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Superman IV (1987): uguale a quello di Donner, ma senza soldi

Quando pensi che una saga cinematografica non possa cadere più in basso, succede qualcosa che ti ricorda che quando non piove grandina, come vedremo nel nuovo capitolo della rubrica… I am, I am, I am Superman!

Superman III è uno schiaffo all’intelligenza dato con la mano aperta e in piena faccia che alla sua uscita, oltre che non raggiungere i cento milioni di ex presidenti spirati stampati su carta verde d’incasso, è riuscito a scontentare tutto il pubblico. In quella che potrebbe essere interpretata come un’ammissione di colpa mista ad una resa incondizionata, il produttore Ilya Salkind vende i diritti di sfruttamento dei personaggi a due ragazzotti a capo di una piccola casa di produzione con enormi ambizioni che avrebbe marchiato a fuoco il suo nome nella storia del cinema, i due virgulti sono i mitici Yoram Globus e Menahem Golan i fondatori della Cannon Films.

Con l’intenzione di fare le cose in grande Globus e Golan mettono sul tavolo trentasei milioni di dollarazzi che servono a convincere quasi tutto il cast del primo film e del secondo film a tornare, compreso il recalcitrante Christopher Reeve che temendo di restare per sempre etichettato come Superman cinematografico, chiede e ottiene dalla Cannon il finanziamento per un film a cui teneva molto “Street Smart – Per le strade di New York” (1987): «Nessun problema ragazzone! Basta che salti di nuovo dentro al tuo pigiamino rosso e blu!»

«Mi dichiaro prigioniero politico della Cannon» 

Lo stesso Reeve entra nell’ottica del ritorno alle origini e contatta lo sceneggiatore che ha collaborato ai primi due film, Tom Mankiewicz, però gli suggerisce il tema, il film deve trattare della corsa agli armamenti tra USA e Unione Sovietica e per questo Reeve viene accreditato come autore del soggetto, nomina che pare aver impettito parecchio Christopher, creando qualche attrito sul set con Margot Kidder, infastidita dal nuovo atteggiamento da autore di Reeve (storia vera).

Ora bisognerebbe solo che questa polveriera questo film qualcuno lo diriga la Cannon sventolando bigliettoni contatta tutti, prima si becca il «NO!» secco dei due Richard Donner e Lester che avevano già dato. Dopodiché, viene fuori il nome di Ron Howard (già allora il “tappabuchi” preferito dai produttori), ma anche di Wes Craven. Vi sembra una cazzata avere un regista noto per i suoi horror alla regia di un film di supereroi? Spiegatelo a James Wan, ma soprattutto a Sidney J. Furie che arrivava dall’ottimo “The Entity” (1981, che potrei anche decidermi a rivedere) e si ritrova per le mani tanti soldi e il cast originale. Cosa può andare male? Può andare male la Cannon, ecco cosa!

«Beato te che almeno hai un mantello. Su questo set non abbiamo i soldi nemmeno per una stufetta»

Reeve nella sua autobiografia ha dichiarato che questo film è stato uno sbaglio fin dall’inizio, la Cannon Films inseguiva i suoi sogni di grandezza producendo fin troppi film in contemporanea, motivo per cui secondo l’autore, “Superman IV: The Quest for Peace” non ha mai avuto l’attenzione che meritava, al netto del risultato difficile dargli torto.

Sidney! Sidney mitico! Menahem Golan sì, come stai? Ecco, hai presente quei trentasei milioni di cui abbiamo parlato, abbiamo qualche problemuccio con i tipi delle tasse quindi diciamo che sono diventati un pochino meno, ma con diciassette milioni farai di sicuro un gran filmone!

Big Blue ci illustra la brusca frenata della produzione.

