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Tartarughe Ninja – Fuori dall’ombra (2016): Cowabunga! (la prossima volta più Ninja però)

Non ci posso
fare niente gente, è più forte di me, le Tartarughe Ninja per me sono come
“Ammazza la vecchia” per Roger Rabbit, non posso resistere e malgrado gli
svariati (grossi!) difetti del primo film, ho dovuto vedermi anche questo,
sapete che c’è? Rimanendo pur sempre un filmetto, non è poi così male.

Ho davvero un
debole per i Ninja corazzati creati da Kevin Eastman, che nella prima scena del
film fa anche un piccolo cameo (è il tizio che consegna la pizza), faccio parte
di quella generazione che all’uscita della prima serie animata dedicata ai
personaggi, aveva l’età giusta per essere il target di riferimento. Vostro
onore mi dichiaro colpevole di tutto: ho comprato astucci per la scuola, ogni
tipo di gadget e avevo una scatola grossa così con tutto il babaciame (ora lo
chiamano “Action Figures”) necessario a garantirmi ore di battaglie seduto sul
pavimento della mia camera… Sono colpevole vostro onore, non rinnego niente! Ma
il costume di carnevale da Tartaruga Ninja quello non lo avevo! Quello no, era
una specie di tutone di peluche capace di garantirti una sudorazione da
maratoneta anche a Febbraio. No quello no, a Carnevale mi facevano vestire
sempre da Cosacco (storia vera) e questo dovrebbe già darvi un’idea su molti
dei miei problemi…



“A Carnevale ti vestivi da COSA!?”.

Come vi dicevo
parlando del primo film del 2014, per me le Tartarughe Ninja sono personaggi
perfetti nella loro impeccabile semplicità, sono talmente ben caratterizzati
che funzioneranno uguali a loro stessi anche tra trent’anni, infatti
puntualmente tornano di moda, pronti a garantire gli studi universitari dei
pronipoti di Eastman per le generazioni a venire e a intrattenere una platea di
bambini pronti a scegliere quale di quei quattro è il suo preferito. Per la
cronaca, il mio è sempre stato Michelangelo, mangiatore di pizza, battutacce
sempre pronte e armato di Nunchaku… No, dai, sul serio… Non c’è gara!



“Mi spiace fratellini, sono sempre io il suo preferito”.
Il primo film
era pieno di difetti, il più grosso di tutti: la trovata di far imparare alle
tartarughe il Ninjutsu da un libro trovato nelle fogne intitolato “NINJA”. Un’idea talmente idiota che anche a due anni di distanza fa ancora venire voglia
di esibirsi dell’antica tecnica Ninja del FACCIAPALMO!
Ma il dramma
vero del film è stato più che altro l’idea insana di affidare a quel cagnaccio
di Jonathan Liebesman, i tecnici, gli attori feticcio e il budget
(stratosferico) messo a disposizione dal produttore esecutivo Michael Bay,
l’uomo che è capace di scacciare le persone dal cinema con la sola presenza del
suo nome in cartellone.



“Michael Bay è solo il produttore esecutivo! Non scappate dai!”.
Ora, possiamo
far finta di aver già fatto tutto il lungo prologo su Michele Baia? Riassumiamo
dicendo: regista fenomenale (su questo non accetto discussioni) dotato di un
gusto estetico agghiacciante e una propensione per le tamarrate per cui
bisognerebbe processarlo all’AIA per crimini contro l’umanità. I difetti di Bay
li conosciamo tutti, ora parliamo dei pregi, più che altro di quelli da
produttore. Tutto si può dire, ma non che non sia uno che non ascolta il
pubblico, magari è un po’ duro di comprendonio e ci mette il suo tempo, ma
quando il pubblico critica qualcosa dei suoi film, lui nel sequel corregge (in
parte) i difetti, ad esempio in “Trasformers 4” i robot si muovevano ad una
velocità che consentiva all’occhio umano di capire qualcosa (a differenza dei
film precedenti), ma soprattutto quel cretino di Shia LaBeouf (detto Shia
LeBLUFF) è stato condotto alla cinta daziaria e fucilato… Spero.



