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Terror Train (1980): non vorrei mai salire a bordo di un treno che accettasse tra i suoi viaggiatori un assassino vestito da Groucho Marx

In uno strambo Paese a forma di scarpa siamo abituati a
treni sempre in ritardo, ma per una volta faccio in tempo a festeggiare i primi
quarant’anni di classico dello Slasher come “Terror Train”.

Al netto di alcuni grossi titoli antecedenti che affronteremo presto su queste Bare, l’inizio ufficiale del genere Slasher (ad Ovest di “Reazione a catena” di Mario
Bava) è sempre riconosciuto nel classico di Giovanni Carpentiere Halloween, ma non è da sottovalutare il
contributo Canadese alla causa.

Dal Canada nel 1974 è arrivato “Black Christmas” (Un
Natale rosso sangue) ma giusto un paio di anni dopo la pietra miliare del
Maestro Carpenter, anche questo treno del terrore, con la stessa protagonista
di “Halloween”, ovvero Jamie Lee Curtis. Se pensate che il treno più strambo e
pieno di loschi soggetti su cui sia salita la regina delle Scream Queen fosse
quello di Una poltrona per due, è
soltanto perché avete mancato la coincidenza con quello guidato da Roger
Spottiswoode, uno che in carriera ha anche diretto un mio piccolo culto.

Roger Spottiswoode passato dai treni agli elicotteri senza colpo ferire.

Magari il nome può dirvi poco, ma Spottiswoode non è
certo l’ultimo della pista, ha esordito come montatore per Sam Peckinpah, uno
che consumava esperti di montaggio come bottiglie di whiskey. Spottiswoode era
tra i montatori che si sono occupati di “Cane di paglia” (1971) e soprattutto
“Pat Garrett e Billy Kid” (1973), anzi a dirla tutta Roger ha proprio
combattuto accanto e contro Peckinpah per il montaggio del film con James
Coburn e Kris Kristofferson, è stato uno di quelli che si è inferocito almeno
quanto “Bloody Sam” quando la MGM ha minacciato di mutilare il film (storia vera). Insomma
un’esperienza traumatica che ha richiesto una lunga pausa per Spottiswoode, che
ha fatto ancora in tempo a dedicarsi al montaggio di L’eroe della strada (di Walter Hill, lanciato da Peckinpah) per poi
tornare nel natio Canada ed esordire alla regia, proprio con questo “Terror
Train”.

Ora, non so se lo avete notato, ma la mia passione per John
Carpenter mi porta a citarlo ad ogni piè sospinto, si nota molto? Eh un po’ lo
so. Ogni tanto, raramente per fortuna, faccio a testate con qualcuno che
sostiene che suoi film come Halloween
o The Fog, non “facciano paura”
perché sono… Ho dolore agli organi interni a scriverlo… Troppo vecchi, aaargh!
Argomentazione da poco a mio avviso, più che altro perché bisognerebbe notare che in
quanto titoli che hanno fatto scuola, sono stati imitati e presi ad esempio
negli anni, quindi agli occhi degli spettatori più giovani, potrebbero sembrare
ridondanti, in questo senso “Terror Train” rivisto oggi, potrebbe soffrire
dello stesso problema.

“Jamie Lee come lo trovi questo film? È invecchiato bene?”

Anche perché Jamie Lee Curtis, arrivava dritta dai due film
citati qui sopra di Carpenter e da Non entrate in quella casa, con “Terror Train” stava cementando per sempre il
suo ruolo di regina dell’urlo per antonomasia. Ma la presenza della figlia di Tony
Curtis e Janet Leigh è solo uno degli elementi classici che possiamo ritrovare
in questo Slasher, arrivato solo due anni dopo la rivoluzione cinematografica
di John Carpenter, un altro elemento canonico è lo scherzone goliardico ai
danni del poveretto di turno.

