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Supermarket horror (1986): dove si tagliano i prezzi, e i clienti!

Bisogna dirlo, con certi film Padre Tempo non è indulgente visto che invecchiano male, poi ci sono quelli che invecchiano così male da fare il giro completo diventando, in qualche modo contorto, immortali. “Chopping Mall” è uno di questi, di culto sotto tutti i punti di vista, anche perché si tratta di uno dei primi casi che io ricordi di film con il titolo in “italiano” molto creativo, “Supermarket horror”.

“Chopping Mall” appartiene senza esitazioni a questa seconda categoria: un piccolo oggetto cinematografico diretto nel 1986 da Jim Wynorski, che firma il suo B-Movie più famoso, lui che ci ha regalato tanti titoli mitici e tanti mostri, di svariate taglie. A quarant’anni dalla sua uscita, continua a sopravvivere senza aver mai davvero imparato a prendersi sul serio e forse è proprio questo il suo segreto.

Eccoli qui i nostre Tre Marmittoni cingolati!

Siamo nel pieno degli edonistici anni ’80, ben rappresentati da un centro commerciale – luogo americano al 100% con trascorsi illustri nel genere Horror – che va protetto in quanto culla del capitalismo, per farlo vengono messi in azione tre Robot che renderanno il mall (come lo chiamano i nostri cugini Yankee) sicurissimo… fino a quando smette di funzionare tutto e i Robot iniziano ad inseguire la solita banda di ragazzini-carne-da-cannone che hanno avuto la malaugurata idea di accamparsi nel centro commerciale di notte. Fine della trama di questo glorioso B-Movie.

Il film, prodotto da Roger Corman – nome che da solo è già una garanzia di creatività a basso budget e intuizioni geniali al limite dell’assurdo – sfrutta al meglio la sua semplicissima premessa, dopo una notte di festa, i ragazzini diventano oggetto di una caccia all’uomo (o meglio, una caccia al cliente) quando i robot di sicurezza decidono di fare gli straordinari… a modo loro. Posso dirlo? Ho visto il film tante volte, dall’epoca del videnoleggio fino ad oggi, dove lo trovate comodo sulle piattaforme come Amazon Prime Video, eppure beccami gallina se mi ricordo un singolo nome di uno dei ragazzi, si distingue giusto l’occhialuto Tony O’Dell, perché impersona un proto-nerd con un nome improbabile come Ferdy, gli altri lo ammetto, è difficile notarli dietro a tutte quelle tette.

Ammettetelo, speravate fosse una gif animata eh? Degenerati…

Si perché la firma di Roger Corman alla produzione, si nota anche per questo, di base la storia resta la solita favola ammonitrice, da cui gli Slasher hanno pescato a pieno per le loro regole, ecco perché la bella Suzee Slater, prima si spupazza il belloccio di turno, poi sfrutta i suoi due argomenti per spedirlo a compare le sigarette, e dopo averlo convinto a averci mostrato il suo meglio, finisce inseguita e uccisa da uno dei robot, scappando ovviamente in mutandine.

Il robot moralista (e assassino)

Allo stesso modo, l’altra leggendaria bionda del film, la mitica Barbara Crampton, che dopo aver a sua volta contribuito al generoso quantitativo di bocce del film, fa una bruttissima fine, perché l’unico modo per essere al sicuro in un film così, è fare come Kelli Maroney, cioè riuscire a diventare la “Final girl”, non solo auto citandosi direttamente dal film La notte della cometa, ma guardandosi in tv “Attack of the Crab Monsters” (1957) insieme al nerd del gruppo, che poi voglio dire, ci sono attività peggiori che rivedersi quel classico per l’ennesima volta eh?

Il cast poi conferma la sua origine, potete notare volti mitici come quello di Angus Scrimm, o ancora di più Mary Woronov, pretoriana dei film di Corman che non mancava davvero mai, anche se la prova che questa è una produzione Corman, è ovviamente sempre lui, il leggendario Dick Miller che qui ci lascia le penne in un modo doppiamente elettrizzante.

Un piccolo ed elettrizzante ruolo per il mitico Dick Miller.

Si perché al mitico Miller tocca il primo sangue, quello che mette in chiaro che i fulmini (sono sempre i fulmini a far impazzire i robot negli anni ’80) hanno trasformato i tre guardiani meccanici in spietati assassini, ed è chiaro che nel non riconoscimento del tesserino, “Supermarket horror” abbia anticipato di un anno la scena che Paul Verhoeven avrebbe a sua volta realizzato, con dieci volte le litrate di sangue, in RoboCop, ma utilizzando l’EDI-209, vi sembra poco? Allora ricordatevi c’è sempre qualcuno che ha l’idea e qualcun altro che la rende celebre.

