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Terrifier (2018): il clown iracondo che fa a fettine il mondo

Come si fa a non fare il tifo per uno con un nome stiloso come Damien Leone, cioè andiamo, ti chiami come un’icona del cinema Horror e con uno dei miei registi preferiti di tipo, sempre! Con un nome così qualcosa di speciale nella vita lo devi combinare per forza, anche se finora la filmografia del nostro Damien non è stata tutta pesche e crema.

Tanta esperienza nel reparto effetti speciali e un grande amore per l’horror vecchia scuola che fino a questo momento, però, aveva prodotto pochino, tipo cose come “Frankenstein vs. The Mummy” (2015) una roba che vi posso assicurare, risulta figa solo nel titolo.
Ma il nostro Damien è un regista votato all’arte o, per lo meno, votato ad Art il clown, il personaggio da lui stesso creato è protagonista di due cortometraggi “The 9th Circle” (2008) e “Terrifier” (2010) entrambi contenuti nel suo lungometraggio d’esordio, ovvero “All Hallows’ Eve” (2013), in cui questo spaventoso clown fuori di testa e i suoi truculenti omicidi si vedevano solamente nella VHS al centro della trama.

Il film inizia così. Ma state tranquilli, poi diventa più truculento.

Ma è in questo film che Leone rende Art il clown il suobassoluto protagonista, il risultato finale è davvero ottimo, 90 minuti belli tirati che si candidano a miglior splatter dell’anno, una cosettina riuscita alla grande, capace in un attimo di farci digerire la delusione per il quarto capitolo di “Hatchet” che prometteva fuoco e fiamme e, invece, si è rivelato un fuoco di paglia, se non proprio una scoreggia nel vento.

Si parte così, pronti via, con un prologo iniziare di rara cattiveria che mette subito in chiaro i trascorsi di Art regalandoci i pochi minuti prima dei titoli di testa, con tanto di caratteri volutamente retrò che sembrano una dichiarazione di intenti da parte di Damien Leone, ritmo alto, sangue senza tirar via la mano, momenti sinceramente inquietanti e…Vi ho già parlato delle secchiate di sangue? Insomma, una bomba!
La trama verrebbe quasi da dire che non esiste, oppure, meglio, è talmente minimale che pure uno come me affetto da incapacità congenita di sintesi potrebbe riassumerla senza troppi giri di parole: un paio di belle ragazze di ritorno dalla festa in costume di Halloween, fanno la conoscenza di Art. Seguono un sacco di persone che muoiono male. Ma proprio male male!
Una specie di Marcel Marceau però decisamente più psicopatico.

Il bello di “Terrifier” è la totale dedizione nell’entrare subito in azione, senza perdere il minimo tempo con dettagli inutili tipo la costruzione dei personaggi oppure il loro passato. A ben guardarlo, questo film sembra quella ragazza carina che ti invita ad uscire e quando tu ti presenti tutto in tiro per portarla fuori a cena, quella ti zompa addosso con l’intenzione di farti con tutte le scarpe. Eh, lo so che sono problemi che voi ed io affrontiamo sei o sette volte a settimana, però la metafora mi è venuta
fuori così, mi sembrava rendesse bene l’idea delle intenzioni di questo film.

I protagonisti della storia funzionano più che altro per quello che rappresentano: c’è Tara (Jenna Kanell) la carina darkettona con l’aria da Final girl predestinata che messa accanto all’amica bionda e un po’ alticcia Dawn (Catherine Corcoran) sembra quasi quella con la testa sulle spalle, all’equazione aggiungete la sorella di Tara, quella che ha davvero la testa sulle spalle, classico personaggio che sai di poter chiamare a tutte le ore del giorno e della notte quando sei nei casini, perché tanto non ti lascerà mai a piedi e lo scenario del film è completato.
Ho trovato uno più entusiasta di me all’idea di farsi un selfie.

Il bello, però, è proprio questo: partendo dalla più classica delle classiche situazioni da film Horror (la notte di Halloween, che in questo genere un pio di precedenti illustri li avrebbe pure), Damien Leone gestisce tutto talmente bene che, per assurdo, riesce ad essere originale anche con un assassino vestito e truccato da Clown. No, sul serio, quanto è complicato nel 2018 fare un horror con un clown che non si perde nella massa? Leone ci è riuscito alla grande.

Solo per citare qualche esempio a casaccio: nella storia dell’Horror abbiamo avuto il pagliaccio di Stephen King, la sua versione aggiornata per il grande schermo, abbiamo avuto Clown comici, Clown in salsa body horror, insomma ci sono più pagliacci nel cinema horror che in un circo.
Ma Damien Leone e il suo Art il Clown entrano a gamba tesa nella competizione sfornando un assassino che corre seriamente il rischio di diventare un personaggio di culto. Lo fanno con uno slasher orgogliosamente vecchia scuola, sotto tutti i punti di vista, sia per gli ottimi effetti speciali, un trionfo di sangue finto e trucci prostetici da scaldare il cuore, sia per la dedica finale, se nei titoli di coda mi rendi omaggio a Wes Craven, George A. Romero e Tobe Hooper beh ragazzo, bravo! Ottimi gusti.
Laureato con il massimo dei voti all’università per clown.

