei super eroi cinematografici moderni, mai blu o rossi pieni, ma
sempre di una tonalità più scura, sgargianti ma non troppo.

Per altro ad inizio film, indossano i loro celebri colori invertiti, Mario verde e Luigi rosso.

Per creare ancora un
po’ più di confusione, in originale la voce narrante viene affidata alle corde
vocali di Dan Castellaneta, ovvero lo storico doppiatore di Homer Simpson,
mentre per il cast si sono susseguiti tutti: Danny DeVito nei panni di Mario, poi
il suo gemello Arnold Schwarzenegger (come minimo gli avranno offerto il ruolo
di Luigi ed ora vorrei quasi vederla quella versione del film!), Michael Keaton
per interpretare Koopa, ma perché no anche Tom Hanks. Alla fine si arriva alla
soluzione più logica, Mario e Luigi sono italiani? Bene allora facciamoli interpretare
ad un inglese e ad un colombiano, tanto vale l’italianità percepita (dagli
Yankee).

Gli italiani lo fanno meglio (l’idraulico)

Per il fronte
colombiano, un giorno capirò come sia possibile che John Leguizamo abbia ancora
una carriera, dopo Spawn e questo film. Bob Hoskins invece, perfetto con
i baffi lui, che super idraulico era già stato per Terry Gilliam, temeva di
restare incastrato in ruoli per ragazzi dopo Chi ha incastrato Roger Rabbit
e Hook, ha accettato solo perché suo figlio amava il videogioco e ancora
doveva recuperare, dopo quella volta che aveva litigato con il pargolo, per non
avergli fatto conoscere Bugs Bunny, Topolino e Daffy Duck… lunga storia!

Il prequel che non ti aspetti.
Entrambi ebbero a
pentirsene amaramente, perché malgrado tutto la produzione comincio senza una
vera sceneggiatura completa, inoltre in un set che definire teso, sarebbe riduttivo, più complicato che fare il super salto del gioco, quello con la
casella nel vuoto, lo sapete di che parlo, ci siete morti cadendoci dentro
anche voi mille volte giocando a “Super Mario Bros.”

Intervistato dal Guardian
nel 2007, Bob Hoskins era senza freni, arrivando a definire la lavorazione un
fottuto incubo e i due registi, dei fottuti idioti che se la sentivano
caldissima e trattavano tutti sul set come quella roba uscita dal popò di un
cane e finita sotto la suola della tua scarpa nuova, tanto che nessuno parla
mai del fatto che Annabel Jankel sarebbe anche la prima donna a cui è stato (co)affidato
un blockbuster, perché il film è un casino. Basta dire che Dennis Hopper, tirato
dentro per il ruolo di Koopa, solo perché aveva già recitato nel precedente
film della coppia di registi ovvero “D.O.A.” (1988) ha dichiarato di non aver
capito niente di quello che stava accadendo, sul set e nella trama. Lui! Che ha
passato tutti gli anni ’60 e parte dei ’70 fuso come un pinolo!

«Mi avevano detto che era fango. Ho sentito proprio la parola fango. Ma porca me…»

Cosa è accaduto
perché il film sia almeno riuscito a trovare una forma ed ad arrivare nella
sale, giusto in tempo per essere spernacchiato, incassando noccioline e dando
il via alla maledizione dei film tratti da videogioco (spezzata solo da Sonic)?
Facile, la risposta è: Alcool. A fiumi, ingollato da Hoskins e Leguizamo,
diventati fratelli sul campo, che per darsi forza e farsi coraggio in questo
casino, si benzinavano e andavano sul set ad inventare scene e scenette, armati
solo di professionalità e un tasso alcolico alternato, in un set dove la prima
mancava e la seconda, almeno per loro due poteva sempre essere una buona
scusa. Ecco perché prendendo una curva troppo forte con il furgone con Leguizamo
alla guida, Hoskins si è rotto una mano pinzata nella porta del mezzo in corsa,
oppure perché ancora oggi, spuntano scene tagliate del film, ufficialmente
per dargli ritmo, ufficiosamente nel tentativo disperato di dare forma alla
trama.

Samantha Mathis vestita come la versione povera di Laura Dern in Jurassic Pa… Vabbè, non se ne esce!

Superato l’imbarazzo
iniziale, quello che ci porta a credere che Luigi, vedendo una Samantha Mathis
per caso a strada, se ne innamori e lei ricambi, solo perché… perché? Perché è l’unico
della sua età nel cast? Boh diciamo per questo. Quando il film e i due fratelli
arrivano finalmente nella Manhattan dei dinosauri («Siamo finiti nella la Manhattan
del futuro?», «O nel Bronx di oggi») tutto sommato il film poi mette su un
ritmo da battaglia notevole e non si ferma più.

La città sembra uno
scarto di Mad Max, però le auto della polizia che vanno ad elettricità e hanno
il cavo come i Tram sono davvero una figata, inoltre la freddura sul numero di
Mario («Quanti Mario in totale?», «Tre, Mario Mario e Luigi Mario») mi ha
sempre fatto ridere, inoltre se devo proprio essere onesto, il tentativo di
rendere tutto razionale lo capisco ed in parte ne ho apprezzato la creatività,
anche se comprendo perché ai tempi abbia inorridito il pubblico.