“Supermarket horror” è diventato patrimonio nel corso dei decenni di tutti colori che amano sbertucciare i film, che non hanno ben chiaro il concetto di B-Movie e che se non percepiscono un budget stratosferico, allora il film dovrà essere per forza una cagata (e viceversa, infatti idolatrano tanta cacca ad alto budget), e non sperate che sia proprio io quello che difenderà gli effetti speciali di “Chopping Mall” perché sono indifendibili, ma sono sicuro che in quanto lettrici e lettori della Bara Volante di lungo corsa, siete tutti bravissimi a distinguere e a capire il valore di un film, anche dentro un B-Movie come questo.

“Chopping Mall” funziona soprattutto perché è divertente, non nel senso raffinato del termine, ma in quello più diretto e “de panza”, sugli effetti speciali mi sono già espresso, i Robot non fanno paura, ma restano una goffa e minacciosa presenza, le “Frasi maschie” non mancano («Facciamo vedere a quegli stronzi chi dei due è Rambo!») oltre ai momenti divertenti, il mio preferito? Quando i ragazzi cercano delle armi, in coro pronunciano il nome del negozio di articoli sportivi, Yankee, quindi carico di armi fino alle tempie che si chiama Peckinpah, ogni volta mi fa cadere dalla poltrona dal ridere questa trovata, ed è proprio qui che Jim Wynorski mena il suo colpo più duro.

«Rambo è una pulce» (cit.)

Pensateci, un negozio di articoli sportivi dentro un centro commerciale, dove puoi entrare ed uscire armato come John Matrix, nome che non cito a caso, visto che il centro commerciale dove hanno girato il film è lo stesso di Commando (ma anche di “Fuori di testa” del 1982), un modo brillante per mettere alla berlina l’ossessione Yankee per le armi, e “Chopping Mall” è tutto così.

Un Horror tipico degli anni ’80, che vive, prospera e se ne fotte di tutte le sue contraddizioni interne, poteva essere un banale B-Movie con i robottini assassini, in realtà è una trama che sembra pensata da un ultra conservatore che in realtà è il più dinamitardo degli anarchici. Mentre ci distrare con tutte quelle signorine con le loro grazie al vento, parla dell’ossessione tutta Yankee per la sicurezza, rendendo un centro commerciale – ovvero la quinta essenza del capitalismo – un mattatoio al coperto per i giovani della nazione, costretti a vivere un incubo grottesco ma letale.

Se aspettare abbastanza potreste scoprire che è davvero una gif animata (nell’attesa, ciao Barbara, bentornata sulla Bara)

Con lo spirito di vostro zio, quello che a Natale, mezzo ubriaco, ci tiene a ricordarvi che «Quando c’era LVI i treni partivano in orario!» sacrifica giovanotti e giovanotte che non si comportano come ultra puritani, finendo per ammazzare malamente i giovani d’America la cui unica colpa è quella di essere giovani e di volersi divertire.

Adolescenti, saranno sempre così anche per i prossimi quarant’anni di film Horror.

Corman di tutto questo ci ride su, se ne fotte allegramente e Jim Wynorski è il suo beh, Commando, paracadutato dietro alle line nemiche del perbenismo, quindi quarant’anni dopo ci ricordiamo ancora delle tette, delle teste che esplodono, dei dubbi su quanto sia legittimo usare robot da guerra per proteggere un centro commerciale, delle tette, delle morti estremamente grafiche e dei razzi segnalatori usati come armi letali, mentre scorrono bellezze come Kelli Maroney, Barbara Crampton e la mai abbastanza ricordata Karrie Emerson.

Inoltre i tre Robot, con il loro aspetto goffo, mettono in chiaro il dettaglio che chi idolatra gli anni ’80, ma poi vuole vedere solo quelli farlocchi e di plastica ignora totalmente, ovvero che il suono di quel decennio era il sassofono e che non esisteva film di quel periodo che non avesse un robot! Rocky? Aveva un robot. Wes Craven? Aveva un robot. Tutti ne avevano uno e “Chopping Mall” in tal senso è il più anni ’80 di tutti perché ne aveva ben tre e a distanza di quarant’anni, sembra più attuale che mai.

«Thank You for Your Cooperation, Good Night!» (Cit.)

Ogni volta che sente parlare di intelligenza artificiale la Wing-woman ripete che non esiste un singolo film in cui le cose finivano bene con l’I.A. di mezzo (cagaminchia nei comneti che mi elenca film che invece lo fanno in tre… Due… Uno…), proprio per questo con i suoi robot assassini fulminati e ribelli, oltre ad anticipare “RoboCop”, il B-Movie di culto Jim Wynorski ha anticipato anche l’anno in cui spegne quaranta candeline.

Il tipo di film scemo e a tratti imbarazzante che ti ricorda come eravamo e che non vorremmo mai essere stati diversamente di così, perché con questo pazzissimo B-Movie ci siamo cresciuti in tanti ed è roba da Bara Volante al 100%, non potevo perdere questo compleanno, mai nella vita!

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