Non è che ci sia poi davvero moltissimo da analizzare in un film così, va visto perché funziona alla grande anche nel suo divertirsi a
giocare con le aspettative del pubblico, in certi momenti sembra che “Terrifier” se ne batta allegramente i maroni delle più basilari regole dello Slasher, infrangendole quasi tutte, ma non per il puro gusto di farlo, più che altro per la gioia di sacrificarle tutte quante sull’altare dell’effetto finale, spiego!

Le vittime di Art, restano sullo schermo per un numero imprevedibile di minuti a testa, anche i personaggi che sembrano destinati a passare la nottata muoiono, ma mai quando e come sarebbe lecito aspettarli. Leone e il suo pagliaccio bastardo giocano sporco e lo fanno davvero, non voglio rovinarvi la visione, ma guardate come Art risolve la classica scena
in cui la bella di turno riesce finalmente a sopraffare l’assassino e comincia a picchiarlo con qualunque oggetto, l’importante e fargli del male. Se fosse un film come gli altri Art risponderebbe con la stessa arma, invece questo Clown non va troppo per il sottile pur di ottenere il suo efferato risultato.
La solita locandina alternativa che promette e non mantiene? No! La scena più tosta del film!

Anche perché “Terrifier” ruota davvero tutto intorno a lui, David Howard Thornton è una rivelazione, sfoggia notevoli capacità mimiche sotto un trucco e costume minimale ed azzeccatissimo, le parti in cui Art risulta più
spaventoso, sono quelle in cui sorride sinistro alle sue future vittime e fa le cose più normali del mondo, ma del tutto fuori contesto, tipo farsi una selfie che sembra un’enorme presa per il culo a tutti i fanatici della selfie lì fuori.

Mettiamo un bel sorriso su questa faccia (Cit.)

Grazie alla sua interpretazione, Art riesce ad essere anche un personaggio per cui è facile provare empatia direte voi. Ma manco per idea! Art il Clown è un grandissimo figlio di puttana, un pezzo di merda senza motivazioni, senza possibilità di recupero che si diverte tantissimo a
fare quello che fa che, per altro, gli riesce anche molto bene, sfiga per tutti quelli che lo incontrano, il suo passatempo preferito è fare fuori la gente, nel modo più truculento possibile, il tutto senza pronunciare mai una singola parola per tutta la durata del film.

Non mancano teste staccate, prese a calci o trasformare in zucche di Halloween, omicidi brutali ed un uso del seghetto che di certo non dimenticherete, in quella che è sicuramente la scena più splatter e riuscita di tutto il film, vedere per credere!
Forse l’unica scena in cui Art sembra quasi umano, aiuta ancora di più a definirlo come forza della natura dedicata all’omicidio grondante sangue, la scena mi è sembrata riuscita nel suo essere in parte fuori contesto, mi ha fatto pensare al Principe Giovanni del Robin Hood della Disney (guardo uno Slasher e penso alla Disney, sono un tipo strano lo so) in cui il re fasullo diventava mammone, per usare le parole del celebre pezzo folk di quel film.
Poi diventa mammone… e si succhia il ditone. Ah! Ce l’han tutti con lui! (Cit.)

Ogni mossa e mossetta di Art provoca una reazione uguale e contraria nel pubblico, lo dico fuori dai denti: ho trovato il personaggio in parti uguale spaventoso e terrificante, tipo quando se la ride da solo muto per le sofferenze delle sue vittime, ma anche spassoso. No, sul serio, dove lo trovate un assassino che cercando di aprire una porta, infila un braccio nello stipite e fa suonare una trombetta da Clown così, per farsi due risate?

Questo grandissimo bastardo bianco nero (ho appena guadagnato punti presso tutti gli anti-Juventini di uno strambo Paese a forma di scarpa), ammazza, mutila e sbudella con una joy de vivre tutta sua, in alcuni momenti si lancia anche in imitazioni, ad esempio del pupazzo in
bicicletta di Saw, oppure di una roba che mi ha fatto pensare al, ve lo ricordate il video di “The Dope Show” di Marilyn Manson? Ecco, una roba del genere, solo con molto, ma molto più sangue!
Il modo migliore per rivalutare di colpo Jack Torrance.

A ben guardare, Damien Leone e la sua creatura con cappellino, forse hanno lo steso approccio divertito al genere, per quanto mi riguarda questo ragazzaccio e il suo clown bastardo si sono fatti perdonare quella robaccia di “Frankenstein vs. The Mummy”. Signore, signori: c’è un nuovo clown bastardo a zonzo per il genere Horror ed è fermamente intenzionato a mascellare più carne di Ronald McDonald!

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