“Terror Train” inizia proprio così, Alana Maxwell (Jamie
Lee), viene scelta per la sua avvenenza come esca per uno scherzo crudele ai danni
del timido e complessato Kenny Hampson (Derek MacKinnon). In quanto studenti di
medicina, i ragazzi della confraternita trafugano un cadavere da usare per
terrorizzare Kenny facendosi beffe di lui. A loro parziale discolpa, come
argomentazione posso solo portare il dettaglio per cui Venerdì 13 esordiva nello stesso anno, il 1980, quindi i ragazzi
forse non avevano ancora avuto modo di capire le conseguenze di un gesto come
questo, le risate di oggi diventeranno i Jason Voorhees di domani… Ch, Ch, Ch, Ah, Ah, Ah.

Tre anni dopo gli studenti di medicina, sono pronti a
festeggiare la loro laurea con una festa in costume organizzata dalla confraternita
direttamente a bordo del treno che li trasporta. Qui troviamo tutti i
protagonisti, da Alana ad Ed (Howard Busgang), il buffone del gruppo che in
maniera molto logica, si è travestito indossando una maschera di Grucho Marx,
ma insieme alla banda di giovinastri troviamo anche il capotreno Carne,
interpretato dal mitico Ben Johnson, ennesimo anello di congiunzione tra Spottiswoode
e Sam Peckinpah.

“Il produttore è un mio amico, sono venuto in autostop” (cit.)

Ma in un treno pieno di ragazzi sbronzi e con costumi
assurdi, che sembrano tutti nipoti del Jim Belushi vestito da Gorilla di Landisiana memoria, a spiccare è il
prestigiatore invitato a bordo per intrattenere i ragazzi, un illusionista
interpretato da David Copperfield. Ve lo ricordate David Copperfield? Se si, ho
una brutta notizia per voi, vuol dire che non siete più coetanei dei
protagonisti di “Terror Train”, oppure semplicemente conservate memoria del
modo in cui negli anni ’90, l’uomo con il nome preso in prestito da un romanzo
di Charles Dickens, ci spaccava i maroni stupiva con le sue magie articolare, mentre seduceva modelle teutoniche. A ben pensarci se non lo ricordate, non vi
siete persi poi molto.

“Questo treno è pieno di gente mezza matta, ma non dirlo a nessuno ok?”

Per farvi capire quando è classico un classico come “Terror
Train”, mi basterà dirvi che i primi due a morire sono il buffone del gruppo,
seguito dal nero travestito da lucertola, ma se proprio vogliamo dirla davvero
tutta, non serve essere David Copperfield per capire l’identità dell’assassino
che prende in prestito la maschera di Groucho Marx per celare la sua identità.
Pensate al sospetto più facile del mondo e anche senza aver mai visto il film,
sicuramente avrete azzeccato la risposta corretta cari i miei Hercule Poirot.

Ma non è l’identità dell’assassino la parte più importante
di “Terror Train”, un film che gioca a carte scoperte, la presenza a bordo di
un illusionista è quasi una dichiarazione d’intenti, Roger Spottiswoode fa di
tutto per farti fissare i movimenti della mano sinistra, mentre con la destra
ti frega, nascondendo il suo segreto in bella vista. Avrei una “caSSata” delle
mie da scrivere su tale mistero, ma preferisco mantenere il segreto e lasciare
che siano gli spettatori che ancora non hanno mai visto questo film, a salire a
bordo del convoglio per scoprirlo con i loro occhi.

Una di quelle volte in cui sarebbe meglio perdere la coincidenza.

Il film venne girato in una manciata di gelide notti, le
riprese cominciavano alle sei di sera e andavano avanti fino al mattino, le
temperature esterne erano spesso così basse che una delle macchine da prese si
congelò (storia vera). Non male per un film che era nato da un’idea del
produttore Daniel Grodnik, che dopo aver visto in fila “Wagon-lits con omicidi”
(1976) e il film di Carpenter, chiese alla moglie: «Che ne pensi di fare Halloween a bordo
di un treno?», malgrado la risposta della signora («È una pessima idea»), Grodnik
decise che questo treno sarebbe partito in orario lo stesso. La domanda sorge spontanea: perché ha chiesto parere alla moglie allora?