Se vedendo questo avete urlato “Turtle Van!”, allora siete dei nostri.
Non so se
esiste un numero verde da chiamare dov’è possibile lamentarsi dei difetti dei film
di Michael Bay (diretti e prodotti), ma sicuramente il suo servizio clienti
funziona, perché anche “Tartarughe Ninja – Fuori dall’ombra” corregge parecchie
dei difetti del primo film, non tutti bisogna dirlo, ma essendo libero dal
gioco di dover per forza introdurre i personaggi, la pellicola funziona molto
meglio.
Alla regia
troviamo Dave Green… No, aspettate, chi è Dave Green? Di questo ragazzo ho
scoperto solo che ha diretto un film d’animazione intitolato “Earth to
Echo” (che non ho visto), che siamo nati nello stesso anno e, infatti, anche lui
si è dichiarato un grande fan della Tartarughe Ninja, da bambino si travestiva
spesso da Donatello… Ah! Eccolo, uno che il costume di peluche ce l’aveva!

Quattro fette di pizza alla volta non l’ho mai fatto nemmeno io.
Tutto sommato,
Green (è pure del colore giusto per un film sulle Tartarughe Ninja!) fa un
compitino svolto in maniera più che decente, malgrado i difetti il film ha un
ottimo ritmo, le sue quasi due ore di durata filano lisce e Green non si
lascia spaventare nè dalle scene d’azione nè dall’utilizzo massiccio di motion
capture e computer grafica. Se devo essere onesto ho visto registi giovani
molto più in difficoltà a dirigere blockbuster estivi, ma uscire dall’ombra (molto lunga) di Michael Bay è
difficile e la sua presenza si avverte anche in questo film.
Non sono tanto
le autocitazioni (Michelangelo durante la parata incontra un tizio con il
costume da Bumblebee) a pesare, ma proprio quei momenti in cui si vede che Bay
ci ha messo lo zampino, tipo la scena iniziale dedicata a Megan Fox, un inutile
momento sexy, in cui la gonnellina da scolarella della Fox fa un po’ a cazzotti
con quelli zigomi di plastica, sembra un’imitatrice di Cher, non potevano
utilizzare un po’ di computer grafica per farla somigliare alla se stessa del
primo “Transfomers”?.



“If I could turn back time, If I could find a way…”.
Poi capisco
che Bebop e Rocksteady non brillino per intelligenza, ma nella scena in cui uno
dei due tuona una sonora scoreggia, è impossibile non ricordarsi del
(terrificante) “Transfomers 2”, dove tutti i personaggi (robot compresi) erano
afflitti da aerofagia, evidentemente Bay pensa che una bella scoreggia sia
sempre il modo più facile per far ridere il pubblico… Me lo immagino Dave
Green, orecchie basse, mentre si becca un coppino dal suo produttore esecutivo
al grido di “E mettici una bella scoreggia qui!”. Ma la mia solidarietà va al
povero tecnico della computer grafica che ogni sera per giorni è tornato a
casa e alla domanda della moglie: “Com’è andata la tua giornata?” ha dovuto
rispondere: “Oggi ho animato al computer un rinoceronte antropomorfo che
scoreggia”… Quando pensate che il vostro lavoro sia brutto pensate al povero
animatore.



Per fortuna le
(cattive) influenze di Michael Bay si limitano a queste scene, per il resto, il
film corregge molti dei difetti del primo capitolo, le tartarughe
mantengono il loro nuovo (secondo me azzeccato look), ma sfoggiano un po’ meno
ninnoli addosso, rendendo il loro design meno confusionario: via gli occhiali
da sole sulle testa di Raffaello e l’inguardabile armatura di Leonardo che lo
faceva assomigliare al Rufio di “Hook”, un look molto più pulito e
riconoscibile che sul grande schermo funziona meglio e non affatica con
dettagli eccessivi.



La storia è
semplice semplice: Shredder (Brian Tee) fugge e torna a minacciare New York (e
il mondo) questa volta, però, si allea con il terribile Krang, che è il vero
cervello dell’operazione… Ok, dai, concedetemela questa freddura, non ho potuto
resistere!



“C’è nessuno? Niente il cervello di Cassidy non è in casa”.
Il piano è
quello di recuperare tre aggeggi sparsi per il mondo, tre MacGuffin che
combinati insieme permetteranno al cervellone malvagio alieno di portare sulla Terra il suo Technodrome (quello che nei cartoni animati chiamavano
all’italiana “Tecnodromo”), super macchina da guerra con cui schiavizzare
l’umanità. Le nostre quattro Tartarughe dovranno fermali, combattendo anche i
loro dissidi interni, il mutagene viola fornito da Krang ha il potere di
trasformare due ottusi sgherri (Bebop e Rocksteady) in nerboruti mutanti al
soldo di Shredder, ma anche di rendere umane le quattro tartarughe, che saranno
pure Ninja e mutanti, ma in quanto Teeanagers, vorrebbero una vita normale fuori
dalle fogne e alla luce del sole, malgrado i precetti del Ninjutsu (e il
Maestro Splinter) predichino il contrario. Dalla loro parte la solita April
O’Neil (Megan Fox) e il nuovo arrivato, l’agente scapestrato e appassionato di
Hockey, Casey Jones (Stephen Amell, il biondo della serie tv “Arrow”).



