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Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi (1989): a volte le dimensioni contano

A volte bisogna cambiare il punto di vista per avere una nuova percezione sul mondo che, poi, è il tema di oggi, benvenuti al nuovo capitolo della rubrica… Above and Beyond!

No, no no, lo so cosa state pensando, non ho sbagliato giorno e non sono nemmeno ubriaco (non ancora), Stuart Gordon non è un intruso e non ho confuso i film, uno dei più grossi successi al botteghino del anno 1989, quello che per decenni è stata la commedia fantascientifica di maggiore successo commerciale (superata solo nel 1997 da Men in Black) è una delle più insospettabili creature di Stuart Gordon e del suo altrettanto folle compare Brian Yuzna, lo so è parecchio da digerire, ma prima delle fine del post vi sembrare tutto molto meno bizzarro, andiamo per gradi.

La passione di Stuart Gordon per Frankenstein ha spinto il regista di Chicago a portare sul grande schermo altri “Mad doctors” di un certo livello, come Herbert West o gli scienziati di From Beyond, per certi versi anche il giocattolaio di Dolls potrebbe rientrare nella categoria, ma evidentemente dopo un film così a dimensione di bambino, il passo successivo per Stuart Gordon, Brian Yuzna e Ed Naha (sceneggiatore proprio di Dolls) era quello di scrivere un film sulle dimensioni dei bambini, però realizzato da un trio di appassionati di cinema di genere.

Un’idea gustosa per un film (il biscotto gigante) e i dirigenti della Disney che ci si fiondano sopra.

L’ispirazione arriva dai grandi (o forse dovrei dire piccoli? Vabbè, ci siamo capiti) classici: “La bambola del diavolo” (1936), “Il dottor Cyclops” (1940), “Radiazioni BX: Distruzione uomo” (1957) tratto da quella meraviglia di romanzo che è “Tre millimetri al giorno” di Richard Matheson e, ovviamente, “Viaggio allucinante” (1966) il cui adattamento migliore per il sottoscritto resta “Salto nel buio” (1987) di Joe Dante, un titolo che conferma che verso la fine degli anni ’80 il tema della miniaturizzazione era molto sentito. Potrei scherzare sul fatto che le dimensioni contano, oppure lanciarmi in analisi ardite su una società che accumula proprietà e quindi si ritrova in crisi di spazio, ma sarebbe solo un ottimo modo per andare fuori tema, quello che conta è che nessuno fosse davvero interessato a produrre la sceneggiatura di Gordon, Yuzna e Naha intitolata “Teenie Weenies”, le scuse erano molteplici, il titolo non piaceva, ma, ammettiamolo candidamente, il materiale era troppo bizzarro e sembrava non avere mercato, finché una copia della sceneggiatura non arrivò nelle mani dei più improbabili finanziatori, almeno per uno con i trascorsi cinematografici di Stuart Gordon, ovvero la Walt Disney Pictures.

Solo il laserone del Dottor Male aveva osato di più.

Incredibilmente alla Disney il soggetto piacque e Gordon sembrava anche in pista per dirigere questo film, quindi state pur certi che per certi versi la storia sarebbe anche migliorata, anche se avrebbe rappresentato l’esordio del regista di Chicago nel cinema più commerciale, purtroppo (o per fortuna) la salute di Gordon ci mise lo zampino e il regista rimase a bordo solo come autore del soggetto che, ovviamente, venne rimaneggiato dalla Disney che affidò la regia di un film che richiedeva una certa esperienza con gli effetti speciali, ad uno che proprio con “Honey, I Shrunk the Kids” (il tempo verbale sbagliato del titolo, è diventato un marchio di fabbrica della serie. Storia vera) avrebbe firmato la sua prima regia dopo anni passati ad occuparsi di effetti speciali, mi riferisco a Joe Johnston, uno che avrebbe fatto bene a spedire una bottiglia di quello buono a casa Gordon, ogni Natale della sua vita.

«Stuart Gordon? Un grande, avrà un cervello così quell’uomo»

Con Johnston arriva anche lo sceneggiatore Tom Schulman, incaricato di addolcire un paio di passaggi della storia, uno in particolare, sì, perché la prima bozza di sceneggiatura di Gordon e Yuzna prevedeva cinque ragazzini come protagonisti e uno di questi veniva malamente ucciso durante la drammatica pioggia di acqua provocata dall’irrigatore (storia vera), quindi la Disney caritatevolmente ha pensato di uccidere il personaggio in culla facendolo scomparire dalla storia, che teneri.