Qualcosa il film lo ha previsto, come verranno caricate le auto elettriche.

Yoshi è un
dinosauro, che non fa nulla se non beh, essere un dinosauro. Big Bertha passa
dall’essere un pesce rosso gigante ad una buttafuori corpulenta, anche lei
quasi un personaggio scartato da Mad Max. L’idea della bomba come piccolo
giocattolo a carica è abbastanza surreale da conquistare, sono ancora un pugno
nell’occhio i fucili della Nintendo, usati come armi de-evolventi, anche se lo
ammetto, l’idea della de-evoluzione era proprio quella che mi aveva conquistato
da bambino, merito forse anche della parlata forbita dei due sgherri ex tonti Iggy
e Spike (Fisher Stevens e Richard Edson).

«Questo fucile della Nintendo fa più schifo del guanto della Nintendo!»

I dissidenti e i ribelli
all’interno della dittatura di Koopa, vengono de-evoluti e trasformati nei giganteschi
ma stupidissimi Goomba, lo vediamo accadere al cantante, colpevole di aver
strimpellato uno stornelletto contro il dittatore che io, ancora oggi, ogni
tanto mi canto da solo per il mio assoluto diletto (storia vera), anzi tutti
insieme: se bevi l’acquaaaa ti becchi il tifo! Il cibo e l’ariaaaaa, qui fanno
schifo! Di questa vitaaaaa, sono arci stufooooo! Se becco Koopa, gli spacco il
muso!

L’eroe che ci meritiamo (aspirante Bob Dylan)…

… Bene, il post di oggi
per me potrebbe terminare qui, tanto ormai avete capito che quando si parla di
questo film, sono un caso irrecuperabile.

… L’eroe di cui abbiamo bisogno (aspirante Edoardo Bennato)

A proposito di de-evoluzione
poi, nel tentativo di razionalizzare tutto e rendere logico qualcosa che di
base non lo era, non voleva esserlo e funzionava benissimo così, il mitico
fungo di Super Mario nel film diventa beh… un fungo, nel senso parassitario del
termine. Un mocciolone che infesta tutta la città e che a più riprese salva i
protagonisti, visto che si tratta del vecchio Re Reznor, de-posto e de-evoluto
da Koopa. Quando la principessa Daisy lo scopre e presenta ai suoi idraulici
salvatori papà, la scena è talmente grottesca da funzionare, a patto di avere
dosi abbondanti di umorismo nero (su gli occhi al nome del blog come
promemoria, grazie) altrimenti di suo la scena sarebbe piuttosto in-Bara-stante.

Quando non sai se provare a stringergli la mano o a soffiarlo con un fazzoletto.

Cosa mi piace molto
di questo “Bruttissimo” oltre al ritmo, alla colonna sonora di Alan Silvestri e
alla professionalità di due protagonisti che comunque, sono due attori che mi
piace sempre trovare nei film? Direi il fatto che ci sia una SIMMIA, ma soprattutto
l’assurda scena del balletto in ascensore, quando Luigi riesce a far ballare i
Goomba di fatto crea un altro di quei tormentoni usciti da questo film, che
ogni tanto imiti e re-interpreto durante le mie giornate, al pari della canzone
di protesta nel novello Bob Dylan Goomba. Cosa non funziona? Il finale che
arriva a bomba (ah-ah) almeno nella versione europea del film da 96 minuti.

Anche i super salti dei protagonisti hanno dovuto razionalizzare.

Perché in quella
americana da 104, dopo che Luigi si becca il due di picche da Daisy, perché deve stare
a casa con papà, il re tornato umano e interpretato per due secondi da… Lance
Henriksen! Anche se dubito che ricordi la sua “fungosa” presenza in questo film
con grande gioia.

Mi stupirebbe scoprire che Lance abbia parlato anche di questo film nella sua autobiografia.

Depresso a cantare “Siamo
uomini soliiiiii” e di nuovo a New York, Luigi riceve la visita di una Daisy
armata, tentativo goffo di crearsi un gancio per un secondo capitolo che non è
mai arrivato, visto che il film non ha incassato i soldi spesi e
ancora oggi, ci sono ragazzi che lo videro allora al cinema che sputano a terra
ogni volta che ne sentono pronunciare il nome.

Ringraziatemi, potete risparmiarvi la versione estesa del film. Oppure ringraziatemi, perché ora siete in fotta per vederla.
Non voglio male a
questo film, anche se mi è andata bene, l’ho scoperto in tv dove per quanto completamente
sbagliato, era uno spasso, con un gran ritmo malgrado non avesse uno straccio
di sceneggiatura a sostegno, parafrasando la massima di Mario in questo film: affidati
al fungo sì, ma non quando devi abbozzare la trama!
«Mi concede questo ballo?»

Sapete qual è la
cosa che trovo davvero divertente? Non tanto che qualcuno invochi un “Mario Kart – il film” con “Papi Pedro” Pascal (“Infernet” è un posto pericoloso…), quanto più che
altro il fatto che proprio nell’anno in cui questo “Bruttissimo” compie i suoi
primi trent’anni è in programma un nuovo film sull’idraulico e questa volta,
sarà tutto realizzato con i pupazzoni animati. Forse i tipi della Nintendo
ancora si ricordavano delle promesse deliranti e a base di fungo di Joffè.

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