“Sai io recito in Arrow” , “Ecco bravo, allora metti la freccia e gira al largo”.
Ognuna di
queste “svolte” (Blockbuster estivo tratto dai miei giocattoli dell’infanzia,
se volete Aaron Sorkin dovete citofonare ad un’altra porta…), porta con sè
l’obbligatoria scena con il giusto livello di azione. Se riuscite a scendere a
patti con molte delle leggerezze della trama (tipo il pericolosissimo Shredder
scortato da solo due agenti e nemmeno scelti tra i migliori e altre
cosette della stessa entità), il risultato finale è tutto sommato guardabile,
non stiamo parlando del blockbuster che vi cambierà la vita, ma nel più deciso
passo nella giusta direzione per portare questi arci noti personaggi al cinema.
A ben
guardarlo, “Teenage Mutant Ninja Turtles: Out of the Shadows” ha moltissimo in comune
con un qualunque episodio della prima serie animata (quella del 1987) dedicata
ai personaggi, se siete tra quelli che quando sentono le parole “Bebop” e “Rocksteady”
non pensano alla musica SKA, ma ad un facocero e un rinoceronte conciati
come due Punk, allora potreste anche divertirvi. 



Come portare il concetto di “Punkabbestia” ad un nuovo livello.
Per altro, nei panni Rocksteady, prima del massiccio utilizzo di (buona) computer grafica, è possibile riconoscere i baffoni rossi di Sheamus, wrestler della WWE.


Sheamus si è pettinato con il metodo Stanislavskij.

Will Arnett,
ha il compito della spalla comica con la testa annebbiata dalla celebrità,
visto che Arnett è abituato a doppiare il divo BoJack Horsmen non deve aver fatto nemmeno troppa fatica, Megan Fox
fa il minimo sindacale anche perché se si muove troppo le partono le graffette
del lifting, per lo meno il suo contributo non è negativo, il che considerando
la sua filmografia è già un mezzo successo.


Guarda chi si rivede, Steve Urkel! E’ un vero revival anni ’90 questo film.
Tyler Perry
nei panni del Dottor Baxter Stockman, sembra quello che ha capito meglio
l’operazione, recita un po’ da cartone animato, complici occhialoni e bretelle
sembra uno Steve Urkel ingrassato e, persino, Stephen Amell nei panni di Casey
Jones risulta meno imbalsamato del solito. In quelle (poche) puntate di “Arrow”
che ho visto sembra sempre un ciocco di legno impegnato a mostrare gli
addominali, qui se non altro copre bene la parte dello scemone volenteroso e non mi ha fatto rimpiangere l’Elias Koteas del film del 1990… Per
quei due che se lo ricordano ancora.



“Hai portato il disco da Hockey?” , “Ma non dovevi farlo tu?”.
Alla fine a
fare la differenza sono i personaggi in computer grafica, le tartarughe, a
differenza del primo film, quando si muovono lasciano quasi la sensazione di
corpi con un peso ed una massa, il finale è palesemente influenzato da quello
dei vari Avengers (ed è anche abbastanza
frettoloso), ma, comunque, si lascia guardare. Krang il super cervellone malefico
è davvero figo, sembra tanto il mostro
finale di un videogioco, ma se siete venuti su guardando la prima serie animata
delle TMNT questo è quello che avreste voluto sempre vedere fin da bambini,
garantito al limone!



Il me stesso bambino di un tempo, calorosamente ringrazia.

Se siete
appassionati di Basket NBA, sappiate che la lega professionista più celebre del
mondo si ritaglia un piccolo spazio anche qui, i New York Knicks sono ben
rappresentati anche dal loro giocatore di riferimento, Carmelo Anthony, nella
parte di se stesso, per un film in cui la grande Mela viene costantemente
citata e celebrata non poteva mancare la squadra di basket locale.



Fascia verde, armato di palla da basket, e ha anche un nome Italiano!

In patria gli
incassi stanno andando così così, sarebbe un peccato perché questo franchise
pare essersi messo sui binari giusti, di certo non sarà il blockbuster che vi
cambierà la vita, né quello più goloso in uscita quest’estate, ma che ci volete
fare, sono cresciuto a colpi di Cowabunga e ancora oggi ne pago le conseguenze.

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