Da qui in poi sarebbe lecito già iniziare a pensare al film della prossima settimana, perché con Stuart Gordon fuori dai giochi e non coinvolto se non come produttore nei numerosi seguiti di questo film (anche se la serie tv ispirata, ha avuto una puntata diretta da Gordon, ovviamente l’episodio di Halloween), tutto lascerebbe intendere che per questo post potrei semplicemente dedicarmi a raccontarvi un classico che abbiamo visto tutti un milione di volte… In realtà, Stuart Gordon è ovunque in “Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi”, quasi la conferma che nonostante l’ assenza, il suo talento poliedrico era capace di generare buon cinema, indipendentemente se fosse destinato a ragazzini oppure a fanatici dell’horror.

I protagonisti della serie tv omonima, gli unici davvero diretti da Gordon.

Per capire come mai la Disney abbia deciso di produrre un soggetto scritto da un Maestro del cinema dell’orrore, bisognerebbe fare un piccolo passo indietro. Personalmente sono sempre stato molto affascinato dalle produzioni alternative della casa del topo, senza scomodare l’unico vero horror che prima la Disney ha prodotto e poi cercato di nascondere in tutti i modi, ovvero “Qualcosa di sinistro sta per accadere”, in quel periodo il fermento era nell’aria. “Tron” (1982) non era stato un successo al botteghino, ma aveva fatto capire alla Disney che poteva esistere un mercato oltre a quello dei bambini, il trionfo di un film come Chi ha incastrato Roger Rabbit prodotto dalla Touchstone Pictures (una casa di produzione controllata della Disney dedicata proprio a questa porzione di mercato) andava in qualche modo replicato, solo in quella breve finestra temporale anche uno come Stuart Gordon poteva finire nella stessa frase accanto alle parole “Walt” e “Disney”. Questo spiega anche perché prima di “Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi” veniva proiettato il corto Una pazza indigestione che molti ritengono il motivo dei tanti biglietti staccati, da spettatori che aspettavano il ritorno del coniglio Roger.

I titoli di testa (animati) come da tradizione della rubrica.

Ammettiamolo: “Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi” è invecchiato piuttosto bene. Joe Johnston arrivava da effetti speciali ancora orgogliosamente analogici, quindi, malgrado la scena del volo a dorso d’ape fosse uno dei primi esperimenti con il “Chroma key” e la CGI (infatti risulta la parte più invecchiata del film), il resto della pellicola tiene botta, complice anche il fatto che la vita in provincia delle due famiglie protagoniste, sospende un po’ la storia, lasciandola in quella bolla fatta di villette e schiera con giardino, cagnolino e prato da falciare che sanno tanto di provincia di Yankeelandia. Se a questo aggiungiamo una buona porzione di effetti speciali artigianali e set ben costruiti, tutta roba molto “tattile” che, malgrado il passare degli anni, ha retto bene la prova del tempo proprio perché contribuisce a calarsi in una storia dove le assi del pavimento possono essere canyon e una scopa di saggina una minaccia mortale.

Le pulizie non sono mai state tanto pericolose.

La scelta migliore per quello che mi riguarda è senza ombra di dubbio quella di aver deciso di animare a passo uno il terribile scorpione che diventa sullo schermo un mostro degno delle creature realizzate dal Maestro Ray Harryhausen, insomma la vecchia scuola che con il tempo migliora, applicata ad una storia semplice, ma efficace, dei bambini lanciati in una grande impresa che li porterà a crescere, un tema su cui la Pixar ha basato tutta la sua filmografia e che qui funziona perché quando sei stato ridotto a dimensioni microscopiche, anche attraversare il cortile di casa può diventare un safari.

Il giardiniere è in vacanza eh?

Bisogna dire che i personaggi di “Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi” sono piuttosto abbozzati o meglio, sono aderenti al canone che devono rispettare: il padre è uno scienziato eccentrico, una versione per ragazzi dei “Mad doctors” che tanto amava Stuart Gordon (e state pur certi che se il film lo avesse diretto lui, Wayne Szalinski sarebbe stato interpretato da Jeffrey Combs), sua moglie è una venditrice di case bionda e un po’ scocciata del caos in casa (Diane Szalinski nel ruolo che Gordon avrebbe affidato a Barbara Crampton) e così via fino ad arrivare alla coppia di vicini di casa, interpretata da Matt “Max Headroom” Frewer e Kristine “Mamma di Buffy” Sutherland.