Furie, invece di andare su tutte le furie rendendo onore al suo cognome, sposta la produzione in Inghilterra (questo spiega le tante targhe inglesi delle auto di Metropolis) per mantenere bassi i costi, ma il viaggetto oltre oceano non basta, a finire sforbiciato è anche la nemesi del film, il clone nucleare di Superman, che nei piani originali avrebbe dovuto essere una creatura sintetica capace di cambiare dimensione e assorbire e sparare radiazioni, poi per dieci minuti avrebbe dovuto essere Christopher Reeve con un altro costume (d’altra parte trattandosi di un clone avrebbe avuto una logica), per finire ad essere interpretato da due attori: Clive Mantle e Mark Pillow.

«Hai ancora quel potere di far dimenticare le cose con un bacio? Gettami la lingua in bocca! Non voglio sapere nulla di questo film!»

Mantle doveva essere il primo tentativo maldestro di clonare Superman, una creatura pericolosissima, ma goffa e impacciata, che nelle intenzioni doveva essere la versione cinematografica di Bizzarro, il clone degenere di “Supes”. La creatura finiva incenerita e dalle sue ceneri veniva clonato il secondo tentativo, il personaggio interpretato da Mark Pillow finito nel montaggio finale del film. Già, perché tutta questa porzione di film è stata brutalmente tagliata per raggiungere i 90 minuti tondi di durata, con la speranza di riciclare il girato per un eventuale “Superman V” che, però, non ha mai visto la luce dopo il tonfo al botteghino di questo disastrato capitolo.

Piccolissimo problema: tagliando questa parte di film, quello che è rimasto era una storiella con dei buchi di sceneggiatura giganti come crateri lunari, guardando il film finito è impossibile capire perché l’Uomo Nucleare decida di rapire proprio Lacy Warfield, poiché la scena in cui il primo clone s’innamora del personaggio interpretato da Mariel Hemingway è sparita sotto le forbici dei tagli brutali, se a questo aggiungete degli effetti speciali più che pezzenti, la frittata è fatta.

«Il mio… Tesssssssoro!» (Cit.)

Per capire questo film bisogna pensare come Yoram Globus e Menahem Golan, ripetete dopo di me: “Uguale al Superman di Donner, ma con un terzo dei soldi”. Ok, chiarato questo concetto, da qui in poi è tutta discesa.

I titoli di testa sono la versione spompa e a basso costo del film di Donner, con Superman che salva un astronauta russo che per colpa di un incidente rischia di vagare in eterno nello spazio, immaginatevi di aver avuto l’intuizione di anticipare “Gravity” (2013) di Alfonso Cuarón, ma di realizzarlo con gli effetti speciali che ti aspetteresti di vedere in Il gatto venuto dallo spazio, per il paragone con il film del 1977 ringraziate la mia Wing-Woman che, come dico sempre, questo blog dovrebbe scriverlo lei, i film verrebbero liquidati molto più velocemente di come farò mai io.

E Sandra Bullock… MUTA!

Al grido di «Come Donner ma senza soldi!» bisogna far evadere di prigione Lex Luthor (Gene Hackman), ma dimenticate i mezzi della procace signorina Teschmacher, qui Luthor viene soccorso dal nipote Lenny, una specie di Rockabilly spiantato con una decapottabile a cui basta mettere KO due guardie, per liberare lo zio. Due guardie, perché soldi per più comparse non ne abbiamo.

In compenso, Superman ha ancora il suo bel da fare se nel film di Donner salvava Lois Lane nella mitica scena dell’elicottero qui, sempre nell’ottica del risparmio, il mezzo di trasporto è diventato la ben più proletaria metropolitana impazzita, però bisogna dire che in quindici minuti di questo film, Superman si vede in azione già più che in tutto Superman III, il che è sicuramente un bene.

L’aria di crisi si respira fuori e dentro la pellicola tanto che anche il Daily Planet dove lavorano Lois e Clark non naviga in buone acque e viene acquistato dal magnate della stampa David Warfield (Sam Wanamaker) che fermamente intenzionato a trasformarlo in un giornalaccio scandalistico, mette a capo della redazione la figlia Lacy (Mariel Hemingway) che per essere sicura di far capire al mondo che razza di carta straccia sia diventato il Planet, in prima pagina a caratteri cubitali fa scrivere: “Calano fatturato e PIL, aumentano i gay”. Vi rendete conto che un giornale che scrive una cosa così, è meno credibile di “Superman IV”.