Senza scomodare Agatha Christie, “Terror Train” si distingue
dagli altri Slasher per l’unità di luogo, Roger Spottiswoode semina indizi,
prima la radio a bordo non funzionante, poi il treno in coda sul binario che
impedisce di cambiare direzione, aggiungeteci anche la notte Canadese dal clima
di certo non primaverile. “Terror Train” costringe i suoi protagonisti a bordo,
chiusi dentro i vagoni con un assassino senza volto, la maschera di
Groucho (scelta come omaggio al travestimento del rapinatore Robert Shaw in Il colpo della metropolitana. Storia vera) fornisce all’assassino la
possibilità di cambiare costantemente identità rubando di volta in volta il
costume ad una nuova vittima, questo rende l’assassino una sorta di
“mutaforma”, tutti elementi che distraggono molto bene lo spettatore da una
soluzione di un giallo che non è affatto tale.

Con tanti saluti da parte di Dylan Dog.

“Terror Train” non inventa molto, è nato come un “Halloween” su un treno e quello fa dall’inizio alla fine, ma rispetto al canone del genere
Slasher bisogna sottolineare come a bordo dei vagoni non ci siano personaggi
davvero buoni. Certo abbiamo i soliti giovinastri festaioli destinati a
diventare carne da macello, ma a ben guardare anche la “Final Girl” non è
esenta da critiche, Alana ha partecipato se pur contro voglia allo scherzo ai
danni di Kenny, anche se poi nel corso del film cercherà di redimere in parte la
sua colpa, nemmeno la protagonista è senza macchia. A ben guardare l’unico
personaggio davvero positivo a tutto tondo è il capo treno di Ben Johnson, lui
davvero l’unico “buono” in senso classico.

Quello di cui invece non ho mai capito la presenza è David
Copperfield, perché dei giovani neo laureati con a disposizione un treno tutto
per loro, pieno di alcool e ragazze, avrebbero bisogno di un illusionista per
divertirsi? Io capisco che fosse necessario lanciare l’astro nascente David
Copperfield (allora ancora non famoso) però il maghetto riesce nella non proprio
magica impresa di ammazzare… Il ritmo del film. Ad ogni sua apparizione mi
ricordo perché già lo sopportavo poco negli anni ’90, vederlo impegnato in
tentativi di “broccolamento” di Jamie Lee Curtis non migliora di certo.

Non ti fidare Jamie Lee, quello ha fatto scomparire più persone di Michael Myers.

A proposito di Jamie Lee, una roccia, sulle sue urla e i
suoi polmoni (non facciamo battutacce! Fate i bravi!) è basato buona parte
della tensione del film che spesso latita bisogna dirlo, “Terror Train” fa
parte di quella manciata di titoli con cui Jamie Lee Curtis si è guadagnata la
sua corona di regina delle Scream Queen, quella che poi ha cercato di negare in
ogni modo, salvo poi tornare a sfoggiarla a fine carriera, ma questo non cambia
il fatto che ogni Slasher con la Curtis merita un’occhiata, già solo per la sua presenza.

“Di sicuro quello col pelo più scuro è la femmina” (cit.)

Malgrado i suoi passaggi diventati canonici in mille altri
horror della stessa tipologia e l’identità dell’assassino che deve essere solo
confermata, “Terror Train” è ancora un esempio di Slasher in grado di
giocarsi decentemente le sue poche carte, a volte perde il ritmo ma non deraglia mai, non come accaduto al suo rifacimento del 2008 intitolato “Train”, quello si davvero insipido. Quindi anche dopo quarant’anni resta un
viaggio in treno che non si dimentica, come cantava Ozzy Osbourne: All aboard ha ha ha ha ha ha ha!

Ed ora tutti a trovare Il Zinefilo anche lui a bordo del treno del terrore!

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