Due pezzi abbastanza grossi del piccolo schermo, senza bisogno di essere miniaturizzati.

Se avete familiarità con il cinema di Stuart Gordon sarà chiaro che personaggi così schematici, nelle sue mani sarebbero diventati una grottesca rappresentazione della vita nella provincia americana, nelle mani di Joe Johnston, invece, restano schematici e basta, ma se non altro, si finisce a patteggiare per loro grazie alla bontà della sceneggiatura e agli attori giusti scelti per interpretarlo, a partire proprio dal più memorabile di tutti, ovvero Rick Moranis.

Ringraziate perché nella parte dello scienziato inventore del “Laserone” in grado di miniaturizzare tutto e tutti, abbiamo rischiato di vedere l’odioso Chevy Chase prima e il compianto John Candy, fu proprio il comico canadese che rifiutando la parte suggerì il suo collega (e compatriota) Rick Moranis, eroe di Staurday Night Live e star in Ghostbusters Balle Spaziali, scelta impeccabile  considerato che per certi versi questo film è la parodia (o comunque la versione per ragazzi) dei classici con protagonisti miniaturizzati che ho citato lassù.

«Se volete saperlo non sono il mastro di chiavi e al momento sarei un po’ impegnato»

Anche se la scelta più brillante di casting per me resta Robert Oliveri al suo esordio cinematografico, con gli occhiali sul naso, di fatto diventa il perfetto “mini me” di Rick Moranis, completamento alla perfezione la coppia padre figlio di Nerd come venivano intensi negli anni ’80, ovvero dei sociopatici appassionati di scienza e con problemi a relazionarsi con il resto del pianeta, non di certo lo stesso concetto che abbiamo oggi di questa parola.

Solo un “Mad doctor” (o un Nerd vecchia maniera) si potrebbe costruire in casa un “laserone” che di fatto è un’arma mortale il più grosso frullatore per mele del mondo almeno fino al giorno in cui il caso non ci mette lo zampino, anzi, finché non ci mette una palla da Baseball (e qui si vede lo zampino di Stuart Gordon) che lanciata in casa dal maldestro figlio dei Thompson, trasforma il laser in una macchina in grado di miniaturizzare, le dinamiche tra i personaggi fanno sì che le prime cavie umane (involontarie) siano proprio le due coppie di figli delle due famiglie che, come in una partita a Monopoli, si ritrovano alla casella di partenza, costretti ad attraversare la selva oscura del giardino di casa per avere una possibilità di tornare alle normali dimensioni.

L’incarnazione più pop dei “Mad doctor” tanto amati da Gordon, a destra invece beh, una mela.

Nel mezzo metteteci gag ancora spassose come Rick Moranis che per non calpestare l’erba prima si arrampica (non proprio atleticamente) sulla staccionata e poi inventa sistemi per scandagliare il giardino restando sospeso a mezz’aria, il tutto mentre sotto, tra i fili d’erba diventata per i ragazzi alta come alberi secolari, ogni piccolo elemento diventa protezione (il mattoncino Lego usato come riparo per la notte) oppure minaccia (la falciatrice).

Polline troppo grande anche per le narici di un allergico, respirazioni bocca a bocca imparate “a lezione di Francese” piccoli alleati come la formichina e grandi minacce come gatti e scorpioni, “Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi” è un classico invecchiato bene, dall’ottimo ritmo e ancora godibilissimo a tutte le età, proprio perché ha elementi da film di genere (ed effetti speciali all’altezza), ma resta una storia di formazione piuttosto classica, basta dire che il percorso di crescita (emotiva e umana) dei giovani protagonisti, va di passo con la loro statura, non è certo un caso se Nick Szalinski capisce la battuta sulla “lezione di Francese” sui titoli di coda del film no?

Ragazzi studiate le lingue, vi serviranno nella vita.

Si potrebbe dire che “Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi” conserva sotto le due mani di vernice colorata passata dalla Disney, ancora qualche spigolo appuntito che in un film per ragazzi oggi non vedreste mai nemmeno per errore, mi riferisco alla pelosa, ma adorabile formichina che diventa alleata e mezzo di locomozione per i ragazzi, francamente impossibile non voler adottare una colonia di formiche dopo aver visto questo film e a distanza di anni, quando abbiamo visto Ant-Man è a questo film che tutti stavamo pensando!