«Aveva ragione Egon, la stampa è morta»

Tutto questo vi ha distratti dal mantra del film? Ve lo ripeto: «Come Donner, ma senza soldi!» proprio per questo Sidney J. Furie deve esibirsi nella svolazzata romantica di Superman e Lois Lane sulla città vista nel primo film, con un terzo dei soldi, che termina con una replica del bacio cancella memoria di Superman che già era una cazzata nel finale di Superman II, figuriamoci qui.

Da qui iniziano due sottotrame, la prima è quella giocosa che non vuole rinunciare all’umorismo di Superman III, ma senza l’ossessione per una gag ogni dodici secondi, quindi vediamo Lacy Warfield cercare in tutti i modi di orizzontalizzarsi Clark Kent, tra inutili momenti in palestra e appuntamenti a quattro con la scusa di intervistare Big Blue, tra le coppie Lacy e Clark e Superman e Lois. Il tutto con il protagonista che utilizza la super velocità per soddisfare entrambe le donn… NOO! Non in quel senso! Cioè volevo dire che corre e si cambia super velocemente per coprire due ruoli in un solo appuntamento, fiuuu diventa sempre più difficile restare seri con queste trame.

Per essere un imbranato, però, ha un certo successo con l’altra metà del cielo.

L’altra trama, invece, è quella principale, scosso da una lettera scritta dal piccolo Jeremy, (qui ci starebbe una citazione ad un pezzo dei Pearl Jam che vi risparmio) Superman decide di cancellare la minaccia delle armi nucleari dal mondo, iniziando a smantellare da solo tutte le testate nucleari del pianeta una per una. Una cosetta che raccontata così è di sicuro meglio dell’appuntamento doppio, ma essendo tutto girato in povertà non è proprio una gioia per gli occhi, ecco.

In tutto questo, può mancare il complicato piano di Lex Luthor per fare soldi e conquistare potere? Proprio no, mentre Superman disarma il mondo, Luthor raduna i peggiori elementi del pianeta, per vendergli un’arma nucleare molto più potente, ma non avrò più un’occasione come questa, quindi fatemi spendere due parole sul Lex Luthor di Gene Hackman.

«Ed è così, caro amico in pigiama, che sono diventato un grande attore»

Anche in un film pezzente come questo, Gene Hackman dimostra l’attore di razza che è, con dei tempi comici impeccabili e il piglio di un personaggio che sa di essere il più intelligente di tutti nella stanza, qui entra in scena abbracciato a Dixie e Trixie le porno gemelle dai vestiti dorati, dopodiché lo vediamo procurarsi il DNA di Superman, rubando il capello del suo arci nemico, esposto in un museo, dove da solo riesce a tenere sospesa una palla di piombo di mille libre. Alla faccia dei problemi di calvizie.

Nemmeno clonare Superman con il kit del piccolo chimico scalfisce la grandezza di Gene Hackman, che, infatti, in originale, doppia anche le battute del clone di Superman, l’uomo nucleare, nel tentativo forse di renderlo un po’ meno scemo di quello che appare, usando il carisma riflesso di Hackman, peccato che il buon Eugenio Mazzatore possa fare tanto, ma non proprio i miracoli e l’uomo nucleare ne avrebbe proprio bisogno.

Immaginatevi un personaggio che sembra Ralph supermaxieroe dopo aver scoperto la marca di steroidi che utilizzava Ivan Drago, un ricciolone palestrato che fonde l’asfalto su cui cammina e che ottiene i suoi poteri dal Sole, solo che li utilizza per rovinare la giornata a Superman, costretto ad inseguirlo mentre ruba la statua della libertà, scambiandola forse per un souvenir della città da portarsi a casa.

#Ten year challenge.

