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Terror Vision – Visioni del terrore (1986): lo schermo che si mangia lo schermo

“Terror Vision” è un organismo vivente che si muove tra parabole spaziali, pupazzi deformi e famiglie iperattive, pronto a divorare qualsiasi cosa sullo schermo… e nel cervello dello spettatore. Visto che compie i suoi primi quarant’anni, secondo voi potevo lasciare fuori dalla Bara un titolo che è al 100% in linea con la classe e l’eleganza di questo feretro volante?

Diretto da Ted Nicolaou, prodotto da Albert Band e dalla sua Empire Pictures, con musica di Richard Band e fotografia di Dante Dalla Torre (lo stesso occhio che aveva illuminato Phenomena di Argento), il film è stato girato poco fuori Roma, utilizzata per rappresentare la provincia americana, quella con i veri colori degli anni ’80, ovvero i neon e villette a schiera che diventano il teatro di una follia senza freni.

Al centro della storia c’è la famiglia Putterman: il padre Stanley, interpretato da Gerrit Graham noto per collaborazioni con Brian De Palma, la madre, novella Jane Fonda, sempre intenta a fare ginnastica domestica, e la figlia vestita e truccata come Madonna prima maniera.

La tua classica famiglia americana di provincia, anche prima dei Simpson.

Non mancano poi il nipotino vestito da soldato e il nonno, un ex militare complottista con fissazioni per lucertole, armi e ogni tipo di gadget da sopravvivenza, sempre pronto a muovere manopole misteriose e a fare un goccetto tra un’esplosione e l’altra.

La parabola satellitare installata nel giardino non riceve normali canali televisivi: intercetta segnali dal pianeta Plutone, il modo alieno di liberarsi della spazzatura e con essa, di un vorace essere che se ne nutre.

L’idea, tutta matta, è venuta al regista Ted Nicolaou cavalcando l’esplosione dei canali satellitari nelle televisioni americane, a questo aggiungici gli alieni teledipendenti tipici degli anni ’80 e i soldi dell’italianissimo Charles Band e della sua sempre propensa alla caciara Empire Pictures e il gioco è fatto!

Gli americani: svolgimento…

Ne scaturisce un mostro sbavante, con occhioni enormi, tentacoli, denti affilati e un appetito insaziabile, che potrebbe essere la descrizione sia delle creatura che dello stesso “TerrorVision”, perché questo film come il gustoso mostro rigorosamente realizzato con effetti speciali provenienti dall’anno1986, esce fuori dalla tv pronto a divorare chiunque si trovi a portata di mano: metallari festanti, amici dei genitori, persino il poliziotto di turno, tutti ridotti a pappetta!

Le scene grottesche si susseguono senza sosta, il mostro invade la vasca da bagno dell’odioso Spiro (Alejandro Rey) e di sua moglie, mentre bottiglie di Heineken appaiono casualmente sullo sfondo e i personaggi, sono delle macchiette ricavate da altrettante caricature, prima dei pazzi abitanti della provincia americana di South Park, avevamo solo la famiglia protagonista di “TerrorVision”.

Sorridi, sei un televisione!

Il film è anche un inno all’assurdo tecnologico e allo stile di vita Yankee degli edonistici anni ’80, con fulmini che colpiscono la parabola e il via cavo che scatena desideri erotici nella moglie di Jane, oppure immagini pescate dagli horror e dai film di fantascienza, ben rappresentati dalla presenza della popputa presentatrice televisiva Medusa, un chiaro riferimento ad una delle predilette di questa Bara, Elvira, il tutto in un crescendo che culmina in un climax di pura pazzia visiva… Insomma una robina elegante, di classe, in stile Bara Volante.

Per una volta, ad ipnotizzare non sono i serpenti (quali serpenti?)

Nonostante tutte le trovate pacchiane e quelle che fanno due volte la capriola su loro stesse, “Terror Vision” funziona perché tra un mostro che divora divani e persone, una famiglia assurda e conduttrici sexy, c’è una logica interna fatta di ritmo, colori, luci e suoni che ti cattura, che poi è esattamente quello che ha sempre fatto la televisione a noi ex bambini teledipendenti degli anni ’80.

La musica dei sintetizzatori accompagna ogni apparizione, e il montaggio mantiene lo spettatore attento perché in ogni caso, tra mostri e risate, succede sempre qualcosa. Ogni personaggio, dalla figlia mini-Madonna al nipotino soldato, contribuisce alla frenesia grottesca: si agitano, urlano, complottano, bevono birra, discutono di complotti e osservano la TV mentre il mostro distrugge tutto.

La maglietta dei WASP, in questo contesto urbano, è un colpo di genio, va detto!

Quarant’anni dopo, il film resta un piccolo monumento del b-movie anni ’80, non è elegante, non è sofisticato, non ha bisogno di giustificazioni ed è fighissimo proprio per questo. Un tripudio di colori, mostri e follia familiare, una lezione di cinema artigianale in cui tutto è esagerato, ridicolo eppure incredibilmente efficace, per altro, come un tempo lo trovavamo al videonoleggio, oggi dovreste riuscire ancora a pescarlo su Prime Video.

Quarant’anni di pura decadenza visiva e narrativa, con alieni bavosi, parabole assassine e conduttrici sexy, “Terror Vision” con il suo ridondante sottotitolo potrebbe rappresentare gli effetti a lungo termine sui cervelli delle persone, esposte ad un numero esagerato di ore di televisione, insomma, è un viaggetto nella mia testa, non potevo non festeggiarlo su questa Bara, che poi altro non è che a sua volta, un sottoprodotto delle ore che ho passato davanti allo schermo… Auguri TV-follia!

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