«Ehi, briciole che avanzano ne avete?»

Non riesco a capire se l’Eros e il Thanatos che ritroviamo in minima (davvero minima) parte anche in questo film, siano anche quelli un lascito del lavoro di Stuart Gordon oppure se qui ci sia lo zampino della Disney: quando i quattro ragazzi si accampano nel mattoncino Lego per la notte, tra i due più prossimi all’adolescenza ovvero Amy Szalinski (Amy O’Neill) e Russ Thompson Jr. (Thomas Wilson Brown) scatta un mezzo momento ormonale che dura un attimo perché l’approccino viene subito punito dall’entrata in scena dello scorpione, un mostro, come detto, in stile Ray Harryhausen che richiede il suo tributo di sangue, anche se sospetto che il mandante dietro questa scena sia la Disney più che Stuart Gordon, anche se lo scorpione qui fa la parte del Jason di turno, pronto a punire gli istinti ormonali giovanili.

«Ucci ucci sento odoro di ormonucci!»

Ho questo sospetto perché lo scorpione uccide brutalmente la coraggiosa formichina, in quello che è a tutti gli effetti un MDD il Momento del Dramma Disney! (copyright La Bara Volante 2019, all right reserved aut. min. rich vi sguinzaglio dietro i cani e gli avvocati)

Mamma di Bambi is for boys, Formichina is for men.

Quello che, invece, ho sempre trovato sottilmente Gordoniano è il finale: Joe Johnston ha realizzato il bagnetto di Nick Szalinski nella tazza della colazione paterna, con effetti speciali analogici, il latte in cui Nick Szalinski erano 16 mila galloni di acqua con colorante bianco, una piscina in cui galleggiavano dei finti cereali Cheerios, dei salvagente di gommapiuma del diametro di 12 piedi, non chiedetemi di convertire le misure. però, per quello ci vorrebbe la calcolatrice di papà Szalinski.

La scena è buffa, ma tiene in tensione, anche grazie alle musiche del leggendario James Horner (che in una traccia della sua colonna sonora, strizza anche l’occhio al tema dei Goonies, fateci caso), eppure la minaccia del padre che involontariamente rischia di divorare suo figlio, ha qualcosa del Saturno dipinto da Francisco Goya, quindi è innegabile che per quanto la Disney ci abbia provato, le piccole pennellate horror di Stuart Gordon siano ovunque in questo film.

Infilare Goya in un post su un film Disney e i cinéfili nell’era dell’Internét… MUTI!

Credo che questo livello di libertà creativa che possiamo ritrovare in “Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi” (un film che oggi sarebbe come minimo vietato ai minori), fosse frutto di quel breve momento di “sperimentazione” Disneiana e dall’impronta data da Stuart Gordon alla storia, la dimostrazione che con il suo talento, un regista di genere e ancora oggi considerato quasi di nicchia anche dagli appassionati di Horror, poteva regalare al mondo un classico senza nemmeno perdere la natura indipendente del suo cinema, perché ad esclusione dell’episodio diretto per la serie tv che citavo lassù, Gordon non si è lasciato minimamente influenzare dalla sirene del cinema per tutti, restando orgogliosamente indipendente, come vedremo già il prossimo venerdì.

Inoltre, è innegabile che il successo di questo film sia dovuto non solo alla bontà del suo contenuto, ma anche al fatto che alla Disney lo considerassero grasso che cola, un investimento per loro tutto sommato economico per le loro tasche (18 milioni di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti defunti) diventato estremamente remunerativo, visto che nel mondo arrivò ad incassare 222 milioni, urca!

«Duecento milioni? Focca la bindella!» (tipica espressione del Wisconsin)

Insomma, a volte qualcosa bisogna guardarla da vicino per capirla davvero, oppure, anche solo per averne un punto di vista differente. Ed ora che sapete che dietro ad un grande classico per famiglie targato Walt Disney, c’è il tocco di uno dei più fieri, talentuosi ed indipendenti talenti del cinema di genere mondiale, non lo potrete vedere mai più con gli stessi occhi, esattamente come una scopa di saggina, una palla da baseball, un mattoncino Lego o una formica dopo aver visto questo film.

Ma dopo esserci ridotti a dimensioni microscopiche per questo capitolo, vi prometto che la prossima settimana la rubrica diventerà enorme, tra sette giorni qui, cammineremo (e combatteremo) con i giganti, non mancate!

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