Ma oltre a dover rimettere “Lady Liberty” al suo posto, con effetti speciali talmente belli da far venire voglia di esclamare «Il mio falegname con trenta mila lire li faceva meglio!», l’uomo nucleare pensa bene di provocare l’esplosione del Vesuvio e di abbattere a pugni la Muraglia Cinese. Mentre il nostro Superman gli corre vola dietro sistemando i vari casini, se siete sopravvissuti al venditore di souvenir di torri di Pisa di Superman III, aspettatevi di vedere un parroco e un Carabiniere, ringraziare Big Blue in napoletano, quando questo affetta la punta di una montagna a caso e la usa come tappo per ‘O Vesuvio. Ci mancava solo decidessero di rimpinzarlo di pizza e spaghetti al grido di «Sei sciupato! Mangiaaaaaaaa!» e lo stereotipo sarebbe stato completo.

All in all it’s just, another brick in the wall (Cit.)

In compenso, ai Cinesi non va tanto meglio, perché per sistemare la Grande Muraglia, il povero Sidney J. Furie in evidente affanno economico, semplicemente rimanda la scena della distruzione al contrario e voilà! Ora Superman ha un nuovo super potere, può ricostruire le mura con lo sguardo… Non so se trovo più imbarazzante questo, oppure le unghie da Drag Queen dell’uomo nucleare con cui graffia Superman infettandolo al grido di «Paaaaaazza!». No, la scena della muraglia è peggio. Forse.

«Ti picchio dopo, prima deve asciugarsi lo smalto»

Lo scontro finale tra Superman e l’uomo nucleare avviene sulla Luna e, per altro, vede prima in vantaggio il biondone che prende Big Blue e lo pianta nel suolo lunare come se fosse un ombrellone, ma poi viene messo KO in una serie di combattimenti che a causa della gravità lunare, avvengono a rallentatore. In pratica come quelli diretti da Zack Snyder, ma con una spiegazione quasi scientifica e dico quasi perché un attimo prima l’uomo nucleare stava volando nello spazio con Lacy Warfield e la ragazza è perfettamente in grado di respirare nello spazio profondo… Vabbè…

Il finale del combattimento, poi, farà la gioia di tutti i fan dei Pink Floyd, visto che depositato sul lato oscuro della Luna, il biondone semplicemente si scarica, come l’orsetto a molla che non usa le pile Duracell, uscendo da questo film per entrare di diritto nella lista dei personaggi più odiati, non solo dai lettori del fumetto di Superman, ma anche della storia del cinema.

In spaggia di ombrelloni, non ce ne sono più, è il solito rituale, ora ti pianto giù (quasi-cit.)

Sì, perché “Superman IV” uscito nello stesso anno di cosette più violente come Robocop e Predator, sembra un film di almeno dieci anni più vecchio, infatti oltre alle recensioni negative riuscì a collezionare risate al botteghino e una gragnuola di Razzie awards, ma il tonfo è così forte da influire negativamente non sul destino di un solo supereroe al cinema, ma ben due!

Sì, perché Big Blue per tornare sul grande schermo dovrà aspettare il 2006 (per voi miei cari lettori invece, la settimana prossima), ma il buco fatto da questo film ha spinto la Cannon Films ad interrompere la lavorazione dello Spider-Man diretto da James Cameron, ma questa è un’altra storia.

“Superman IV” nelle intenzioni non è brutto, sarebbe stato un film con una trama più appassionante di Superman III, peccato che riesca a sbagliare la forma in un modo clamoroso, un livello di “Epic Fail” come direbbero i giovani, equivalente a fermare un poliziotto per strada per chiedergli se ha del fumo. Ecco, questo film fa proprio questo: è il frutto delle proprie scelte sbagliate, inguardabile non perché malvagio di suo, ma frutto di un esperimento sbagliato, di fatto alla Cannon sono riusciti ad ottenere quello che volevano, un clone del Superman di Richard Donner, però brutto e sgorbio, ecco! “Superman IV” è Bizzarro, non odiatelo, al massimo compatitelo.

«Bizzarro bravo! Non odiate povero Bizzarro!»

Che facciamo? Ci vediamo qui tra sette giorni alla solita ora, per il nuovo appuntamento con questa rubrica? Mi trovate qui, non mancate!

Sepolto in precedenza giovedì 7 febbraio 2019

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